<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238</id><updated>2012-02-10T11:04:03.586+01:00</updated><category term='accertamento dell&apos;imputabilità'/><category term='corso criminologia'/><category term='Società e costume'/><category term='violenza sulle donne'/><category term='killer'/><category term='violenza'/><category term='serial killer'/><category term='lotta alla mafia'/><category term='corsi post laurea'/><category term='Per un voto onesto servirebbe l&apos;Onu'/><category term='processo civile'/><category term='L&apos;avvento delle mamme-maitresse: così finisce la sacra famiglia italiana'/><category term='legge bavaglio'/><category term='Scuola'/><category term='intercettazioni'/><category term='Legittimo impedimento'/><category term='corsi di criminologia'/><category term='pedofilia'/><category term='camorra'/><category term='Caso Cucchi'/><category term='Stefano Chucchi'/><category term='casal di principe'/><category term='appunti di criminologia'/><category term='consulente tecnico'/><category term='mafia'/><category term='poesia'/><category term='processo penale'/><category term='Peppino Impastato'/><category term='omicidio'/><category term='corso di criminologia'/><category term='arrestati'/><category term='detenuti'/><category term='Il caso Equitalia. La legge nel terzo millennio'/><category term='Bocassini'/><category term='criminalità'/><category term='Così il Reich pianificò lo sterminio degli ebrei esiste ancora una copia del protocollo'/><category term='pedofilia nella chiesa cattolica'/><category term='Leggi e diritto'/><category term='Concetta si pentì. I familiari la spinsero al suicidio'/><category term='&apos;Ndrangheta &quot;colonizza&quot; Lombardia Lo scrive l&apos;Antimafia'/><category term='formazione'/><category term='legalità'/><category term='inchiesta claps'/><category term='imputabilità'/><category term='commenti feedback allievi corso di criminologia dott. Marco Luongo'/><category term='Attualità'/><category term='devianza femminile'/><category term='Alda Merini'/><category term='poetessa'/><category term='casapesenna'/><category term='genitori'/><category term='pestaggio uva'/><category term='giochi di ruolo'/><category term='Impastato'/><category term='direttiva europea sugli abusi dei minori in rete'/><category term='costituzione'/><category term='aliudcrimen'/><category term='abuso'/><category term='Capacità Processuale'/><category term='criminologia'/><category term='minori'/><category term='carcere'/><category term='disturbi di personalità'/><category term='Azzardo'/><category term='criminologia clinica'/><category term='festa della repubblica'/><category term='Draquila'/><category term='G'/><category term='dipendenze online'/><category term='Giancarlo Siani'/><category term='suicidio in carcere'/><category term='corso specialistico di criminologia clinica e psicopatologia forense'/><category term='Saviano'/><category term='devianza'/><category term='boss napoletano'/><category term='giustizia'/><category term='omicidio uva'/><category term='social network'/><category term='cronaca locale'/><category term='Social Network: attenzione agli effetti collaterali'/><category term='omicidio anziano caserta rapina'/><category term='corso'/><category term='analfabeti'/><category term='pedopornografia'/><category term='latitante Zagaria'/><category term='riforma della giustizia'/><category term='ancora depistaggi'/><category term='preti pedofili'/><category term='master di criminologia'/><category term='perizia psicologica'/><category term='La giovane Allison è morta'/><category term='raccomandati'/><category term='caso claps'/><category term='corso di criminologia napoli'/><category term='Anna Politkovskaya'/><category term='porno'/><category term='tribunale'/><category term='L&apos;inferno degli ospedali psichiatrici giudiziari'/><title type='text'>Argomenti di Criminologia, Psicologia Criminale, Giustizia e Società</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>87</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-7088385399499102525</id><published>2012-02-10T11:04:00.000+01:00</published><updated>2012-02-10T11:04:03.597+01:00</updated><title type='text'>La vita senza luce di Enzina uccisa dal marito-padrone</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;a href="http://napoli.repubblica.it/images/2012/02/09/150951911-407e0635-f63a-48a1-9d28-1d56f6a4c0ad.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="La vita senza luce di Enzina uccisa dal marito-padrone " border="0" height="320" src="http://napoli.repubblica.it/images/2012/02/09/150951911-407e0635-f63a-48a1-9d28-1d56f6a4c0ad.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;In tre sono seduti a tavola. Mangiano gnocchi al sugo. Nella stanza accanto c'è il corpo, o quello che ne resta, di Enzina Cappuccio, 34 anni, semicieca dalla nascita, quattordicesima di quindici figli di una famiglia poverissima, l'aspetto fisico di una reclusa in un campo di concentramento, madre di quattro bambine avute dall'uomo che ora sta mangiando gli gnocchi e che l'ha appena ammazzata a pugni, calci, morsi perché, dice, "Enzina era tosta-tosta".&amp;nbsp;Questa è una storia terribile, accaduta adesso e qui, nel 2012, a pochi passi da Napoli, la capitale del sentimento. I tre sono Salvatore Giuliano, 34 anni, il marito, parcheggiatore abusivo, Domenico Manco, 38, parcheggiatore abusivo subordinato a Giuliano, e sua moglie Anna Luisa Cappuccio, 30, nipote di Enzina. Finito di mangiare, escono di casa portando via il cadavere avvolto in un tappeto. Sono passate da poco le 19 di domenica 15 gennaio. Nell'anonimo condominio di via San Tommaso nella parte alta di "Città Giardino" a Marano, il destino dei tre si incrocia con quello di una vicina, che sta rientrando a casa e vede spuntare i piedi e un volto tumefatto dall'improvvisato fagotto arrotolato. Anna Luisa abbozza un sorriso, mentre con una mano accenna una carezza sui capelli del volto sfigurato che il tappeto non riesce a celare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il corpo è rigido e i tre faticano a sistemarlo nella parte anteriore dell'auto, di fianco al guidatore. In quella casa le quattro figlie non ci sono più. Il marito-padre, tornando ubriaco, non&lt;br /&gt;picchiava solo la moglie, ma aveva allungato le mani anche su almeno tre delle quattro bambine, tutte sottratte alla coppia dai servizi sociali su disposizione del Tribunale. E per questo aveva conosciuto il carcere. Le bambine erano spesso lasciate senza cibo e vestiti. Poi sono state tirati fuori da quell'inferno in cui, invece, non è mai uscita Enzina. Era nata poverissima, il padre vendeva le castagne per strada a Marano. Fin da piccola aveva avuto problemi alla vista e nessuna cura adeguata. Con il passare degli anni era diventata quasi completamente cieca. Nell'abitazione della "famiglia" Giuliano rimasta senza figli, erano entrati altri inquilini, Domenico Manco e Anna Luisa, la nipote di Enzina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera del 15 gennaio, l'auto con il corpo di Enzina si dirige al pronto soccorso del Cardarelli dove Giuliano racconta una storia che non sta in piedi, un'aggressione subita da parte di sconosciuti. Ladri che si sarebbero introdotti in una casa dove manca tutto tranne la disperazione. A quell'ora, tra l'altro, allertati dalla vicina, i carabinieri di Marano e della compagnia di Giugliano, coordinati dal capitano Francesco Piroddi, sono già nell'appartamento di via San Tommaso dove trovano Anna Luisa Cappuccio seduta su una sedia in cucina. E trovano molte macchie di sangue in camera da letto. La storia dell'aggressione esterna dura poco. Il tempo per Salvatore Giuliano di confessare la sua versione, che appare persino più assurda di quella sul raid esterno.&lt;br /&gt;Ecco per sommi capi quanto dice Giuliano: sono le tre di notte del 14 gennaio quando tra Salvatore e Enzina scoppia una feroce lite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma per feroce, si può intendere solo la ferocia dell'uomo, perché la donna non è assolutamente in grado di fare nulla. I medici che vedono quel corpo consumato restano agghiacciati. Così come chi deve guardare le foto scattate durante l'autopsia. Enzina è un insieme di ossa e pelle così malridotto che anche da viva difficilmente sarebbe stata in grado di restare in piedi. "Sembrava uno dei prigionieri fotografati nei campi di sterminio nazisti", commenta chi ha visto le foto e non riesce a cancellarle dalla mente. Una donna cieca, che non si nutriva regolarmente e che da mesi non usciva all'aperto. Un omicidio senza motivo. Non si capisce perché l'uomo si sia scatenato con tanta rabbia fino a ucciderla. Lui dice solo che era ubriaco. Secondo una versione fornita da Anna Luisa, la donna aveva protestato perché il marito guardava le foto di altre donne sul telefonino, ma non ci sono riscontri e sicuramente questo non basterebbe a spiegare la ferocia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuliano ai carabinieri aggiunge di non aver capito di aver ucciso la moglie, tanto di essersi messo a dormire tranquillamente al suo fianco nel letto. La mattina l'uomo esce da casa come al solito e torna soltanto la sera proprio perché, dice lui, "preoccupato per la moglie". Nel bilocale di via San Tommaso ci sono anche Manco e la coniuge che sicuramente aiutano Giuliano a sollevare Enzina dal letto, chiuderla nel tappeto e portarla in ospedale, dove arriva anche un'altra parente del parcheggiatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Domenico e Anna Luisa raccontano altre storie. Prima tentano di addossare responsabilità su un uomo risultato del tutto estraneo a quanto accaduto, poi la donna afferma di essere rimasta chiusa nel bagno e di essersi accorta della morte della zia, "a cui voleva bene", soltanto pulendo le macchie di sangue dal pavimento della camera da letto. Anche Manco racconta di essere stato chiuso nel bagno con la moglie e solo in un secondo momento di essere stato costretto a reggere i piedi della donna, "ma solo leggermente", su ordine di Giuliano, che così poteva strangolarla meglio. Avrebbe ubbidito perché aveva paura dell'amico, ma, a suo dire, Enzina era già morta. La verità di Anna Luisa è fatta di mezze parole, ricostruzioni fantasiose e atteggiamenti infantili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I referti raccolti dagli investigatori coordinati dal pm Stella Castaldo, che ha chiesto l'arresto dei tre, richiesta accolta dal gip Tullio Morello, raccontano un'altra realtà che rende inverosimile la ricostruzione del principale sospettato. Su Enzina c'è stato un accanimento mostruoso e non un semplice litigio. Le sono stati staccati a morsi i lembi delle orecchie. Le hanno morso la schiena in più punti. Spento cicche di sigarette sulla pelle e bruciato parte del volto. È stata colpita ripetutamente con calci e pugni su tutto il corpo. Non si sa quante ore è durata la notte di sevizie di ogni natura. Già, perché Enzina era "tosta-tosta". E, infatti, per ucciderla le hanno sbattuto la testa con violenza contro la ringhiera del letto e sul pavimento. Ma non è bastato. E così le hanno messo anche una pezza in bocca mentre la strangolavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuliano è stato arrestato per omicidio, mentre gli altri due sono finiti in cella per concorso in omicidio e calunnia, ma la verità giudiziaria su tutta la vicenda è ancora da scrivere. Soprattutto è da capire il ruolo avuto dalla coppia di inquilini: la donna dal carattere immaturo, l'uomo sottomesso all'amico-padrone, che lo scherniva in pubblico. Per loro l'avvocato Carlo Carandente Giarrusso ha presentato ricorso al Riesame per chiederne la scarcerazione. &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-7088385399499102525?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/7088385399499102525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/02/la-vita-senza-luce-di-enzina-uccisa-dal_10.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7088385399499102525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7088385399499102525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/02/la-vita-senza-luce-di-enzina-uccisa-dal_10.html' title='La vita senza luce di Enzina uccisa dal marito-padrone'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-4719992533069521946</id><published>2012-02-10T10:59:00.000+01:00</published><updated>2012-02-10T10:59:39.121+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='arrestati'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Concetta si pentì. I familiari la spinsero al suicidio'/><title type='text'>Concetta si pentì. I familiari la spinsero al suicidio, arrestati</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="clear: left; float: left; font-family: 'Times New Roman'; font-size: small; font-style: normal; line-height: normal; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="maria concetta cacciola" height="166" src="http://www.unita.it/polopoly_fs/1.380484.1328863688!/image/2524805072.jpg_gen/derivatives/box_304/2524805072.jpg" width="200" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20px;"&gt;Maria Concetta Cacciola si era tolta la vita in agosto ingerendo acido muriatico a Rosarno. Blitz contro il clan: arrestati il padre, la madre e il fratello: picchiarono e minacciarono la donna per farla ritrattare.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20px;"&gt;«La persona di cui mi fidavo di più, eri tu, mamma, e per questo ti affido i miei figli. Di una unica cosa ti supplico, non fare l’errore mio.. a loro dai una vita migliore di quella che ho avuto io da te». Firmato Maria Concetta Cacciola. A Rosarno, per tutti, Cetta. È un brano della lettera indirizzata nel maggio scorso dalla moglie di un carcerato per mafia alla madre Rosalba, nella quale le confidava il peggiore dei peccati che si possan confessare nelle famiglie di ‘Ndrangheta: non il tradimento,peggio, passare il fosso, collaborare con la giustizia per una vita diversa per sé e figli. Cetta si era suicidata con l’acido muriatico dopo settimane tribolate nelle quali era rientrata in casa dei genitori per poter rivedere i figli. Ora la Procura di Palmi di Giuseppe Creazzo, la Dda dello Stretto e i Carabinieri hanno messo le manette ai polsi della famiglia: il fratello Giuseppe, il padre Michele e la madre Anna Rosalba. Maltrattamenti e induzione al suicidio le accuse mosse nei loro confronti dalla procura.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20px;"&gt;Dalle dichiarazioni di Cetta, in quel breve periodo tra l’aprile e il luglio 2011 in cui parlò degli affari della sua famiglia e del più ampio clan Pesce, sono scaturiti in una inchiesta parallela, “Califfo”, 11 provvedimenti nei confronti del reggente 33enne del sodalizio mafioso, quel Ciccio Pesce ‘U testuni’ arrestato in latitanza l’8 agosto passato, e di vari vari fiancheggiatori, tra i quali due operai edili specializzati nella costruzione dei bunker peri latitanti di cui è disseminata la campagna della Piana di Gioja Tauro.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-4719992533069521946?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/4719992533069521946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/02/concetta-si-penti-i-familiari-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/4719992533069521946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/4719992533069521946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/02/concetta-si-penti-i-familiari-la.html' title='Concetta si pentì. I familiari la spinsero al suicidio, arrestati'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-7927296815352678377</id><published>2012-02-01T12:44:00.003+01:00</published><updated>2012-02-01T12:44:52.360+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='porno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giochi di ruolo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Azzardo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dipendenze online'/><title type='text'>Azzardo, porno, giochi di ruolo dilagano le dipendenze online</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;h3&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="clear: left; float: left; font-size: small; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;a href="http://inchieste.repubblica.it/images/2012/01/13/154200780-b0e079fb-fa1f-42cb-aa3a-4dd75f740e71.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;img alt="Azzardo, porno, giochi di ruolo dilagano le dipendenze online" border="0" class="img-left" src="http://inchieste.repubblica.it/images/2012/01/13/154200780-b0e079fb-fa1f-42cb-aa3a-4dd75f740e71.jpg" title="Azzardo, porno, giochi di ruolo dilagano le dipendenze online" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;Ragazzini incapaci di distaccarsi da Second Life, giovani adulti calamitati da chat erotiche e da siti hot, famiglie portate alla disperazione per l'incapacità di gestire umanamente e economicamente queste crisi. Ne parlano i medici che sono in prima linea nel fronteggiare le nuove addiction.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="clear: left; float: left; font-size: small; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;Le più penetranti: l'azzardo e il porno online, le chat erotiche e i giochi di ruolo. Ma non le uniche. Perché le nuove dipendenze di nicchia, sino a pochi anni fa, hanno attecchito nel tessuto sociale trascinandosi dietro migliaia di persone. E la rincorsa alle cure è stata immediata. Anche da parte di strutture sanitarie pubbliche, come l'ospedale le Molinette di Torino e il policlinico Gemelli di Roma, oltre a numerosi Sert, i servizi ambulatoriali gratuiti che fanno capo al Servizio sanitario nazionale. E' qui che negli ultimi due anni i casi sono&amp;nbsp; aumentati del 70% fino a toccare punte del 100%. Lì dove fino a qualche tempo fa si curavano solo dipendenze da alcool o da droga, gli specialisti si sono trovati di fronte decine di casi di pazienti prigionieri di queste nuove ossessioni. Anche se, fino a oggi, numeri certi su quante persone ne siano vittime non ne esistono e quelli che circolano sono estrapolati da ricerche, studi contenuti e ricavati da "gruppi" e dunque su scala ridotta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo, però, il sottobosco, specie quello online, moltiplica nuove dipedenze e la rincorsa si fa sempre più faticosa per gli esperti perché, come le ha definite già nel 2002 lo psichiatra M. D. Griffiths, si tratta spesso di "dipendenze sommerse". A corrodere le anime, in questi casi, non è una sostanza (alcol, droghe, tabacco) ma un comportamento ossessivo che spesso non lascia spazio ad altro, e che è difficile da "catturare" perché "non sempre sono presenti sintomi evidenti. E gli adolescenti spesso tendono a minimizzare il loro coinvolgimento in questo tipo di attività", dice Valentina Albertini, coautrice con Francesca Gori del Quaderno del CEsvot (Centro servizi volontariato Toscana) "Le nuove dipendenze, analisi e pratiche di intervento".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un esempio? Chi pensava che Second Life, il mondo parallelo costruito in rete, fosse una moda passeggera dovrà ricredersi. E infatti quell'universo virtuale - nato nel 2003 da un'idea della società Linden Lab, fondata da Philip Rosedal nel frattempo diventato miliardario - in quattro anni ha creato una community di ventidue milioni di iscritti che fattura milioni di dollari al mese. Ma trasformandosi in una realtà in grado, in alcuni casi, di intrappolare le anime. "Esistono casi di ragazzi che arrivano da noi perché incapaci di staccarsi da Second Life, come da altri giochi di ruolo dove la creazione di un avatar, l'immagine che viene usata per rappresentarli, crea non poche difficoltà relazionali. Il mondo reale pian piano scompare lasciando posto a una dipendenza totale e immaginifica", racconta Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e responsabile delle nuove dipendenze del Centro studi e ricerche Nostos di Senigallia e autore di Internet e le sue "dipendenze". Valutazione, diagnosi e trattamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non meno pericolosa la passione per la zona "rossa" del web - le chat erotiche e il porno online - come dimostrano i numeri messi insieme da un studio Nostos del 2011: su 500 persone di età compresa tra i 17 e i 66 anni, il 4 per cento è rientrato nella casella di chat-sex addiction mentre il 6 non riesce a rinunciare a guardare online video hot, e in entrambi i casi si tratta di persone che non superano i 46 anni. Ma internet non è l'unico mezzo in grado di produrre e moltiplicare dipendenza: con lui lo shopping, il lavoro, l'uso spasmodico dei telefonini e dei social network, per fare degli esempi. Anche se la più temuta resta la Rete perché in grado di contenere tutte le passioni-ossessioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per lo psichiatra Giorgio Schiappacasse, responsabile del Sert Ponente Genovese "è fondamentale l'intervento di un esperto quando la situazione diventa per la famiglia ingestibile. Ci sono capitati casi di ragazzi dipendenti dal computer, che passavano le loro giornate in camera attaccati a internet senza mai mangiare. Quando la famiglia provava ad affrontare la situazione c'erano scene drammatiche. Ma i genitori hanno un ruolo importante, sono loro a dover diventare i "registi" della situazione". E nel giro di pochi mesi al sert ligure sono arrivate oltre quaranta richieste di aiuto: fino a due anni erano rarissime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Donato Munno, responsabile dell'ambulatorio per le nuove dipendenze alle Molinette di Torino, il gioco d'azzardo online e le dipendenze dalla rete sono "un fenomeno sommerso con scarsa consapevolezza del disturbo, e quindi difficilmente chi ne soffre si presenta in ambulatorio. Accade solo quando la situazione diventa insostenibile all'interno della famiglia, sia per motivi comportamentali che economici, o quando il diretto interessato comincia a presentare gravi sintomi di dipendenza psicologica e quindi di astinenza". Dal suo osservatorio "le vittime delle new addiction sono soggetti di ogni età e di entrambi i sessi: una trasversalità che sottolinea l'importanza di dedicare attenzione al fenomeno sia in ambito clinico che di ricerca".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre Federico Tonioni, responsabile dell'ambulatorio per le dipendenze da internet del Policlinico Gemelli di Roma, dove in tre anni sono passate circa trecento persone, fa una netta distinzione: "Per un ragazzo che si sente solo, Facebook o le chat sono un modo di comunicare come lo sono i giochi di ruolo, dove lo spazio e il tempo vengono vissuti in maniera diversa, in cui è fondamentale il modo di rappresentarsi". E continua facendo notare che "un conto è l'aiuto che possono dare questi mondi a chi si sente solo e ha problemi a relazionarsi, un altro è come intervengono nella naturale crescita di un adolescente e nel suo processo di acquisizione di identità, visto che possono essere in grado di compromettere la capacità di stare soli, un valore che rende liberi e forti". Tonioni, peraltro autore di "Quando internet diventa una droga&amp;nbsp; -&amp;nbsp; Ciò che i genitori devono sapere", edito da Einaudi, conclude avvertendo: "Non va dimenticato che si tratta di mondi seducenti, un'orgia di relazioni". Per lui la parola dipendenza non sempre è corretta: "Tra i giovani parlerei più di abuso. Un abuso che può portare a una dipendenza, a problemi psichiatrici oppure a nulla regredendo in maniera del tutto naturale. Dobbiamo metterci in testa&amp;nbsp; -&amp;nbsp; conclude&amp;nbsp; -&amp;nbsp; che abbiamo l'obbligo di imparare dai nostri figli e non essere autorevoli ma godere di autorevolezza. E credo che noi medici dovremmo intervenire solo quando c'è del dolore mentale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una sofferenza in crescita, però, se come cartina di tornasole si prendono i gruppi di auto aiuto (del tutto gratuiti, ai quali partecipano persone che condividono lo stesso problema e si danno sostegno reciproco). E quelli dedicati alle nuove dipendenze, dall'inizio del nuovo secolo a oggi, si sono moltiplicati, come testimoniano per fare solo un esempio le diramazioni che ha preso il programma di AA, Alcolisti anonimi: dai dodici passi come recupero e rinnovamento dello stile di vita, al sostegno reciproco, sino al confronto della propria dipendenza. Tantissimi e sparsi in tutta Italia quelli per giocatori anonimi e dipendenti affettivi: dal sesso compulsivo e dalla rete, ovviamente.&lt;!-- fine TESTO --&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-7927296815352678377?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/7927296815352678377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/02/azzardo-porno-giochi-di-ruolo-dilagano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7927296815352678377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7927296815352678377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/02/azzardo-porno-giochi-di-ruolo-dilagano.html' title='Azzardo, porno, giochi di ruolo dilagano le dipendenze online'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-2262009475832762425</id><published>2012-01-26T15:40:00.000+01:00</published><updated>2012-01-26T15:41:04.815+01:00</updated><title type='text'>Attenti a questa ragazza: è il volto del male</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div id="container" sizcache="71" sizset="0"&gt;&lt;div id="galleria" sizcache="71" sizset="0"&gt;&lt;div id="subheading-nu" sizcache="2" sizset="0"&gt;&lt;h1 id="gal-title" sizcache="2" sizset="0"&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/h1&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/images/2012/01/26/113920468-19a5644a-64e3-4e0e-818d-75ce05c76b68.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Attenti a questa ragazza: è il volto del male" border="0" height="125" src="http://www.repubblica.it/images/2012/01/26/113920468-19a5644a-64e3-4e0e-818d-75ce05c76b68.jpg" title="Attenti a questa ragazza: è il volto del male" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;All'apparenza non sembra proprio, ma secondo un'università americana questo è il volto del male. Sono servite trecento fotografie da elaborare al computer prima di arrivare a questa conclusione. Si è trattato di un lungo lavoro di ricerca effettuato dall'Università di Washington di St Louis. Nicholas Holtzman ha così svelato la cattiveria in persona. Una somma di aspetti somatici che, elaborati tra loro, hanno restituito il volto di questa giovane che sarebbe il prototipo dello psicopatico. Dietro questa faccia - normalissima, è il caso di sottolinearlo -&amp;nbsp; una personalità insensibile e senza scrupoli, fredda, con il desiderio di comandare gli altri, e poi le menzogne e la manipolazione. Conclusioni che vanno nella direzione opposta a Lombroso: il volto di questa ragazza non provoca infatti nessuna paura&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-2262009475832762425?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/2262009475832762425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/attenti-questa-ragazza-e-il-volto-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2262009475832762425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2262009475832762425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/attenti-questa-ragazza-e-il-volto-del.html' title='Attenti a questa ragazza: è il volto del male'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-1245548809095815947</id><published>2012-01-20T23:23:00.000+01:00</published><updated>2012-01-20T23:33:03.665+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso di criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='aliudcrimen'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso di criminologia napoli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='commenti feedback allievi corso di criminologia dott. Marco Luongo'/><title type='text'>il Muretto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-xvkTeiBJAi4/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAX0/mDoY5bri5Js/s1600/psico-larg.gif" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-xvkTeiBJAi4/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAX0/mDoY5bri5Js/s320/psico-larg.gif" width="283" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.aliudcrimen.it/Feedback/Il_Muretto.html"&gt;il Muretto&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.aliudcrimen.it/Feedback/Il_Muretto.html"&gt;&lt;b&gt;Leggi i commenti lasciati dagli studenti che hanno frequentato il Corso di Criminologia del Dott. Marco Luongo&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 24px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Sono le 01:49 ... ancora sveglie a ripensare a questa bellissima giornata trascorsa con tutti voi.. Iniziata con ansia e con batticuore al sol pensiero di essere nominati "Esperti in criminologia clinica". Era presente anche il timore di deludere chi ha creduto in noi, chi ci ha dato la possibilità di vivere questa esperienza. Ansia e timore hanno poi lasciato il posto ad un' immensa gioia nel momento in cui tutti avevamo sostenuto il nostro esame e avevamo concluso così un percorso che vedeva la realizzazione di un sogno che comunque rappresenta un punto da cui partire. Quest'anno e mezzo ci ha permesso di crescere culturalmente ma ci ha dato l'opportunità di condividere emozioni, idee con splendidi professori e compagni.. Infine, un Grazie alla commissione, ma vogliamo essere più precise: un grazie speciale a te, Marco, perchè le tue non erano solo lezioni, ma in esse vi era anche un insegnamento morale, che faceva riflettere sul proprio essere, su ciò che desideriamo diventare e su ciò in cui dovevamo credere. Un Grazie speciale anche a te, Francesco per la tua costante presenza, disponibilità, pazienza e per il tuo modo di essere (non immagini quanto sia importante per gli allievi avere accanto tutor che sostengono e incoraggiano come te) Dal cuore e dalla Puglia con furore un immenso ABBRACCIO eeeeeee VIVA LA VII EDIZIONE. Felicita e Fabiana.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;venerdì 20 gennaio 2012, 01.54&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Dott.ssa Felicita Mastrototaro, Dott.ssa Perosce Fabiana VII edizione - Esperte in Criminologia Clinica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.aliudcrimen.it/Feedback/Il_Muretto.html"&gt;&lt;b&gt;Leggi i commenti lasciati dagli studenti che hanno frequentato il Corso di Criminologia del Dott. Marco Luongo&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-1245548809095815947?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.aliudcrimen.it/Feedback/Il_Muretto.html' title='il Muretto'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/1245548809095815947/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/il-muretto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/1245548809095815947'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/1245548809095815947'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/il-muretto.html' title='il Muretto'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-xvkTeiBJAi4/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAX0/mDoY5bri5Js/s72-c/psico-larg.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-700720399923806947</id><published>2012-01-17T13:37:00.004+01:00</published><updated>2012-01-17T13:39:54.334+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti di criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='violenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='violenza sulle donne'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso criminologia'/><title type='text'>"No, non sono scivolata nella doccia"</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.repubblica.it/images/2012/01/15/182557744-b7ec7c9a-c53c-4e5f-afc8-8114cfeecc17.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="&amp;quot;Non non sono scivolata nella doccia&amp;quot; Lo sportello donna &amp;quot;H24&amp;quot; al San Camillo" border="0" height="320" src="http://www.repubblica.it/images/2012/01/15/182557744-b7ec7c9a-c53c-4e5f-afc8-8114cfeecc17.jpg" title="&amp;quot;Non non sono scivolata nella doccia&amp;quot; Lo sportello donna &amp;quot;H24&amp;quot; al San Camillo" width="316" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="sidebar"&gt;&lt;strong&gt;ROMA&lt;/strong&gt; - "No, non sono scivolata nella doccia". È la frase che potrebbe dire ognuna delle milioni di donne vittime di violenza in Italia. È anche l'evocativo titolo di un interessante volumetto presentato presso l'altro giorno nell'Aula Magna dell'ospedale San Camillo, frutto dell'esperienza di due anni di lavoro di "Sportello Donna H24" all'interno del Pronto Soccorso dell'ospedale romano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Italiani violenti.&lt;/strong&gt; Ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa per mano del proprio partner. Il femmicidio, nel nostro Paese, è ormai in crescita costante: se nel 2005 morivano 84 donne per mano violenta e motivi esclusivamente legati a misoginia e sessismo, nel 2010 si è raggiunto il numero di 127 persone (Fonti: &lt;a class="footnote" href="http://www.casadonne.it/cms/"&gt;Casa delle Donne &lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt; per non subire violenza). Si attendono con preoccupazione le statistiche dell'anno appena trascorso. Secondo l'ISTAT, poi, una donna su quattro subisce violenza estrema nell'arco della vita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un fenomeno drammatico e ampio.&lt;/strong&gt; Che trova il suo terreno ideale di coltura nel silenzio omertoso di chi sa, ma tace, e di chi, terrorizzato, subisce cucendosi la bocca e il cuore. Non è facile per una donna, vittima di violenza, ammettere la propria drammatica situazione e trovare il coraggio di denunciarla. Tanto meno iniziare un processo di riabilitazione e liberazione. A Roma, &lt;a class="footnote" href="http://www.befreecooperativa.org/"&gt;&lt;em&gt;Be Free &lt;/em&gt; &lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;, una ONLUS da anni radicata nel campo del contrasto &lt;br /&gt;&lt;div class="adv adv-middle-inline" jquery1326803758506="31" style="display: none;"&gt;&lt;script&gt;&lt;/script&gt;&lt;script&gt;&lt;/script&gt;&lt;/div&gt;alla violenza di genere, ha ideato un metodo semplice quanto geniale per sostenere donne vittime di abusi e aiutarle a scegliere di spezzare un circolo drammaticamente vizioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Paura di rivlgersi al Centro.&lt;/strong&gt; "I Centri anti-violenza sono l'ultima risorsa per una donna vessata - spiega Oria Gàrgano, presidentessa di &lt;em&gt;Be Free&lt;/em&gt; - e lavorano in genere molto bene. Il problema è che la donna deve "decidere"di andarci. E questo è tutt'altro che scontato". Due anni fa, &lt;em&gt;Be Free &lt;/em&gt;ha scelto di far nascere il suo Sportello Donna H24, proprio dove va la donna dopo un episodio di violenza e di tenerlo sempre aperto. "Abbiamo deciso di collocarci dentro il Pronto Soccorso più grande d'Italia, quello del San Camillo, appunto, e di rimanere aperti 24 ore su 24, 365 giorni all'anno". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I primi due anni di lavoro.&lt;/strong&gt; In due anni di lavoro, il servizio è riuscito a prendersi cura di oltre settecento donne e di sostenerle nel loro processo di affrancamento dai propri aguzzini, oltre che di cura delle lesioni. Un successo enorme che ha molteplici motivi. La donna che giunge al servizio di emergenza dell'ospedale a seguito di un abuso, trova immediatamente a sua disposizione, oltre che personale sanitario, operatrici di &lt;em&gt;Be Free&lt;/em&gt; in ogni momento del giorno e dell'anno. La presa in cura di una struttura pubblica così importante come quella dell'ospedale, così come la perizia del personale &lt;em&gt;Be Free&lt;/em&gt;, tutto rigidamente al femminile secondo un principio di "donna ascolta donna", la fa sentire al sicuro, compresa. L'inizio di un processo di ammissione e successiva liberazione, a quel punto, è molto più probabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Profili complessi.&lt;/strong&gt; Difficile tracciare un profilo di chi agisce così come di chi subisce violenza. Il fenomeno non conosce limiti e attraversa linearmente tutta la società. Dai dati raccolti dallo sportello in 24 mesi di lavoro a Roma, risulta che il 58% delle donne sono sposate o conviventi mentre il 13%, divorziata o separata. Parlando di età, poi, si scopre che dopo aver picchiato e brutalizzato in maggioranza (26%) donne tra i 29 e i 38 anni, il carnefice non si fa scrupoli a rivolgersi a minori (2 % ) e anche a donne anziane o estremamente anziane (5%). Ci sono poi impiegate (13%), colf (10%), badanti (6) così come pensionate (9%) e studentesse (6%). Questo popolo femminile sofferente è molto italiano, il 58%, seguito dal 15 di donne europee dell'est. Interessante lo spaccato maschile. La stragrande maggioranza dei violenti sono italianissimi (54,5%), l'8% è operaio, il 6 impiegato, il 4 disoccupato. Mentre nel 46% dei casi, la professione non viene segnalata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Odi et amo. &lt;/strong&gt;Mariti, compagni, amanti, fidanzati e parenti. Ecco chi maltratta le donne nel 61% dei casi. E lo fa attraverso violenza privata - quasi sempre ripetutamente - (89%), con reiterate minacce (91%), per mezzo di violenza economica (45%), molestando sessualmente (23%) o stuprando (16%), segregando o sequestrando (18%) e combinando due o più "tecniche".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Be Free e San Camillo.&lt;/strong&gt;&amp;nbsp; Questa esperienza ora rischia di finire in archivio. Da ottobre, scaduta la convenzione con l'ospedale, le operatrici, legate alle tante donne che si rivolgono allo sportello in costante ascesa, continuano a prestare servizio, ma senza percepire salario. "Per noi è un centro fondamentale - rassicura il Professor Morrone, Direttore Generale del San Camillo - che funziona molto bene proprio perché si trova in questo ospedale. Può contare su una rete molto specializzata dei nostri medici, infermieri, psicologi, del Pronto Soccorso e non solo. È una sinergia molto efficiente. Ho chiesto che &lt;em&gt;Be Free&lt;/em&gt; presenti progetti per continuare a viaggiare insieme".&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-700720399923806947?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/700720399923806947/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/no-non-sono-scivolata-nella-doccia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/700720399923806947'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/700720399923806947'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/no-non-sono-scivolata-nella-doccia.html' title='&quot;No, non sono scivolata nella doccia&quot;'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-2633949477241765464</id><published>2012-01-17T13:26:00.000+01:00</published><updated>2012-01-17T13:39:17.522+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti di criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='consulente tecnico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso criminologia'/><title type='text'>Il consulente tecnico è responsabile come il pm</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-XAD3AJ5Pcbc/S7ChCShKOLI/AAAAAAAAAX4/MQoJamDUZmI/s1600/1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="157" src="http://4.bp.blogspot.com/-XAD3AJ5Pcbc/S7ChCShKOLI/AAAAAAAAAX4/MQoJamDUZmI/s200/1.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il professionista, quando coadiuva il giudice penale, concorre nell'esercizio della funzione giudiziaria: questo il principio espresso dalle Sezioni unite della Corte di cassazione con la sentenza 30 dicembre 2011, n. 30786, esaltando ruolo e funzioni di un dottore commercialista chiamato a collaborare alle indagini preliminari di un procedimento penale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pubblico ministero, quando procede ad accertamenti che esigano specifiche competenze, può nominare consulenti (articolo 359, Codice di procedura penale): al consulente sono consentiti atti di indagine, alla presenza o per conto del pm. Il consulente ha il dovere della verità, ed è abilitato a svolgere un'attività tipica del pm: in altri termini, il consulente può effettuare quelle operazioni che il magistrato potrebbe compiere direttamente se avesse le specifiche competenze volta a volta necessarie. In conseguenza, il consulente tecnico del pm concorre oggettivamente all'esercizio della funzione giudiziaria nella fase delle indagini preliminari.&lt;br /&gt;A questo importante ruolo, corrispondono anche specifiche responsabilità, scaturenti dal rapporto di collaborazione. Le responsabilità rimangono ferme anche se il pm, con il quale il consulente collabora, può disattendere le valutazioni del professionista. In altri termini, anche se il magistrato non è vincolato dalle considerazioni del suo consulente, c'è un rapporto collaborazione che ha lo stesso spessore di un rapporto di servizio. Questo perché il professionista, chiamato dal pm come consulente, svolge attività che, altrimenti, avrebbero dovuto essere compiute dalla stessa pubblica amministrazione. In conseguenza di questo, gravano sul professionista-consulente le responsabilità proprie di chi ha un rapporto di servizio con la pubblica amministrazione. Anche se il consulente del pm non risponde del reato di falsa perizia o interpretazione (articolo 373, Codice penale), resta soggetto alle responsabilità previste dal Codice civile (articolo 64) e cioè sanzioni penali in caso di colpa grave, oltre all'obbligo di risarcire i danni causati alle parti.&lt;br /&gt;Tutti questi principi in tema di rapporto di servizio sono stati sottolineati con fermezza dalle Sezioni unite della Cassazione, con riferimento a un episodio che anni fa coinvolse in Piemonte un pm e alcuni consulenti, incaricati di verifiche tecniche inutili nei confronti di società di capitali, per un giro criminoso di circa 16 milioni di euro. La somma sarà ora recuperata dalla Corte dei conti con le stesse procedure che vengono adottate nei confronti dei dipendenti pubblici: osservano, infatti, le Sezioni unite che il giudice contabile non ha poteri limitati quando individua i soggetti obbligati a risarcire i danni alla comunità, e quindi ben può equiparare il rapporto che lega il consulente tecnico del pubblico ministero a un usuale rapporto di servizio tra dipendente e pubblica amministrazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-2633949477241765464?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/2633949477241765464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/il-consulente-tecnico-e-responsabile.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2633949477241765464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2633949477241765464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/il-consulente-tecnico-e-responsabile.html' title='Il consulente tecnico è responsabile come il pm'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-XAD3AJ5Pcbc/S7ChCShKOLI/AAAAAAAAAX4/MQoJamDUZmI/s72-c/1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-3876469704273255960</id><published>2012-01-13T11:48:00.000+01:00</published><updated>2012-01-13T11:48:12.429+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Così il Reich pianificò lo sterminio degli ebrei esiste ancora una copia del protocollo'/><title type='text'>Così il Reich pianificò lo sterminio degli ebrei esiste ancora una copia del protocollo</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-JquMBkvEoRA/TxALsUPoMtI/AAAAAAAAAb4/ZJ1qdfgLjDg/s1600/foto-raich.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="212" src="http://2.bp.blogspot.com/-JquMBkvEoRA/TxALsUPoMtI/AAAAAAAAAb4/ZJ1qdfgLjDg/s320/foto-raich.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;BERLINO&lt;/strong&gt; - Esiste ancora una copia del protocollo della riunione segreta in cui, il 20 gennaio 1942, alti ufficiali delle SS e dignitari d'alto rango del Partito nazionalsocialista (Nsdap) e dell'amministrazione del Terzo Reich discussero e organizzarono con precisione e metodicità industriale il genocidio del popolo ebraico. Per decenni, è stato custodito come documento storico negli archivi dello Auswaertiges Amt, il ministero degli Esteri tedesco. Il documento fu trovato per caso, dopo la disfatta dell'Asse, da ufficiali delle forze armate americane, e consegnato ai giudici del processo di Norimberga, la grande istruttoria degli Alleati contro i criminali nazisti. Fu più volte fotocopiato e riprodotto in testi storici e scolastici, ma si pensava che l'originale non esistesse più. Invece eccolo qui: in quelle 15 pagine dattiloscritte ingiallite dal tempo, pubblicate da &lt;a class="footnote" href="http://www.welt.de/"&gt;Welt online &lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt; (edizione digitale del quotidiano liberalconservatore vicino al governo Merkel) oggi tutti, soprattutto i giovani, possono ritrovare la prova schiacciante della Shoah. E' l'ennesima smentita ai negazionisti, ai nostalgici e agli storici revisionisti che spudoratamente affermano che l'Olocausto sarebbe stato inventato a posteriori dai vincitori della seconda guerra mondiale (Usa, Regno Unito, Urss, la Polonia del governo in esilio a Londra, la Francia libera di De Gaulle e i molti Paesi e movimenti di resistenza loro alleati). Nossignore: tutto vero, confermato ancora una volta dalla lettura di quell'agghiacciante documento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="adv adv-middle-inline" sizcache="33" sizset="111"&gt;&lt;a class="footnote" href="http://www.repubblica.it/esteri/2012/01/12/foto/top_secret_del_reich_le_foto_del_protocollo_sull_olocausto-27995426/1/"&gt;&lt;strong&gt;FOTO: &amp;nbsp;LE 15 PAGINE DEL PROTOCOLLO&lt;/strong&gt; &lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Era il freddo 20 gennaio 1942 quando un gruppo di alti responsabili nazisti si riunirono in una bella, lussuosa villa nel quartiere elegante di Wannsee, nell'area sudovest di Berlino. "Geheime Reichsache!", cioè "top secret del Reich", dice il timbro in rosso in cima al documento. L'idea di redigere il protocollo della riunione e di stamparne trenta copie venne ad Adolf Eichmann, l'alto ufficiale delle SS che fu poi il progettista-ingegnere dell'esecuzione dell'Olocausto nei minimi dettagli anche tecnici, dal numero di treni-bestiame piombati alla cadenza delle esecuzioni di massa quotidiane col gas Zyklone-B in dosi ben calcolate prodotto dalla diligente, moderna azienda IG Farben, con colpi alla nuca, con criminali esperimenti "medici" in cui i deportati erano cavie destinate alla morte, fino alla "sinergia" con governi e polizie collaborazioniste esistenti ovunque tranne che in Polonia nell'Europa occupata dall'Asse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già alla riga tre del documento, come si vede nelle immagini, una piccola frase chiarisce di cosa si trattava in quell'incontro al Wannsee: "die Endloesung der Judenfrage", cioè "la soluzione finale del problema ebraico", in esecuzione degli ordini del Fuehrer Adolf Hitler e del vertice della tirannide, a cominciare dallo spietato, sadico capo delle SS, Heinrich Himmler. Il testo del protocollo, redatto da Eichmann, parla chiaramente di "evacuazione verso l'Est". Annotazioni d'accompagno scritte dal suo stretto collaboratore Reinhard Heydrich spiegano che si tratta "dell'esecuzione pratica della soluzione finale del problema ebraico".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il protocollo su ordine di Eichmann fu dattiloscritto in trenta copie. Più tardi però, quando fu loro chiaro che la guerra da loro scatenata si sarebbe conclusa con la disfatta tedesca, i gerarchi nazisti, le SS, la Gestapo, tutti i singoli personaggi e istituzioni che ne avevano una copia, la distrussero. In marzo e aprile del 1945, il regime eliminò migliaia di documenti che contenevano le prove dei crimini contro l'umanità, in una corsa contro il tempo contro gli Alleati vittoriosi: a Ovest gli angloamericani di Patton, Eisenhower, Bradley e Montgomery, a est l'Armata rossa guidata dai marescialli Zhukov e Rokossovskij, le unità militari dell'Armia Krajowa polacca comandata dal governo in esilio a Londra e le divisioni polacche nelle forze armate sovietiche.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Distrussero tutte le copie, tranne una, la numero sedici. Sembra che un funzionario del ministero degli Esteri, convinto nazista, e giudicato anche rozzo e corrotto, Martin Luther, riuscì a conservarla nel sogno di compromettere il suo ministro, Joachim von Ribbentrop. SS e Gestapo scoprirono i piani di Luther, che fu internato a Sachsenhausen. Ma nessuno distrusse la copia. Che restò negli archivi sotterranei del ministero. Dopo la disfatta del "Reich millenario", i sovietici che avevano preso Berlino, setacciarono insieme a inquirenti Usa, britannici e francesi ogni archivio delle istituzioni naziste. Così quel protocollo finì in mano a Robert Kempner, un esule antinazista tedesco divenuto cittadino e ufficiale americano. Kempner non volle credere ai suoi occhi, e la trasmise subito a Telford Taylor, il giudice americano capo della Corte alleata che giudicò i capi del regime nazista a Norimberga. "Oh Dio, ma è un documento vero?", disse il giudice Taylor sotto shock, poi lo esaminò subito coi colleghi britannico, sovietico e francese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il processo di Norimberga si concluse con numerose condanne a morte. Alcuni dei capi del nazismo, come Hermann Goering, si suicidarono. Degli estensori del protocollo, uno era già caduto vittima dei suoi crimini, l'altro avrebbe reso conto più tardi al mondo del suo ruolo. Reinhard Heydrich fu il sadico governatore di Praga occupata, ogni giorno faceva affiggere nelle strade manifesti con le foto dei resistenti o dei sospetti assassinati. Un commando suicida della resistenza cecoslovacca si assunse l'incarico: si fece addestrare nel Regno Unito dalle truppe speciali britanniche, poi fu paracadutato presso Praga da aerei per missioni segrete della Royal Air Force. Uccisero Heydrich in un attentato, poi si tolsero la vita per non cadere prigionieri e non parlare sotto tortura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eichmann era fuggito in Argentina, ma il Mossad, l'efficientissimo servizio segreto dello Stato d'Israele intanto sorto, lo scovò, e in una straordinaria missione lo rapì e lo portò in Israele con un quadrimotore DC 4 cargo con false registrazioni di volo trasporto merci. Al processo a Gerusalemme Eichmann ammise freddo ogni colpa, senza mostrare alcun pentimento. Fu condannato a morte e impiccato. Ma la caccia agli ultimi criminali nazisti continua, guidata da Efraim Zuroff al Centro Simon Wiesenthal con la collaborazione dei servizi americani, israeliani, tedeschi e di altri Paesi. Quelle pagine ingiallite con il piano del più orrido crimine della Storia incoraggiano a ricordare, e a non smettere di ricercarli.&lt;!-- fine TESTO --&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-3876469704273255960?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/3876469704273255960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/cosi-il-reich-pianifico-lo-sterminio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/3876469704273255960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/3876469704273255960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/cosi-il-reich-pianifico-lo-sterminio.html' title='Così il Reich pianificò lo sterminio degli ebrei esiste ancora una copia del protocollo'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-JquMBkvEoRA/TxALsUPoMtI/AAAAAAAAAb4/ZJ1qdfgLjDg/s72-c/foto-raich.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-5284740510653690014</id><published>2012-01-09T15:15:00.003+01:00</published><updated>2012-01-09T15:15:17.801+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il caso Equitalia. La legge nel terzo millennio'/><title type='text'>Il caso Equitalia. La legge nel terzo millennio</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;a href="http://aureolina.files.wordpress.com/2007/09/labirinto-escher.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" title="Labirinto Escher"&gt;&lt;img alt="Labirinto Escher" height="300" src="http://aureolina.files.wordpress.com/2007/09/labirinto-escher.jpg?w=500" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;/span&gt;Equitalia&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;è la società pubblica di riscossione tributi che di recente, nemmeno abbia il potere d’incarnarsi in una Pippa Middleton qualsiasi, ha ottenuto la luce scintillante dei riflettori nel dibattito mediatico, a causa di una serie di attentati paraterroristici volti a minarne la solerte efficienza. E come per Pippa Middleton, pare che anche per parlare di Equitalia non esistano vie di mezzo. La si ama e la si difende strenuamente, mostrando per lei lo stesso trasporto che i mendicanti di Nottingham provavano per Robin Hood, mettendone in luce in chiave cristologica la missione umanitaria (assicurarsi che tutti i cittadini, senza differenze di censo, posizione sociale o culturale, sacrifichino il dovuto per la collettività). Oppure la si odia e si narrano le sue malefatte con la passione che gli aedi medioevali mettevano nel raccontare il mito di &lt;em&gt;Tristano e Isotta&lt;/em&gt;, e attraverso la sineddoche (una parte per il tutto), si elencano i casi parossistici in cui i cittadini, attratti in un vortice di burocrazia &lt;strong&gt;post-kafkiano&lt;/strong&gt;, sono annichiliti prima moralmente e poi materialmente.&lt;br /&gt;Insomma, la solita canea. Come sempre è impossibile trovare sui media generalisti qualcosa in più che un’accapigliarsi tra seienni.&lt;br /&gt;Inutile dire che la verità sta nel mezzo, e che su un numero infinito di pratiche da gestire su tutto il territorio, voler trarre uno straccio di pensiero sensato basandosi sugli esempi concreti, è un esercizio vaporoso. Per ogni esempio c’è u controesempio. Infinite saranno le pratiche scorrette e infiniti i casi in cui l’agenzia si comporta in modo trasparente, inseguendo gli evasori cronici.&lt;br /&gt;Più interessante, allora, è cercare di capire quale &lt;strong&gt;dinamica dominante&lt;/strong&gt; sveli il caso di Equitalia.&lt;br /&gt;Innanzitutto la solita deriva sul marketing più superfluo: nel 2007 il servizio tributario portava il nome, freddo e poco evocativo, di &lt;em&gt;Riscossione S.p.a&lt;/em&gt;. &lt;strong&gt;E siccome il marketing non è altro che la lingua metaforica che la società s’è data per non dover sopportare l’idea esplicita che la vita di tutti si sia ridotta a una miserabile appendice del denaro&lt;/strong&gt;, ecco il nuovo battesimo: l’ecumenico, pleonastico e intrinsecamente ingannevole “Equitalia”.&lt;br /&gt;Perché ingannevole? Perché come accade in tutti i settori delle società avanzate lo scopo finale dell’istituzione non è più, oggi, quello di svolgere un servizio sulla base di leggi concepite sulla base del concetto classico, platoniano, di &lt;em&gt;Legge come rappresentanza di un “bene superiore”, &lt;/em&gt;unico appiglio perché si possa sostenere che sia giusto, per l’individuo, obbedire alla legge in funzione del “meglio”.&lt;br /&gt;Ma se nell’opera kafkiana la legge viene sapientemente rappresentata proprio per il suo principio d’indeterminatezza intuito da Kant nella &lt;em&gt;Critica della ragion pratica, &lt;/em&gt;oggi questo principio d’indeterminatezza è sconfessato.&lt;br /&gt;E’ evidente che la &lt;em&gt;Legge&lt;/em&gt; è divenuta mistificazione, strumento d’imposizione, arma strategica nelle mani di chi ne possiede la gestione, non nel nome di un bene superiore appunto, ma per &lt;strong&gt;esigenze di bilancio. Lo scopo di Equitalia non è più sanzionatorio, ma è economico.&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Solo così si spiegano gli interessi moratori clamorosamente alti, i sequestri di beni sproporzionati, lo zelo operativo in controtendenza rispetto a un utilizzo nebuloso delle prassi burocratiche, la casistica delle “cartelle pazze” e molti altri comportamenti che conducono all’esasperazione. Si pensi, ad esempio, al caso delle multe. Ormai è chiaro a qualsiasi cittadino che il sistema delle multe non è più fondato su un meccanismo sanzionatorio, ma è solo uno strumento economico che i comuni utilizzano per la gestione dei rossi di bilancio. E si pensi, ancora, al caso di molti bandi per l’erogazione di denaro pubblico; bandi che vengono creati su misura, come un vestito, sulla base delle caratteristiche dei soggetti che ne dovranno beneficiare.&lt;br /&gt;Naturalmente, in tutti questi casi, ci sarà sempre un evasore compulsivo, una macchina veramente parcheggiata in doppia fila, o un soggetto trasparente che riesce, attraverso sforzi immani, a raccogliere le briciole di un finanziamento partecipando regolarmente a un concorso pubblico. Sono casi “necessari” di continuità con il principio classico della legge che “fanno gioco”, che proteggono l’evidenza dell’impostura, che servono per instaurare il dubbio, che generano la canea, che dissimulano l’esercizio di certe forme di tirannia conservativa del potere. Ma le &lt;strong&gt;dinamiche dominanti&lt;/strong&gt;, sono purtroppo chiare, perché come accade spesso il problema è strutturale.&lt;br /&gt;La realtà ha superato perfino Kafka.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-5284740510653690014?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/5284740510653690014/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/il-caso-equitalia-la-legge-nel-terzo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5284740510653690014'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5284740510653690014'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/il-caso-equitalia-la-legge-nel-terzo.html' title='Il caso Equitalia. La legge nel terzo millennio'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-4722873533605313624</id><published>2012-01-08T14:16:00.000+01:00</published><updated>2012-01-08T14:16:54.211+01:00</updated><title type='text'>Cap. I Il trattamento penitenziario</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;h1&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="clear: left; float: left; font-size: small; font-weight: normal; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img class="CSS_LIGHTBOX_SCALED_IMAGE_IMG" closure_uid_si9umx="41" height="251" src="http://2.bp.blogspot.com/-Dv6DbNGFpz4/TuJqm9AVezI/AAAAAAAAAWM/r2Fb--xP0vw/s320/carcete.jpg" width="320" /&gt;&lt;/span&gt;Cap. I&lt;br /&gt;Il trattamento penitenziario&lt;/h1&gt;&lt;h2 id="h1"&gt;1. Il nuovo ordinamento penitenziario - legge 26 luglio 1975, n. 354&lt;/h2&gt;A metà degli anni Settanta il carcere era ancora disciplinato dal Regolamento penitenziario fascista, emanato dal Ministro di Giustizia Rocco nel 1931, il quale non prevedeva alcuna misura alternativa, mentre il codice penale prevedeva la liberazione condizionale che, al più, si poteva considerare come un intervento straordinario dall'alto, simile alla grazia.&lt;br /&gt;Nel periodo 1968-1975 esplosero diverse rivolte dei detenuti che chiedevano a gran voce una riforma penitenziaria. Lo Stato rispose con la repressione, con i trasferimenti, gli internamenti nei manicomi criminali o addirittura con il ricorso all'esercito (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#1" name="n1"&gt;1&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Oltre alle lotte interne al carcere, non bisogna dimenticare il fenomeno terroristico che caratterizzava il contesto sociale italiano in quegli anni. Tale fenomeno ha contribuito ad incrementare la popolazione carceraria, comportando una sostanziale differenziazione della sua composizione: non vi erano più solo delinquenti comuni, fanno la loro apparizione i prigionieri politici.&lt;br /&gt;Il carcere diveniva, sempre di più, terreno fertile per le lotte contro il sistema istituzionalizzato. Facile era, infatti, l'attività di proselitismo all'interno delle mura degli istituti di reclusione, dove le rivendicazioni legittime dei detenuti per il riconoscimento di maggiori diritti e di una maggiore umanizzazione della pena, si confondevano con la lotta politica contro l'intero sistema.&lt;br /&gt;Nel frattempo, il Parlamento continuava a discutere sui progetti di riforma ma emergevano contrasti e divergenze sia tra le diverse forze politiche, sia all'interno di ognuna di esse. Le problematiche del carcere divennero sempre di più un'emergenza: da un lato, aumentavano le rivolte e le rivendicazioni dei detenuti, dall'altro si faceva più concreta l'esigenza della lotta contro i terroristi che sembravano trovare nel carcere un utile terreno di propaganda.&lt;br /&gt;Alla riforma si giunse con la legge 26 luglio 1975, n. 354 "Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà".&lt;br /&gt;Questa legge è il risultato finale di un lungo e faticoso processo di revisione del sistema penitenziario in risposta sia al nuovo contesto socio - culturale, sia ai nuovi valori emergenti dalla Carta Costituzionale e dalle Convenzioni internazionali. (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#2" name="n2"&gt;2&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;Le iniziative di riforma dell'ordinamento penitenziario hanno preso avvio sin dal 1947. I vari progetti di legge non giunsero mai in Parlamento e solo nel 1965 il Consiglio dei Ministri presentò all'organo legislativo un disegno di legge di riforma, ma a causa della fine anticipata della legislatura il progetto fu esaminato solo al Senato. In seguito fu costituito un comitato ristretto per l'aggiornamento del testo e ripresentato in Parlamento nel 1968, ma ancora una volta la fine anticipata della legislatura portò all'arresto del procedimento di riforma dell'ordinamento penitenziario.&lt;br /&gt;Il disegno di legge, sottoposto all'esame del Parlamento costituiva un sicuro adeguamento delle norme che disciplinano l'esecuzione penitenziaria ai principi stabiliti al terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione e ai principi contenuti nelle regole minime dell'O.N.U. per il trattamento dei detenuti, che ripudiano l'impostazione meramente punitiva, segregazionista e autoritaria dell'ancora vigente regolamento del 1931.&lt;br /&gt;La riforma del 1975 ha introdotto una serie di principi fondamentali di estrema importanza nel sistema penitenziario italiano. Uno dei pilastri portanti della nuova normativa è stata l'introduzione del trattamento penitenziario ispirato ai principi di umanità e dignità della persona (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#3" name="n3"&gt;3&lt;/a&gt;), proprio in attuazione della funzione rieducativa enunciata all'art. 27, terzo comma, della Costituzione (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#4" name="n4"&gt;4&lt;/a&gt;). Tale trattamento secondo l'articolo 13 O.P. deve essere individualizzato, ovvero rispondere ai particolari bisogni della personalità di ciascun soggetto (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#5" name="n5"&gt;5&lt;/a&gt;). I parametri di comportamento del personale che opera all'interno degli istituti di pena, devono ispirarsi ai principi di dignità e umanità della persona e rispondere alla finalità del reinserimento sociale dei soggetti sottoposti a trattamento rieducativo. Il trattamento individualizzato, che deve essere formulato attraverso l'osservazione scientifica della personalità, diventa lo strumento attraverso il quale ricondurre il reo nel contesto sociale dal quale si è distaccato. Il principio dell'individuazione della pena, non solo doveva adeguare la pena al fatto commesso dal soggetto nell'ottica della proporzionalità della reazione all'azione svolta, ma soprattutto doveva consentire l'applicazione delle misure alternative, che possono essere considerate l'estrinsecazione più ampia del trattamento risocializzante (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#6" name="n6"&gt;6&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;I diritti e le facoltà riconosciuti dalla riforma dell'ordinamento penitenziario ai detenuti e internati, unitamente alla possibilità per gli stessi di esercitarli anche se eventualmente si trovino in posizione di interdizione legale (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#7" name="n7"&gt;7&lt;/a&gt;), rappresentano un'altra rilevante novità introdotta dalla legge n. 354 del 1975, mediante la quale viene data attuazione al disposto costituzionale degli articoli 24 e 3 Cost. Per la prima volta, dunque, anche chi è privato della libertà personale ha la concreta possibilità di tutelare i propri diritti (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#8" name="n8"&gt;8&lt;/a&gt;). Tra le altre novità introdotte dalla riforma in esame, si ricordano, l'apertura del carcere alla comunità esterna e la previsione di tutta una serie di benefici a favore dei detenuti. L'art. 17 O.P. prevede la possibilità a favore di soggetti esterni all'istituto di pena di partecipare all'azione rieducativa (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#9" name="n9"&gt;9&lt;/a&gt;) e i benefici hanno la finalità di reinserire, gradualmente, il reo nel tessuto sociale.&lt;br /&gt;Ulteriore pregio della riforma del 1975 è l'introduzione, nel sistema penitenziario, di un doppio grado di giurisdizione (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#10" name="n10"&gt;10&lt;/a&gt;), affidando la fase esecutiva della pena ad un apposito apparato giurisdizionale, affiancando all'allora giudice di sorveglianza - dopo la riforma del 1986, magistrato di sorveglianza - le sezioni di sorveglianza, competenti sulle questioni relative al trattamento penitenziario e ai diritti dei detenuti.&lt;br /&gt;I principi contenuti nella legge di riforma, hanno creato nei detenuti legittime aspettative, subito deluse dalla carenza di personale e di strutture che hanno, di fatto, limitato la portata applicativa delle innovazioni.&lt;br /&gt;La prospettiva rieducativa scelta dal nuovo ordinamento penitenziario, si adattava ad un tipo di autore del reato disadattato e poco integrato nel tessuto sociale, invece, si è dimostrata inadeguata nei confronti di quei soggetti culturalmente preparati che hanno guidato e sostenuto il fenomeno terroristico sviluppatosi durante gli anni della riforma dell'O.P. I protagonisti del terrorismo - ai quali non erano mancate opportunità di adeguato inserimento nel contesto sociale - avevano elaborato un sistema di valori alternativo e antagonistico a quello statuale, incompatibile con la metodologia rieducativa pensata dal legislatore. In un tale contesto, pur nell'ottica di una maggiore umanizzazione del sistema carcerario, il mantenimento di ordine e sicurezza erano esigenze non solo imprenscindibili ma anche irrinunciabili. Ciò non è privo di riscontro nel dato normativo, laddove la legge 354/75, art. 1, dopo aver espresso che i contenuti normativi in cui si ravvisino i principali pilastri su cui si basa la complessa costruzione giuridica dell'ordinamento penitenziario, al terzo comma afferma che negli istituti devono essere mantenuti l'ordine e la disciplina. L'articolo 90 dell'ordinamento penitenziario ne è un'altra dimostrazione, prevedendo la possibilità attribuita al Ministro "di sospendere le ordinarie regole di trattamento, quando ricorrono gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza".&lt;br /&gt;Alla luce di quanto sopra, appare evidente la limitata portata normativa della riforma dell'ordinamento penitenziario, considerata la soccombenza delle esigenze di razionalizzazione ed umanizzazione delle strutture carcerarie attuative del dettato costituzionale (per il quale la pena deve tendere alla rieducazione del condannato), alle finalità sovrane del mantenimento dell'ordine e della sicurezza.&lt;br /&gt;La legge 663/86, così detta legge Gozzini ha costituito una vera e propria riforma dell'ordinamento penitenziario, dando maggiore attuazione ai principi che avevano ispirato la riforma del 1975. In tema di trattamento di notevole importanza e l'abolizione dell'art. 90 e l'introduzione del regime di "sorveglianza particolare", questo permetterà una maggiore individualizzazione del trattamento, in quanto si isolano dalla popolazione carceraria i detenuti che compromettono l'ordine e la sicurezza del carcere. La novella del 1986 interviene, anche sulle misure alternative alla detenzione ampliando il loro ambito operativo, sia per attuare in modo più efficace il trattamento rieducativo, sia per cercare di limitare il problema del sovraffollamento del carcere.&lt;br /&gt;Altro ambito in cui interviene la novella del 1986 è la riorganizzazione in maniera sistematica della magistratura di sorveglianza, trasformando le sezioni di sorveglianza in tribunali di sorveglianza ed ampliando il numero e la tipologia d'intervento della suddetta autorità giudiziaria. In particolare, rilevano le funzioni di vigilanza e di controllo che sono attribuite all'organo monocratico, ma di queste se ne parlerà successivamente, inoltre il magistrato di sorveglianza è competente a decidere sui provvedimenti di applicazione, esecuzione o revoca, anche anticipata della misura di sicurezza e sulle modifiche delle misure alternative alla detenzione. Nella prospettiva di una completa giurisdizionalizzazione dell'esecuzione della pena, è ampliata la competenza del tribunale di sorveglianza che oltre a decidere sulle misure alternative, decide in tema di rinvio facoltativo o obbligatorio dell'esecuzione e, in sede di appello, sui ricorsi in materia di riesame delle misure di sicurezza.&lt;br /&gt;&lt;h2 id="h2"&gt;2. La concezione del "trattamento" contenuta nella l. 354/75&lt;/h2&gt;La l. 354/75 si preoccupa di definire le linee e le modalità del trattamento penitenziario, conciliando le esigenze di ordine e di organizzazione degli istituti con le esigenze della personalità del detenuto.&lt;br /&gt;All'art. 1 O.P. il legislatore definisce il trattamento con due aggettivi diversi: "trattamento penitenziario" e "trattamento rieducativo".&lt;br /&gt;Il "trattamento rieducativo" è riferito esclusivamente ai detenuti condannati, in quanto destinatari di interventi diretti alla loro "reinserimento sociale". La formula "trattamento penitenziario" si riferisce ai detenuti indipendentemente dal loro &lt;i&gt;status&lt;/i&gt;, infatti è rivolta a definire in termini generali il quadro delle regole e dei modi che regolano la vita dei detenuti all'interno dell'istituto penitenziario.&lt;br /&gt;La definizione di "trattamento" viene, inoltre, specificata dall'art. 1 reg. esec. (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#11" name="n11"&gt;11&lt;/a&gt;) ove si distingue: tra l'offerta di interventi rivolta a sostenere gli interessi umani, culturali e professionali degli imputati; e il trattamento rieducativo dei condannati e degli internati "rivolto a promuovere un processo di modificazione delle condizioni e degli atteggiamenti professionali, nonché delle relazioni familiari e sociali, che sono di ostacolo a una costruttiva partecipazione sociale". Quindi, la nozione di trattamento, contenuta sia nella l. 354/75 che nel relativo reg. di esec., non ha alcun carattere impositivo, anzi presuppone una adesione volontaria da parte dei soggetti detenuti. Specificando, si può affermare che i condannati non sono tenuti ad alcun obbligo di adattamento agli interventi di trattamento, mentre dagli articoli su menzionati deriva un obbligo di attivarsi da parte degli organi dell'amministrazione penitenziaria.&lt;br /&gt;È evidente come per gli imputati il trattamento deve essere conforme al principio stabilito all'art. 27, 2º comma Cost., ove si afferma che essi "non sono considerati colpevoli fino alla condanna definitiva". Per questi soggetti il trattamento non può proporre una finalità rieducativa, ma si deve tradurre nel riconoscimento agli imputati dei diritti non incompatibili con le esigenze giudiziarie che hanno motivato la custodia in carcere. Inoltre, all'art. 15, 3º comma O.P. si sancisce che gli imputati sono ammessi a fruire del trattamento offerto normalmente ai condannati solo su loro richiesta. In questa ipotesi gli obblighi dell'amministrazione di predisporre l'attività di trattamento si configurano solo se vi è un'esplicita richiesta del trattamento da parte del soggetto interessato.&lt;br /&gt;Come già accennato, la sottoposizione all'osservazione della personalità non costituisce un dovere per il detenuto, quanto invece un obbligo di fare dell'amministrazione penitenziaria. A questo proposito la Corte di Cassazione ha ribadito l'importanza del consenso dell'interessato e la rinunciabilità del diritto al trattamento. Infatti, pur ribadendo l'obbligo di fare per l'amministrazione penitenziaria che si concretizza in una offerta di interventi finalizzati, tramite l'osservazione scientifica della personalità del soggetto, alla predisposizione di un programma individualizzato di trattamento, i cui risultati devono essere periodicamente valutati per le esigenze previste dall'ordinamento penitenziario. Inoltre, se l'amministrazione penitenziaria non si è attivata a predisporre l'offerta trattamentale, la Corte ha affermato che in quest'ipotesi è il giudice a dover esaminare la personalità del soggetto, al fine di verificare se l'espiazione della pena ha comportato una positiva modificazione della personalità del condannato (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#12" name="n12"&gt;12&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;h3&gt;2.1. Il trattamento individualizzato&lt;/h3&gt;Altra caratteristica del trattamento penitenziario, affermata all'art. 13 O.P. è che esso "deve rispondere ai particolari bisogni della personalità del soggetto", quindi l'individualizzazione del trattamento comporta un'attenta considerazione dei bisogni di ciascun individuo. Attraverso l'individualizzazione del trattamento si tenta di ovviare al livellamento della popolazione detenuta, dando rilievo e rispetto all'individualità di ciascun detenuto.&lt;br /&gt;Lo strumento principale per perseguire questo fine è individuato nell'istituzione di circuiti detentivi differenziati, ai quali assegnare i soggetti sulla base delle necessità di trattamento e dei livelli di progressione del trattamento.&lt;br /&gt;L'art. 14 O.P. individua i criteri da seguire per operare una distinzione e una separazione dei detenuti e degli internati negli istituti penitenziari. In più la sua collocazione, dopo la norma fondamentale riferita al trattamento, evidenzia lo stretto legame funzionale fra il trattamento penitenziario e l'assegnazione dei detenuti agli istituti.&lt;br /&gt;La competenza a disporre l'assegnazione o i trasferimenti dei detenuti è attribuita al provveditore distrettuale o al Ministero. Riguardo all'assegnazione l'art. 14 detta alcuni criteri nella prospettiva della riuscita del trattamento risocializzante. Proprio in vista dell'obiettivo della risocializzazione, l'art. 14 O.P. raccomanda la limitazione del numero dei detenuti presenti negli istituti o nelle sezioni, inoltre stabilisce che deve essere assicurata la separazione non solo fra imputati e condannati, ma anche "dei giovani al di sotto dei venticinque anni dagli adulti, dei condannati dagli internati e dei condannati all'arresto dai condannati alla reclusione". Questi ultimi all'ingresso in istituto devono essere sottoposti ad un osservazione diretta alla formulazione di un programma di trattamento. Solo dopo questa prima osservazione il soggetto viene definitivamente assegnato ad un istituto penitenziario o ad una sezione dell'istituto, ove dovrebbero essere raggruppate soggetti il più possibile omogenei ai fini del trattamento penitenziario.&lt;br /&gt;La disposizione in esame stabilisce che il raggruppamento dei detenutivi ha come obiettivo la necessità di evitare influenze nocive reciproche. Infatti, il pilastro fondamentale per la riuscita di qualsiasi tipo di intervento rieducativo è il mantenimento dell'ordine e della disciplina all'interno degli istituti e l'espresso riferimento al pericolo di influenze negative sottolinea la forte preoccupazione del legislatore di fronteggiare comportamenti che possono risultare dannosi, tali da compromettere il trattamento (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#13" name="n13"&gt;13&lt;/a&gt;). Questo concetto è ribadito anche all'art. 32 reg. esec. (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#14" name="n14"&gt;14&lt;/a&gt;) che prevede l'assegnazione dei "detenuti e gli internati, che abbiano un comportamento che richiede particolari cautele, anche per la tutela dei compagni da possibili aggressioni o sopraffazioni, sono assegnati ad appositi istituti o sezioni dove sia più agevole adottare le su dette cautele".&lt;br /&gt;Lo stesso articolo stabilisce che l'assegnazione disposta per i motivi cautelari su menzionati, deve essere verificata semestralmente (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#15" name="n15"&gt;15&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Da quanto emerge l'assegnazione definitiva dei detenuti è basata sul presupposto che si creino istituti o sezioni differenziate fra loro, ciascuno organizzato per attuare un particolare tipo di trattamento. L'assegnazione dei detenuti nelle sezione o negli istituti deve sempre avvenire in base alle informazioni acquisite con l'osservazione della personalità del soggetto, ma si devono tenere in considerazione anche il luogo di residenza dei soggetti.&lt;br /&gt;&lt;h2 id="h3"&gt;3. La censura della corrispondenza&lt;/h2&gt;L'ordinamento penitenziario, in conformità all'art. 15 della Costituzione, non vieta la corrispondenza, ma prevede la possibilità di un controllo su di essa da parte dell'amministrazione penitenziaria, previa l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria competente.&lt;br /&gt;L'art. 14 &lt;i&gt;quater&lt;/i&gt;, 2º comma o.p. (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#16" name="n16"&gt;16&lt;/a&gt;), permette all'amministrazione penitenziaria di includere nel provvedimento che dispone la &lt;i&gt;sorveglianza particolare&lt;/i&gt; il visto di controllo sulla corrispondenza, previa l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria competente. La motivazione di questa restrizione deve sempre riferirsi al pregiudizio che può essere arrecato alla sicurezza e all'ordine del carcere.&lt;br /&gt;L'ordinamento penitenziario prevedeva, per motivazioni diverse, la censura della corrispondenza, anche, all'art. 18. In base a tale norma, infatti, la censura sulla corrispondenza poteva essere disposta anche per motivi attinenti ad indagini investigative o per prevenire altri reati.&lt;br /&gt;L'art. 18 O.P. (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#17" name="n17"&gt;17&lt;/a&gt;) disciplinava la materia dei colloqui e della corrispondenza dei detenuti, in materia di corrispondenza epistolare il 7º comma stabiliva che a disporre il visto di controllo sulla corrispondenza provvedeva il magistrato di sorveglianza per i soggetti già condannati, mentre, per gli imputati la competenza era affidata all'autorità giudiziaria procedente.&lt;br /&gt;Secondo quanto disposto dall'art. 38, 6º comma, reg. esc. (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#18" name="n18"&gt;18&lt;/a&gt;) il direttore dell'istituto, quando sospettava che nella corrispondenza possono essere contenuti elementi di reato o elementi che pregiudicano l'ordine e la sicurezza, trattiene la missiva e informa l'autorità giudiziaria competente. La corrispondenza in arrivo e in partenza era sottoposta ad ispezione al fine di rilevare l'eventuale presenza di valori o altri oggetti non consentiti, ma l'ispezione doveva avvenire in modo che non vi sia alcun controllo sullo scritto.&lt;br /&gt;Riguardo alla corrispondenza con il difensore l'art. 103, 6º comma c.p.p., vieta ogni forma di controllo della corrispondenza fra imputato e difensore, salvo che l'autorità giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere che si tratti di corpo del reato. L'art. 35, 4º comma, disp. att. c.p.p. esclude l'applicabilità della normativa penitenziaria sulla corrispondenza tra imputato e difensore, inoltre prevede che sulla busta della missiva devono essere scritti i nominativi dell'imputato e del difensore e la dicitura "corrispondenza per ragioni di giustizia", nonché l'indicazione del procedimento cui si riferisce la missiva.&lt;br /&gt;Le differenze fra la censura della corrispondenza così come era prevista all'art. 18 e quella per motivi di sicurezza &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 14 O. P., erano diverse.&lt;br /&gt;La prima differenza riguarda le motivazioni per cui viene richiesto il visto sulla corrispondenza: si ricorre all'art. 14 &lt;i&gt;quater&lt;/i&gt; per motivi di ordine e sicurezza; si ricorre all'art. 18 per motivi attinenti ad indagini investigative o se sussiste il sospetto che possono essere commessi altri reati.&lt;br /&gt;La dottrina e la giurisprudenza erano pienamente d'accordo nel riconoscere una ulteriore diversità fra i provvedimenti: ovvero si riconosceva carattere amministrativo al provvedimento di censura della corrispondenza &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 18, per questo motivo non era previsto alcun mezzo di impugnazione contro tale decisione (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#19" name="n19"&gt;19&lt;/a&gt;); mentre, si riconosceva una natura giurisdizionale al provvedimenti di censura &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 14 &lt;i&gt;quater&lt;/i&gt;, infatti, contro tale provvedimento poteva farsi ricorso al tribunale di sorveglianza &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 14 &lt;i&gt;ter.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Le perplessità sulla conformità delle disposizioni dell'ordinamento penitenziario, alla Costituzione e alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo del 1950, erano molte.&lt;br /&gt;Sulla inviolabilità del diritto alla libertà e alla segretezza della corrispondenza la Corte Costituzionale ha affermato che tale diritto appartiene "al nucleo essenziale dei valori della personalità, che inducono a qualificarlo come parte necessaria di quello spazio vitale che circonda la persona e senza il quale questa non può esistere e svilupparsi in armonia con i postulati della dignità umana" (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#20" name="n20"&gt;20&lt;/a&gt;). Quindi, tale diritto non può subire limitazioni o restrizioni se non in ragione del soddisfacimento di un interesse pubblico primario costituzionalmente rilevante, inoltre, tale limitazione deve essere espressamente prevista dalla legge e adottata con atto motivato dell'autorità giudiziaria.&lt;br /&gt;La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha più volte condannato l'Italia per il mancato rispetto della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo del 1950, proprio riguardo al diritto alla corrispondenza così come disciplinato all'art. 18 O.P..&lt;br /&gt;La Corte nelle sue pronunce ha ritenuto in contrasto con il diritto europeo:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;l'eccessiva discrezionalità, attribuita dalla legge italiana, all'autorità pubblica, sia amministrativa che giudiziaria, nel disporre i controlli e i limiti alla corrispondenza, senza che vi siano nella legge dei precisi limiti e condizioni a tale potere; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;la carenza di un'adeguata tutela giurisdizionale del detenuto contro eventuali atti lesivi dell'autorità pubblica (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#21" name="n21"&gt;21&lt;/a&gt;); &lt;/li&gt;&lt;li&gt;la mancanza di appositi strumenti per comprovare l'effettiva consegna della corrispondenza sottoposta a censura. (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#22" name="n22"&gt;22&lt;/a&gt;) &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;In conseguenza di questa critica l'amministrazione penitenziaria con circolare 14/3/1994 n. 3382/5832, ha disposto che la corrispondenza in arrivo sottoposta a visto di controllo fosse annotata in un apposito registro, dando immediata comunicazione al detenuto interessato che doveva controfirmare il registro al momento della ricezione della corrispondenza controllata.&lt;br /&gt;In una successiva sentenza la Corte Europea (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#23" name="n23"&gt;23&lt;/a&gt;) ha affermato alcuni principi fondamentali riguardo alla tutela della corrispondenza: non può essere sottoposta a visto di controllo la corrispondenza indirizzata alla Corte Europea; deve essere previsto un termine di durata massima della sottoposizione al visto di controllo; il legislatore deve prevedere dei motivi specifici che giustificano l'adozione del visto di controllo.&lt;br /&gt;Quest'ultimo principio è, tra l'altro, in perfetta coerenza con il disposto dell'art. 15 della Costituzione italiana che sancisce la doppia garanzia della riserva di legge e della riserva di giurisdizione.&lt;br /&gt;Il legislatore italiano ha cercato di adeguarsi a questi principi impartiti dalla Corte Europea con la l. 95/04. La nuova normativa ha introdotto una disciplina organica dei controlli della corrispondenza, introducendo nell'ordinamento penitenziario un nuovo articolo, l'art. 18 &lt;i&gt;ter&lt;/i&gt;, abrogando le disposizioni preesistenti. Altra importante innovazione è la completa giurisdizionalizzazione del procedimento di sottoposizione a visto di controllo della corrispondenza, infatti, viene estesa a questa materia la procedura di reclamo &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 14 &lt;i&gt;ter&lt;/i&gt;. Inoltre, la l. 95/04, indica tassativamente le motivazioni per l'attivazione della misura restrittiva. Viene anche stabilito un termine di durata massima del provvedimento di censura, che è di sei mesi, prorogabili successivamente per periodi di tre mesi. La l. 95/04 dispone che i provvedimenti di censura della corrispondenza sono adottati con decreto motivato dall'autorità giudiziaria competente, su richiesta del pubblico ministero o su proposta del direttore dell'istituto. Così facendo la legge chiarisce, rispetto al passato, che l'autorità giudiziaria non procede d'ufficio per disporre le restrizioni.&lt;br /&gt;Dopo l'emanazione di questa legge, l'amministrazione penitenziaria ha provveduto al coordinamento tra il nuovo art. 18 &lt;i&gt;ter&lt;/i&gt; e le disposizioni regolamentari. Nella Circ. DAP n. 0245732/04 1/7/04 si osserva che "l'art. 18 &lt;i&gt;ter&lt;/i&gt; o.p. ha come finalità la tutela della riservatezza del detenuto, mentre le norme del regolamento esecutivo riguardano la gestione e l'organizzazione dell'istituto penitenziario. Quindi, essendo compito dell'amministrazione penitenziaria garantire l'ordine, la sicurezza e la disciplina, si ritiene necessario continuare ad adottare tutte le cautele idonee ad evitare che attraverso la corrispondenza indirizzata ai detenuti possono essere introdotti in istituto valori o altri oggetti non consentiti".&lt;br /&gt;Nella su menzionata circolare, l'amministrazione penitenziaria non fa altro che riaffermare la sua autorità in materia di corrispondenza, riaffermando la piena operatività dell'art. 38 reg. es. ed annullando le innovazioni introdotte dalla l. 95/04. Ad oggi possiamo affermare che la novità rilevante è la sola giurisdizionalizzazione del procedimento.&lt;br /&gt;Proprio in merito alla mancata coordinazione tra la l. 95/04 e le fonti secondarie che l'Italia è stata ancora una volta condannata dalla Corte Europea (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#24" name="n24"&gt;24&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;La Corte chiamata a pronunciarsi su un ricorso contro l'applicazione dello speciale regime detentivo di cui all'art. 41 &lt;i&gt;bis&lt;/i&gt;, 2º comma O.P., nei cui confronti era stata disposta la speciale misura del controllo della corrispondenza, ha rilevato la violazione dell'art. 8 della Convenzione europea. Infatti, secondo la Corte l'art. 41 &lt;i&gt;bis&lt;/i&gt;, non attribuisce alcun potere al Ministro in materia di censura della corrispondenza dei detenuti sottoposti allo speciale regime detentivo, la procedura da applicare è quella dell'art. 18 &lt;i&gt;ter&lt;/i&gt; O.P. Quindi, la Corte Europea ravvisa la mancanza di un "fondamento legale" del potere del Ministro, poiché il diritto alla corrispondenza dei detenuti può essere limitato solo con un atto motivato dall'autorità giudiziaria. Inoltre, la Corte ha rilevato che al detenuto era stata censurata la corrispondenza diretta alla stessa Corte Europea e ciò in violazione anche del 2º comma art. 18 &lt;i&gt;ter&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;h2 id="h4"&gt;4. Regime disciplinare&lt;/h2&gt;L'art 1, 3º comma O.P. è previsto che "negli istituti devono essere mantenuti l'ordine e la sicurezza. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili per le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non dispensabili a fini giudiziari". Con questa previsione si pongono le premesse per l'adozione di una serie di restrizioni a carico dei detenuti che risultano legittime per soddisfare le esigenze di ordine e disciplina. In questa prospettiva, si collocano le misure restrittive applicate come sanzioni disciplinari previste dall'ordinamento penitenziario. Lo stesso regolamento di esecuzione all'art. 2 (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#25" name="n25"&gt;25&lt;/a&gt;) considera, il mantenimento dell'ordine e della disciplina come garanzie essenziali per realizzare la finalità di trattamento dei detenuti e degli internati. Il rispetto delle regole di vita penitenziaria è affidato al direttore, che per nel perseguire il mantenimento della sicurezza e dell'ordine si avvale del corpo di polizia penitenziaria. Proprio al fine della tutela dell'ordine e della sicurezza possono essere disposte le perquisizioni personali dei detenuti (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#26" name="n26"&gt;26&lt;/a&gt;), ovviamente nel rispetto della personalità del soggetto che le subisce, sempre allo stesso fine sono disposti gli eventuali trasferimenti &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 42, 1º comma O. P.&lt;br /&gt;Inoltre, per sottolineare, ancora una volta, l'importanza attribuita nell'ordinamento penitenziario al mantenimento dell'ordine e della sicurezza, si devono ricordare l'art. 32 reg. esc. che in materia di assegnazione dei detenuti stabilisce che i soggetti che richiedono particolare cautele, devono essere assegnate ad apposite sezioni ed istituti dove sia più agevole adottare le suddette cautele. Al mantenimento della sicurezza interna fanno riferimento le norme in materia di "sorveglianza particolare", che saranno esaminate nei capitoli successivi. Prima di esaminare il regime disciplinare come previsto dall'ordinamento penitenziario, bisogna ricordare che nelle situazioni eccezionali di rivolta o di altre grave situazioni di emergenza, l'art. 41 &lt;i&gt;bis&lt;/i&gt;, 1º comma O.P. autorizza il Ministro della Giustizia a sospendere nell'istituto interessato le ordinarie regole di trattamento. La sospensione deve essere motivata dall'esigenza di tutelare l'ordine e la sicurezza dell'istituto, e ha la durata necessaria a ristabilire la situazione di normalità nell'istituto interessato. Quest'ultima disposizione sembra assimilabile all'abrogato art. 90 O.P. ma, con l'introduzione della "sorveglianza particolare" (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#27" name="n27"&gt;27&lt;/a&gt;) si è circoscritto il suo ambito di applicazione, ovvero non può essere applicato ad un singolo detenuto, ma riguarda effettivamente delle situazioni gravi che potrebbero succedere all'interno delle carceri.&lt;br /&gt;Dall'insieme di queste disposizioni si deduce l'importanza che l'ordinamento penitenziario attribuisce al mantenimento dell'ordine e della sicurezza, esse sono indispensabili per un ordinata vita del carcere e soprattutto per permettere l'attuazione dei programmi individualizzati del trattamento penitenziario.&lt;br /&gt;&lt;h3&gt;4.1. Cenni storici&lt;/h3&gt;Il Regolamento Rocco del 1931 dedicava un intero capitolo all'indicazione di comportamenti che potevano essere puniti con sanzioni disciplinari, prevedendo sia il modo di accertamento dei comportamenti sanzionabili che l'applicazione delle punizioni o delle ricompense (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#28" name="n28"&gt;28&lt;/a&gt;). Era previsto, un sistema disciplinare dualistico che doveva servire da motivazione positiva o negativa del detenuto (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#29" name="n29"&gt;29&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Una buona parte degli articoli dedicati al sistema disciplinare, prevedevano la descrizione minuziosa delle condotte punibili. Quindi, il regolamento era ispirato ad un rigido rispetto del principio di tassatività, ma una deroga a tale principio si poteva trovare nell'art. 167 che prevedeva la punibilità di condotte, non espressamente previste dal regolamento, basandosi sull'indole e la gravità del fatto. In pratica, qualsiasi fatto ritenuto pregiudizievole per l'ordine e la disciplina poteva essere punito con una sanzione disciplinare, l'unico limite era che il fatto non fosse previsto già come infrazione disciplinare dal regolamento, poiché in tale ipotesi doveva applicarsi la sanzione appositamente prevista.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il contenuto delle sanzioni si poteva notare che miravano a tutelare la disciplina al lavoro allo studio e alla religione. Si puniva la mancata presenza al lavoro o alla scuola, oppure il contegno irriverente durante le funzioni di culto. In genere la sanzione consisteva nell'isolamento del detenuto, impedendogli l'uso della corrispondenza o negandogli le visite dei familiari. Inoltre, il detenuto che subiva la sanzione disciplinare, veniva isolato dagli altri detenuti, vietandogli la possibilità di presentare &lt;i&gt;reclami collettivi&lt;/i&gt; (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#30" name="n30"&gt;30&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;La competenza ad applicare le sanzioni disciplinari era del direttore, anche se si prevedeva che la decisione venisse presa dal Consiglio di disciplina. Quest'organo è composto da quattro membri (compreso il direttore) e decide a maggioranza, in caso di parità di voti, prevale la deliberazione votata dal direttore.&lt;br /&gt;Molte delle sanzioni disciplinari previste dal regolamento del '31 consistevano in pene corporali (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#31" name="n31"&gt;31&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;h3&gt;4.2. Le novità della riforma del 1975, riguardo al regime disciplinare&lt;/h3&gt;Anche nella legge 354/75 il regime disciplinare è impostato sul binomio &lt;i&gt;premio - castigo&lt;/i&gt;, ovvero si prevedono non solo le sanzioni disciplinari, ma anche le ricompense.&lt;br /&gt;L'art. 36 o.p. prevede che il regime disciplinare è attuato in modo da stimolare il senso di responsabilità e la capacità di autocontrollo. Esso è adeguato alle condizioni fisiche e psichiche dei soggetti. Il successivo articolo definisce le ricompense come il riconoscimento del senso di responsabilità del soggetto (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#32" name="n32"&gt;32&lt;/a&gt;). Da questi articoli traspare, quindi, la volontà del legislatore di considerare il regime disciplinare non solo come mezzo di gestione delle carceri, ma soprattutto come mezzo utile all'opera di rieducazione del detenuto (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#33" name="n33"&gt;33&lt;/a&gt;). Sia le punizioni che le ricompense dovrebbero avere la funzione di stimolare nel detenuto un atteggiamento critico nei confronti della propria condotta. Tale finalità è però smentita dall'applicazione del regime disciplinare ai soggetti in custodia cautelare, rispetto ai quali fino alla sentenza di condanna non vi deve essere alcun tipo di trattamento rieducativo (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#34" name="n34"&gt;34&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;La riforma del '75 ha cercato di introdurre un minimo di garanzie all'interno di detto regime, nell'intento di affermare il principio di legalità rimanda al regolamento di esecuzione per elencare le condotte punibili e le sanzioni da applicare. Infatti, l'art. 38 o.p. prevede che i detenuti non possono essere puniti se non per un fatto che sia espressamente previsto come infrazione dal regolamento. Il procedimento disciplinare è lasciato alle competenze dell'amministrazione penitenziaria, ma rispetto al passato si può riconoscere una diminuzione della discrezionalità decisionale, grazie alla tipizzazione delle condotte (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#35" name="n35"&gt;35&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Notevoli innovazioni si hanno nel contenuto delle sanzioni, numerosi sono i richiami al senso di umanità e alle condizioni fisiche e psichiche dei soggetti. Considerando la sanzione più grave, l'isolamento può avere la durata massima di 15 giorni e la sua applicazione può essere contestata mediante reclamo al magistrato di sorveglianza.&lt;br /&gt;Alcune critiche da parte della dottrina (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#36" name="n36"&gt;36&lt;/a&gt;) si sono dirette alla poche innovazione delle norme riguardanti l'uso della forza fisica (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#37" name="n37"&gt;37&lt;/a&gt;) e i trasferimenti (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#38" name="n38"&gt;38&lt;/a&gt;). Infatti, si evidenzia che, anche nella legge di riforma 354/75, non è prevista la partecipazione del magistrato di sorveglianza sulla decisione dei trasferimenti. Inoltre, riguardo all'uso della forza fisica da parte degli agenti di custodia si evidenzia la genericità della norma nel definire quando può usarsi questo mezzo di coercizione.&lt;br /&gt;Proprio riguardo ai trasferimenti si denuncia l'estrema genericità dei casi in cui possono essere disposti, infatti, anche se non menzionata tra le sanzioni disciplinari, il trasferimento ha costituito in passato e costituisce tutt'oggi il più grave dei provvedimenti punitivi.&lt;br /&gt;&lt;h2 id="h5"&gt;5. Gli illeciti disciplinari&lt;/h2&gt;Come già accennato l'art. 38 O.P. rinvia al regolamento per l'individuazione delle condotte punibili in via disciplinare. L'art. 77 (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#39" name="n39"&gt;39&lt;/a&gt;) reg. esec. prevede ventuno ipotesi di infrazioni dirette a tutelare l'ordinario svolgimento della vita all'interno delle carceri, le condotte elencate nel suddetto articolo si collocano come indicatori della insofferenza del detenuto, che le mette in atto, alle forme di trattamento penitenziario offerte (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#40" name="n40"&gt;40&lt;/a&gt;). Oltre alla punibilità di condotte che violano le norme che regolano la vita interna dell'istituto penitenziario è prevista, anche, la punibilità in via disciplinare del mancato rientro dai permessi, dalle licenze o anche il ritardato rientro del soggetto che usufruisce della semilibertà (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#41" name="n41"&gt;41&lt;/a&gt;). Nel vecchio regolamento di esecuzione (D.P.R. 29 aprile 1976, n. 431) all'art. 72 venivano puniti anche con una sanzione disciplinare gli schiamazzi e il linguaggio blasfemo.&lt;br /&gt;Il numero delle infrazioni si raddoppia, poiché è prevista la punizione dell'ipotesi di "tentativo". La dottrina è stata molto critica sulla punibilità del "tentativo", non solo perché raddoppia (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#42" name="n42"&gt;42&lt;/a&gt;) il numero di comportamenti punibili, ma rende difficile capire ciò che lecito e ciò che non lo è.&lt;br /&gt;Alcune condotte &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 77 reg esec., non sono semplici infrazioni disciplinari, ma costituiscono dei veri e propri reati:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Atti osceni o contrari alla pubblica decenza; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Intimidazione dei compagni o sopraffazione nei confronti dei medesimi; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Falsificazione di documenti provenienti dall'Amministrazione affidati alla custodia del detenuto o dell'internato; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Appropriazione o danneggiamento di beni dell'Amministrazione; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Fatti previsti dalla legge come reato, commessi in danno di compagni, operatori penitenziari o di visitatori; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Evasione. &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Quando l'autorità competente per il giudizio disciplinare ravvisa, nel fatto oggetto d'esame, gli estremi di un reato perseguibile d'ufficio è tenuto a farne denuncia al pubblico ministero, &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 331, 4º comma, c.p.p.&lt;br /&gt;Il giudizio disciplinare in questi casi può essere sospeso e la direzione deve informarsi periodicamente sull'esito del procedimento penale (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#43" name="n43"&gt;43&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;h2 id="h6"&gt;6. Procedimento disciplinare&lt;/h2&gt;La competenza a decidere sulle infrazioni disciplinari è affidata, a seconda della gravità, al direttore e al consiglio di disciplina.&lt;br /&gt;Il direttore è competente ad irrogare il richiamo e le ammonizioni, mentre il consiglio di disciplina è competente ad irrogare l'esclusione dalle attività ricreative, l'isolamento e l'esclusione dalla permanenza all'aria (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#44" name="n44"&gt;44&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Il procedimento per l'applicazione della sanzione disciplinari ha varie fasi: la segnalazione dell'infrazione solitamente è promossa dall'agente o dall'operatore penitenziario che viene a conoscenza dell'illecito. Questi dopo la contestazione dell'infrazione trasmette un rapporto sulle circostanze del fatto al direttore. Il direttore venuto a conoscienza dell'infrazione è obbligato a contestare l'addebito al soggetto interessato, alla presenza del titolare del servizio di custodia, ovvero l'ispettore di sezione. Durante la contestazione il direttore deve informare il detenuto della facoltà di esporre le proprie discolpe, inoltre, ha la facoltà di svolgere ulteriori accertamenti sul fatto, al fine di decidere l'adeguata sanzione da applicare. In questo caso, il direttore, dovrà convocare l'interessato in una apposita udienza davanti a lui o al consiglio di disciplina.&lt;br /&gt;Come si può notare il direttore nel procedimento disciplinare ha funzioni sia inquirenti che giudicanti. Per limitare tale inconveniente la dottrina ha suggerito di affidare le funzioni istruttorie o la presidenza del consiglio di disciplina al vice direttore dell'istituto, in modo da non affidare ad uno stesso soggetto più funzioni, tra loro incompatibili (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#45" name="n45"&gt;45&lt;/a&gt;). Nel corso, dell'udienza davanti al direttore, il detenuto potrà esercitare la facoltà di esporre le proprie discolpe, sicuramente non è una semplice facoltà concessa dal regolamento, ma un vero e proprio diritto di difesa (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#46" name="n46"&gt;46&lt;/a&gt;). L'applicazione del diritto al contraddittorio è compromessa, poiché l'organo titolare del potere decisionale non è imparziale, in quanto sia il direttore che il consiglio di disciplina sono autorità che rappresentano la virtuale controparte (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#47" name="n47"&gt;47&lt;/a&gt;). Quando nel corso dell'udienza emerge un fatto diverso e più grave di quello contestato, è possibile rimette la questione al consiglio di disciplina, nel caso di incompetenza di materia del direttore.&lt;br /&gt;L'art. 78 reg. esc., prevede la possibilità di adottare i provvedimenti disciplinare in via cautelare, anche in questo caso bisogna evidenziare una piccola differenza con il regolamento di esecuzione del 1976 (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#48" name="n48"&gt;48&lt;/a&gt;), il quale non prevedeva l'obbligo di motivazione del provvedimento urgente da parte del direttore. Nella formulazione attuale l'articolo del regolamento stabilisce tassativamente le ipotesi in cui il provvedimento cautelare può essere adottato: "In caso di assoluta urgenza, determinata dalla necessità di prevenire danni a persone o cose, nonché l'insorgenza o la diffusione di disordini o in presenza di fatti di particolare gravità per la sicurezza e l'ordine dell'istituto". In questi casi, il direttore con provvedimento motivato può disporre che il detenuto il quale abbia commesso un'infrazione disciplinare punibile con l'esclusione dall'attività in comune, permanga in camera individuale in attesa della convocazione del consiglio di disciplina.&lt;br /&gt;Nonostante la natura cautelare del provvedimento, l'art. 78 dispone che il soggetto verso cui si dispone il provvedimento deve essere, comunque, sottoposto a visita sanitaria, prima dell'applicazione della sanzione che comporta l'esclusione delle attività in comune.&lt;br /&gt;La misura cautelare non può durare più di dieci giorni e il direttore deve al più presto attivare il procedimento disciplinare. Lo stesso articolo si preoccupa di sottolineare che il periodo trascorso in misura cautelare si detrae dalla durata della sanzione eventualmente applicata.&lt;br /&gt;&lt;h2 id="h7"&gt;7. Determinazione delle sanzioni disciplinari&lt;/h2&gt;Il 3º coma dell'art. 38 O.P. detta alcuni criteri per l'individuazione della sanzione disciplinare, da applicare all'infrazione commessa dal detenuto. Nell'applicazione della sanzione si dovrà tenere conto della natura e della qualità del fatto, ma anche del comportamento e delle condizioni personali del soggetto che commette l'infrazione. Questi criteri permettono anche l'individuazione del dolo e della colpa, ma sono elementi irrilevanti nell'illecito disciplinare, infatti, è sufficiente il solo requisito della volontarietà (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#49" name="n49"&gt;49&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Nell'articolo 38 O.P. non c'è alcun cenno ad una correlazione tra i fatti illeciti e il tipo di sanzione da applicare, un tipo di legame si trova, invece, nell'art. 77, 3ºcomma, reg. esc. (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#50" name="n50"&gt;50&lt;/a&gt;), dove è previsto che la sanzione dell'esclusione delle attività in comune non può essere inflitta nell'ipotesi di infrazioni lievi. Lo stesso articolo del regolamento prevede che se l'infrazione è commessa nel termine di tre mesi da una precedente infrazione, anche le infrazioni lievi possono essere punite con l'isolamento.&lt;br /&gt;L'omissione di una previsione specifica che attribuisce ad ogni fatto illecito la sanzione da applicare, sicuramente ha ampliato il potere amministrativo in materia disciplinare, e i criteri elastici e generici previsti all'articolo 38 O.P. non servono molto a frenare tale potere (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#51" name="n51"&gt;51&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;La sanzione disciplinare è deliberata e pronunciata dal direttore o dal consiglio di disciplina. Durante le udienze, deve essere redatto un verbale sulle attività che sono state svolte per l'accertamento dei fatti. L'art. 38 O.P., prevede un obbligo di motivazione del provvedimento disciplinare, a garanzia del soggetto che subisce la decisione. La motivazione deve riguardare la natura e la gravità del fatto ed anche le condizioni personali del soggetto. Il provvedimento disciplinare deve essere comunicato all'interessato e al magistrato di sorveglianza, inoltre, deve essere annotato nella cartella personale del detenuto. Proprio in merito alla comunicazione del provvedimento disciplinare, la Corte di cassazione ha puntualizzato che l'omissione della comunicazione al detenuto del rapporto disciplinare, pur pregiudicando il diritto del soggetto a proporre reclamo &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 69, 6º comma, O.P., non preclude la possibilità che il magistrato di sorveglianza ne tenga conto ai fini della decisione sulla richiesta della liberazione anticipata (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#52" name="n52"&gt;52&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Una volta a conoscenza del provvedimento disciplinare, il soggetto può proporre reclamo al magistrato di sorveglianza &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 69, 6º comma, O.P.. Dal tenore letterale dell'articolo citato il controllo del magistrato di sorveglianza può riguardare: le condizioni e le modalità dell'esercizio del potere disciplinare, la regolarità della composizione dell'organo preposto alla contestazione dell'addebito disciplinare, inoltre, la regolarità della contestazione del fatto. La Corte di Cassazione ha più volte sottolineato che il controllo del magistrato di sorveglianza non può riguardare i motivi, l'opportunità della sanzione disciplinare o la condotta del detenuto, infatti, tali materie sono affidate alla discrezionale valutazione dell'autorità penitenziaria preposta (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#53" name="n53"&gt;53&lt;/a&gt;). Al contrario la giurisprudenza dei magistrati di sorveglianza ha da sempre rivendicato un controllo più incisivo sui provvedimenti disciplinari, esso infatti secondo molti magistrati, dovrebbe investire anche la legittimità dell'atto amministrativo, per poter verificare che l'amministrazione penitenziaria abbia rispettato le norme di legge che impongono tassativamente i presupposti delle infrazioni e tipi di sanzioni (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#54" name="n54"&gt;54&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Il potere di intervento del magistrato di sorveglianza risulta poco incisivo poiché non sono previsti strumenti di intervento immediato. La natura del provvedimento disciplinare, necessita la sua immediata applicazione, infatti, se non interviene un fattispecie sospensiva, il magistrato non dispone di strumenti diretti a bloccare l'esecuzione del provvedimento sanzionatorio (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#55" name="n55"&gt;55&lt;/a&gt;). Quindi, la valutazione del magistrato va ad incidere sulla concessione della liberazione anticipata e non sull'esecuzione della sanzione.&lt;br /&gt;Il reclamo non sospende il provvedimento disciplinare, i casi di sospensione della sanzione sono previsti all'art. 80 reg. esec. Il regolamento prevede la sospensione della sanzione per sei mesi, se entro tale scadenza, il soggetto non commette alcuna infrazione, la sanzione si estingue. Nell'ipotesi contraria la sanzione deve essere eseguita. Un'ipotesi particolare si ha per la sospensione della sanzione dell'esclusione dall'attività in comune, che può essere sospesa per motivi di salute, o nei confronti delle donne in gravidanza, o durante il periodo di allattamento. In questi casi la sanzione sarà eseguita nel momento in cui cessa la causa impeditiva.&lt;br /&gt;L'autorità che ha deliberato la sanzione disciplinare può decidere, se ricorrono particolari circostanze, di condonare la sanzione. Quali siano queste circostanze particolari, non è specificato dalla legge, un parte della dottrina sostiene che si debba fare riferimento a quelle circostanze, per cui l'applicazione della sanzione si rileverebbe controproducente per lo sviluppo del senso di responsabilità e di autocontrollo del soggetto (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#56" name="n56"&gt;56&lt;/a&gt;). Altra parte della dottrina sostiene che il condono è un beneficio applicabile di fronte a circostanze straordinarie che colpiscono gli affetti del soggetto (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#57" name="n57"&gt;57&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;h2 id="h8"&gt;8. L'isolamento&lt;/h2&gt;L'isolamento è la più grave delle sanzioni disciplinari, l'esperienza nella sua applicazione ha dimostrato che produce effetti deleteri sulla psiche e sul fisico del soggetto che lo subisce. L'ordinamento penitenziario, proprio per la particolarità di questo istituto ha posto specifiche limitazioni alla sua applicazione.&lt;br /&gt;L'art. 33 O.P. stabilisce che l'isolamento è ammesso in tre ipotesi:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;per ragioni sanitarie: in questo caso è il medico dell'istituto a disporre che il soggetto venga trasferito in una particolare sezione, prevedendo le misure idonee per le necessarie cure del detenuto ed eventuali prevenzioni nel caso di malattie infettive; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;come sanzione disciplinare: disposta dal consiglio di disciplina e con una durata massima di quindici giorni; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;per motivi di giustizia: è disposto dall'autorità giudiziaria competente nei confronti degli imputati, per esigenze di carattere processuale e di cautela per il pericolo di inquinamento delle prove. &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;La disciplina dell'art. 33, non si preoccupa di stabilire quali devono essere le restrizioni applicabili al regime penitenziario dell'isolamento. Dall'art. 73 reg. esc. (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#58" name="n58"&gt;58&lt;/a&gt;), in conformità ai principi che ispirano l'ordinamento penitenziario, si deduce che l'esclusione dall'attività comune non può riguardare l'alloggio, il vestiario l'igiene personale e le ore di permanenza all'aperto. Queste ultime devono essere organizzate in modo da non consentire contatti con altri detenuti (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#59" name="n59"&gt;59&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Il regolamento penitenziario si preoccupa di dare alcune direttive su come deve essere applicato l'isolamento. Infatti, L'art. 73 reg. esec. prevede che l'esclusione dall'attività in comune deve essere eseguita in una camera ordinaria secondo le prescrizioni dell'art. 6 O.P. Ai detenuti è precluso ogni contatto con altri compagni e con l'ambiente esterno. Durante l'isolamento, sono limitate sia la corrispondenza telefonica che i colloqui, è consentito tenere quotidiani, periodici e libri. La limitazione della corrispondenza epistolare deve essere disposta secondo quanto previsto dall'art. 18 &lt;i&gt;ter&lt;/i&gt; O.P., si deduce che l'isolamento non comporta automaticamente una limitazione della corrispondenza. Il provvedimento dell'isolamento non può mai comportare limitazioni ai colloqui con il difensore, tale diritto è stato confermato anche dalla Corte costituzionale (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#60" name="n60"&gt;60&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Il detenuto sottoposto ad isolamento deve essere oggetto di particolare attenzione e controllato da parte del personale penitenziario e del medico dell'istituto. L'intervento del personale penitenziario deve, comunque attenersi strettamente all'adempimento di controllo, sembra escludersi qualsiasi forma di osservazione e trattamento penitenziario (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#61" name="n61"&gt;61&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;L'art. 33 O.P. sembra elencare tassativamente i casi un cui può disporsi l'isolamento, ma così non è, infatti, altra ipotesi si possono trovare negli art. 72 e 184 c.p., ove si prevede l'isolamento diurno come aggravante della pena dell'ergastolo. Una parte della dottrina con l'entrata in vigore dell'art. 33 O.P. ha ritenuto abrogate implicitamente le norme del codice penale che prevedevano l'isolamento, quindi le ipotesi da considerare applicabili sono quelle contenute nell'ordinamento penitenziario (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#62" name="n62"&gt;62&lt;/a&gt;). Altra dottrina afferma che nell'ordinamento penitenziario non vi è alcuna indicazione circa l'abrogazione degli articoli del codice penale riguardanti l'isolamento, quindi se ne deduce la loro operatività. Inoltre, per la diversa natura dei due istituti non si può prospettare una abrogazione tacita, dato che la disciplina dell'art. 33 O.P. non contempla l'ipotesi di isolamento del codice penale, né vi è incompatibilità fra i due istituti (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#63" name="n63"&gt;63&lt;/a&gt;). La diversità fra i due istituti è confermata anche dalla Corte di Cassazione, che definisce l'isolamento previsto dal codice penale non una modalità di regime penitenziario, ma una vera e propria sanzione penale (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#64" name="n64"&gt;64&lt;/a&gt;). Quindi, in caso di condanna all'ergastolo ancora oggi il soggetto può essere condannato a scontare la pena in isolamento diurno. In conformità alla giurisprudenza della Corte di Cassazione, la circolare D.A.P. 14 maggio 2002, afferma che l'amministrazione penitenziaria è tenuta a dare esecuzione immediata all'isolamento, fin dall'ingresso del soggetto in istituto. Quindi, l'isolamento diurno può essere eseguito senza la certificazione scritta del medico, che attesti che il soggetto può sopportare l'isolamento. Sulle modalità dell'esecuzione della suddetta misura, l'art. 73 reg. esec. afferma che la condanna all'isolamento diurno non esclude per i detenuti l'ammissione alle attività lavorative scolastiche e religiose.&lt;br /&gt;Riguardo all'isolamento diurno nei confronti dei condannati all'ergastolo, l'art. 73 reg. esec. afferma che tale restrizione non può comportare l'esclusione, dei soggetti che la subiscono, dalle attività che si svolgono in carcere. Infatti, data la natura diversa dell'istituto e l'afflittività che comporta, sembra idoneo raggruppare i detenuti ergastolani sottoposti a tale ulteriore pena in apposite sezioni ove possono accedere alle attività lavorative, scolastiche e religiose.&lt;br /&gt;La Cassazione ha stabilito che nell'ipotesi di isolamento dei condannati alla pena all'ergastolo, &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 72 c.p., una forma di trattamento penitenziario, anche se attenuato, deve sempre essere garantita (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#65" name="n65"&gt;65&lt;/a&gt;). In questo caso l'isolamento non è considerato una modalità di esecuzione della pena, ma è una sanzione penale, quindi al soggetto che la subisce deve essere garantita l'ordinaria vita di detenzione, compatibilmente con la suddetta sanzione (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#66" name="n66"&gt;66&lt;/a&gt;). Anche questo tipo di isolamento è caratterizzato dalla temporaneità, infatti, l'art. 72 c.p. prevede una durata massima di tre anni. A tale proposito, la Corte di Cassazione ha stabilito che tale limite massimo stabilito dalla legge, non può essere superato nell'ipotesi di cumulo di più reati che prevedono la pena dell'ergastolo. Ma se il soggetto, durante l'esecuzione del cumulo, commette un nuovo reato, nel caso che la condanna preveda un ulteriore periodo di isolamento diurno, nella nuova determinazione del cumulo non si tiene conto di quello eventualmente già sofferto, quindi è possibile il superamento, in concreto, del limite dei tre anni (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#67" name="n67"&gt;67&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;In riferimento al rapporto dell'isolamento diurno con i regimi particolari di detenzioni &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 14 &lt;i&gt;bis&lt;/i&gt; ed &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 41 &lt;i&gt;bis&lt;/i&gt;, la giurisprudenza di merito ha ritenuto applicabile una fungibilità fra i suddetti istituti. Infatti, nel caso concreto il soggetto era stato sottoposto al regime detentivo &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 90, molto simile a quello previsto nell'ipotesi di isolamento. Il soggetto nel corso della detenzione aveva intrapreso un percorso rieducativo che era sfociato nell'ammissione al lavoro all'esterno del detenuto. Quindi, la successiva condanna che comportava anche l'isolamento diurno era incompatibile con la misura del lavoro all'esterno. La Corte di Assise di Roma ha quindi dichiarato la fungibilità del periodo in cui il soggetto fu sottoposto al regime detentivo &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 90 con la sanzione dell'isolamento diurno (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#68" name="n68"&gt;68&lt;/a&gt;). Questa decisione è notevolmente importante per risolvere l'incompatibilità della sanzione dell'isolamento con le forme di trattamento penitenziario extramurarie.&lt;br /&gt;La Corte di Cassazione ha, al contrario, ribadito la diversità esistente fra l'istituto dell'isolamento diurno e quello della sospensione delle ordinarie regole di trattamento, previsto dall'art. 41 &lt;i&gt;bis&lt;/i&gt; o.p. escludendo che possa riconoscersi la fungibilita', ai sensi dell'art. 567 c.p.p., tra il periodo di custodia cautelare in cui sia stata fatta applicazione del citato art. 41 bis e la durata dell'isolamento diurno inflitto, con la definitiva sentenza di condanna alla pena dell'ergastolo (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#69" name="n69"&gt;69&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;L'incompatibilità dell'art. 72, 2º comma c.p. con l'art 27 della Costituzione è stata sollevata anche davanti alla Corte Costituzionale, che dichiarò la manifesta inammissibilità della questione su due profili:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;mera eventualità della questione, non spettando al rimettente l'eventuale revoca del lavoro esterno (sotto questo profilo solo il Magistrato di Sorveglianza avrebbe potuto adire la Corte); &lt;/li&gt;&lt;li&gt;difetto di motivazione sulla rilevanza (non c'è stata un'indagine tendente ad accertare se il detenuto fosse stato sottoposto al regime ex art. 90 abrogato l. 354/75 ovvero ex art. 14-bis Ord. Pen.). &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Riguardo alla possibilità di applicazione del principio di fungibilità tra il periodo che il soggetto ha trascorso in regime di massima sicurezza o di sorveglianza particolare e l'isolamento diurno la Corte non ha escluso che ciò possa avvenire, ma si è limitata a rilevare che nel caso in esame non vi era prova dell'assegnazione del soggetto ad un regime speciale di detenzione. Prova, che doveva essere acquisita dal soggetto mediante la richiesta di esibizione della sua cartella personale.&lt;br /&gt;La Corte ha riconosciuto l'incompatibilità fra l'isolamento diurno e il beneficio del lavoro all'esterno. Invece ha affermato che la condanna all'isolamento diurno non comporta una automatica perdita del beneficio della semilibertà, infatti, la sospensione o la revoca del beneficio deve essere valutata dal magistrato e dal tribunale di sorveglianza &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 51 &lt;i&gt;bis&lt;/i&gt; O.P. (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#70" name="n70"&gt;70&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;h2 id="h9"&gt;9. La disciplina dei trasferimenti&lt;/h2&gt;Il trasferimento ha costituto da sempre un mezzo, utilizzato dall'amministrazione penitenziaria, per allontanamento dall'istituto dei soggetti di difficile gestione. La prospettiva della riforma del 1975 era quella di fare del trasferimento un strumento utile per attuare l'assegnazione dei detenuti agli istituti appropriati per rispondere alle esigenze del trattamento.&lt;br /&gt;L'art. 42 O.P. stabilisce che "i trasferimenti possono essere disposti per gravi e comprovati motivi di sicurezza, per esigenze dell'istituto, per motivi di giustizia, di salute di studio e familiari". Alcuni di questi motivi, dovrebbe servire a soddisfare i particolari bisogni della personalità del soggetto, altri sono collegati a problemi di carattere organizzativo, come per esempio un eccesso di presenza di detenuti nell'istituto rispetto alla capienza dello stesso. Altri ancora, si riferiscono alla presenza nel carcere di soggetti particolarmente pericolosi, che l'istituto per la sua organizzazione o struttura non è in grado di controllare. Analizzando specificatamente i motivi dei trasferimenti, si nota che i "motivi di giustizia" riguardano il soddisfacimento di esigenze processuali. In questi casi si dispone il trasferimento provvisorio, dell'imputato o condannato, per dargli la possibilità di partecipare a procedimenti giudiziari che li riguardano.&lt;br /&gt;Una volta soddisfatte le esigenze giudiziari, il soggetto dovrebbe rientrare nell'istituto di provenienza. L'art. 85 reg. esec. (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#71" name="n71"&gt;71&lt;/a&gt;) dispone che il trasferimento per motivi di giustizia, relativo alla comparizione del soggetto alle udienze dibattimentali, è richiesto dall'autorità giudiziaria procedente alla direzione del carcere, che deve disporlo "senza indugio", informandone il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Il regolamento si preoccupa di prevedere anche il trasferimento per motivi di giustizia diversi dalla semplice comparizione del soggetto alle udienze dibattimentali, infatti, al 5º comma dell'art. 85 reg. esec. stabilisce che i trasferimenti per motivi di giustizia penale o civile, diversi da quelli su descritti, sono consentiti solo quando secondo l'autorità giudiziaria procedente sussistono gravi motivi che rendono inopportuno l'espletamento dell'attività giudiziaria nel luogo ove il detenuto è ristretto.&lt;br /&gt;Il trasferimento può essere disposto anche per esigenze organizzative dell'istituto, in questo caso non deve farsi alcun riferimento alla condotta del detenuto (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#72" name="n72"&gt;72&lt;/a&gt;). Invece, riguardo ai motivi di sicurezza secondo l'art. 42 O.P. devono essere "gravi e comprovati", questo richiamo alla gravità del motivo su indicato, non limita l'ampia discrezionalità di decisione dell'amministrazione penitenziaria. I motivi di sicurezza sono quelli più frequentemente usati per allontanare dall'istituto particolari individui, o gruppi di individui, che possono creare situazioni di disturbo, con ciò si deve far riferimento a quei soggetti refrattari al trattamento e pericolosi per gli altri detenuti. Nella provvedimento con cui si dispone il trasferimento per motivi di sicurezza, l'amministrazione penitenziaria deve menzionare esplicitamente il riferimento all'incapacità dell'istituto a gestire questi soggetti.&lt;br /&gt;Come si può osservare i motivi posti alla base del trasferimento per motivi di sicurezza possono essere diversi, dall'eccessivo sovraffollamento all'incapacità strutturale dell'istituto, questa indeterminatezza dei motivi ha fatto del trasferimento un utile strumento sanzionatorio per quei soggetti che non si uniformano alle regole interne del carcere.&lt;br /&gt;Come analizzeremo nei capitoli successi, la gestione dei detenuti pericolosi, ha causato diversi problemi, spesso tamponati dall'amministrazione penitenziari attraverso l'uso improprio dei trasferimenti. Inoltre, già in sede di discussione parlamentare della riforma del '75 si avanzarono emendamenti tendenti a dare un maggior controllo sui trasferimenti alla magistratura di sorveglianza, ma queste proposte furono accantonate in quanto vi era la convinzione che la gestione, e di conseguenza l'assegnazione dei soggetti, soprattutto dei detenuti pericolosi, doveva rimanere di esclusiva competenza del Ministro.&lt;br /&gt;Da un lato, l'amministrazione penitenziaria ha da sempre rivendicato la sua ampia discrezionalità in materia di assegnazione, trasferimento dei detenuti, soprattutto di quelli che destano problemi alla vita del carcere. Dall'atro la magistratura di sorveglianza, in quanto garante dei diritti dei detenuti, ha sostenuto l'importanza del suo controllo su queste decisioni.&lt;br /&gt;La competenza in materia di trasferimenti è del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, per gli spostamenti tra istituti situati in distretti diversi, mentre la competenza spetta al provveditore regionale, per gli spostamenti in istituti situati all'interno dello stesso distretto (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#73" name="n73"&gt;73&lt;/a&gt;). il trasferimento definitivo dei condannati e degli internati, deve essere comunicato, &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 85 reg. esec. 4º comma, al magistrato di sorveglianza. Da questa norma si può dedurre un generico obbligo di motivazione del provvedimento che dispone il trasferimento (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#74" name="n74"&gt;74&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Sull'operato dell'amministrazione penitenziaria non è previsto alcun controllo giurisdizionale. Questa carenza è stata fortemente criticata dalla dottrina (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#75" name="n75"&gt;75&lt;/a&gt;), in quanto il trasferimento del detenuto incide sul suo trattamento penitenziario, determinando in alcuni casi una regressione della risocializzazione.&lt;br /&gt;A questa problema ha cercato di porre rimedio l'art. 83 reg. esec. (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#76" name="n76"&gt;76&lt;/a&gt;), che al 9º comma stabilisce che quando si rendono necessari trasferimenti collettivi di detenuti non possono essere inclusi:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;i detenuti e gli internati per i quali sono in corso attività trattamentali, particolarmente in materia di lavoro, istruzione e formazione professionale o per i quali sia in corso procedura di sorveglianza per l'ammissione a misure alternative; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;i detenuti e gli internati nei cui confronti sono in corso trattamenti sanitari non agevolmente perseguibili in altra sede; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;le detenute con prole in istituto; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;gli imputati prima della sentenza di primo grado o gli appellanti quando sia già stata fissata udienza per la decisione dell'impugnazione. &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Nonostante questa previsione si deve affermare che gli abusi in materia di trasferimenti sono molti, infatti, spesso i detenuti vengo trasferiti per generici "motivi di opportunità", pregiudicando così tutta l'attività trattamentale iniziata nell'istituto di provenienza. È anche vero, che l'osservazione della personalità dei detenuti è dettagliatamente descritta nella sua cartella personale che dovrebbe sempre seguire il detenuto ovunque vada, ma i ritardi nella comunicazione delle informazioni fra gli istituti e fra gli uffici giudiziari, spesso, non impedisce che si verifichi la temuta regressione del trattamento.&lt;br /&gt;Sempre riguardo al controllo giudiziario esercitabile sull'operato dell'amministrazione penitenziaria in materia di trasferimenti, bisogna sottolineare lo sforzo della dottrina di ravvisare nell'intervento del magistrato di sorveglianza, &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 69, 5º comma O.P., uno strumento di contenimento. Ma a ciò si obietta che non è configurabile un diritto del detenuto ad essere assegnato o trasferito ad un determinato istituto, si può al massimo ravvisare un suo interesse giuridicamente tutelato, quindi un interesse legittimo (&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#77" name="n77"&gt;77&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;In conclusione, si può affermare che, in questi casi, le possibilità di tutela del detenuto, oltre al generico diritto di reclamo previsto all'art. 35 O.P., è il ricorso davanti al T.A.R., contro il provvedimento amministrativo che dispone il trasferimento, in quanto lesivo di un interesse legittimo. Anche se tale forma di tutela appare inidonea a porre rimedio tempestivamente agli eventuali abusi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h2&gt;Note&lt;/h2&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n1" name="1"&gt;1&lt;/a&gt;. I casi più eclatanti: le rivolte di Alessandria che si sono concluse con un bilancio di sette morti (di cui cinque ostaggi) e quattordici feriti; e quelle del carcere fiorentino delle Murate, un morto e numerosi feriti.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n2" name="2"&gt;2&lt;/a&gt;. G. Di Gennaio, R. Breda, G. La Greca, Ordinamento penitenziario e misure alternative alla detenzione, Giuffrè, Milano, 1997.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n3" name="3"&gt;3&lt;/a&gt;. L. 26 luglio 1975, n. 354 Art.1. (&lt;i&gt;Trattamento e rieducazione&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Negli istituti devono essere mantenuti l'ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili a fini giudiziari. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono considerati colpevoli sino alla condanna definitiva. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l'ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n4" name="4"&gt;4&lt;/a&gt;. Articolo 27 Costituzione.&lt;br /&gt;La responsabilità penale è personale.&lt;br /&gt;L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.&lt;br /&gt;Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.&lt;br /&gt;Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n5" name="5"&gt;5&lt;/a&gt;. L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 13, (&lt;i&gt;Individualizzazione del trattamento&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Il trattamento penitenziario deve rispondere ai particolari bisogni della personalità di ciascun soggetto. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nei confronti dei condannati e degli internati è predisposta l'osservazione scientifica della personalità per rilevare le carenze fisiopsichiche e le altre cause del disadattamento sociale. L'osservazione è compiuta all'inizio dell'esecuzione e proseguita nel corso di essa. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Per ciascun condannato e internato, in base ai risultati dell'osservazione, sono formulate indicazioni in merito al trattamento rieducativo da effettuare ed è compilato il relativo programma, che è integrato o modificato secondo le esigenze che si prospettano nel corso dell'esecuzione. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Le indicazioni generali e particolari del trattamento sono inserite, unitamente ai dati giudiziari, biografici e sanitari, nella cartella personale, nella quale sono successivamente annotati gli sviluppi del trattamento praticato e i suoi risultati. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Deve essere favorita la collaborazione dei condannati e degli internati alle attività di osservazione e di trattamento. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n6" name="6"&gt;6&lt;/a&gt;. In tal senso G. DI GENNAIO, R. BREDA, G. LA GRECA, &lt;i&gt;Ordinamento penitenziario e misure alternative alla detenzione&lt;/i&gt;, Giuffrè, Milano, 1997, pag, 5 e ss. - Volendo parlare di trattamento rieducativo, in ogni caso, occorre predisporre un'indagine sulle condizioni del soggetto che si vuole rieducare, finalizzata all'individuazione del trattamento più idoneo al caso. Non si tratta di un'osservazione tipica di un rapporto sussistente tra un paziente ed un medico, essa è finalizzata ad individuare un trattamento da fornire ad un soggetto specifico ovviando alla massificazione della popolazione penitenziaria. In tal senso A. BERNASCONI, &lt;i&gt;Commento all'art. 13 O.P.&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Ordinamento penitenziario, Commento articolo per articolo&lt;/i&gt;, a cura di V. Grevi, G. Giostra, F. Della Casa, Cedam, Padova, 2000, pag. 136 e ss. - Tra l'osservazione scientifica della personalità ed il trattamento penitenziario individualizzato, intercorre lo stesso rapporto che è riscontrabile tra la diagnosi effettuata in vista della terapia da prescrivere e da effettuare. Così che, proprio come durante lo svolgimento di una terapia è necessario verificare a mano a mano i risultati ottenuti. In tal senso M. CANEPA, S. MERLO, &lt;i&gt;Manuale di diritto penitenziario&lt;/i&gt;, Giuffrè, Milano, 2002, pag. 109.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n7" name="7"&gt;7&lt;/a&gt;. L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 4 (&lt;i&gt;Esercizio dei diritti dei detenuti e degli internati&lt;/i&gt;). I detenuti e gli internati esercitano personalmente i diritti loro derivanti dalla presente legge anche se si trovano in stato di interdizione legale.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n8" name="8"&gt;8&lt;/a&gt;. Una moderna gestione penitenziaria si esprime attraverso un concreto riconoscimento della facoltà di esercitare i propri diritti. L'ordinamento penitenziario, infatti, predispone idonei strumenti di tutela, onde evitare che le enunciazioni di diritto, rimangano tali e non trovino alcuna applicazione tangibile. Occorre quindi, innanzi tutto, individuare questi diritti, anche alla luce delle disposizioni costituzionali, ed evidenziare la possibilità concessa ai detenuti ed internati di esercitare personalmente i diritti previsti dalle leggi ordinarie. In tal senso, M. CANEPA, S. MERLO, &lt;i&gt;Manuale di diritto penitenziario&lt;/i&gt;, Giuffrè, Milano, 2002, pag. 133 e ss.; DI RONZA, &lt;i&gt;Manuale di diritto dell'esecuzione&lt;/i&gt;, Padova, 1995, pag. 22.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n9" name="9"&gt;9&lt;/a&gt;. L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 17 (&lt;i&gt;Partecipazione della comunità esterna all'azione rieducativa&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;La finalità del reinserimento sociale dei condannati e degli internati deve essere perseguita anche sollecitando ed organizzando la partecipazione di privati e di istituzioni o associazioni pubbliche o private all'azione rieducativa. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Sono ammessi a frequentare gli istituti penitenziari con l'autorizzazione e secondo le direttive del magistrato di sorveglianza, su parere favorevole del direttore, tutti coloro che avendo concreto interesse per l'opera di risocializzazione dei detenuti dimostrino di potere utilmente promuovere lo sviluppo dei contatti tra la comunità carceraria e la società libera. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Le persone indicate nel comma precedente operano sotto il controllo del direttore. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n10" name="10"&gt;10&lt;/a&gt;. Vedi Capo II, Titolo II della legge 354/75.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n11" name="11"&gt;11&lt;/a&gt;. D.P.R. 29 Aprile 1976 n. 431, art. 1. (Interventi di trattamento).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Il trattamento degli imputati sottoposti a misure privative della libertà consiste nell'offerta di interventi diretti a sostenere i loro interessi umani, culturali e professionali. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il trattamento rieducativo dei condannati e degli internati è diretto, inoltre, a promuovere un processo di modificazione delle condizioni e degli atteggiamenti personali, nonché delle relazioni familiari e sociali che sono di ostacolo a una costruttiva partecipazione sociale. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;Quest'articolo è stato sostituito dall'art. 1 D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230, con identica formulazione, aggiungendo solo il 3º comma che recita: "Le disposizioni del presente regolamento che fanno riferimento all'imputato si estendono, in quanto compatibili, alla persona sottoposta alle indagini".&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n12" name="12"&gt;12&lt;/a&gt;. Cassazione sezione I, 24.3.1982, Balido, in &lt;i&gt;Rassegna penitenziaria e criminologia&lt;/i&gt; 1983, pp 872. Cassazione sezione I 29.3.1985, La Rosa, in &lt;i&gt;Cassazione penale&lt;/i&gt; 1986, pp. 1178.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n13" name="13"&gt;13&lt;/a&gt;. Queste regole per l'assegnazione dei detenuti erano state affermate anche all'art. 63 reg. min. ONU in si afferma l'opportunità di realizzare un sistema elastico di classificazione dei detenuti in gruppi, tesi a favorire l'individualizzazione del trattamento, nonché a contenere il numero dei detenuti rinchiusi negli stabilimenti.&lt;br /&gt;Inoltre, all'art. 12 reg. min. eur. stabilisce che: "la classificazione o riclassificazione dei detenuti deve avere la finalità:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;di separare dagli altri quei detenuti che, in ragione dei loro precedenti penali o per la loro personalità, hanno interesse a beneficiare di tale separazione o che possono esercitare una influenza negativa sugli altri; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;di assegnare i detenuti in modo da facilitare il loro trattamento ed il loro reinserimento sociale tenendo conto delle esigenze dell'amministrazione e della sicurezza." &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n14" name="14"&gt;14&lt;/a&gt;. Art. 32 D.P.R. 29 Aprile 1976, n. 431 (&lt;i&gt;Assegnazione e raggruppamento per motivi cautelari&lt;/i&gt;). I detenuti e gli internati che abbiano un comportamento che richiede particolari cautele, anche per la tutela dei compagni da possibili aggressioni e sopraffazioni, sono assegnati ad appositi istituti o sezioni dove sia più agevole adottare le suddette cautele.&lt;br /&gt;Quest'articolo è stato sostituito dall'art. 32 D.P.R. 30 Giugno 2000 n. 230. (Assegnazione e raggruppamento per motivi cautelari).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;I detenuti e gli internati, che abbiano un comportamento che richiede particolari cautele, anche per la tutela dei compagni da possibili aggressioni o sopraffazioni, sono assegnati ad appositi istituti o sezioni dove sia più agevole adottare le suddette cautele. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;La permanenza dei motivi cautelari viene verificata semestralmente. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Si cura, inoltre, la collocazione più idonea di quei detenuti ed internati per i quali si possano temere aggressioni o sopraffazioni da parte dei compagni. Sono anche utilizzate apposite sezioni a tal fine, ma la assegnazione presso le stesse deve essere frequentemente riesaminata nei confronti delle singole persone per verificare il permanere delle ragioni della separazione delle stesse dalla comunità. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n15" name="15"&gt;15&lt;/a&gt;. Il termine temporale di verifica delle esigenze cautelari per l'assegnazione dei detenuti costituisci una novità, rispetto al precedente art. 32 del D.P.R. 29 Aprile 1976, n. 431.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n16" name="16"&gt;16&lt;/a&gt;. Articolo introdotto nell'ordinamento penitenziario dall'art. 3 della legge 10 ottobre 1986, n. 663.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n17" name="17"&gt;17&lt;/a&gt;. In materia di corrispondenze epistolare le disposizioni dell'art. 18 e quelle dell'art. 14 &lt;i&gt;quater&lt;/i&gt; O.P. sono sostituite dalle disposizioni dell'art. 18 &lt;i&gt;ter&lt;/i&gt; O.P. introdotto dalla l. 8 aprile 2004, n. 95.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n18" name="18"&gt;18&lt;/a&gt;. D.P.R. 29 Aprile 1976, n. 431, art. 37 (&lt;i&gt;Corrispondenza epistolare e telegrafica&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;I detenuti e gli internati sono ammessi a inviare e a ricevere corrispondenza epistolare e telegrafica. La direzione può consentire la ricezione di fax. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Al fine di consentire la corrispondenza, l'Amministrazione fornisce gratuitamente ai detenuti e agli internati, che non possono provvedervi a loro spese, settimanalmente, l'occorrente per scrivere una lettera e l'affrancatura ordinaria. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Presso lo spaccio dell'istituto devono essere sempre disponibili, per l'acquisto, gli oggetti di cancelleria necessari per la corrispondenza. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Sulla busta della corrispondenza epistolare in partenza il detenuto o l'internato deve apporre il proprio nome e cognome. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;La corrispondenza in busta chiusa, in arrivo o in partenza, è sottoposta a ispezione al fine di rilevare l'eventuale presenza di valori o altri oggetti non consentiti. L'ispezione deve avvenire con modalità tali da garantire l'assenza di controlli sullo scritto. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;La direzione, quando vi sia sospetto che nella corrispondenza epistolare, in arrivo o in partenza, siano inseriti contenuti che costituiscono elementi di reato o che possono determinare pericolo per l'ordine e la sicurezza, trattiene la missiva, facendone immediata segnalazione, per i provvedimenti del caso, al magistrato di sorveglianza, o, se trattasi di imputato sino alla pronuncia della sentenza di primo grado, all'autorità giudiziaria che procede. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;La corrispondenza epistolare, sottoposta a visto di controllo su segnalazione o d'ufficio, è inoltrata o trattenuta su decisione del magistrato di sorveglianza o dell'autorità giudiziaria che procede. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Le disposizioni di cui ai commi 6 e 7, si applicano anche ai telegrammi e ai fax in arrivo. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Ove la direzione ritenga che un telegramma in partenza non debba essere inoltrato per i motivi di cui al comma 6, ne informa il magistrato di sorveglianza o l'autorità giudiziaria procedente, che decide se si debba o meno provvedere all'inoltro. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il detenuto o l'internato viene immediatamente informato che la corrispondenza è stata trattenuta. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;Quest'articolo è stato sostituito dall'art. 38 D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230, con la stessa formulazione, aggiungendo solo un ultimo comma:&lt;br /&gt;&lt;ol start="11"&gt;&lt;li&gt;Non può essere sottoposta a visto di controllo la corrispondenza epistolare dei detenuti e degli internati indirizzata ad organismi internazionali amministrativi o giudiziari, preposti alla tutela dei diritti dell'uomo, di cui l'Italia fa parte. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n19" name="19"&gt;19&lt;/a&gt;. R. Alessandri, G. Catelani, &lt;i&gt;il codice penitenziario&lt;/i&gt;, IV ed., Roma, 1992.&lt;br /&gt;Cassazione 22/5/87, Rapisarda, in &lt;i&gt;Giustizia italiana&lt;/i&gt;, 1988.&lt;br /&gt;Cassazione 5/12/91, Vallanzasca, &lt;i&gt;Cassazione penale&lt;/i&gt;, 1993.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n20" name="20"&gt;20&lt;/a&gt;. Corte Costituzionale, sentenza 366/91.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n21" name="21"&gt;21&lt;/a&gt;. Corte Europea dei Diritti dell'Uomo 15/11/1996, Diana c. Italia.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n22" name="22"&gt;22&lt;/a&gt;. Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, 23/2/93, Messina c. Italia, in &lt;i&gt;Cassazione penale&lt;/i&gt;, 1994.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n23" name="23"&gt;23&lt;/a&gt;. Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, 26/7/2001, Di Giovine c. Italia.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n24" name="24"&gt;24&lt;/a&gt;. Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, 6/7/2004, Madonia c. Italia.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n25" name="25"&gt;25&lt;/a&gt;. D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230, art. 2. (&lt;i&gt;Sicurezza e rispetto delle regole&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;L'ordine e la disciplina negli istituti penitenziari garantiscono la sicurezza che costituisce la condizione per la realizzazione delle finalità del trattamento dei detenuti e degli internati. Il direttore dell'istituto assicura il mantenimento della sicurezza e del rispetto delle regole avvalendosi del personale penitenziario secondo le rispettive competenze. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il servizio di sicurezza e custodia negli istituti penitenziari diversi dalle case mandamentali è affidato agli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria, che esercitano le loro attribuzioni in conformità delle leggi e dei regolamenti vigenti. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;Quest'articolo ha sostituito l'art. 2 D.P.R. 29 Aprile 1976, n. 431, senza apportare modificazioni.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n26" name="26"&gt;26&lt;/a&gt;. L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 34, (&lt;i&gt;Perquisizione personale&lt;/i&gt;). I detenuti e gli internati possono essere sottoposti a perquisizione personale per motivi di sicurezza.&lt;br /&gt;La perquisizione personale deve essere effettuata nel pieno rispetto della personalità.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n27" name="27"&gt;27&lt;/a&gt;. L. 10 ottobre 1986, n. 663.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n28" name="28"&gt;28&lt;/a&gt;. Regolamento Rocco del 1931, capo IX art. 147 e ss.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n29" name="29"&gt;29&lt;/a&gt;. E.LOI e N. MAZZACUVA, &lt;i&gt;Il sistema disciplinare nel nuovo ordinamento penitenziario&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Il carcere riformato&lt;/i&gt;, a cura di F. BRICOLA, Bologna, Il Mulino, 1977, pp. 63&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n30" name="30"&gt;30&lt;/a&gt;. G. Neppi Modona, &lt;i&gt;Vecchio e nuovo nella riforma dell'ordinamento penitenziario&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Carcere e società&lt;/i&gt;, a cura di M. Cappelletto, A. Lombroso, Venezia, Marsilio, 1976, pp. 64.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n31" name="31"&gt;31&lt;/a&gt;. Le sanzioni disciplinari nel regolamento penitenziario del 1931, potevano consistere: in una semplice ammonizione verbale; ma anche la cella con letto ordinario o la cella a pane e acqua e pancaccio graduata a seconda dell'infrazione commessa. Nel caso di persistenza della cattiva condotta, il detenuto era trasferito in una casa di punizione. La cintura di sicurezza era usata solo in casi eccezionali, ovvero per impedire che i detenuti provochino danno materiale a stessi e agli altri. La durata di quest'ultima sanzione era stabilita dal direttore, sentito il medico dell'istituto.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n32" name="32"&gt;32&lt;/a&gt;. L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 37, (&lt;i&gt;Ricompense&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Le ricompense costituiscono il riconoscimento del senso di responsabilità dimostrato nella condotta personale e nelle attività organizzate negli istituti. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Le ricompense e gli organi competenti a concederle sono previsti dal regolamento. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n33" name="33"&gt;33&lt;/a&gt;. G. Catelani, &lt;i&gt;Il codice penitenziario&lt;/i&gt;, 2001.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n34" name="34"&gt;34&lt;/a&gt;. A. Presutti, &lt;i&gt;Profili premiali dell'ordinamento penitenziario&lt;/i&gt;, Milano, 1986&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n35" name="35"&gt;35&lt;/a&gt;. G. Nespoli, &lt;i&gt;Potere disciplinare e ordinamento penitenziario&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Rassegna studi penitenziari&lt;/i&gt;, 1977, fasc. 6, pp. 703.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n36" name="36"&gt;36&lt;/a&gt;. E. LOI e N. MAZZACUVA, &lt;i&gt;Il sistema disciplinare nel nuovo ordinamento penitenziario&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Il carcere riformato&lt;/i&gt;, a cura di F. BRICOLA, Bologna, Il Mulino, 1977, pp. 63.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n37" name="37"&gt;37&lt;/a&gt;. L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 41, (&lt;i&gt;Impiego della forza fisica e uso dei mezzi di coercizione&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Non è consentito l'impiego della forza fisica nei confronti dei detenuti e degli internati se non sia indispensabile per prevenire o impedire atti di violenza, per impedire tentativi di evasione o per vincere la resistenza, anche passiva, all'esecuzione degli ordini impartiti. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il personale che, per qualsiasi motivo, abbia fatto uso della forza fisica nei confronti dei detenuti o degli internati, deve immediatamente riferirne al direttore dell'istituto il quale dispone, senza indugio, accertamenti sanitari e procede alle altre indagini del caso. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Non può essere usato alcun mezzo di coercizione fisica che non sia espressamente previsto dal regolamento e, comunque, non vi si può far ricorso a fini disciplinari ma solo al fine di evitare danni a persone o cose o di garantire la incolumità dello stesso soggetto. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;L'uso deve essere limitato al tempo strettamente necessario e deve essere costantemente controllato dal sanitario. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Gli agenti in servizio nell'interno degli istituti non possono portare armi se non nei casi eccezionali in cui ciò venga ordinato dal direttore. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n38" name="38"&gt;38&lt;/a&gt;. L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 42, (Trasferimenti).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;I trasferimenti sono disposti per gravi e comprovati motivi di sicurezza, per esigenze dell'istituto, per motivi di giustizia, di salute, di studio e familiari. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza delle famiglie. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;I detenuti e gli internati debbono essere trasferiti con il bagaglio personale e con almeno parte del loro peculio. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n39" name="39"&gt;39&lt;/a&gt;. D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230, art. 77, (Infrazioni disciplinari e sanzioni).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Le sanzioni disciplinari sono inflitte ai detenuti e agli internati che si siano resi responsabili di: &lt;ol&gt;&lt;li&gt;negligenza nella pulizia e nell'ordine della persona o della camera; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;abbandono ingiustificato del posto assegnato; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;volontario inadempimento di obblighi lavorativi; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;atteggiamenti e comportamenti molesti nei confronti della comunità; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;giochi o altre attività non consentite dal regolamento interno; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;simulazione di malattia; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;traffico di beni di cui è consentito il possesso; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;possesso o traffico di oggetti non consentiti o di denaro; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;comunicazioni fraudolente con l'esterno o all'interno nei casi indicati nei numeri 2) e 3) del primo comma dell'articolo 33 della legge; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;atti osceni o contrari alla pubblica decenza; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;intimidazione di compagni o sopraffazioni nei confronti dei medesimi; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;falsificazione di documenti provenienti dall'Amministrazione affidati alla custodia del detenuto o dell'internato; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;appropriazione o danneggiamento di beni dell'Amministrazione; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;possesso o traffico di strumenti atti ad offendere; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;atteggiamento offensivo nei confronti degli operatori penitenziari o di altre persone che accedono nell'istituto per ragioni del loro ufficio o per visita; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;inosservanza di ordini o prescrizioni o ingiustificato ritardo nell'esecuzione di essi; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;ritardi ingiustificati nel rientro previsti dagli articoli 30, 30 ter, 51, 52 e 53 della legge; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;partecipazione a disordini o a sommosse; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;promozione di disordini o di sommosse; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;evasione; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;fatti previsti dalla legge come reato, commessi in danno di compagni, di operatori penitenziari o di visitatori. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Le sanzioni disciplinari sono inflitte anche nell'ipotesi di tentativo delle infrazioni sopra elencate. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;La sanzione dell'esclusione dalle attività in comune non può essere inflitta per le infrazioni previste nei numeri da 1) a 8) del comma 1, salvo che l'infrazione sia stata commessa nel termine di tre mesi dalla commissione di una precedente infrazione della stessa natura. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Delle sanzioni inflitte all'imputato è data notizia all'autorità giudiziaria che procede. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n40" name="40"&gt;40&lt;/a&gt;. A. Presutti, &lt;i&gt;Profili premiali dell'ordinamento penitenziario&lt;/i&gt;, Milano 1986&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n41" name="41"&gt;41&lt;/a&gt;. Queste condotte possono anche integrare la fattispecie del reato dell'evasione &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 385 c.p.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n42" name="42"&gt;42&lt;/a&gt;. E. Loi e N. Mazzacuva, &lt;i&gt;Il sistema disciplinare nel nuovo ordinamento penitenziario&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Il carcere riformato&lt;/i&gt;, a cura di F. BRICOLA, Bologna, Il Mulino, 1977, pp. 63. G. Nespoli, &lt;i&gt;Potere disciplinare e ordinamento penitenziario&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Rassegna studi penitenziari&lt;/i&gt;, 1977, fasc. 6, pp. 703.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n43" name="43"&gt;43&lt;/a&gt;. D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230, art. 79, (Procedimento penale e provvedimenti disciplinari).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Il giudizio disciplinare dinanzi al consiglio di disciplina può essere sospeso allorché, per lo stesso fatto, vi è informativa di reato alla autorità giudiziaria. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;In tal caso la direzione avrà cura di richiedere periodicamente l'esito del procedimento penale. I definitivi provvedimenti disciplinari sono emessi al termine del procedimento medesimo. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;Quest'articolo ha modificato l'art. 74 D.P.R. 29 aprile 1976, n. 431, (Procedimento penale e provvedimenti disciplinari). Quando il giudizio disciplinare deve essere sospeso ai sensi dell'art. 3 del codice di procedura penale, i definitivi provvedimenti disciplinari sono emessi dall'esito del procedimento penale.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n44" name="44"&gt;44&lt;/a&gt;. L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 40, (Autorità competente a deliberare le sanzioni). Le sanzioni del richiamo e della ammonizione sono deliberate dal direttore.&lt;br /&gt;Le altre sanzioni sono deliberate dal consiglio di disciplina composto dal direttore o, in caso di suo legittimo impedimento, dall'impiegato più elevato in grado, con funzioni di presidente, dal sanitario e dall'educatore.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n45" name="45"&gt;45&lt;/a&gt;. Borsini, in Legislazione giustizia, 1988.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n46" name="46"&gt;46&lt;/a&gt;. S. Bellomia, &lt;i&gt;Ordinamento penitenziario&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Enciclopedia del diritto&lt;/i&gt; XXX, pp. 919.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n47" name="47"&gt;47&lt;/a&gt;. M. Ferraioli, &lt;i&gt;Il sistema disciplinare: ricompense e punizioni&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Diritti dei detenuti e trattamento penitenziario&lt;/i&gt;, a cura di V. Grevi, Bologna, Zanichelli, 1981, pp. 222. E. Fassone, &lt;i&gt;La pena detentiva in Italia dall'800 alla riforma penitenziaria&lt;/i&gt;, Bologna, Il Mulino,1982.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n48" name="48"&gt;48&lt;/a&gt;. Art. 73 D.P.R. 29 aprile 1976, n.431, (&lt;i&gt;Provvedimenti disciplinari in via cautelare&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;In caso di assoluta urgenza determinata dalla necessità di prevenire danni a persone o cose, nonché l'insorgenza o la diffusione di disordini o in presenza di fatti di particolare gravità per la sicurezza e l'ordine dell'istituto, il direttore può disporre, in via cautelare, che il detenuto o l'internato, che abbia commesso un'infrazione sanzionabile con l'esclusione dall'attività in comune, permanga in camera individuale, in attesa della convocazione del consiglio di disciplina. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Subito dopo l'adozione del provvedimento cautelare, il sanitario visita il soggetto e rilascia la certificazione preveduta dal penultimo comma dell'art. 39 della legge. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il direttore convoca al più presto il consiglio di disciplina per l'inizio del procedimento disciplinare. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;La durata della misura cautelare non può comunque eccedere i dieci giorni. Il tempo trascorso in misura cautelare si detrae dalla durata della sanzione eventualmente applicata. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;Quest'articolo è stato sostituito dall'art. 78 D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230. D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230, (Provvedimenti disciplinari in via cautelare).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;In caso di assoluta urgenza, determinata dalla necessità di prevenire danni a persone o a cose, nonché l'insorgenza o la diffusione di disordini o in presenza di fatti di particolare gravità per la sicurezza e l'ordine dell'istituto, il direttore può disporre, in via cautelare, con provvedimento motivato, che il detenuto o l'internato, che abbia commesso una infrazione sanzionabile con la esclusione dalle attività in comune, permanga in una camera individuale, in attesa della convocazione del consiglio di disciplina. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Subito dopo l'adozione del provvedimento cautelare, il sanitario visita il soggetto e rilascia la certificazione prevista dal secondo comma dell'articolo 39 della legge. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il direttore attiva e svolge al più presto il procedimento disciplinare, applicando il disposto dei commi 2 e seguenti dell'articolo 81. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;4. La durata della misura cautelare non può comunque eccedere i dieci giorni. Il tempo trascorso in misura cautelare si detrae dalla durata della sanzione eventualmente applicata. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n49" name="49"&gt;49&lt;/a&gt;. M. G. Copetta, &lt;i&gt;Commento all'art. 38 ordinamento penitenziario&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Ordinamento penitenziario, Commento articolo per articolo&lt;/i&gt;, a cura di V Grevi, G. Giostra, F. Della Casa, Cedam, Padova, 2000.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n50" name="50"&gt;50&lt;/a&gt;. L'art. 77 D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230, sostituisce l'art. 72 D.P.R. 29 aprile 1976, n. 431.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n51" name="51"&gt;51&lt;/a&gt;. Di Gennaio G., Breda R., La Greca G., Ordinamento penitenziario e misure alternative alla detenzione, Giuffrè, Milano, 1997; M. G. Copetta,&lt;i&gt;Commento all'art. 38 ordinamento penitenziario&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Ordinamento penitenziario, Commento articolo per articolo&lt;/i&gt;, a cura di V Grevi, G. Giostra, F. Della Casa, Cedam, Padova, 2000; E. Fassone, T. Basilio, G. Tuccillo, &lt;i&gt;La riforma penitenziaria&lt;/i&gt;, Napoli, Jovene, 1987.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n52" name="52"&gt;52&lt;/a&gt;. Cassazione 15/12/1995, Sorrentino, in &lt;i&gt;Cassazone penale&lt;/i&gt;, 1997.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n53" name="53"&gt;53&lt;/a&gt;. Cassazione 17/10/1988, Adamo, in &lt;i&gt;Cassazione penale&lt;/i&gt;, 1990; Cassazione 2/6/1992, in &lt;i&gt;Rassegna penitenziaria&lt;/i&gt;, 1993; Cassazione, Molinari, in &lt;i&gt;Cassazione penale&lt;/i&gt;, 1996; Cassazione 3/5/96, Armenio, in &lt;i&gt;Cassazione penale&lt;/i&gt;, 1997; Cassazione 28/4/1997, Bucinca, &lt;i&gt;Cassazione penale&lt;/i&gt;, 1998.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n54" name="54"&gt;54&lt;/a&gt;. Mag. Sorv. Alessandria, 15/9/1995, Carta, &lt;i&gt;Cassazione penale&lt;/i&gt;, 1996.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n55" name="55"&gt;55&lt;/a&gt;. V. Grevi, &lt;i&gt;Diritti dei detenuti e trattamento penitenziario a cinque anni dalla riforma&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Diritti dei detenuti e trattamento penitenziario&lt;/i&gt;, a cura di V. Grevi, Bologna, Zanichelli, 1981.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n56" name="56"&gt;56&lt;/a&gt;. F. C. Palazzo, &lt;i&gt;La recente legislazione penale&lt;/i&gt;, Padova, Cedam, 1982.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n57" name="57"&gt;57&lt;/a&gt;. G. Di Gennaro, R. BREDA, G. LA GRECA, &lt;i&gt;Ordinamento penitenziario e misure alternative alla detenzione&lt;/i&gt;, Giuffrè, Milano, 1997.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n58" name="58"&gt;58&lt;/a&gt;. D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230, art. 73, (Isolamento).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;L'isolamento continuo per ragioni sanitarie è prescritto dal medico nei casi di malattia contagiosa. Esso è eseguito, secondo le circostanze, in appositi locali dell'infermeria o in un reparto clinico. Durante l'isolamento, speciale cura è dedicata dal personale all'infermo anche per sostenerlo moralmente. L'isolamento deve cessare non appena sia venuto meno lo stato contagioso. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;L'isolamento continuo durante l'esecuzione della sanzione della esclusione dalle attività in comune è eseguito in una camera ordinaria, a meno che il comportamento del detenuto o dell'internato sia tale da arrecare disturbo o da costituire pregiudizio per l'ordine e la disciplina. Anche in tal caso, l'isolamento si esegue in locali con le caratteristiche di cui all'articolo 6 della legge. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Ai detenuti e gli internati, nel periodo di esclusione dalle attività in comune di cui al comma 2, è precluso di comunicare con i compagni. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;L'isolamento diurno nei confronti dei condannati all'ergastolo non esclude l'ammissione degli stessi alle attività lavorative, nonché di istruzione e formazione diverse dai normali corsi scolastici, ed alle funzioni religiose. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Sono assicurati il vitto ordinario e la normale disponibilità di acqua. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Le condizioni delle persone sottoposte ad indagini preliminari che sono in isolamento non devono differire da quelle degli altri detenuti, salvo le limitazioni disposte dall'autorità giudiziaria che procede. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;La situazione di isolamento dei detenuti e degli internati deve essere oggetto di particolare attenzione, con adeguati controlli giornalieri nel luogo di isolamento, da parte sia di un medico sia di un componente del gruppo di osservazione e trattamento, e con vigilanza continuativa ed adeguata da parte del personale del Corpo di polizia penitenziaria. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Non possono essere utilizzate sezioni o reparti di isolamento per casi diversi da quelli previsti per legge. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;Quest'articolo ha sostituito l'art. 68 D.P.R. 29 aprile 1976, n. 431, (Isolamento).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;L'isolamento continuo per ragioni sanitarie è prescritto dal medico nei casi di malattia contagiosa. Esso è eseguito, secondo le circostanze, in appositi locali dell'infermeria o in un reparto clinico. Durante l'isolamento, speciale cura è dedicata dal personale all'infermo anche per sostenerlo moralmente. L'isolamento deve cessare non appena sia venuto meno lo stato contagioso. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;L'isolamento continuo durante l'esecuzione della sanzione della esclusione dalle attività in comune è eseguito in una camera ordinaria, a meno che il comportamento del detenuto o dell'internato sia tale da arrecare disturbo o da costituire pregiudizio per l'ordine e la disciplina. In tal caso, l'isolamento si esegue, presso un'apposita sezione, in una camera che deve avere le caratteristiche indicate all'articolo 6 della legge e che comunque, in mancanza di una o più di queste caratteristiche, deve essere igienicamente idonea, dotata di letto, materasso cuscino e delle coperte necessarie, nonché di tavolo e sgabello. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Ai detenuti e gli internati, nel periodo di esclusione dalle attività in comune, è precluso di comunicare con i compagni né avere corrispondenza telefonica o colloqui; ad essi è consentito tenere soltanto quotidiani, periodici e libri. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il colloquio con i familiari o i conviventi è consentito quando ricorrono circostanze eccezionali. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Sono assicurati il vitto ordinario e la normale disponibilità di acqua. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Le condizioni degli imputati durante l'istruttoria e degli arresti nel procedimento di prevenzione, che sono in isolamento,non devono differire da quelle degli altri detenuti, salvo le limitazioni disposte dall'autorità giudiziaria che procede. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n59" name="59"&gt;59&lt;/a&gt;. G. Di Gennaro, R. BREDA, G. LA GRECA, &lt;i&gt;Ordinamento penitenziario e misure alternative alla detenzione&lt;/i&gt;, Giuffrè, Milano, 1997.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n60" name="60"&gt;60&lt;/a&gt;. Corte costituzionale sentenza 212/97.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n61" name="61"&gt;61&lt;/a&gt;. Canepa, Merlo, Manuale diritto penitenziario, 1996.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n62" name="62"&gt;62&lt;/a&gt;. G. Di Gennaro, R. BREDA, G. LA GRECA, &lt;i&gt;Ordinamento penitenziario e misure alternative alla detenzione&lt;/i&gt;, Giuffrè, Milano, 1997.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n63" name="63"&gt;63&lt;/a&gt;. Fassone, Rivista italiana di diritto e procedura penale, 1984.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n64" name="64"&gt;64&lt;/a&gt;. Cassazione 28/2/1980, in &lt;i&gt;Cassazione penale&lt;/i&gt;, 1982.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n65" name="65"&gt;65&lt;/a&gt;. Cassazione penale sez. I, Natoli, 21 marzo 2000, n. 2116.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n66" name="66"&gt;66&lt;/a&gt;. Cassazione penale, sez. VI, Magni, 16 gennaio 1985, &lt;i&gt;Giustizia penale&lt;/i&gt;, 1986.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n67" name="67"&gt;67&lt;/a&gt;. Cassazione penale sez. I, Riina, 5 dicembre 2000, n. 4381.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n68" name="68"&gt;68&lt;/a&gt;. Corte di Assise di Roma, &lt;a href="http://www.diritto.it/" target="_blank"&gt;ordinanza 14/5/2001&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n69" name="69"&gt;69&lt;/a&gt;. Cassazione penale sez. I, Paolello, 28 gennaio 2000, n. 613.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n70" name="70"&gt;70&lt;/a&gt;. Corte Costituzionale ordinanza n. 237/99.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n71" name="71"&gt;71&lt;/a&gt;. D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230, art. 85, (Autorità che dispongono i trasferimenti tra istituti o le traduzioni).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria dispone i trasferimenti tra istituti di diversi provveditorati ovvero quelli ad esso riservati dalla normativa vigente. I trasferimenti tra istituti dello stesso provveditorato sono disposti dal provveditore regionale. I trasferimenti degli imputati per motivi diversi da quelli di giustizia sono disposti previo nulla osta della autorità giudiziaria che procede. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Quando, sussistendo gravi e comprovati motivi di sicurezza, occorre trasferire gli imputati, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dopo aver chiesto il nulla osta all'autorità giudiziaria che procede precisandone i motivi, la durata e la sede di destinazione, può dare anticipata esecuzione al trasferimento, che, comunque, deve essere convalidato dall'autorità giudiziaria procedente. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;I trasferimenti o le traduzioni per la comparizione degli imputati alle udienze dibattimentali sono richiesti dall'autorità giudiziaria alle direzioni degli istituti, che vi provvedono senza indugio, informandone il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. La stessa disposizione si applica ai trasferimenti e alle traduzioni per la comparizione davanti ai tribunali di sorveglianza. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;La direzione dell'istituto comunica senza indugio al magistrato di sorveglianza ogni trasferimento definitivo di un detenuto o internato. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;I trasferimenti o le traduzioni per motivi di giustizia penale diversi da quelli indicati dal comma 3 ed i trasferimenti o le traduzioni per motivi di giustizia civile sono consentiti solo quando, a giudizio dell'autorità giudiziaria competente, gravi motivi rendono inopportuno il compimento dell'attività da espletare nel luogo dove il detenuto è ristretto. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Soddisfatte le esigenze giudiziarie, il soggetto viene restituito all'istituto di provenienza. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nei casi di assoluta urgenza, determinata da motivi di salute, il direttore provvede direttamente al trasferimento, informandone immediatamente l'autorità competente. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il trasferimento dei condannati o degli internati è comunicato all'organo del pubblico ministero competente per la esecuzione. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;L'assegnazione prevista dal secondo comma dell'articolo 28 è disposta dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;Quest'articolo ha sostituito l'art. 80 D.P.R. 29 Aprile 1976, n. 431, (Autorità che dispongono i trasferimenti tra istituti o le traduzioni).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;I trasferimenti tra istituti dello stesso distretto sono disposti dall'ispettore distrettuale, il quale ne informa immediatamente il Ministro, ad eccezione di quelli preveduti dal comma 5 dell'art. 14 &lt;i&gt;quater&lt;/i&gt; della legge e del comma 9 dell'art. 32 &lt;i&gt;bis&lt;/i&gt; del presente regolamento, i quali sono disposti dal Ministro. I trasferimenti degli imputati per motivi diversi da quelli di giustizia sono disposti previo nulla osta dell'autorità giudiziaria che procede. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Quando, sussistendo gravi e comprovati motivi di sicurezza, occorre trasferire gli imputati, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dopo aver chiesto il nulla osta all'autorità giudiziaria che procede precisandone i motivi, la durata e la sede di destinazione, può dare anticipata esecuzione al trasferimento, che, comunque, deve essere convalidato dall'autorità giudiziaria procedente. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;I trasferimenti o le traduzioni per la comparizione degli imputati alle udienze dibattimentali sono richiesti dall'autorità giudiziaria alle direzioni degli istituti, che vi provvedono senza indugio, informandone il Ministro. La stessa disposizione si applica ai trasferimenti e alle traduzioni per la comparizione davanti ai tribunali di sorveglianza. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;La direzione dell'istituto comunica senza indugio al magistrato di sorveglianza ogni trasferimento definitivo di un detenuto o internato. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;I trasferimenti o le traduzioni per motivi di giustizia penale diversi da quelli indicati dal comma 3 ed i trasferimenti o le traduzioni per motivi di giustizia civile sono consentiti solo quando, a giudizio dell'autorità giudiziaria competente, gravi motivi rendono inopportuno il compimento dell'attività da espletare nel luogo dove il detenuto è ristretto. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Soddisfatte le esigenze giudiziarie, il soggetto viene restituito all'istituto di provenienza. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nei casi di assoluta urgenza, determinata da motivi di salute, il direttore provvede direttamente al trasferimento, informandone immediatamente l'autorità competente. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il trasferimento dei condannati o degli internati è comunicato all'organo del pubblico ministero competente per la esecuzione. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;L'assegnazione prevista dal secondo comma dell'articolo 28 è disposta dal Ministro. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n72" name="72"&gt;72&lt;/a&gt;. G. Zappa &lt;i&gt;Trasferimenti dei detenuti e poteri del Magistrato di Sorveglianza&lt;/i&gt;, in Rassegna di studi penitenziari, 1982, pp. 617.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n73" name="73"&gt;73&lt;/a&gt;. L. 15 dicembre 1990 n. 395.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n74" name="74"&gt;74&lt;/a&gt;. G. Nespoli, &lt;i&gt;Rilievi sulla funzione amministrativa nel rapporto di esecuzione&lt;/i&gt;. in &lt;i&gt;Rassegna penitenziaria e criminologia&lt;/i&gt;, 1982, pp. 35.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n75" name="75"&gt;75&lt;/a&gt;. M. G. Coppetta, Commento all'art. 42 ordinamento penitenziario, in &lt;i&gt;Ordinamento penitenziario, Commento articolo per articolo&lt;/i&gt;, a cura di V Grevi, G. Giostra, F. Della Casa, Cedam, Padova, 2000, pp.357.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n76" name="76"&gt;76&lt;/a&gt;. D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230, art. 83, (&lt;i&gt;Trasferimenti&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Nei trasferimenti per motivi diversi da quelli di giustizia o di sicurezza si tiene conto delle richieste espresse dai detenuti e dagli internati in ordine alla destinazione. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il detenuto o l'internato, prima di essere trasferito, è sottoposto a perquisizione personale ed è visitato dal medico, che ne certifica lo stato psico-fisico, con particolare riguardo alle condizioni che rendano possibile sopportare il viaggio o che non lo consentano. In quest'ultimo caso, la direzione ne informa immediatamente l'autorità che ha disposto il trasferimento. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;All'atto del trasferimento la direzione consegna al detenuto o all'internato gli oggetti personali che egli intende portare direttamente con sé, nei limiti previsti dalle disposizioni in vigore in materia di traduzioni. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il capo scorta riceve in consegna dalla direzione: &lt;ol type="a"&gt;&lt;li&gt;generi alimentari in quantità e qualità adeguate alle esigenze del soggetto durante il viaggio o, alternativamente, una somma di denaro per l'acquisto dei detti generi, nella misura giornaliera che viene fissata con decreto del Ministro della giustizia; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;la cartella personale; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;il certificato sanitario previsto dal comma 2; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;la nota degli oggetti costituenti il bagaglio personale; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;il peculio, in tutto o in parte, costituito in fondo disponibile; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;il certificato dell'ammontare del peculio consegnato. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il capo scorta rilascia ricevuta degli oggetti, dei valori e dei documenti a lui consegnati dalla direzione dell'istituto di provenienza e ottiene, a sua volta, ricevuta dalla direzione dell'istituto di destinazione di quanto da lui consegnato. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il peculio del detenuto o dell'internato e gli altri oggetti di sua spettanza, che non sono stati consegnati alla scorta o inclusi nel bagaglio personale sono, nel più breve tempo possibile, trasmessi alla direzione dell'istituto di destinazione, contemporaneamente al fascicolo personale. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Le spese per la spedizione degli oggetti indicati nel comma 6 sono, in ogni caso, sopportate dall'Amministrazione fino al limite di dieci chilogrammi di peso e, per l'eccedenza, dal detenuto o dall'internato che sia stato trasferito a sua domanda. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nel caso di trasferimenti temporanei di breve durata, le disposizioni dei commi 4, 5 e 6 si applicano nella misura richiesta dalle circostanze, considerati anche i desideri dell'interessato. &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Quando si rende necessario un trasferimento collettivo di detenuti o di internati non sono inclusi, ove possibile: &lt;ol type="a"&gt;&lt;li&gt;i detenuti e gli internati per i quali sono in corso attività trattamentali, particolarmente in materia di lavoro, istruzione e formazione professionale o per i quali sia in corso procedura di sorveglianza per la ammissione a misure alternative; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;i detenuti e gli internati nei cui confronti sono in corso trattamenti sanitari non agevolmente proseguibili in altra sede; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;le detenute con prole in istituto; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;gli imputati prima della pronuncia della sentenza di primo grado o gli imputati appellanti quando sia già stata fissata udienza per la decisione della impugnazione. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;Quest'articolo ha sostituito l'art. 78 D.P.R. 29 aprile 1976, n. 431, l'unica modifica apportata è stata l'introduzione del comma 9.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/misure/calderon/cap1.htm#n77" name="77"&gt;77&lt;/a&gt;. Genghini, Consiglio Superiore Magistratura, Diritto penitenziario, 1986. G. Zappa &lt;i&gt;Trasferimenti dei detenuti e poteri del Magistrato di Sorveglianza&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Rassegna penitenziaria e criminologia&lt;/i&gt;, 1982, pp. 617.&lt;br /&gt;&lt;!-- InstanceEndEditable --&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-4722873533605313624?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/4722873533605313624/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/cap-i-il-trattamento-penitenziario.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/4722873533605313624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/4722873533605313624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/cap-i-il-trattamento-penitenziario.html' title='Cap. I Il trattamento penitenziario'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Dv6DbNGFpz4/TuJqm9AVezI/AAAAAAAAAWM/r2Fb--xP0vw/s72-c/carcete.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-6251750804932748033</id><published>2012-01-05T18:13:00.000+01:00</published><updated>2012-01-05T18:13:02.573+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Impastato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ancora depistaggi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Peppino Impastato'/><title type='text'>Impastato, ancora depistaggi</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.liberainformazione.org/img/impastato_copy_1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="224" id="il_fi" src="http://www.liberainformazione.org/img/impastato_copy_1.jpg" style="padding-bottom: 8px; padding-right: 8px; padding-top: 8px;" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;In soccorso alla verità, arriva la Provvidenza. Provvidenza Vitale è il nome della casellante di Cinisi all’epoca del delitto Impastato, una testimone chiave, lo sguardo diretto sul passaggio a livello della linea ferroviaria Palermo-Trapani quando era di guardia quella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978 in cui il corpo di Peppino è stato dilaniato da una bomba. Lei ha visto in faccia i sicari, ancora senza nome, di Peppino. Per i carabinieri della stazione di Cinisi la donna, oggi 88 anni, era “irriperibile”, “irrintracciabile”, immigrata negli Stati Uniti, risucchiata nel nulla. Avvolta nel silenzio.&lt;br /&gt;Dopo oltre trent’anni si scopre che la donna non aveva mai lasciato la sua casa, a pochi chilometri dalla stazione. A scoprirlo è stata la Dia di Palermo, in seguito alla riapertura dell’inchiesta voluta dalla Procura di Palermo, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e il sostituto Francesco Del Bene stanno indagando sui possibili depistaggi. “È una cosa strana quella che è successa, mi dice Antonio Ingroia, questa donna era stata dichiarata in capo al mondo, quando invece stava a casa sua, a pochi chilometri dal luogo del delitto. Di dimenticanze, depistaggi, coperture in questa vicenda ce ne sono state molte. Noi stiamo cercando di capire se questi depistaggi sono colposi o dolosi, con l’obiettivo di esserlo.”&amp;nbsp;Provvidenza Vitale è stata interrogata ieri dal pm Del Bene: “Ho ricordi vaghi di quella sera”, ha detto. Chissà se dalla nebbia del passato affiorerà nella sua memoria il ricordo di quei volti, in quella notte di sangue. Una cosa per ora è certa, lei è sempre stata nella sua terra, nella sua casa, con la sua famiglia composta da sei figli dove spunta anche un genero carabiniere.&lt;br /&gt;“Qui è stato commesso un crimine – mi dice Giovanni Impastato, il fratello di Peppino che ha chiesto la riapertura delle indagini – che si chiama depistaggio, è impossibile che la testimone più importante non sia stata mai cercata, come lei stessa ha confermato. Lei era a cento metri dal delitto. È la prova del depistaggio, un depistaggio scientifico. I responsabili devono pagare e hanno un nome e un cognome: il generale Antonio Subranni, che nel 1978 era il comandante del reparto operativo dei carabinieri di Palermo, e coordinava le indagini sulla morte di mio fratello e il procuratore Gaetano Martorana”. Alle sue parole fanno eco quelle di Umberto Santino, Presidente del Centro Impastato di Palermo che, insieme al fratello e ai compagni di Peppino, si batte per arrivare a una piena verità storica e giudiziaria: “Il depistaggio, dice Umberto Santino, così come era inequivocabilmente affermato dalla relazione della Commissione parlamentare antimafia, approvata nel dicembre del 2000, ha due attori principali: il procuratore capo del tempo, Gaetano Martorana, che nel fonogramma redatto subito dopo il ritrovamento dei resti del corpo di Peppino Impastato, parlava di ‘attentato alla sicurezza dei trasporti mediante esplosione dinamitarda’ e l’allora maggiore dei carabinieri Subranni. Un’indagine seria deve partire dall’accertamento delle responsabilità di questi due personaggi.”&lt;br /&gt;Oggi ci si chiede perché i carabinieri della stazione di Cinisi hanno omesso, se non addirittura volutamente nascosto, agli organi inquirenti una teste fondamentale. Questo è solo l’ultimo di una lunga serie di depistaggi che hanno inizio la sera stessa dell’omicidio con la perquisizione dell’abitazione di Impastato da parte dei carabinieri e con la sparizione del suo archivio. “C’è stato un anomalo sequestro, spiega Ingroia, che fu un sequestro di tipo amministrativo, e non si è mai sentito un sequestro amministrativo, dove il corpo del reato fu sottratto all’autorità giudiziaria e quando fu restituito mancavano alcuni documenti.” Tra le carte sottratte al militante di Democrazia Proletaria e scomparse, forse, la chiave della verità. “Peppino in quel periodo – dice Giovanni, stava indagando sulla strage della casermetta di Alcamo Marina e aveva fatto un volantino di denuncia molto duro. Questa documentazione non si trova più.” Le indagini, intanto, vanno avanti e guardano oltre Radio Aut: “Stiamo valutando, dice Ingroia, se accanto al movente indiscutibile, le sue denunce a Radio Aut, c’era stato qualcosa che aveva scoperto Peppino, stiamo indagando su tutto ciò di cui si occupò negli ultimi tempi.”&lt;br /&gt;“Peppino Impastato è ancora vivo e lotta insieme a noi”: gridano i giovani, tanti, con una sola voce quando, in occasione dell’anniversario della morte, si ritrovano a Cinisi per partecipare al corteo e seguire il forum sociale antimafia. Peppino è vivo perché racconta la ribellione civile di una generazione, la voglia di vivere in una società migliore, il coraggio di recidere le radici mafiosi in nome della dignità. Luigi Impastato, il padre di Peppino, faceva parte di una famiglia di piccoli allevatori legati a Cosa nostra. Il cognato Cesare Manzella, marito della sorella, era il capomafia del paese. Accanto a Peppino, c’è stata una donna coraggiosa, la madre Felicia, che ha difeso il figlio dal marito e fino all’ultimo dei suoi giorni, il 7 dicembre 2004, ha lottato per ottenere giustizia.&lt;br /&gt;In oltre trent’anni, sono stati fatti molto più di cento passi in avanti, un viaggio partito dalla casa di Peppino e Felicia, per tutti ‘Casa memoria’, uno piccolo scrigno di legalità, un percorso tra fotografie e parole, dove si respira l’ostinazione di Peppino e quella dei suoi compagni. Se ancora oggi, dopo oltre trent’anni, si indaga per fare luce e scovare le responsabilità istituzionali è perché da Cinisi è partita una rete di resistenza alla mafia che attraversa e unisce tutto il Paese. È perché la voce di Radio Aut è tornata a farsi sentire. Danilo Sulis, amico di Peppino, ha inaugurato due anni fa Radio 100passi, a Palermo. “La radio è nata il cinque gennaio, il giorno del compleanno di Peppino. Abbiamo scelto di fare una radio web, mi spiega, perché oggi ci sono molto più di cento passi da fare, la mafia investe in tutto il mondo. Da quando siamo nati abbiamo avuto diversi attentati perché la figura di Peppino dà ancora fastidio.”&lt;br /&gt;Quando ogni 9 maggio il corteo arriva a Terrasini, dalla finestra di Radio Aut scende un cartellone con sopra il volto disegnato di Peppino. E sembra quasi di sentire ancora la sua voce che infrange il muro del silenzio, quel silenzio che uccide come la mafia.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-6251750804932748033?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/6251750804932748033/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/impastato-ancora-depistaggi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/6251750804932748033'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/6251750804932748033'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2012/01/impastato-ancora-depistaggi.html' title='Impastato, ancora depistaggi'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-5018808778087763601</id><published>2011-12-20T12:53:00.000+01:00</published><updated>2011-12-20T12:52:20.310+01:00</updated><title type='text'>Sepolta viva dall'ex fidanzato Si salva scavando con l'anello</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;h2 class="catenaccio"&gt;&lt;a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/435206/fileadmin/media/esteri/tomba-g.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="" border="0" height="250" src="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/435206/fileadmin/media/esteri/tomba-g.jpg" title="" width="330" /&gt;&lt;/a&gt;Avrebbe tentato di ucciderla&lt;br /&gt;perchè con lei «si annoiava»&lt;br /&gt;Ma l'uomo cerca di difendersi: &lt;br /&gt;«Volevo soltanto spaventarla»&lt;/h2&gt;&lt;div class="autore-girata"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="luogo-girata"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-small;"&gt;(Nella foto la "tomba" della 27 enne Michelina Lewandowska&amp;nbsp; in un bosco dello Yorkshire. L'immagine è stata pubblicata sul sito del Daily Mail)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="luogo-girata"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="luogo-girata"&gt;In Gran Bretagna un uomo di origine polacca ha attaccato la fidanzata col Taser e poi l’ha sepolta viva in un bosco dello Yorkshire, chiusa in una scatola di cartone. Marcin Kasprzak è stato riconosciuto colpevole di tentato omicidio da una giuria di Leeds: aveva aggredito Michelina Lewandowska, la madre di suo figlio, perchè lei lo «annoiava».&lt;/div&gt;&lt;div class="luogo-girata"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="luogo-girata"&gt;La donna, che ha 27 anni, è scampata alla morte usando l’anello di fidanzamento per liberarsi e riemergere da quella che avrebbe potuto essere la sua tomba. Il raccapricciante episodio risale a maggio ed è stato ricostruito in tribunale durante il processo che oggi è arrivato a conclusione. Kasrzak, che saprà il 13 gennaio l’entità della condanna, si è difeso affermando di non aver avuto intenzione di uccidere Michelina, solo di spaventarla. «Il pensiero di mio figlio mi ha dato la forza di salvarmi», ha detto la giovane in una dichiarazione letta fuori dall’aula: «Temevo che sarei morta in quella scatola o che, se fossi mai riuscita a uscire, lui sarebbe stato lì ad aspettarmi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marcin, di due anni più giovane di lei, l’aveva legata e imbavagliata, poi aveva chiuso lo scatolone con il nastro adesivo ricoprendo poi la "bara" improvvisata con dieci centimetri di terriccio e rami di alberi. Sia Marcin che Michelina erano emigrati dalla Polonia in Gran Bretagna in cerca di lavoro. «L’ho amato per anni. Ma dopo questo orribile episodio i miei sentimenti nei suoi confronti sono solo di odio», ha detto lei: «Ogni notte mi sogno che tornerà per uccidermi. Spero solo che capisca quel che ha fatto e capisca che era molto sbagliato».&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-5018808778087763601?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/5018808778087763601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/12/sepolta-viva-dallex-fidanzato-si-salva.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5018808778087763601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5018808778087763601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/12/sepolta-viva-dallex-fidanzato-si-salva.html' title='Sepolta viva dall&apos;ex fidanzato Si salva scavando con l&apos;anello'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-7652516892791596990</id><published>2011-12-20T12:51:00.001+01:00</published><updated>2011-12-20T12:51:38.019+01:00</updated><title type='text'>L'Aquila, le mani dell'ndrangheta  sulla ricostruzione post-sisma</title><content type='html'>&lt;a href="http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/435044/fileadmin/media/cronache/aquila01g_1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="" border="0" height="250" src="http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/435044/fileadmin/media/cronache/aquila01g_1.jpg" title="" width="330" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;h3&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Manovre per ottenere appalti:&amp;nbsp;in manette tre imprenditori&amp;nbsp;calabresi e uno abruzzese&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&lt;h3&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-small; font-weight: normal;"&gt;(in foto: ponteggi nel centro storico dell'Aquila)&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-small; font-weight: normal;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Finora si era parlato di allarme infiltrazioni nel cantiere più grande d’Europa, di guardia alta delle istituzioni e indagini preventive. Oggi la procura distrettuale antimafia dell’Aquila ha messo a segno il primo colpo ufficiale contro le mafie interessate al grande affare della ricostruzione post terremoto: quattro persone sono state arrestate all’alba con l’accusa di aver assicurato le basi logistiche e societarie per l’ingresso nei milionari appalti privati, quelli senza gara e senza l’obbligo dei certificati antimafia, di aziende vicine alla ’ndrangheta. Sono i primi arresti, gli ordini sono stati formati dal Gip, Maco Billi, per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso. Polizia e guardia di finanza che hanno lavorato congiuntamente alle indagini hanno messo le manette ai polsi di imprenditori legati alla cosca Caridi-Zincato-Borghetto: si tratta del 34enne aquilano Stefano Biasini, Antonino Vincenzo Valenti (45), nato e residente a Reggio Calabria, il fratello Massimo Maria Valenti (38), nato a Reggio Calabria e residente all’Aquila, e Francesco Ielo (58), nato a Reggio Calabria e residente ad Albenga (Savona).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’operazione denominata «Lypas» dal nome da una delle aziende di costruzione in odore di ’ndrangheta ha portato al sequestro delle quote di quattro società, di otto automezzi, cinque immobili, 25 rapporti bancari, riconducibili agli indagati e alle attività commerciali a loro facenti capo. Il valore complessivo è di oltre un milione di euro. Nel corso di una conferenza stampa il procuratore distrettuale antimafia dell’Aquila, Alfredo Rossini, nel rilanciare l’allarme infiltrazioni mafiose, ha sottolineato l’importanza dell’operazione: intorno a lui, tra gli altri, il suo sostituto Fabio Picuti, il prefetto dell’Aquila, Giovanni Iurato, il questore, Francesco Cecere, e il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Giovanni Domenico Castrignanò. Tutti hanno sottolineato la preziosa sinergia tra istituzioni, autorità giudiziaria e forze dell’ordine.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;Le indagini sono partite due anni fa, poi sono state rafforzate dalla operazione «Alta Tensione» della Procura di Reggio Calabria che ha portato all’arresto di numerose persone, tra cui il boss Santo Giovanni Caridi, sul conto del quale tra l’altro sono emersi collegamenti con società aquilane impegnate nella ricostruzione. Riguardo la vicenda odierna, è emerso che il commercialista del boss aveva acquistato il 50% della società di costruzioni «Tesi srl», di proprietà di uno dei quattro arrestati, Stefano Biasini. Secondo l’accusa, Caridi si sarebbe inserito nella ricostruzione attraverso Biasini, con la mediazione degli altre tre arrestati. Gli appalti ai quali le società in odore di ’ndrangheta avevano partecipato sono due, con un fatturato complessivo di circa 200 mila euro perchè relativi a case con danni lievi. Erano in trattative, secondo quanto si è appreso, per un’altra quindicina di commesse sempre nella ricostruzione, questa volta di valore più alto perchè legato alle case più danneggiate dal sisma, quella classificate E.&lt;img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/cronache/aquila01g_1.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-7652516892791596990?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/7652516892791596990/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/12/laquila-le-mani-dellndrangheta-sulla.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7652516892791596990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7652516892791596990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/12/laquila-le-mani-dellndrangheta-sulla.html' title='L&apos;Aquila, le mani dell&apos;ndrangheta  sulla ricostruzione post-sisma'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-3708249754024743274</id><published>2011-12-19T21:44:00.000+01:00</published><updated>2011-12-19T21:44:55.490+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='omicidio anziano caserta rapina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cronaca locale'/><title type='text'>Anziano ucciso in casa durante una rapina a terra legato a una sedia: segni di percosse</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://napoli.repubblica.it/images/2011/12/19/091508447-3e906885-829b-4575-8250-5ee2edfc603c.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Anziano ucciso in casa durante una rapina a terra legato a una sedia: segni di percosse" border="0" src="http://napoli.repubblica.it/images/2011/12/19/091508447-3e906885-829b-4575-8250-5ee2edfc603c.jpg" title="Anziano ucciso in casa durante una rapina a terra legato a una sedia: segni di percosse" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;E' caccia agli autori della rapina finita in tragedia a Pietramelara, nel Casertano, dove un 73enne è stato ucciso. Sulla vicenda indagano i carabinieri. L'anziano, Antonio Saviano, è stato trovato ieri morto nella sua abitazione, poco prima dell'ora di pranzo, dai familiari che lo attendevano per il pranzo domenicale e che non lo avevano visto arrivare. Quando si sono recati in casa del loro congiunto, hanno trovato la porta aperta, le stanze messe a soqquadro e il parente legato con evidenti segni di percosse. Secondo una prima ricostruzione, effettuata dai carabinieri del comando provinciale di Caserta, l'ipotesi più accreditata sarebbe quella del furto finito in tragedia anche se non si escludono altre piste. E' probabile che il fatto sia avvenuto nella notte tra sabato e domenica. L'uomo era pensionato ma svolgeva attività di assicuratore. Lo scorso 20 novembre &lt;a class="Articolo" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/11/20/news/uccisa_a_76_anni_per_rapina_a_pozzuoli-25296582/"&gt;&lt;strong&gt;una donna di 76 anni venne barbaramente uccisa&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; nel corso di una rapina nella sua abitazione a Pozzuoli. Antonietta Gigante fu picchiata dopo essere stata legata ad&amp;nbsp;una sedia perché si era rifiutata di rivelare ai banditi dove si trovavano i risparmi che aveva in casa.&lt;/div&gt;&lt;div style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;L'omicidio è avvenuto probabilmente durante una rapina. Il corpo senza vita di Antonio Saviano, 73 anni, è stato scoperto dai familiari. Meno di un mese fa una donna di 76 anni venne uccisa nel proprio appartamento in circostanze analoghe a Pozzuoli&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-3708249754024743274?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/3708249754024743274/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/12/anziano-ucciso-in-casa-durante-una.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/3708249754024743274'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/3708249754024743274'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/12/anziano-ucciso-in-casa-durante-una.html' title='Anziano ucciso in casa durante una rapina a terra legato a una sedia: segni di percosse'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-1972690853397856042</id><published>2011-12-16T12:22:00.001+01:00</published><updated>2011-12-16T12:22:13.500+01:00</updated><title type='text'>Miracolo al Louvre: «Ecco perché la cultura rende»</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;a href="http://www.unita.it/polopoly_fs/1.363002.1323973217!/image/2277330865.jpg_gen/derivatives/landscape_640/2277330865.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="gioconda leonardo visitatori louvre 640" border="0" height="127" src="http://www.unita.it/polopoly_fs/1.363002.1323973217!/image/2277330865.jpg_gen/derivatives/landscape_640/2277330865.jpg" title="" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Con 8,7 milioni di visitatori nell’ultimo calcolo annuale, il Louvre stacca tutti i musei del globo: il British Museum di Londra segue a 5,8 milioni,il Metropolitan di New York 5,2, la Tate Modern londinese a 5 milioni. Il sottosegretario ai Beni culturali Roberto Cecci puntualizza che confrontando gli ingressi con la&amp;nbsp;superficie espositiva allora il primo museo al mondo diventa gli Uffizi con 1,5 milioni, ciononostante la casa della Gioconda parigina resta in testa, imbattibile, ed eccelle anche in quantità e qualità di servizi. Hervé Barbaret è l'amministratore del museo parigino e partecipa al convegno organizzato dall'associazione italiadecide presieduta da Luciano Violante, «Darevalore Averevalore»: nell'auletta presso la Camera a Roma si parla di come salvare i beni culturali e della possibile unione delle forze tra pubblico e privato Barbaret al convegno parla per oltre mezz’ora, segno che l’argomento gli preme.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il vostro bilancio? Quanto dà lo Stato? &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Abbiamo un budget totale di 200 milioni di euro di cui la metà viene dallo Stato, 50 milioni dai biglietti, gli altri 50 dai mecenati, dall’affittare spazi per eventi, poi dal ristorante, la libreria, la caffetteria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Qual è la chiave del vostro successo? &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;È l’autonomia della gestione e dello staff dei dirigenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I piccoli musei potrebbero reggere un’autonomia come la vostra? &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Con uno staff di almeno 100 persone possono essere autonomi, altrimenti è meglio che si uniscano più musei. È essenziale che ogni anno ci sia un rendiconto, anche per evitare che nasca una “mafia dei musei: i manager vanno controllati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A suo parere i privati possono gestire musei? &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Modelli americani come il Getty funzionano, ma il Louvre è pubblico e funziona meglio di musei gestiti interamente da fondazioni private. Adottiamo strategie di marketing come i privati, però il personale è tutto dello Stato perché il patrimonio artistico è troppo importante. Ma tenete conto che la Francia è generosa con chi investe in cultura: può detrarre dalle tasse il 60% della somma data e, nell’acquisto di opere importanti, perfino il 90% (in Italia si arriva al massimo al 19%, ndr). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Con la cultura si mangia o no?? &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Una ricerca della Sorbona dimostra come ogni euro investito in cultura ne generi 10 tra ricaduta sul turismo, servizi e commercio. La cultura significa crescita.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-1972690853397856042?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/1972690853397856042/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/12/miracolo-al-louvre-ecco-perche-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/1972690853397856042'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/1972690853397856042'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/12/miracolo-al-louvre-ecco-perche-la.html' title='Miracolo al Louvre: «Ecco perché la cultura rende»'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-6126727913564735745</id><published>2011-12-07T12:53:00.001+01:00</published><updated>2011-12-07T12:57:31.988+01:00</updated><title type='text'>I volti di GOMORRA</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-OSgNmUWcgHk/Tt9T57fepII/AAAAAAAAAbo/jgipXhF4HSU/s1600/cosentino.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-OSgNmUWcgHk/Tt9T57fepII/AAAAAAAAAbo/jgipXhF4HSU/s1600/cosentino.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;NAPOLI&lt;/strong&gt; - La realizzazione del centro commerciale "Il Principe" non era solo "sponsorizzata" da Cosentino. Era proprio "cosa sua". Questo, almeno, gli inquirenti napoletani deducono anche da una conversazione intercettata il 17 luglio 2006. Parlano dell'affare il futuro sindaco di Casal di Principe, Cipriano Cristiano, il genero del boss del clan dei Casalesi Giovanni Lubello, l'imprenditore Nicola Di Caterino, l'architetto comunale Mario Cacciapuoti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cristiano: &lt;/strong&gt;"Noi dopo dobbiamo dire che questo fatto è un fatto di Nicola. Nicola Cosentino, non lo conosci tu?",&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lubello:&lt;/strong&gt; "No, io lo conosco".&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Di Caterino:&lt;/strong&gt; "... allora... "&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cristiano:&lt;/strong&gt; "... allora Nicola Cosentino ha detto... dopo guarda, quello che dici tu quello facciamo. Mo lascia stare 7-8 mesi, poi quando è tanto... ".&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Di Caterino:&lt;/strong&gt; "Poi quando è tanto (quando sarà) quando tu sei andato a fare il sindaco, dici il sindaco lo faccio io e il tecnico lo fa... quello che ci sta va troppo bene".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"GLI INCONTRI CON SANDOKAN"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Agli atti i magistrati hanno allegato sia i verbali già depositati con la prima ordinanza cautelare nei confronti di Cosentino, sia dichiarazioni più recenti. Come quella fornita il 25 maggio 2011 dal pentito Roberto Vargas, che racconta: "Nicola Cosentino è il politico che 'comanda' a Casal di Principe. Tramite&amp;nbsp;il fratello è imparentato con la famiglia Russo (il boss Giuseppe detto 'o padrino, &lt;em&gt;ndr&lt;/em&gt;) Cosentino è persona molto accorta. Direi è una volpe. E pur essendo il politico da sempre portato dal clan dei Casalesi non si è mai incontrato, per quanto mi risulti, con esponenti del clan. Se non con Francesco Schiavone detto 'Sandokan', con cui aveva un rapporto speciale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"PER NOI È UN PUNTO IN PIÙ"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Un altro pentito, Francesco Della Corte, interrogato il 28 febbraio sostiene: "Cosentino rappresenta un punto di forza dei casalesi. È la garanzia politica del clan. E quando mi sono rapportato ad appartenenti ad altre organizzazioni, il fatto che noi casalesi godessimo di un rapporto privilegiato con l'onorevole Cosentino ci dava un punto in più". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Della Corte aggiunge che un avvocato calabrese con il quale era stato detenuto e che "si diceva molto amico del senatore Dell'Utri nonché persona inserita nella 'ndrangheta, diceva che noi a Casale stavamo a posto grazie a Cosentino, che diceva di conoscere personalmente e che in Campania avevamo gli appalti che volevamo proprio grazie a Cosentino".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'INCONTRO ROMANO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il coordinatore regionale del Pdl viene intercettato quattro volte con l'imprenditore Nicola Di Caterino, ideatore del progetto sul centro commerciale, per concordare l'appuntamento a Roma, presso la sede Unicredit, per sbloccare un finanziamento da oltre 5 milioni alla società. "Nicola, sò Nicolino", esordisce Di Caterino in una delle telefonate del 7 febbraio 2007. Nel pomeriggio, l'incontro si fa. E viene fotografato dagli investigatori della Dia. In 7 scatti compare, a piedi, Cosentino, accompagnato dal presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, adesso raggiunto da avviso di garanzia per violazione della legge bancaria. I due poi andranno via in taxi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;"CI MANCAVA GOMORRA"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;In una conversazione del luglio 2008, l'imprenditore Di Caterino discute con il dirigente di Unicredit Cristofaro Zara di questioni burocratiche legate al centro commerciale. E si lasciano andare a uno sfogo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Di Caterino: &lt;/strong&gt;"Cristofaro, uno dei problemi fondamentali che io sto vivendo in questo momento è proprio questo tam tam mediatico su Casal di Principe che ci..."&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Zara:&lt;/strong&gt; "E ci mancava pure Gomorra... ".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IL POSTO AL FRATELLO DEL BOSS&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Da una conversazione intercettata il 18 settembre 2009 nell'auto di un familiare dei presunti boss Giuseppe e Massimo Russo, emerge che Cosentino avrebbe aiutato Pasquale Iavarazzo, già consigliere comunale e assessore a Casal di Principe, fratello del presunto capoclan Mario, a trovare lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Pasquale ha avuto il posto. Su una petroliera, una piattaforma. Glielo ha fatto prendere 'o Mericano", commentano gli interlocutori. "'o Mericano" è proprio l'appellativo di famiglia di Cosentino. Scrive il gip: "Cosentino si era adoperato per sdebitarsi con un familiare di uno dei più importanti esponenti del clan Russo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I BROGLI ELETTORALI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;A Casal di Principe il clan faceva votare malati mentali, pazienti ricoverati in ospedale, emigranti mai rientrati in Italia e decine di testimoni di Geova che per motivi religiosi disertano le urne. Come? Con certificati elettorali e carte d'identità clonate. Oppure con il sistema della "scheda ballerina": un affiliato portava all'esterno del seggio una scheda in bianco, segnava la preferenza e affidava la scheda a un altro affiliato che entrava nel seggio, la infilava nell'urna uscendo con un'altra in bianco. E così via. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altri voti venivano comprati per 50-100 euro o in cambio di posti di lavoro. Dice il pentito Salvatore Caterino: "Antonio Corvino "comprava" le donne regalando i tagliandi della mensa per i bambini".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LE PROSTITUTE IN COMUNE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il consigliere comunale Antonio Corvino avrebbe usato gli uffici del comune di Casal di Principe per incontrare donne, forse prostitute. In una intercettazione telefonica, Corvino parla con una ragazza e dice: "Tu ci stai con la tua amica? Ma questa come è?". "È carina - la risposta - è una bella donna". E Corvino: "Va bene dai... E dove ci vogliamo vedere? Andiamo in un ufficio... Sta un ufficio mio". L'esponente politico locale, dopo aver fissato l'appuntamento, chiama un amico di nome Massimiliano. "Adesso la chiamo stanno a venire... quella Cinzia, mi devo fare un po' di chiava..... sto come un pazzo... ce le portiamo sopra il Comune, nella stanza mia, là hai voglia di fare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"LA MONETA COMPRA TUTTO"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Gaetano Corvino (non arrestato) ex sindaco e padre dell'ex assessore Antonio, riassume al figlio la sua "filosofia di vita": "Se avessi avuto 200 mila euro, riuscirei a mantenere tutto Casale, perché con la moneta si può corrompere tutto, si può corrompere ogni equilibrio in ogni modo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote class="tr_bq"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;u&gt;Leggi anche:&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="cont-A"&gt;&lt;div class="articles "&gt;&lt;a href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/07/news/tutti_i_segreti_del_voto_di_gomorra_dai_malati_ai_testimoni_di_geova-26202682/"&gt;&lt;img alt="  I segreti del voto di Gomorra anche malati e testimoni Geova  " height="114" src="http://napoli.repubblica.it/images/2011/12/07/121647476-bc357962-1b87-4e50-9a24-5cf4af7bbc16.jpg" title="  I segreti del voto di Gomorra anche malati e testimoni Geova  " width="114" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;h3&gt;&lt;a href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/07/news/tutti_i_segreti_del_voto_di_gomorra_dai_malati_ai_testimoni_di_geova-26202682/" target="_self" title=""&gt;&lt;/a&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/07/news/tutti_i_segreti_del_voto_di_gomorra_dai_malati_ai_testimoni_di_geova-26202682/"&gt;&lt;span class="Articolo"&gt;I segreti del voto di Gomorra&lt;br /&gt;anche malati e testimoni Geova&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/07/news/tutti_i_segreti_del_voto_di_gomorra_dai_malati_ai_testimoni_di_geova-26202682/" target="_self" title=""&gt; &lt;/a&gt;&lt;/h3&gt;&lt;h4&gt;&lt;a href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/07/news/tutti_i_segreti_del_voto_di_gomorra_dai_malati_ai_testimoni_di_geova-26202682/" target="_self" title=""&gt;&lt;/a&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/07/news/cosentino_volpe-26207360/"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;I verbali: "Cosentino è una volpe"&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/07/news/tutti_i_segreti_del_voto_di_gomorra_dai_malati_ai_testimoni_di_geova-26202682/" target="_self" title=""&gt; &lt;/a&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/07/news/il_procuratore_lepore_agli_indagati_eccellenti_fossi_in_cesaro_e_cosentino_penserei_alle_dimissioni-26202906/"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/07/news/tutti_i_segreti_del_voto_di_gomorra_dai_malati_ai_testimoni_di_geova-26202682/" target="_self" title=""&gt;&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;Schede che entrano ed escono dall'urna, ricatti e promesse. Svelato il meccanismo gestito dal capogruppo Pdl&amp;nbsp;&lt;em class="author"&gt; di I. DE ARCANGELIS&lt;/em&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="link"&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/07/news/il_procuratore_lepore_agli_indagati_eccellenti_fossi_in_cesaro_e_cosentino_penserei_alle_dimissioni-26202906/"&gt;Lepore"Fossi Cesaro e Cosentino mi dimetterei"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="link"&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/07/news/cosentino_volpe-26207360/"&gt;"Nicola è una volpe, qui comanda lui"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="link"&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/06/news/maxi_blitz_contro_il_casalesi_sequestri_e_decine_di_arresti-26156702/"&gt;Politica e clan, chiesto arresto per Cosentino,&lt;em&gt; &lt;/em&gt;indagato Cesaro&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp; &lt;/em&gt;&lt;a class="Foto" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/06/foto/il_blitz_della_dia-26174620/1/"&gt;Blitz e inquirenti&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="link"&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/06/news/la_star_dei_neomelodici_amava_stare_con_noi_casalesi-26183688/"&gt;Neomelodici e prostitute, i verbali del blitz&lt;/a&gt;&lt;a class="Video" href="http://video.repubblica.it/edizione/napoli/blitz-in-terra-di-gomorra-indagati-cosentino-e-cesaro/83064?video"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt; Cosentino, l'accusa di Lepore: "Da lui mediazione bancaria"&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="link"&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/06/news/bocchino_mi_cacciarono_dal_partito_per_colpa_di_cosentino-26180469/"&gt;Bocchino: "Mi cacciarono dal partito per Cosentino"&lt;/a&gt;&amp;nbsp; &lt;a class="Articolo" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/06/news/di_pietro_arrestatelo_no_inciuci_del_governo_monti-26175005/"&gt;Di Pietro: "Arrestatelo no inciuci del governo Monti"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="link"&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/12/06/news/di_pietro_arrestatelo_no_inciuci_del_governo_monti-26175005/"&gt;Di Pietro: "Arrestatelo no inciuci del governo Monti"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-6126727913564735745?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/6126727913564735745/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/12/napoli-la-realizzazione-del-centro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/6126727913564735745'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/6126727913564735745'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/12/napoli-la-realizzazione-del-centro.html' title='I volti di GOMORRA'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-OSgNmUWcgHk/Tt9T57fepII/AAAAAAAAAbo/jgipXhF4HSU/s72-c/cosentino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-1259047231384100191</id><published>2011-12-07T12:47:00.001+01:00</published><updated>2011-12-07T12:50:25.468+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='boss napoletano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso di criminologia napoli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='latitante Zagaria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='casal di principe'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='casapesenna'/><title type='text'>Preso il boss Zagaria</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-cnlNeGgfylI/Tt9S6DbrcGI/AAAAAAAAAbc/iNiMvsns02k/s1600/Zagaria.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-cnlNeGgfylI/Tt9S6DbrcGI/AAAAAAAAAbc/iNiMvsns02k/s320/Zagaria.jpg" width="298" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il superlatitante, boss dei Casalesi, detto «Capastorta» sarebbe stato arrestato in una abitazione di Casapesenna, nel Casertano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il boss era nascosto in un bunker cui si accede da un cunicolo all'interno di una villetta che è stata circondata questa notte dagli uomini dello Sco e delle squadre mobili di Caserta e Napoli. Questa mattina poi le perquisizioni in una vasta area di Casapesenna, l'individuazione del nascondiglio, la certezza degli inquirenti della presenza del boss. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul posto, oltre al questore di Caserta Giuseppe Longo, si stanno recando l'aggiunto di Napoli Federico Cafiero de Raho, che è coordinatore della Dda, e il questore di Napoli Luigi Merolla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zagaria, 53enne, è ricercato dal 1995, per associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, rapina ed altro, dall'8 febbraio 2000 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;L'entusiasmo dei poliziotti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quando, intorno alle 11.30, c'è stata la certezza che nella villetta a Casapesenna di via Mascagni annessa a un fondo agricolo c'era il superaltitante Michele Zagaria, da oltre 15 anni la 'primula rossa' della Camorra, l'entusiasmo ha perso i poliziotti che partecipavano all'operazione e si è manifestato in grida, pacche sulle spalle e abbracci. Zagaria, uscito dall'abitazione, è stato colto da malore. Per questo è intervenuta un'ambulanza del 118. Detto 'Capastorta', il capo dei Casalesi è l'ultimo del clan a essere catturato. A novembre 2010, infatti, era finita la latitanza di Antonio Iovine, detto 'o ninno', catturato dalla Mobile di Napoli, e a gennaio dell'anno precedente i carabinieri avevano preso Giuseppe Setola.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-1259047231384100191?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/1259047231384100191/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/12/preso-il-boss-zagaria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/1259047231384100191'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/1259047231384100191'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/12/preso-il-boss-zagaria.html' title='Preso il boss Zagaria'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-cnlNeGgfylI/Tt9S6DbrcGI/AAAAAAAAAbc/iNiMvsns02k/s72-c/Zagaria.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-3053879729110807470</id><published>2011-10-12T20:58:00.001+02:00</published><updated>2011-10-12T21:00:19.722+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tribunale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='perizia psicologica'/><title type='text'>La Perizia Psicologica</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-3X3o5Qht0XA/ToIH3nulUxI/AAAAAAAAAUQ/8bsc7dSJYf4/s1600/blog3.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://3.bp.blogspot.com/-3X3o5Qht0XA/ToIH3nulUxI/AAAAAAAAAUQ/8bsc7dSJYf4/s200/blog3.png" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;La consulenza tecnica psicologica va ad approfondire la personalità di un soggetto, effettuando anche un’ indagine delle relazioni interpersonali e del contesto fattuale, ovvero esplorando le relazioni familiari ed una valutazione di indicatori cognitivi e fisici (nell’ abuso sessuale infantile si valuterà la presenza di disturbi psicosomatici del tratto gastroenterico, ritardo e arresto della crescita, aspetto sofferente, lesioni all’ apparato genitale ecc.). &lt;br /&gt;La perizia psicologica è formata da un momento valutativo volto ad approfondire le dinamiche dell’ individuo in esame cercando di spiegare il comportamento in base a costrutti teorici che aiutino a comprendere, eventualmente, la pericolosità. &lt;br /&gt;Lo psicologo giuridico, in ambito penale, deve accertare l’ immaturità del minore, la circonvenzione di incapace &lt;em&gt;(ex art. 643 c. p.),&lt;/em&gt; la violenza sessuale &lt;em&gt;(inferiorità psichica, ex art. 609 bis, comma 1 c. p.),&lt;/em&gt; l’ idoneità mentale a rendere testimonianza &lt;em&gt;(art. 196, comma 2 c. p. p.),&lt;/em&gt; in ambito civile verrà chiamato per l’ affidamento o adozione dei minori nei casi di separazione, richiesta dal Giudice in caso di incapacità dei genitori di accordarsi sull’ affido dei figli&amp;nbsp;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: orange;"&gt;[1]&lt;/span&gt;, di solito per una conflittualità irrisolta &lt;em&gt;(separazione giudiziale artt. 143 e segg. c. c.- stato di abbandono legge n° 149/2001)&lt;/em&gt;, per la potestà genitoriale, valutando anche la persistenza del disagio del minore, potrà essere chiamato per valutare l’ identità psicosessuale, danno biologico, mobbing, stalker&lt;span class="Apple-style-span" style="color: orange;"&gt;[2]&lt;/span&gt;,&lt;br /&gt;Il Magistrato affida una perizia o una relazione tecnica di ufficio ad un esperto che assume l’ ufficio in veste di ausiliario del Giudice; questi attende che l’ esperto gli chiarisca uno o più elementi e che, in qualche modo, determinato lavoro contribuisca alla decisione che deve prendere&lt;span class="Apple-style-span" style="color: orange;"&gt;[3]&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Ogni esperto, perito o consulente, ha una propria metodologia di ricerca dei dati sommersi non emergenti, con un proprio stile espositivo, &lt;br /&gt;La relazione che verrà espletata dovrà costituire un &lt;em&gt;opus conclusum, &lt;/em&gt;deve essere chiara a chiunque la legga, non solo al Giudice ma anche da altri tecnici, deve essere redatta dalle modalità e la data dell’ incarico e l’ autorità che ha conferito l’ incarico, se dal Giudice o dal Pubblico Ministero, deve elencare il quesito, se si tratta di un accertamento sulla capacità di intendere e di volere del minore, o di affidamento o di capacità a rendere testimonianza, deve riportare la premessa estratta dalla documentazione processuale disponibile, deve riportare i dati ricavati dall’ osservazione effettuata, l’ esperto possiede autonomia decisionale rispetto alla scelta dei mezzi e dei luoghi dell’ indagine, ha la facoltà di chiedere informazioni e spiegazioni all’ imputato e ad ogni altro individuo in possesso di informazioni che dovrà riportare nella perizia o relazione assieme alla metodologia e agli strumenti utilizzati, quali eventuali test somministrati (potrà scegliere tra: &lt;em&gt;test di Rorschach, test di personalità M. M. P. I., Warteg, Sigma 3, scala della depressione di Zung, test di intelligenza W. A. I. S., favole di Duss, Bender, Bentos, test grafici: test dell’ albero di Koch, test della figura umana, test della famiglia, disegno libero o gli strumenti psicogiuridici quali: la Sexual Assault Symptom Scale S. A. S. S, la Beliefs Associated with Childhood Sexual Abuse, B. A. C. S. A. , la Step Wise Interview, il Current Criteria for Statem Analysis)&lt;span class="Apple-style-span" style="color: orange;"&gt;[4]&lt;/span&gt;. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L’ esperto dovrà riportare la bibliografia di riferimento e le proprie conclusioni e la risposta al quesito proposto dal Giudice. &lt;br /&gt;A discrezione del Giudice, l’ esperto può ottenere fino a 90 giorni dopo il conferimento dell’ incarico per fornire il parere richiesto e può chiedere ulteriori proroghe per tempi non superiori a trenta giorni, in modo che il tempo complessivo della perizia non superi i sei mesi dal conferimento dell’ incarico.&lt;br /&gt;Lo psicologo, inoltre, deve affrontare la presenza di terzi, determinanti per la comprensione della vita del minore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[1] Dell’ Antonio A. “la consulenza psicologica per i minori”, Carocci, Roma, 2002.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id="ftn2" sizcache="0" sizset="109"&gt;[2] Fornari U. “Trattato di Psichiatria forense”, U. T. E. T., Torino, 2004.&lt;br /&gt;&lt;div id="ftn3" sizcache="0" sizset="109"&gt;[3] Caffo E., Camerini g. B., Florit G., “Criteri di valutazione nell’ abuso all’ infanzia. Elementi clinici e forensi”., Psicologia, Milano, 2004&lt;br /&gt;&lt;div id="ftn4" sizcache="0" sizset="109"&gt;[4] Paciolla A., Ormanni I., paciolla A., “Abuso sessuale. Una guida per psicologi, giuristi ed educatori”, Edizioni Laurus Robuffo, Roma, 1999&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-3053879729110807470?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/3053879729110807470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/10/la-perizia-psicologica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/3053879729110807470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/3053879729110807470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/10/la-perizia-psicologica.html' title='La Perizia Psicologica'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-3X3o5Qht0XA/ToIH3nulUxI/AAAAAAAAAUQ/8bsc7dSJYf4/s72-c/blog3.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-2491462294180568155</id><published>2011-10-06T13:06:00.001+02:00</published><updated>2011-10-12T20:42:49.352+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='accertamento dell&apos;imputabilità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='imputabilità'/><title type='text'>L’accertamento dell’imputabilità passa anche al vaglio delle  indagini neuroscientifiche</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.altalex.com/userfiles/images/Penale/omicidio1_200.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.altalex.com/userfiles/images/Penale/omicidio1_200.jpg" style="height: 133px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;L’accertamento dell’imputabilità, da oggi, passa &lt;i&gt;anche&lt;/i&gt; al vaglio delle indagini neuroscientifiche e morfologiche sul cervello e sul suo patrimonio genetico, che si affiancano con sempre maggiore pregnanza alla metodica psichiatrica tradizionale. Decisa rivalutazione, dunque, per l’&lt;i&gt;imaging&lt;/i&gt; cerebrale e la genetica molecolare: preziosi strumenti di cui il legale potrà avvalersi al fine di impostare un progetto difensivo che risponda a canoni di “personalizzazione” della risposta punitiva da riservarsi al proprio assistito, ove ritenuto colpevole del reato contestato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Ricorrendo alle specifiche metodiche scientifiche messe a punto dagli studiosi, diviene in effetti possibile disegnare una mappatura dello stato psichico dell’imputato che ne rifletta non solo l’effettiva capacità di intendere e volere posseduta all’atto di commettere il delitto, ma che sia idonea – e questa è la novità che si vuole rimarcare – a mettere in luce in che misura il dato genetico possa aver influito sulla perpetrazione dell’atto criminale. Su questa impostazione, si è collocata la pronuncia deliberata nel maggio 2011 dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale Penale di Como, resa nota e ascesa agli onori della ribalta alla fine dell’agosto del medesimo anno. A mezzo della citata sentenza, non proprio senza precedenti, il Giudice, nella forma del rito abbreviato, ha condannato alla pena di venti anni di reclusione una giovane donna imputata e riconosciuta colpevole di aver ucciso a Cirmido la sorella quarantenne. I resti ormai carbonizzati del povero corpo sono stati rinvenuti solamente due mesi dopo l’esecuzione del macabro omicidio. La criminale, che in quel periodo era persona indagata, tentò inoltre di uccidere, mediante strangolamento, anche sua madre e di distruggerne il cadavere con le medesime incendiare modalità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Contestuale all’emissione della sentenza, arriva il riconoscimento da parte del Giudice del vizio parziale di mente dell’assassina. Se a prima battuta la decisione giudiziale potrebbe apparire pressoché usuale, è leggendo nelle maglie della parte motiva della sentenza, che se ne scorge l’anima innovativa, giusto il supporto decisionale fornito non già dagli esiti dei tradizionali &lt;i&gt;test&lt;/i&gt; psichiatrici, bensì dalle risultanze di specifiche indagini neuroscientifiche tese ad accertare se la perizianda presentasse alleli significativamente associati “ad un maggior rischio di comportamento impulsivo, aggressivo e violento”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;La metodica tecnico-giuridica mediante la quale si è pervenuti al riconoscimento del vizio parziale di mente, &lt;i&gt;ex&lt;/i&gt; art. 89 c.p., è stato, nelle predette circostanze giudiziarie, un fattore essenziale al fine della comminazione della sentenza &lt;i&gt;de qua&lt;/i&gt;. Invero, la pronuncia al nostro esame consolida e rafforza un &lt;i&gt;trend&lt;/i&gt; giurisprudenziale di merito, peraltro ben poco aggredibile dal punto di vista delle censure dal Giudice supremo della legittimità, che negli ultimi anni appare in grado di evidenziare un significativo mutamento in ordine alle tecniche di accertamento della responsabilità penale in giudizio. La responsabilità di tutto ciò è attribuibile alla scienza o ancora meglio alle neuroscienze cognitive. Con quest’ultima accezione, ci si riferisce a quella branca della scienza che esamina le relazioni esistenti tra i sintomi di natura psicopatologica e le alterazioni dell’attività celebrale cagionate da un anomalo sviluppo dell’encefalo in grado di provocare, in determinate circostanze, l’insorgere di manifestazioni di natura antisociale contraddistinte dall’uso estremo della violenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Ripercorrendo i passi essenziali della sentenza deliberata dal Gip di Como, possiamo evincere che ben due consulenze tecniche erano state escluse dal magistrato &lt;i&gt;de quo&lt;/i&gt;: una perché del tutto deficitaria in esito ad un percorso logico argomentativo che appariva non così pregnante ai fini di un’esclusione ovvero riduzione della responsabilità penale dell’imputata, e l’altra poiché: “…. &lt;i&gt;una consulenza…. omissis…. i dati anamnestici si rivelano falsi… omsiss… deve ritenersi viziata” &lt;/i&gt;(cfr. pag. 34 della sentenza). &lt;i&gt;A contrario&lt;/i&gt;, il giudicante ha riconosciuto assoluto pregio alla consulenza basata sull’anamnesi del caso, alla testistica neuropsicologica impiegata nonché agli accertamenti tecnici in grado di evidenziare un’anomala struttura dell’encefalo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Infine, il giudicante ha decretato pieno valore di prova scientifica ai &lt;i&gt;test&lt;/i&gt; biologici che hanno fatto emergere la presenza di alcuni sfavorevoli alleli presenti nel patrimonio genetico dell’imputata. A tal proposito, chi scrive ha già evidenziato in altri lavori (Lusa Vincenzo – Pascasi Selene, “&lt;i&gt;I confini dell’imputabilità: l’influenza della genetica sulla pericolosità sociale&lt;/i&gt;”, in &lt;i&gt;Ventiquattrore Avvocato&lt;/i&gt;, n. 7-8/11, 92) le metodiche tecnico giuridiche in grado di dimostrare che la personalità dell’autore del reato deve essere valutata considerando tre essenziali parametri: la biologia dell’encefalo (da vagliare, in questo ambito, il peculiare aspetto genetico del soggetto), la personalità dell’autore e l’ambiente in cui il reo vive ovvero è vissuto. Il tutto unitamente agli esami diagnostici (quali, ad esempio, risonanze magnetiche al cervello) volti ad accertare mediante l’impiego di sofisticate tecniche topografiche se la morfologia celebrale del soggetto sia effettivamente normale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Nel caso di Como sono state impiegate tecniche di &lt;i&gt;neuro imaging&lt;/i&gt; cerebrale e studi di genetica molecolare che hanno dimostrato come nella giovane omicida sia stato possibile attuare una precisa correlazione tra anomalie di certe aree sensibili del cervello (cingolo anteriore, dovute ad un’anormale densità della sostanza grigia) e comportamenti aggressivi unitamente alla presenza di tre alleli (particolari tipologie di geni) in grado di predisporre il soggetto a porre in essere comportamenti antisociali, ovvero assolutamente aggressivi. L’introduzione di tale metodiche in processo è stata attuata mediante l’impiego degli articoli 187 e 189 c.p.p..&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;In virtù di quanto sino ad ora esposto, &lt;i&gt;sine dubio&lt;/i&gt; si evince come queste moderne tecnologie scientifiche stiano inevitabilmente influenzando il codice penale decretando non solo la piena affermazione della scienza in ambito processuale, le cui moderne ed innovative metodiche ormai viaggiano su un &lt;i&gt;red carpet&lt;/i&gt; di tutto rispetto, ma anche la necessità di rivedere un codice penale che ha visto il suo esordio negli anni ‘30, sotto l’influsso dell’allora scienza positivistica. Quest’ultima disciplina scientifica, sebbene abbia permeato la struttura codicistica nella parte dedicata alla personalità dell’autore, attualmente è bisognevole di una necessaria integrazione alla luce di scoperte originatesi dal “progetto genoma” e dai conseguenti studi di genetica umana, nonché dalle indagini antropologiche che hanno permesso di rilevare che l’&lt;i&gt;homo sapiens&lt;/i&gt; ha rivestito il ruolo di stretto “parente”, per milioni di anni, di alcune specie di primati dai quali diverge, come &lt;i&gt;asset&lt;/i&gt; genetico, per una quota biologica ammontante al 2,5% sino a giungere addirittura all’1,5%, se si compara il patrimonio genetico umano a quello dello scimpanzé Bonobo. Ciò ovviamente non può non aver avuto influssi sulla nostra evoluzione, su quanto è insito nel nostro codice genetico e sul modo di interagire con i nostri simili.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Il futuro delle scienze penalistiche oggi prospetta ai suoi cultori nuovi orizzonti sinora del tutto inesplorati. La sentenza in analisi, dunque, apre le porte a riflessioni più ampie, centrate su una rilettura in chiave scientifico-genetica della nozione di imputabilità. Così, se è vero che la risposta penale trova necessaria applicazione ove il delitto risulti perpetrato dal reo che sia pienamente capace d’intendere e volere secondo i parametri codicistici e che abbia agito nell’esercizio del libero arbitrio, allora il vaglio di tale capacità (da correlarsi alla nozione di responsabilità penale) diverrà segmento basilare del processo penale. Di conseguo, sarà nelle cause di esclusione della predetta capacità, che occorrerà condurre l’indagine processuale difensiva, volta ad accertare se – ed in che limiti – l’atto criminale commesso dall’imputato, sia a questi rimproverabile. La questione si sposta, dunque, sul piano dell’incapacità: principale fattore di interferenza sull’imputabilità del soggetto. E’ in tal contesto che, prima della pronuncia in analisi, si innestava altresì la nota sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Trieste n. 5/09, cui si riconosce il merito di aver acceso i riflettori sull’ipotesi processuale legata alla presenza, in alcuni criminali, di particolari alleli (forme alternative di un gene) “colpevoli” di influenzare negativamente l’autocontrollo dell’individuo, maggiormente soggetto – se posto in contesti ambientali sfavorevoli – a reazioni impulsivo-aggressive. Ecco che la neuroscienza si appresta a divenire un rilevante strumento di indagine della &lt;i&gt;mens rea&lt;/i&gt;, da condursi anche alla stregua della biologia dell’encefalo, radicata sullo studio dei geni indicati come potenziali fattori scatenanti dell’aggressività umana. E se, come è stato sostenuto dagli studiosi, è sufficiente la presenza di un solo allele sfavorevole per “favorire” la condotta antisociale del criminale, il Gip comasco non poteva rassegnare conclusioni difformi da quelle formulate, essendo ben tre gli alleli “incriminati” riscontrati nell’imputata.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;(Altalex, 21 settembre 2011. Nota di &lt;a href="http://www.altalex.com/index.php?idstr=85&amp;amp;idu=190670"&gt;&lt;b&gt;Vincenzo Lusa&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.altalex.com/index.php?idstr=85&amp;amp;idu=31803"&gt;&lt;b&gt;Selene Pascasi&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;. Cfr. nota su &lt;a href="http://www.altalex.com/index.php?idnot=53853"&gt;Altalex Mese&lt;/a&gt; - Schede di Giurisprudenza)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Si ringrazia la dott.ssa&amp;nbsp;&lt;b&gt;Anna Rossi &lt;/b&gt;(VI ediz. del Corso di Criminologia) per la segnalazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;Tribunale di Como&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;Giudice per le Indagini Preliminari&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;Decisione 20 agosto 2011&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.altalex.com/download.php?idnot=15547&amp;amp;t=pdf"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-small;"&gt;&lt;img align="baseline" alt="" border="0" hspace="0" src="http://www.sentenze.net/images/pdf.gif" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-small;"&gt;CLICCA QUI PER SCARICARE LA DECISIONE IN FORMATO PDF&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-2491462294180568155?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/2491462294180568155/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/10/laccertamento-dellimputabilita-passa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2491462294180568155'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2491462294180568155'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/10/laccertamento-dellimputabilita-passa.html' title='L’accertamento dell’imputabilità passa anche al vaglio delle  indagini neuroscientifiche'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-5117324059414899338</id><published>2011-10-05T13:33:00.000+02:00</published><updated>2011-10-05T13:33:29.585+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='intercettazioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bocassini'/><title type='text'>Boccassini: «Troppe intercettazioni sui giornali»</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="element teaser" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="ilda boccassini procuratore aggiunto milano" height="254" src="http://www.unita.it/polopoly_fs/1.260662.1296202038!/image/2676511097.jpg_gen/derivatives/box_304/2676511097.jpg" title="" width="304" /&gt; &lt;/div&gt;Ilda Boccassini intervenendo alla serata inaugurale della rassegna: 'Mafie 2011: legalità e istituzioni', ha dedicato un'importante passaggio del suo intervento alla questione delle intercettazioni telefoniche: «Sono uno strumento di indagine importantissimo. Questo non toglie che a volte possa capitare di farne un cattivo uso: non fa piacere a nessuno, neanche a me, leggere sui giornali le vicende private delle persone». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Anche io, da cittadina - ha aggiunto Boccassini - leggendo sul giornale cose che non dovrei leggere, m'indigno». «Nella conflittualità che c'è oggi nel nostro Paese - ha spiegato - le conversazioni captate diventano uno strumento di lotta politica. Ma fin quando la conflittualità sarà così alta, non sarà possibile la serena autocritica di entrambe le parti necessaria per sedersi attorno a un tavolo e studiare un sistema giudiziario a uso e consumo dell'utenza».&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-5117324059414899338?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/5117324059414899338/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/10/boccassini-troppe-intercettazioni-sui.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5117324059414899338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5117324059414899338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/10/boccassini-troppe-intercettazioni-sui.html' title='Boccassini: «Troppe intercettazioni sui giornali»'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-6828356999373097171</id><published>2011-10-05T13:17:00.002+02:00</published><updated>2011-10-05T13:17:56.402+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='legge bavaglio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='intercettazioni'/><title type='text'>Intercettazioni, il Pdl ci riprova "Carcere per i giornalisti"</title><content type='html'>&lt;h1&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="clear: left; float: left; font-size: small; font-weight: normal; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Intercettazioni, il Pdl ci riprova &amp;quot;Carcere per i giornalisti&amp;quot;" height="142" src="http://www.repubblica.it/images/2011/10/05/115339070-eae585d1-2620-4b00-ad02-8e7a7ffd2768.jpg" title="Intercettazioni, il Pdl ci riprova &amp;quot;Carcere per i giornalisti&amp;quot;" width="300" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small; font-weight: normal;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small; font-weight: normal;"&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small; font-weight: normal;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;!-- inizio TESTO --&gt;&lt;strong&gt;ROMA&lt;/strong&gt; - Devono essere sanzionati i giornali che pubblicano e i giornalisti" e, nella fattispecie, "i giornalisti, con una misura di rilevanza penale". Carcere per i giornalisti, &lt;a class="footnote" href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/politica/giustizia/accordo-lega/accordo-lega.html"&gt;torna a proporre &lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt; Maurizio Paniz a proposito di riforma delle intercettazioni. "Il giornalista che pubblica ciò che non può pubblicare dovrebbe subire una sanzione penale. Il carcere magari è un percorso più lungo. Che ne so, ci vorrebbe una sanzione da 15 giorni a un anno, poi il giudice graduerà a seconda della violazione, vedrà se sono possibili riti alternativi, pene pecuniarie o multe o se il giornalista debba andare in carcere. Cosa che è tutto sommato molto rara nel nostro ordinamento per questa tipologia di situazione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcosa si muove, invece, dal punto di vista della norma ammazza blog. In pratica un nuovo emendamento che prevede termini allungati e sanzioni ridotte per i siti amatoriali. Una nuova versione - spiega il deputato del Pdl&amp;nbsp; Roberto Cassinelli - che esclude l'obbligo di rettifica, mantenendolo solo per le testate registrate".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Pdl, dunque, sembra sempre più intenzionato a modificare il testo, arrivando al punto di farlo approvare con la fiducia. Preoccupati, ovviamente, i magistrati. "Ci sono intercettazioni e vicende che attengono alla vita privata che non dovrebbero mai essere pubblicate, sono pura pruderie. Ma tentare di mettere una pezza&lt;br /&gt;a valle vietando la pubblicazione è un attentato alla libertà di stampa" dice il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini. Mentre&amp;nbsp; per il vicepresidente del Csm Michele Vietti l'emendamento sulla cosiddetta udienza-filtro, e che prevede che nulla possa essere conosciuto delle registrazioni fino al momento in cui avvocati e magistrati selezionano gli ascolti essenziali per dimostrare la colpevolezza o l'innocenza escludendo le parti superflue, "è una soluzione che ha una propria ragionevolezza". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri &lt;a class="footnote" href="http://www.repubblica.it/politica/2011/10/04/news/intercettazioni_arriva_l_emendamento_pdl_ascolti_tombati_fino_all_udienza_filtro-22670616/?ref=HREC1-4"&gt;i centristi &lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt; avevano detto chiaramente di essere contro le modifiche avanzate dalla maggioranza, oggi Pier Ferdinando Casini precisa: "Se si vuole Impedire l'obbrobrio di dialoghi che nulla hanno a che fare con le indagini, se si vuole fare una legge con questa finalità, la votiamo, se invece si vuole fare una legge che punta a censurare la stampa o a vendicarsi con i giudici, non vogliamo essere complici". Molto più duri Pd e l'Idv.&amp;nbsp; "E' scandaloso che mentre quattro ragazze muoiono sotto le macerie per lavorare a quattro euro all'ora e Moody's ci declassa, noi siamo qui a parlare di intercettazioni -&amp;nbsp; dice Pierluigi Bersani - Questo dimostra la perdita di presa totale verso gli interessi del Paese pensa solo agi affari suoi, lo vedono in tutto il mondo che è così".&amp;nbsp; Per il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi "la legge Bavaglio è uno schiaffo alla democrazia e alla libertà di stampa, ed è anche un'offesa ai cittadini, che chiedono misure concrete contro la crisi economica e non bavagli all'informazione" &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo è iniziato, nell'aula della Camera, l'esame delle questioni pregiudiziali: due di costituzionalità (una idv e una pd) e una di merito (del pd). L'Udc, come annunciato ieri, ha ritirato la sua pregiudiziale come apertura di credito nei confronti della maggioranza per capire se ci sono ancora margini di trattativa. Il terzo polo si asterrà sui documenti delle altre opposizioni. Questo dovrebbe preludere a una 'bocciatura' delle pregiudiziali di Pd e Idv.&lt;!-- fine TESTO --&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-6828356999373097171?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/6828356999373097171/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/10/intercettazioni-il-pdl-ci-riprova.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/6828356999373097171'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/6828356999373097171'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/10/intercettazioni-il-pdl-ci-riprova.html' title='Intercettazioni, il Pdl ci riprova &quot;Carcere per i giornalisti&quot;'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-7499061215965957047</id><published>2011-10-05T13:13:00.000+02:00</published><updated>2011-10-05T13:14:00.094+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso specialistico di criminologia clinica e psicopatologia forense'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso di criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La giovane Allison è morta'/><title type='text'>La giovane Allison è morta forse investita da pirata della strada</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;h1&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="clear: left; float: left; font-size: small; font-weight: normal; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="La giovane Allison è morta forse investita da pirata della strada" src="http://firenze.repubblica.it/images/2011/10/04/220633269-3436a48d-090e-49fb-88cf-6b78337e4513.jpg" title="La giovane Allison è morta forse investita da pirata della strada" width="300" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div class="adv adv-left" jquery1317813065859="3" style="display: none;"&gt;&lt;script&gt;&lt;/script&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="adv adv-left" jquery1317813065859="4" style="display: none;"&gt;&lt;script&gt;&lt;/script&gt;&lt;/div&gt;&lt;!-- inizio TESTO --&gt;&lt;strong&gt;SAN GIOVANNI VALDARNO (Arezzo)&lt;/strong&gt; - Allison Owens è morta. Il cadavere&amp;nbsp; è stato ritrovato a San Giovanni Valdarno, dove da domenica era scomparsa la giovane guida turistica americana. Varie le ipotesi su cui lavorano i carabinieri: la principale, ad ora, sembra essere quella di un pirata della strada che avrebbe travolto la ragazza. Sul fondo stradale non sono state trovate tracce di frenate e la ragazza ha ancora gli auricolari dell'iPod alle orecchie.&amp;nbsp; Ma i carabinieri non escludono altre possibilità, tanto che hanno chiamato gli esperti del Ris.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il corpo era sul ciglio della strada nella zona del cimitero,&amp;nbsp; vicino ad un canale di scolo ed è stato ritrovato da una signora che andava a fare la spesa e che, subito, ha avvertito i carabinieri. La strada è la Statale 69, che da San Giovanni porta a Montevarchi. Una tratto molto trafficato, ricco di aziende e esercizi commerciali. C'è una stazione di benzina della Q8, una concessionaria automobilistica ed un Penny market, ed un supermercato Lidl proprio vicino al luogo dove è stato ritrovato il corpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a class="Foto" href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/05/foto/teli_bianchi_sul_luogo_del_ritrovamento-22736440/1/"&gt;&lt;strong&gt;Teli bianchi sul luogo del ritrovamento&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ciglio della strada è protetto da un guard rail.&amp;nbsp; In un'altra zona, dove ieri si erano concentrate le ricerche, un testimone ha affermato di aver sentito un urlo e la sgommata. Nel frattempo sono iniziate le operazioni &lt;div class="adv adv-middle-inline" jquery1317813065859="5" sizcache="3" sizset="36" style="display: none;"&gt;&lt;script&gt;&lt;/script&gt;&lt;a href="http://oas.repubblica.it/5c/local.repubblica.it/rg/firenze/interna/1346599894/Middle/default/empty.gif/6c306b6b7645364174795941446e5652" target="_top"&gt;&lt;img alt="" border="0" height="1" src="http://oas.repubblica.it/0/default/empty.gif" width="1" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di recupero del corpo, con la Misericordia che lo ha coperto con un telo bianco. Arrivato anche il magistrato Marco Dioni, della procura di Arezzo. Avvisata anche la famiglia di Allison, con la madre che starebbe per raggiungere San Giovanni Valdarno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;VIDEO - &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://tv.repubblica.it/edizione/firenze/firenze-trovato-il-corpo-dell-americana-ecco-il-luogo-del-ritrovamento/77533?video"&gt;&lt;strong&gt;Il luogo dove è stato trovato il corpo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt; - &lt;/strong&gt;&lt;a class="Foto" href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/05/foto/il_luogo_del_ritrovamento-22730909/1/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;FOTO &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/05/news/valdarno_c_una_testimone_ho_sentito_un_urlo_e_una_sgommata-22728008/"&gt;&lt;strong&gt;Il testimone: "Ho sentito un urlo e la sgommata"&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/05/news/quel_sito_di_vacanze_su_misura-22730746/"&gt;&lt;strong&gt;L'agenzia turistica per cui lavorava Allison&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/05/news/la_squadra_dei_grandi_delitti_a_san_giovanni_arrivano_i_ris-22731187/"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;strong&gt;Atteso l'arrivo dei Ris in elicottero&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/05/news/gli_amici_salvatela_vi_prego_la_disperazione_su_facebook-22734146/"&gt;&lt;strong&gt;La disperazione degli amici sul web&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finiscono così le ricerche iniziate ieri mattina. Un paese tappezzato di manifesti. Il sorriso sereno fermato dalla fotografia&amp;nbsp; che stride con la scritta sotto, "chi avesse informazioni, contatti i carabinieri". Fogli appesi all'ingresso dei bar, nelle porte dei negozi a San Giovanni Valdarno. Allison, americana dell'Ohio in questo pezzo di Toscana a fare la guida turistica, era scomparsa da domenica pomeriggio con i suoi 23 anni, la sua aria da ragazza felice. Intorno alle 15 era stata vista uscire per una corsa, scarpe da running, maglietta, occhiali da sole, ipod. Poi più niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scomparsa, dissolta nelle stradine sterrate fra l'Arno e una zona di campi e ferrovia. Inutilmente le amiche l'hanno aspettata a casa, inutilmente l'hanno cercata nella zona, lungo la pista ciclabile che porta in direzione di un sottopasso ferroviario e poi verso la frazione di Montecarlo. Non aveva con sé né il cellulare, né i documenti. Era arrivata sabato mattina a San Giovanni, nella casa in fondo a via 2 Giugno, dove ha la sede un'agenzia di turismo che fa capo al sito www.backroads.com. A denunciarne la scomparsa sono state le amiche con cui condivide l'appartamento nella cittadina aretina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"E' venuta qui con un'amica a prendere il caffè. Lei non parla italiano, le altre ragazze sì" raccontava ieri il titolare del Gran bar nella zona residenziale di Bani, palazzine a due o tre piani, eleganti, con le rose sui balconi e all'ingresso dei giardini. Nella strada nessuno ricordava di averla vista passare. Davanti all'abitazione c'è un'agenzia di scommesse sportive, la Snai e domenica sicuramente c'erano fuori diversi clienti. Anche ragazzi. Secondo alcune voci, non confermate dagli investigatori, nei giorni precedenti una delle ragazze americane aveva ricevuto delle avances da un gruppetto di giovani. Un episodio archiviato con una porta chiusa e senza nessuna denuncia. &lt;br /&gt;&lt;a class="Foto" href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/04/foto/scomparsa_ragazza_americana_iniziate_le_ricerche-22691975/1/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Le operazioni di ricerca&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a class="Foto" href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/05/foto/ragazza_americana_scomparsa_le_foto_da_facebook-22721799/1/"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;strong&gt;Le foto di Allison negli Usa&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/04/news/ragazza_statunitense_scomparsa_nel_valdarno-22671240/"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class="Foto"&gt;Ragazza americana scomparsa a San Giovanni Valdarno&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a class="Articolo" href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/05/news/sparite_nel_nulla_cinque_ragazze_in_un_anno-22729307/"&gt;&lt;strong&gt;I precedenti in Toscana. Sparite nel nulla cinque ragazze in un anno&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a class="Foto" href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/05/foto/il_luogo_del_ritrovamento-22730909/1/"&gt;&lt;strong&gt;Il luogo del ritrovamento&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le amiche di Allison lunedì mattina sono andate dai carabinieri, lunedì pomeriggio sono state attivate le ricerche. Ieri erano intervenuti pure i vigili del fuoco, le pattuglie della polizia municipale, la protezione civile e le unità cinofile di un gruppo di soccorso Gus, di Terranova Bracciolini: "Nel pomeriggio ci hanno dato degli abiti della ragazza e i cani hanno potuto muoversi meglio". Si alza un elicottero. Le battute si sono concentrate nella zona della pista ciclabile, nei campi dietro il cimitero dove c'è un corso d'acqua chiamato "fosso dei frati" e un canneto. E anche nella zona dell'ospedale.&amp;nbsp; Al rastrellamento dei boschi attorno Arezzo&amp;nbsp; c'era anche un battaglione di paracadutisti, il primo reggimento parà di Tuscania. Poi l'utlima, terribile scoperta.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-7499061215965957047?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/7499061215965957047/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/10/la-giovane-allison-e-morta-forse.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7499061215965957047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7499061215965957047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/10/la-giovane-allison-e-morta-forse.html' title='La giovane Allison è morta forse investita da pirata della strada'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-2848776417363430815</id><published>2011-10-04T11:27:00.004+02:00</published><updated>2011-10-04T11:27:57.295+02:00</updated><title type='text'>Assoluzione che condanna</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-OJbXSQzvt5A/S7CnAVsZ9WI/AAAAAAAAADo/LUqRKoR22ME/s1600/1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-OJbXSQzvt5A/S7CnAVsZ9WI/AAAAAAAAADo/LUqRKoR22ME/s1600/1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;h2&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small; font-weight: normal;"&gt;Possiamo far finta di credere che sia solo una sentenza, un semplice ribaltamento del giudizio di primo grado, passando dalla colpevolezza per omicidio all’innocenza. Avviene più spesso di quel che si crede. Possiamo anche spingerci a dire che la sentenza di Perugia dimostra che la giustizia funziona e sa correggere i propri errori. Ma forse è meglio guardare in faccia la realtà: l’assoluzione di quei due ragazzi condanna il modo in cui sono state fatte le indagini, il modo in cui s’è condotto il processo di primo grado e l’intero baraccone vergognoso del giustizialismo spettacolare, compresi i libri che hanno arricchito presunti esperti, che spero, da oggi, non siano mai più chiamati a svolgere quale che sia perizia a spese del contribuente.&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;E’ facile che qualcuno scriva, oggi, che l’Italia fa una pessima figura agli occhi degli statunitensi, i cui mezzi d’informazione si sono mobilitati per sostenere l’innocenza di una loro concittadina. Dissento: facciamo una pessima figura, è vero, ma agli occhi di noi stessi. Che dovrebbe essere ancor più grave. In quanto allo scenario globale, la giustizia italiana è già stata umiliata da francesi e brasiliani, che hanno, del tutto a torto, rifiutato di consegnarci un assassino. E’ già esposta al ludibrio generale dal suo inarrestabile e infruttuoso tentativo di condannare chi governa. E’ troppo berlusconiano sostenere che questa caccia all’uomo è incivile? No, è grandemente barbaro far finta di niente.&lt;br /&gt;Nelle sue dichiarazioni spontanee la giovane imputata statunitense (non mi caverete il nome neanche ora, perché non contribuisco neanche con una goccia al dilagare infame della giustizia spettacolo) non si è difesa, ha accusato. Le sue parole sarebbero potute essere quelle di un occidentale qualsiasi che si trova a fare i conti con un buco nero tribale, o con un tribunale islamico: io mi sono fidata degli inquirenti, loro erano lì per difendermi, invece mi hanno usata e manipolata. Di questo c’è uno strascico nella condanna per calunnia. Più mite il coimputato, italiano, forse geneticamente meno attrezzato a considerare repellente la messa in scena. Mi ha colpito un particolare: la loro relazione è stata posta a fondamento del movente, raccontata come un sabba, loro, proclamandosi innocenti, ci hanno tenuto a proteggere quei loro sentimenti di allora. Come normali ragazzi, come persone cui la natura e l’età consentono di credere nel valore di un sentimento. Fosse stato un processo iraniano ne parleremmo con le lacrime agli occhi. Ma era italiano. Dovremmo piangere a dirotto.&lt;br /&gt;Ma non è finita, e disinteressandomi, ora, della sorte di quei due, la cui vita è già massacrata, rivolgo l’attenzione a quella di noi tutti. Non è finita: la Corte di cassazione potrà chiudere il caso, ma potrà anche annullare la sentenza e chiedere un nuovo giudizio. Dimenticatevi Perugia: questo modo di procedere è folle. Se, avendo scopiazzato dalla formula americana, abbiamo stabilito che si può condannare solo in assenza di “ragionevole dubbio”, come mai si può credere che il dubbio non sia ragionevolissimo, se una corte, in un qualsiasi grado di giudizio, assolve? Noi riusciamo a demolire la ragionevolezza solo in base ad una finzione: chiamiamo “processo” l’insieme dei giudizi, per questo possiamo cambiarli a piacimento, sempre all’interno del medesimo “processo”. Era più che giusto quel che stabiliva la legge Pecorella: chi viene assolto non può più essere processato. La Corte costituzionale provvide a chiudere questo spiraglio di civiltà. Molti, troppi, ne pagano le conseguenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:&lt;br /&gt;http://www.davidegiacalone.it/giustizia/assoluzione-che-condanna/&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-2848776417363430815?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/2848776417363430815/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/10/assoluzione-che-condanna.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2848776417363430815'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2848776417363430815'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/10/assoluzione-che-condanna.html' title='Assoluzione che condanna'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-OJbXSQzvt5A/S7CnAVsZ9WI/AAAAAAAAADo/LUqRKoR22ME/s72-c/1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-1672794967247823607</id><published>2011-09-27T19:20:00.001+02:00</published><updated>2011-09-27T19:29:42.271+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='killer'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='omicidio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='disturbi di personalità'/><title type='text'>Pescara, uccide la madre L'omicidio anticipato su YouTube</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 20px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-3X3o5Qht0XA/ToIH3nulUxI/AAAAAAAAAUQ/8bsc7dSJYf4/s1600/blog3.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://3.bp.blogspot.com/-3X3o5Qht0XA/ToIH3nulUxI/AAAAAAAAAUQ/8bsc7dSJYf4/s200/blog3.png" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h3 style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-family: inherit; font-size: 14px; font-style: inherit; font-weight: normal; line-height: 17px; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;em class="author" style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; display: block; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: italic; font-weight: normal; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-transform: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small; font-style: normal; line-height: normal;"&gt;&lt;strong style="font-weight: bold;"&gt;PESCARA&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small; font-style: normal; line-height: normal;"&gt;- C'è un video su Youtube che anticipa un omicidio. Quasi un anno e mezzo prima. Un&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small; font-style: normal; line-height: normal;"&gt;&lt;a class="footnote" href="http://tv.repubblica.it/cronaca/uccide-la-madre-l-omicidio-annunciato-su-youtube/76858?video" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: url(http://www.repubblica.it/static/images/homepage/2010/bg-link.png); background-origin: initial; background-position: 0px 100%; background-repeat: repeat no-repeat; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 14px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #f1c232;"&gt;&lt;strong style="font-weight: bold;"&gt;video&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&lt;sup style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-family: inherit; font-size: 10px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: super;"&gt;1&lt;/sup&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small; font-style: normal; line-height: normal;"&gt;agghiacciante, alla luce del delitto che è stato commesso dopo. Il protagonista è proprio lo stesso che domenica scorsa ha ucciso la madre con cinque coltellate: quella fatale alla gola. Nei titoli di coda, il protagonista si presenta come "killer". Un ragazzo affetto da disturbi psichici che nessuno è riuscito a fermare e che la sua follia omicida la racconta già tutta sul web. Un filmato "manifesto" accessibile a tutti su internet.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;&lt;br /&gt;C'è anche questo nella drammatica storia di Valentino Di Nunzio, 27 anni e residente nel piccolo paese di Manoppello. Proprio qui, domenica scorsa ha ucciso la madre, Mariateresa Di Giamberardino, casalinga di 55 anni. E poi ha confessato: "Sono stato io. Ho ucciso mia madre, mi ha fatto arrabbiare". Ha detto subito ai carabinieri. Ora è in carcere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E adesso si scopre il video (al quale hanno partecipato come comparse anche il cugino e il padre) datato 19 marzo 2010, dove lo stesso Di Nunzio cerca di commettere un omicidio. E' un cortometraggio. Un piccolo film scritto, diretto e interpretato da lui. Si intitola la "dodicesima vittima".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La pazzia è vera, vera come la morte che è l'unica cosa che non ti tradisce" recita la voce del giovane killer.&lt;br /&gt;Nel filmato, mentre&amp;nbsp;scorrono le immagini della città (Pescara), Valentino racconta che cerca "un pollo da sgozzare". "Cercavo sangue, volevo ascoltare il suono della morte". "Tutti sono buoni a fa nascere qualcuno, ma a uccidere no, per uccidere ci vuole coraggio" dice ancora nel video. Ma la vicenda almeno nel filmato poi ha un altro epilogo: sul finale il protagonista viene ucciso da quello che lui aveva scelto come vittima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Mi sentivo un dio castigatore, nel mio giardino c'è sempre carne fresca da macellare". E poi ancora: "E' pazzesco come le persone riescano a pensare che un assassino sia qualcosa di lontano da loro. Invece no, io c'ero sempre stato... Cercavo sangue e volevo ascoltare il suono della morte". Valentino dal 2006&amp;nbsp; -&amp;nbsp; ha spiegato ai carabinieri il suo legale Isidoro Malandra&amp;nbsp; -&amp;nbsp; era in cura presso uno psichiatra e sarebbe afflitto da una sindrome psicotica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il medico è già stato ascoltato dagli inquirenti ed ha confermato il grave stato di salute mentale del giovane.&lt;br /&gt;Valentino il giorno stesso dell'omicidio ha confessato tutto ai carabinieri. "Ero da mio cugino, dovevamo vedere un film. Poi ho pensato "vado". E sono tornato a casa". "I miei genitori mi opprimevano, non mi facevano uscire. Avevo. con mio padre. Volevo andare al bar con lui, non mi ci ha portato".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-1672794967247823607?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/1672794967247823607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/09/pescara-uccide-la-madre-lomicidio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/1672794967247823607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/1672794967247823607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/09/pescara-uccide-la-madre-lomicidio.html' title='Pescara, uccide la madre L&apos;omicidio anticipato su YouTube'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-3X3o5Qht0XA/ToIH3nulUxI/AAAAAAAAAUQ/8bsc7dSJYf4/s72-c/blog3.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-2211775477219261581</id><published>2011-09-22T11:00:00.000+02:00</published><updated>2011-09-22T11:59:19.829+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso specialistico di criminologia clinica e psicopatologia forense'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso di criminologia napoli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='criminologia clinica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corsi di criminologia'/><title type='text'>Corso Specialistico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense A.A. 2011-2012 - Iscrizioni Aperte</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.aliudcrimen.it/"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5632071474834656402" src="http://3.bp.blogspot.com/-DUv9MBMwRFA/TikjKpchTJI/AAAAAAAAASs/MAno7pfWUX8/s320/2.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 224px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px;" /&gt;&lt;/a&gt;Aperte le ISCRIZIONI per la IX edizione del Corso Specialistico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense che avrà inizio il &lt;strong&gt;28 Ottobre 2011&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello specifico il Corso Specialistico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense è strutturato in due incontri al mese (prevalentemente di venerdì ore 15:00 - 20:00).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il corso ha durata annuale, è a numero chiuso e per potervi accedere è previsto un &lt;strong&gt;Colloquio d'Idoneità/Selezione&lt;/strong&gt;, da effettuare, previa prenotazione, con il responsabile del &lt;strong&gt;Corso dott. Marco Luongo&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.aliudcrimen.it/SessioneColloquiCriminologia.htm"&gt;&lt;strong&gt;Colloqui – Prenotazioni&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo il Calendario dei colloqui d'idoneità per l'ammissione alla IX ediz. del Corso:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;· Venerdi 16 Settembre 2011 ore 15:00 - 19:00&lt;br /&gt;· Venerdi 30 Settembre 2011 ore 15:00 - 19:00&lt;br /&gt;· Venerdi 07 Ottobre 2011 ore 15:00 - 19:00&lt;br /&gt;· Venerdi 14 Ottobre 2011 ore 16:00 - 19:00&lt;br /&gt;· Venerdi 21 Ottobre 2011 ore 15:00 - 19:00&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' possibile prenotarsi sin da ora per dette date o direttamente on line compilando l'apposito &lt;a href="http://www.aliudcrimen.it/ModuloContatti/Modulo_prenotazione_colloqui.htm"&gt;MODULO DI PRENOTAZIONE&lt;/a&gt; in ogni sua parte ovvero inviando &lt;a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Master/Desktop/Cartella/Aliudcrimen%20Ultima%20Modifica%2014-07-2011/Aliudcrimen/DocumentiCorso/Scheda-Online.docx"&gt;LA SCHEDA DI ADESIONE&lt;/a&gt; all'indirizzo &lt;a href="mailto:info@aliudcrimen.it"&gt;info@aliudcrimen.it&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' altresì possibile effettuare la prenotazione contattando il &lt;strong&gt;Tutor del Corso&lt;/strong&gt; ( sig. Francesco Camerino) al numero &lt;strong&gt;329/3394687&lt;/strong&gt; dal Lunedì al Venerdì ore 09.00 - 20.00 o chiamando la &lt;strong&gt;Segreteria Organizzativa&lt;/strong&gt; ai numeri 081/714 63 62 - 081/714 66 01 (fax) dal Lunedì al Venerdì ore 16.00 - 20.00 (referente sig. Maddalena Perfetto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sbocchi professionali&lt;/strong&gt;: Il Corso costituisce la base formativa idonea per accedere ai ruoli di: &lt;strong&gt;Esperto presso il Tribunale Ordinario&lt;/strong&gt;(Civile e Penale) ; &lt;strong&gt;Esperto per l’attività di&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;consulenza&lt;/strong&gt; presso il Tribunale per i minorenni (art. 9 del D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448); Esperto presso il Tribunale di Sorveglianza (Sulla base all’art. 70 della legge 354 – modificato dall’art. 22, della legge 10 ottobre 1986, n. 663 integrato dall’art. 80 dell’ordinamento penitenziario); &lt;strong&gt;Giudice Onorario del Tribunale per i minorenni&lt;/strong&gt; (art. 2 del R.D.L. 20 luglio 1934, n. 1404: Istituzione e composizione del Tribunale per i minorenni); &lt;strong&gt;Consulente&lt;/strong&gt; dei Centri per la giustizia minorile (art. 7, comma 6, D.L. 28 luglio 1989, n. 272: Centri per la giustizia minorile); Consulente esterno delle amministrazioni locali in progetti di prevenzione, interventi a favore delle vittime di reato e in attività di mediazione; &lt;strong&gt;Consulente esperto negli studi legali&lt;/strong&gt; per le questioni minorili e psico-giuridiche; &lt;strong&gt;Collaboratore&lt;/strong&gt; ausiliario della Polizia Giudiziaria in qualità di esperto(Art. 348, 4° comma C.P.P.); &lt;strong&gt;Consulente Libero professionista&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visitare il sito &lt;a href="http://www.aliudcrimen.it/"&gt;http://www.aliudcrimen.it/&lt;/a&gt; per attingere ulteriori informazioni in merito al Corso di Criminologia Clinica, nonchè gli avvisi di carattere ufficiali ad esso inerenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sede del Corso&lt;/strong&gt;: Napoli c/o l'Istituto Isppref , via Alessandro Manzoni 26/b.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-2211775477219261581?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/2211775477219261581/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/07/corso-specialistico-di-criminologia.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2211775477219261581'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2211775477219261581'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/07/corso-specialistico-di-criminologia.html' title='Corso Specialistico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense A.A. 2011-2012 - Iscrizioni Aperte'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-DUv9MBMwRFA/TikjKpchTJI/AAAAAAAAASs/MAno7pfWUX8/s72-c/2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-6783448578218754775</id><published>2011-09-21T11:48:00.000+02:00</published><updated>2011-09-22T11:50:32.697+02:00</updated><title type='text'>Il ruolo dello psicologo nell'amministrazione penitenziaria</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-xvkTeiBJAi4/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/aYbpRH9ScYs/s1600/psico-larg.gif" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-xvkTeiBJAi4/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/aYbpRH9ScYs/s1600/psico-larg.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;La legge del 26 luglio 1975, n. 354, Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà, segna l’inizio della cosiddetta riforma dell’ordinamento penitenziario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essa rappresenta il frutto di una serie di riflessioni e di mutamenti ideologici in materia di diritto penitenziario che avevano già trovato espressione nella Costituzione Repubblicana (1948) in cui si afferma l’inviolabilità dei diritti umani (art. 2) e la necessità di realizzare&amp;nbsp; trattamenti penitenziari ispirati al senso di umanità e volti alla rieducazione del condannato (art. 27).&lt;br /&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;La pena perde le sue finalità meramente punitive e repressive acquisendo una valenza retributivo/rieducativa.&lt;br /&gt;All’interno di questo processo evolutivo si colloca l’introduzione di figure professionali quali quella dell’educatore (art. 82 L. 354/75), dell’assistente sociale (art. 81) e dell’esperto psicologo e criminologo (art. 80). Nello specifico l’articolo 80 stabilisce che l’amministrazione penitenziaria “può avvalersi, per lo svolgimento delle attività di osservazione e di trattamento di professionisti esperti in psicologia, servizio sociale, pedagogia, psichiatria e criminologia clinica”. Tali figure professionali si trovano, nel contesto carcerario, a dover mediare tra esigenze custodialistico/retributive ed esigenze riabilitativo/risocializzatrici.&lt;br /&gt;La figura dello psicologo opera all’interno del contesto penitenziario in due momenti differenti: in quello diagnostico, come tecnico consultivo, e in quello trattamentale rispondendo ad esigenze rieducativo/riabilitative.&lt;br /&gt;Nel momento diagnostico compito specifico dello psicologo è quello di osservare ed approfondire le problematiche più complesse riguardanti la personalità del soggetto e le dinamiche sottese alla strutturazione dell’Io. Effettua un’anamnesi per individuare il momento criminogenetico nella storia del soggetto che viene conosciuto come unità personale, cioè come il risultato di un processo che ha origine nelle esperienze pregresse e nell’ambiente socio-culturale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo psicologo utilizza la metodologia del colloquio clinico all’interno della quale è possibile individuare diverse fasi:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;em&gt;presentazione&lt;/em&gt;: in questa fase di accoglienza vengono chiarite l’oggetto e la finalità del colloquio; è fondamentale in questa fase l’istaurarsi di una particolare alleanza di lavoro in cui l’esaminatore dovrà oscillare tra distanza e vicinanza, tra immedesimazione e osservazione/valutazione in un atteggiamento empatico (accoglimento, chi è l’utente, chi il conduttore, qual è il contesto di appartenenza, il motivo del colloquio);&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;em&gt;anamnesi e approfondimento del reato&lt;/em&gt;: viene ricostruita la storia del soggetto in ottica criminologica, non soltanto per ricercare nessi causalistici tra situazioni carenti e commissione del reato, quanto piuttosto per consentire al soggetto un’analisi e una rielaborazione dei propri vissuti personali alla ricerca di tutte le motivazioni intrinseche ed estrinseche che lo hanno condotto alla commissione del reato;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;em&gt;fase prognostica&lt;/em&gt;: si opera una valutazione predittiva in relazione alla futura commissione di altri reati, tenendo in considerazione gli aspetti personologici e caratteriali del reo, l’ambiente familiare e sociale di provenienza e la carriera criminologica pregressa&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Dunque in tal senso lo psicologo opera una valutazione prognostica, rispondendo ad esigenze custodialistiche e di difesa sociale, con obiettivi predittivi sulla pericolosità sociale del soggetto che possano costituire un supporto tecnico al magistrato, in caso di richiesta di misure alternative o per accertare i livelli di rischio nel commettere atti autolesivi o a subire violenza e ad attivare o disattivare le preventive misure di sorveglianza.&lt;br /&gt;Nel caso specifico dello psicologo, questi si trova a dover operare in un contesto in cui la difficoltà principale è subito evidente e risiede nel fatto che il committente è diverso dal fruitore del servizio e dunque gran parte del lavoro consiste nel riformulare il senso di una domanda mediata affinché possa svilupparsi una motivazione intrinseca da parte dell’utente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche quando il trattamento viene direttamente richiesto da colui che ne usufruisce, può sempre nascondersi l’insidia dell’ipotizzabile strumentalizzazione per ottenerne vantaggi secondari (quali per es. a concessione di misure alternative alle detenzione o di altri strumenti che consentano di uscire dal carcere).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso nei primi colloqui successivi alla segnalazione, lo psicologo si trova a dover fronteggiare situazioni di estrema urgenza in cui il detenuto esprime desideri e richieste spesso estremamente contraddittorie tra di loro e che spesso precedono la messa in atto di acting-out, auto ed etero-distruttivi, che lo psicologo è spesso chiamato a prevedere.&lt;br /&gt;A tale scopo è stato istituito il “Servizio Nuovi Giunti” in modo da individuare, attraverso un primo colloquio, quei soggetti a rischio di commettere atti di autolesionismo e suicidio, che necessitano di un particolare sostegno psicologico. Infatti il momento dell’ingresso in carcere può rappresentare una catastrofe esistenziale per un individuo che, incapace di fronteggiare le proprie angosce depressive, vede nel suicidio l’unica via d’uscita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque il “Servizio Nuovi Giunti” ha la funzione di aiutare la persona a trovare una nuova collocazione di sé. L’esperto del presidio psicologico d’accoglienza acquisisce così una funzione di mediatore tra individuo e istituzione carceraria: il momento dell’accoglienza diventa spazio di intermedialità tra mondo esterno e mondo interno nel tentativo di dare una risignificazione alla propria identità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa fase iniziale di osservazione, lo psicologo fa parte di un’ equipe multidisciplinare (l’equipe d’osservazione), composta anche da altre figure professionali quali l’educatore, l’assistente sociale, il direttore dell’istituto, il titolare del servizio di custodia e il cappellano, ognuna delle quali dà il proprio contributo personale nell’indagare le caratteristiche di personalità del condannato e il contesto familiare e sociale da cui proviene, al fine di giungere ad una visione il più possibile unitaria e complessa che tenga conto di tutti i fattori che possono aver concorso a determinare il comportamento criminoso.&lt;br /&gt;Lo psicologo effettua un’anamnesi del caso per situare il momento criminogenetico nella storia totale del soggetto. Ne deriva una diagnosi in rapporto ad uno stato psicologico e psicopatologico, che va verificata sulla base delle ipotesi proposte dagli altri operatori. In tal modo il soggetto viene conosciuto come unità personale, risultato di un processo motivazionale che ha origine nelle esperienze pregresse e nell’ambiente socio-culturale.&lt;br /&gt;Tuttavia accanto al ruolo di osservazione, valutazione e prognosi su mandato dell’autorità penitenziaria o giudiziaria l’esperto psicologo svolge un ruolo terapeutico o trattamentale, sebbene l’attività diagnostica e di osservazione è decisamente prevalente su quella del trattamento.&lt;br /&gt;In primo luogo lo psicologo può, su richiesta dell’interessato, fornire un sostegno psicologico al detenuto in attesa di giudizio al fine di ridurre e contenere l’impatto destabilizzante che deriva dalla privazione della libertà personale, in particolar modo nei casi di prima carcerazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’altra importante forma di intervento è rappresentata dalle esperienze di psicoterapia individuale e di gruppo; a livello operativo lo psicologo interviene su tre ordini di problematiche: problemi derivanti dal singolo (ansietà, conflitti), derivanti dalla comunità carceraria (difficoltà di adattamento alle regole, omosessualità, noia, abbandono familiare), relativi alla prospettiva della dimissione (difficoltà di inserimento nell’ambiente socio-familiare, impreparazione). Per elaborare tali tematiche l’esperto cerca di indurre una progressiva presa di coscienza in modo da determinare una rielaborazione dei problemi e un riadattamento delle risposte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accanto a queste funzioni lo psicologo si occupa di sviluppare modelli di intervento su gruppi di carcerati con lo scopo di attenuare il disagio connesso alla detenzione e per il recupero degli stessi, collabora ad attività di formazione del personale carcerario in funzione del recupero e della reintegrazione dei reclusi, progetta interventi volti alla tutela della salute dei detenuti, effettua attività penitenziarie programmate per specifiche finalità educative, svolge consulenze psicologiche su casi e situazioni di particolare gravità (pedofilia, serial killer, disturbi di personalità), si occupa di formazione e aggiornamento del personale.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Bibliografia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Bortolotto T., L' educatore penitenziario, FrancoAngeli, Milano, 2002.&lt;br /&gt;Brunetti C., Pedagogia penitenziaria, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2005.&lt;br /&gt;Canepa G., Merlo S., Manuale di diritto penitenziario, Giuffrè, Milano, 2002.&lt;br /&gt;De Leo G., Patrizi P., La formazione psicologica per gli operatori della giustizia, Giuffrè, Milano, 1995.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-6783448578218754775?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/6783448578218754775/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/09/il-ruolo-dello-psicologo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/6783448578218754775'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/6783448578218754775'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/09/il-ruolo-dello-psicologo.html' title='Il ruolo dello psicologo nell&apos;amministrazione penitenziaria'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-xvkTeiBJAi4/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/aYbpRH9ScYs/s72-c/psico-larg.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-2562329779580107441</id><published>2011-09-21T11:34:00.000+02:00</published><updated>2011-09-22T11:38:45.441+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='minori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso di criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso criminologia'/><title type='text'>I minori nelle famiglie separate</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-kKVjWosGtN0/TnrwFnaeddI/AAAAAAAAATU/mxBQQ0JujIM/s1600/image_25959.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-kKVjWosGtN0/TnrwFnaeddI/AAAAAAAAATU/mxBQQ0JujIM/s1600/image_25959.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Non è semplice dare una definizione alla famiglia se consideriamo il contesto sociale e storico in cui è inserita. Le dinamiche familiari sono legate inevitabilmente alla realtà sociale, segnata continuamente da mutamenti. Di conseguenza, attualmente, forse più del passato, la famiglia costituisce una realtà particolarmente complessa, ma nel contempo non si può negare l’importanza notevole che la famiglia possiede, non solo come istituzione educativa ma anche come fattore determinante sul processo di sviluppo e sull’equilibrio emotivo di un figlio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per salvaguardare il sano sviluppo e la salute mentale di un figlio è necessario innanzitutto che la famiglia sia in grado di garantire, a partire dai primi anni di vita del bambino, continue attenzioni, sicurezza e protezione, quindi un clima affettuoso, un rapporto intimo e dotato di calore, tale da coinvolgere nella relazione entrambi i genitori (Bowlby, 1979); privazioni e fallimenti nell’ambiente familiare, in questo senso, possono disturbare il normale equilibrio di crescita di un figlio e provocare in casi estremi effetti disastrosi sul suo sviluppo emotivo, che indubbiamente si ripercuoteranno negativamente anche nello sviluppo successivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’amore è il “nutrimento” ideale per vivere e sopravvivere, e ciò a maggior ragione per il bambino, sin dalla sua nascita, in quanto deve imparare a conoscere sé stesso e il mondo in cui è immerso: in famiglia il bambino acquisisce quei modelli di interazione sociale che influenzeranno la sua vita presente e futura. La funzione della famiglia come centro di affetti, tuttavia, non si esaurisce nei primi anni di vita di un individuo, ma è presente lungo tutto l’arco della sua esistenza, protagonista dell’intera avventura umana. &lt;br /&gt;La famiglia, infatti, è quella istituzione educativa naturale che getta le basi dell’umanità: alleva e educa i figli per consentire loro di realizzare la propria pienezza umana nell’ordine delle possibilità che sono loro relative. Essa ha in tutti i tempi svolto questo compito, ha assunto questa responsabilità, e come di volta in volta le è stato possibile, ha adeguato e&amp;nbsp; adempiuto la sua funzione ai fini naturali che scaturicono dalla stessa composizione. Il bimbo che vive nell’ambiente familiare un clima spontaneo come somma di caratteri, di elementi, di temperamenti, di qualità morali, di idealità e atteggiamenti, assorbe tutti questi motivi come una spugna, e tali elementi agiscono sul fanciullo in modo determinante poiché vanno a configurare la sua umanità e la sua nascente vita psicologica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla base di queste premesse, è quindi necessario che una famiglia si basi su una certa stabilità affettiva, su pilastri solidi quali l’amore, la comprensione, la dedizione incondizionata e senza secondi fini, e l’accettazione reciproca, nonostante i difetti di ognuno. Come afferma Stern, la famiglia rappresenta quel contesto privilegiato dove è possibile appagare il proprio bisogno di stare insieme, il proprio bisogno di “sentirsi parte di un Noi” (Stern, 1977); l’atmosfera familiare è quindi un’atmosfera di natura emotivo-sentimentale. Essa è la prima autentica generatrice del processo educativo, la sola istituzione naturale dell’educazione. La responsabilità della famiglia è enorme poiché in essa, per il complesso delle azioni e delle interazioni, si va ad improntare ed avviare quel processo educativo che nel suo sviluppo e nel suo compimento, andrà a determinare la fisionomia dell’uomo maturo (Chionna, 2001).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordiamo, inoltre, che la famiglia è agenzia di socializzazione primaria. Al suo interno difatti, attraverso processi di identificazione con i modelli di relazione veicolati dalle figure genitoriali, il bambino sviluppa i primi legami, interiorizza i primi valori, le prime norme e regole della vita sociale, e fissa gli elementi basilari della propria personalità. &lt;br /&gt;Il risultato della socializzazione e il formarsi di una personalità adulta ed equilibrata dipende molto dalla corretta interiorizzazione di norme sociali e di regole di condotta, di limiti e anche di divieti, dalla capacità dell’individuo di non trasgredire ma di rispettare e attenersi ai modelli di moralità, socialità, e stile di comportamento che la società dispone. In questa cornice la famiglia agisce come mediatore fra la società e l’individuo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La famiglia, come accennato nella parte iniziale, ha subito nel tempo alcuni cambiamenti nella sua struttura parallelamente ai cambiamenti storico-sociali: si è progressivamente dissolta la famiglia “patriarcale”, basata sul concetto e sul mito dell’autorità paterna, laddove i vincoli di parentela si sono allentati. Si è passati da una centralità nell’educazione dei figli, delle funzioni strumentali della famiglia tradizionale legate alla trasmissione dell’eredità culturale, sociale ed economica, a un’importanza sempre maggiore delle funzioni espressive, incentrate sul ruolo delle componenti squisitamente affettive e relazionali. Non a caso nella società attuale Corsi ha parlato di “democrazia familiare”, una conquista importante all’interno dei modelli pedagogici. Democrazia perché, essendo la famiglia un sistema unitario di legami reciproci e di formazione di personalità, è bene che la dinamica democratica tra i coniugi sia premessa e condizione del loro rapporto “democratico” verso i propri figli, eliminando in questo modo ogni forma di autoritarismo o, all’opposto, di permissivismo (Corsi, Sani, 2004). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è verificato, inoltre, un passaggio epocale dalla famiglia tradizionale “allargata” (costituita da un aggregato parentale esteso) alla moderna famiglia “coniugale” o “nucleare”. Questa seconda tipologia familiare, ridotta nel numero dei suoi membri, sembra più concentrata e immersa nello svolgimento dei compiti legati alla sfera affettiva e relazionale. E in larga diffusione sono anche i nuovi modi di fare famiglia: unioni di fatto o situazioni familiari sempre meno istituzionalizzate, con il prevalere di famiglie monogenitoriali e ricostituite. &lt;br /&gt;Con l’avvento della società industriale per la famiglia si verifica una progressiva “soggettivizzazione”, che si rende tangibile in una trasformazione dei rapporti interpersonali tra moglie e marito e tra genitori e figli. All’interno della famiglia emerge una relazionalità espressiva, come forma di amore che presuppone il coinvolgimento di entrambi i coniugi in una posizione paritaria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque l’autorità all’interno del contesto familiare, intesa come subordinazione consensuale, dal lato del subordinato, la moglie, o come facoltà riconosciuta di dare comandi, dal lato del sovraordinato, il marito, viene meno a causa del progressivo imporsi dell’affettività come elemento collante della relazione, sia fra uomo e donna che tra genitori e figli. Oltre alle funzioni biologiche riproduttive, e quelle psicologiche-affettive in seno alla maturazione della personalità individuale, la famiglia di oggi incorpora e si assume la responsabilità anche di una funzione sociale (assunzione dei ruoli sociali), economica (gestione del budget familiare in termini di consumo, risparmio, investimento), e culturale (funzione di integrazione culturale e simbolica svolta). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quel che riguarda le famiglie contemporanee, la sua struttura relazionale tipica caratterizzata da una forte dipendenza dei figli dai genitori, è un elemento che fa di questi ultimi un nucleo fondamentale e insostituibile ai fini dell’assolvimento della funzione di cura dei loro figli. L’identità familiare si fonda sulla centralità dell’atto educativo come disposizione all’interno della quale si concretizza lo scambio relazionale e comunicativo fra le generazioni. Di tale identità è parte sia la reciprocità, come incontro con l’altro, sia l’asimmetria, riconducibile alla diverse età, esperienze e patrimoni culturali posseduti. &lt;br /&gt;La centralità del bambino nella famiglia è determinata, d’altronde, dalla pianificazione delle nascite e dalla decisione da parte dei genitori di mettere al mondo un figlio come scelta consapevole. L’attesa di un bambino rappresenta un periodo di grande trasformazione per entrambi i genitori: un passaggio dalla condizione di figli a quella di madre e padre. Tale cambiamento è più profondo nella donna, la quale oggi tende a realizzare sé stessa prima nella carriera lavorativa e successivamente nella sfera personale; in alcuni casi invece è la precarietà degli affetti e l’instabilità della coppia che induce a sospendere momentaneamente il desiderio di maternità per dargli voce e corpo in un momento più sereno, in cui entrambi i genitori si riconoscono più presenti e responsabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stabilità affettiva, sicurezza economica, realizzazione personale sono certezze, dunque, che attualmente si cerca di raggiungere prima di mettere al mondo figli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La famiglia è un’istituzione universale. In tutte le società esistono gruppi sociali formati da genitori e figli, anche se con notevoli variazioni nella forma e nell’entità numerica. Alcune società sono caratterizzate da famiglie estese composte da due o più gruppi di genitori, in altri casi le famiglie formano unità indipendenti più piccole. &lt;br /&gt;Anche il matrimonio è un’istituzione universale. Le usanze matrimoniali e familiari non sono uguali in tutte le società: esiste una notevole variabilità nel modo in cui ci si sposa, nel numero e nelle caratteristiche di coloro che si possono sposare. L’unico criterio universale riguardante il matrimonio è il divieto di unirsi con i genitori, con i fratelli e con le sorelle. &lt;br /&gt;Il matrimonio rappresenta l’unione sessuale ed economica, approvata socialmente, tra un uomo e una donna. Sia la coppia, sia gli altri componenti della società, accettano che questa unione sia più o meno stabile e che implichi una serie di diritti e di doveri tra i due coniugi, e tra questi ultimi e i futuri figli; ciò è collegato con il problema della legittimità o “diritti della condizione di nascita ai figli”. Secondo Malinowski, infatti, “il matrimonio è la legittimazione della paternità/maternità” (cit. in Harris,1990).&lt;br /&gt;Ed è proprio questa legittimazione che darebbe una maggiore stabilità all’unione coniugale e per quanto questa possa venire sciolta dal divorzio, tutte le società hanno un approccio iniziale con il matrimonio perchè implica un’idea più o meno radicata di stabilità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un elemento implicito nel matrimonio sono i diritti e doveri reciproci che riguardano le questioni della proprietà, della gestione finanziaria e della cura dei figli. “Il matrimonio esiste solo quando l’economico e il sessuale sono uniti in una sola relazione e questa combinazione esiste soltanto nel matrimonio” (Ember C.R. e M., 1998).&lt;br /&gt;È stato già citato come la famiglia è una delle istituzioni più sensibili ai numerosi mutamenti sociali in quanto essa è figlia della società in cui viviamo e non può restare immutata di fronte ad una società in continuo cambiamento. Già dalla metà degli anni cinquanta compaiono i primi sentori di discontinuità all'interno dei comportamenti familiari. Possiamo ricordare alcuni mutamenti della famiglia, che ne hanno influenzato sia le relazioni interne che le sue transizioni tipiche: l'aumento della fragilità coniugale resa evidente, sia per effetto della diminuzione dei matrimoni (il periodo definibile come “epoca d'oro del matrimonio” è stato un momento piuttosto breve, circa un secolo, dal 1870 al 1970) che per l'aumento delle unioni libere e delle separazioni. Se è vero che si investe ancora oggi molto nel rapporto di coppia, è anche vero che la coppia rimette in discussione il contratto precedentemente stabilito, scegliendo giorno dopo giorno se confermare o annullare la propria presenza sulla scena familiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella vita di coppia, oggi come ieri, si cerca la stabilità e l’amore, tuttavia accanto a questi viene quasi sempre più affiancandosi una nuova aspettativa ed un nuovo bisogno, quello di poter crescere ed autorealizzarsi come persona. Quando una coppia incomincia a vedere nell’altro un limite alla propria libertà, allora il progetto comune svanisce, ponendo fine alla vita di coppia, attraverso lo scioglimento del vincolo matrimoniale. &lt;br /&gt;Più raramente succede anche che siano proprio i figli ad essere “causa” di separazione o divorzio coniugale. Infatti, l’ingresso di un nuovo membro implica un’ampia trasformazione che sicuramente rappresenta l’inizio di una nuova storia generazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La diade coniugale allarga i propri confini e diventa triade familiare, in questo modo i membri della coppia stabiliscono un legame irreversibile, quello genitoriale. La capacità dei neogenitori di far fronte a questo cambiamento è connessa a quelli che sono i compiti evolutivi che si articolano su tre livelli: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- a livello coniugale è necessario ridefinire la relazione e le modalità comunicative, imparare a percepirsi e ad interagire non più solo come coppia, ma anche come madre e padre e stabilire confini chiari tra il sistema coniugale e quello genitoriale. I coniugi possono sentire accrescere il senso di competenza e fiducia reciproca, ed il loro legame può acquisire una maggiore complessità e stabilità. Studi clinici e sperimentali evidenziano come la relazione coniugale influenzi e sia influenzata dall’asse genitoriale: un buon rapporto tra i coniugi sarà in grado di garantire un clima familiare adeguato per la crescita del figlio, contrariamente a situazioni problematiche della coppia che rischiano di essere proiettate sul bambino; &lt;br /&gt;- a livello genitoriale i compiti implicano la creazione di uno spazio, sia fisico sia psicologico per il bambino. I neogenitori si devono prendere cura del bambino fornendogli un modello di attaccamento affettivo ed educativo adeguato (Scabini, 1995). Dagli studi sull’attaccamento, si evince quanto siano rilevanti le esperienze dei primi anni di vita per la costruzione del legame, ma anche e più in generale per lo sviluppo sano del bambino. Altrettanto importante è la condivisione tra i genitori dell’atteggiamento educativo e normativo per non creare confusione nel figlio. Una buona relazione genitore-figlio garantisce lo sviluppo di rappresentazioni mentali di sé e degli altri sufficientemente positive che consentiranno al bambino, e in seguito all’adulto, di esplorare e rapportarsi all’ambiente esterno e alla famiglia in modo adeguato; &lt;br /&gt;- come figli, i nuovi genitori devono rinegoziare relazioni più paritarie, con la generazione precedente. Il nuovo arrivato permette un riavvicinamento alla famiglia allargata e al tempo stesso permette la ridefinizione di ruoli e funzioni: i nonni solitamente collaborano alla crescita dei nipoti riconoscendo la nuova genitorialità dei figli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella società odierna, così complessa e in rapido sviluppo, il ruolo genitoriale è caricato di grosse aspettative e pressioni, e proprio per questo i membri della coppia vanno sostenuti nell’affrontare i compiti evolutivi: si tratta di una fase nuova e delicata in cui è facile per i genitori entrare in crisi e provocare la disgregazione della famiglia.&lt;br /&gt;Oggi per tante situazioni si giunge con più facilità al divorzio, ormai da tanti anni riconosciuto dalla legge italiana, la quale tuttavia non è l’unica ad essere chiamata in causa. Il divorzio, infatti, oggi non è più una sola prerogativa giurisprudenziale, poiché accanto ad un percorso legale, vi è anche un processo psicosociale molto complesso. Uno dei primi studiosi ad occuparsi della complessità psicologica e sociale del divorzio, fu lo psicologo Bohannan, il quale mise in evidenza varie dimensioni della vicenda esistenziale che accompagna la separazione coniugale, processo in cui il coniuge deve elaborare interiormente l’accaduto per riorganizzare la propria vita e le proprie relazioni familiari future. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo evento, nella sua complessità pone un termine, la fine del patto coniugale, e paradossalmente mantiene intatto un legame, quello genitoriale, indissolubile nel tempo. A questo proposito Scabini e Cigoli (2000) sostengono come sia importante nel divorzio affrontare la fine del patto salvando il legame. Ciò implica che i coniugi mantengano una relazione in modo maturo e costruttivo, soprattutto per il bene dei propri figli, essere in grado quindi di proteggere e valorizzare tutto ciò che di positivo si è costruito nel legame, nonostante il fallimento: compito certamente non facile in quanto presuppone il superamento del processo dinamico legato al divorzio, con la consapevolezza delle cause che hanno portato al fallimento. &lt;br /&gt;Tutto questo chiaramente comporta un lavoro non indifferente a livello psicologico, di revisione e ricostruzione delle vicende del rapporto di coppia, delle aspettative nei confronti dell’altro, dei propri comportamenti errati, fase faticosa e delicata in cui a volte è necessario il supporto della mediazione familiare, della psicoterapia, etc. E’ facile difatti constatare come negli svariati tentativi di recuperare la relazione, gli ex coniugi vanno dal conflitto, al tagliare completamente i rapporti, al mantenere un rapporto di amicizia, o al provare gelosia uno dell’altro o, a volte, anche ad una occasionale ripresa dei rapporti sessuali. &lt;br /&gt;Mantenere, dunque, ciò che è stato costruito nella famiglia è una prospettiva pedagogica che, nonostante la sofferenza per la separazione, salvaguarda per i figli il diritto a un atteggiamento educativo, responsabile, e duraturo da parte dei genitori (Gambini, 2007). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema della separazione e/o il divorzio non riguarda solo i coniugi ma anche e soprattutto i figli. L’elemento probabilmente più allarmante è il fatto che molte coppie si separano anche dai figli oltre che da coniuge, dimenticandosi spesso dei loro compiti genitoriali. Possiamo quindi ipotizzare anche un “divorzio dai figli”, specialmente laddove la conflittualità genitoriale permane e gli ex coniugi non riescono ad accordasi, non solo sull’educazione dei figli, ma anche su quelli che potrebbero essere i loro interessi. I figli non possono restare in disparte e partecipano direttamente e indirettamente alle liti dei genitori, spesso con conseguenze anche gravi sotto il profilo psicologico:&amp;nbsp; sono i soggetti che corrono maggiori rischi nelle relazioni sociali, nell’ambito scolastico, nella sfera emotiva, nonché di salute fisica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È necessario, dal punto di vista della relazione affettiva, attuare un “aggiornamento” dei Modelli Operativi Interni all’interno della relazione di coppia, al fine di incorporare informazioni su sé stessi e sulla relazione. Più si riesce a inglobare le nuove informazioni acquisite, più i Modelli Operativi Interni risultano “accurati”, al contrario quando le informazioni vengono ignorate, rifiutate o negate, questi modelli diventano imprecisi. I modelli interni aggiornati consentono di avere aspettative sul partner&amp;nbsp; e mettere in atto strategie efficaci per relazionarsi con il coniuge (Cassibba, 2003). Sulla base di questa premessa, una volta che i due familiari riescono a comprendersi e a sostenersi reciprocamente, saranno in grado di prendersi cura anche dei figli, punto di fondamentale importanza in quanto i figli, specie se sono molto piccoli, hanno bisogno di sentire che le relazioni tra gli adulti siano sufficientemente collaborative al punto da garantire loro le cure necessarie in ogni momento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una base familiare sicura viene definita come “una famiglia che fornisce una rete affidabile di relazioni di attaccamento che consentono a tutti i membri della famiglia e a qualsiasi età di sentirsi abbastanza sicuri da spingersi a esplorare le relazioni che vi sono tra di loro e quello che hanno instaurato all’esterno della famiglia” (Byng-Hall, 1998). Quest’ultimo concetto mette in evidenza la responsabilità che la famiglia deve assumersi, in momento in cui un qualsiasi componente abbia bisogno di aiuto.&lt;br /&gt;La situazione cambia quando c’e di mezzo la separazione dei coniugi.&lt;br /&gt;Tutti i bambini sono profondamente turbati dalla separazione iniziale (pare che i maschi tendano ad essere più infelici delle femmine) e non ne traggono alcun sollievo, ad eccezione di quelli che subiscono violenza dai genitori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni età del bambino rappresenta caratteristiche di sviluppo e problematiche di cui è necessario tener conto già in situazione di normalità di rapporti; in caso di conflitto, rottura o separazione, tale principio deve essere maggiormente rispettato e applicato.&lt;br /&gt;Nella vita psichica dei minori, le conseguenze degli stati di crisi e di rottura, variano in funzione della fase di sviluppo, oltre che dell’ampiezza del conflitto e della sua espressione attraverso i genitori. A tal proposito, viene sottolineata ancora una volta, l’importanza di una comunicazione adeguata allo sviluppo del bambino, da parte dei genitori, per fargli capire che essi possono separarsi ma che lui non ha motivo di sentirsi in colpa o abbandonato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una separazione o un divorzio è frequente che i figli mostrino cambiamenti nel quadro comportamentale (svogliatezza, aggressività, difficoltà a rapportarsi con gli altri, ecc.) ed emozionale (tristezza, rabbia, paura, vergogna, ecc.) oppure possiamo riscontrare disturbi nel sonno, dell’apprendimento, dell’alimentazione, o di altre sfere della condotta. In ogni caso, gli studi effettuati in questo ambito indicano che i figli reagiscono in modi diversi alla separazione dei genitori: alcuni si mostrano da subito capaci di fronteggiare la situazione, e trovano un buon equilibrio psicologico; altri sperimentano un periodo iniziale di difficoltà, che può durare anche 2-3 anni, ma poi raggiungono il loro equilibrio; altri ancora, invece, a distanza di molti anni stentano ad adattarsi alla nuova situazione.&lt;br /&gt;I fattori che maggiormente influenzano la reazione dei figli alla separazione dei genitori sono: &lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;l’età;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;il temperamento;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la capacità di recuperare un proprio equilibrio dopo le avversità (resilienza);&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la qualità del rapporto che ciascun genitore intrattiene col figlio e con il coniuge;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;il sostegno sociale che si riceve dagli altri membri della famiglia, dalla scuola o dai coetanei.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Tra questi fattori l’età riveste un ruolo fondamentale: ogni bambino è un individuo unico e irripetibile, ma il suo percorso evolutivo si snoda secondo precise fasi che sono state analizzate da diversi studiosi della psiche, tra cui Freud ed Erikson, dagli studi dei quali si evince che il fattore età è un elemento estremamente importante per la capacità del bambino di interpretare e dare un significato al mondo circostante per l'evoluzione, nel corso della crescita, del proprio sviluppo cognitivo. (“Separazione e divorzio: le reazioni dei figli e dei genitori” in http://www.mentesana.it).&lt;br /&gt;Le famiglie vivono in una condizione di perenne cambiamento, eppure non esiste rivoluzione piu grande della separazione e del divorzio, in quanto un assenza di equilibrio richiede, per il bene dei figli, nuovi processi di adattamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda gli effetti della separazione sui bambini si deduce quanto segue:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;il divorzio è un processo prolungato e stancante che si ripercuote sui figli per anni: inizia con le discussioni dei genitori e finisce con la separazione legale della coppia. Le reazioni dei figli può variare nel tempo per cui non bisogna generalizzare i comportamenti dei bambini;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la maggior parte dei bambini sperimenta problemi nei mesi successivi al divorzio, problemi che compaiono sotto diverse forme e dipendono dall’età del bambino. Nessuna età è piu vulnerabile di altre: le differenze che si riscontrano sono qualitative;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;è 2-3 volte più probabile che si manifesti in queste situazioni una forma grave di disadattamento. Tuttavia questo dato si riscontra in piccole percentuali;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la maggior parte dei bambini mostrano “elasticità” in questi casi: i più piccoli sono capaci di adattarsi a una vasta gamma di nuove circostanze familiari. In alcuni casi però problemi che erano scomparsi riemergono specialmente nell’adolescenza oppure assumono una nuova forma, come per es. la delinquenza;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;il processo di adattamento del bambino è influenzato da diversi fattori: l’età, sesso, tipo di relazione precedente con ognuno dei genitori, qualità di vita della famiglia monogenitoriale, il successivo matrimonio dei genitori con altri partner etc.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;in età adulta i figli di genitori divorziati hanno maggiori probabilità di soffrire di problemi psicologici, come per es. la depressione, e di ripetere l’esperienza del divorzio nella loro vita coniugale. Ciò accade comunque solo nella minoranza dei casi.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;In genere, comunque, i neonati sono i più protetti dalle conseguenze immediate della separazione dei genitori, sempre che venga garantita loro una relazione di attaccamento stabile e sicura almeno da parte di uno dei genitori.&lt;br /&gt;I bambini in età prescolare tendono facilmente ad attribuirsi responsabilità per la separazione, mentre i bambini tra&amp;nbsp; 6 e 8 anni d’età sono in grado di comprendere concretamente le problematiche relative alla separazione, ed in genere si sforzano di mantenere buoni legami con entrambi i genitori; invece, i bambini d’età compresa tra i 9 e gli 11 anni sono inclini a schierarsi con uno dei due genitori, ed a mostrare aperto disaccordo o aggressività nei confronti dell’altro genitore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli adolescenti, che normalmente attraversano una fase critica della loro vita, se esposti ad una forte conflittualità tra i genitori, possono reagire reprimendo l’espressione dei propri sentimenti, rinviando le scelte personali o assumendosi responsabilità che non ci sono, arrivando talvolta a pagare un prezzo elevato pur di garantire il benessere dei genitori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli aspetti del divorzio che generano principalmente conseguenze sono:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;l’assenza di uno dei due genitori (generalmente il padre)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;conseguenze socio-economiche nella famiglia divenuta monogenitoriale&lt;/li&gt;&lt;li&gt;il conflitto tra i genitori, di cui spesso il bambino è testimone.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Quest’ultimo aspetto è sicuramente quello che influisce di più sui figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’influenza che può avere il conflitto genitoriale sul bambino è principalmente di 2 tipi:&lt;br /&gt;- diretta: quando il bambino è testimone di una violenza fisica e/o verbale. I bambini molto piccoli sono molto sensibili alle emozioni altrui, e anche alle manifestazioni di rabbia, che se diventano costanti all’interno dell’ambiente familiare possono diventare pericolose per il bambino a livello psicologico.&lt;br /&gt;- indiretta: si tratta dell’incapacità genitoriale dovuta principalmente ai conflitti tra i coniugi, e di cui il bambino risente dal punto di vista dell’adattamento. Da alcuni studi è emerso che quanto più gravi sono le difficoltà tra i genitori, tanto più difficile sarà per loro prendersi cura dei figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla luce di tutto ciò si può concludere che è proprio il funzionamento familiare, più che la struttura della famiglia, l’elemento responsabile dell’adattamento dei bambini in queste delicate situazioni. Gli effetti possono essere di qualunque tipo a seconda dei casi, e a breve o lungo termine, ma sostanzialmente è la qualità dell’ambiente familiare a produrre conseguenze decisive e persistenti. Questo è dimostrato anche dal fatto che, per esempio, la perdita di un genitore non in circostanze di separazione ma di morte, non produce gli stessi effetti negativi sull’aspetto psicologico dei figli. Sono indubbiamente situazioni differenti e molto dipende da come il minore vive la situazione all’interno dell’ambiente familiare e dalla sua sensibilità (Schaffer, 2005).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’affido familiare condiviso.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’affidamento dei figli è un concetto misterioso con il quale i genitori separandi vengono a scontrarsi proprio nel momento delle difficili decisioni sulle condizioni di separazione. Quello che era il normale rapporto con i propri figli, l’organizzazione quotidiana delle loro attività e le decisioni ordinarie o di un certo rilievo, vengono inquadrate in questo ambito.&lt;br /&gt;Il delicato problema dell’affido dei figli minori naturali o legittimi in sede di separazione e di divorzio, è stato recentemente affrontato dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54, che pone quale principio cardine la regola dell’affidamento condiviso. Con l'affidamento condiviso l'esercizio della potestà genitoriale viene attribuita ad entrambi i genitori separati. Le decisioni che riguardano i figli devono quindi essere raggiunte di comune accordo tra i genitori, tenendo sempre conto, come specifica la legge, di quali sono le esigenze e le aspirazioni dei figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In caso di disaccordo tra i genitori separati è necessario rivolgersi al giudice con conseguenti costi e lentezze burocratiche.&lt;br /&gt;Si tratta di una regola con un forte valore simbolico che sostituisce al principio della monogenitorialità quello della bigenitorialità, puntando l’attenzione sul ruolo paritario di entrambi i coniugi nell’impegnarsi a predisporre e attuare un programma concordato per l’educazione, la formazione, la cura e la gestione della prole, nel rispetto delle esigenze e delle richieste dei minori. Prima del 2006 la logica alla base delle norme sulla separazione era quella che i bambini fossero di regola affidati al genitore con il quale coabitavano: tale genitore (spesso la madre) poteva autonomamente prendere tutte le decisioni, sia quotidiane che anche di un certo rilievo, relative ai figli. Doveva consultarsi con l’altro coniuge solo per decisioni di un certo peso e rilievo, quindi per questioni determinanti nella vita dei figli minori.&lt;br /&gt;L’affidamento congiunto era comunque previsto, ma era una soluzione residuale, da lasciare a coppie che avevano mantenuto una tale armonia di rapporti da rendere praticabile questa soluzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In seguito le nuove generazioni di giudici delle sezioni famiglia, hanno iniziato nei fatti a promuovere sempre più l’affidamento condiviso, perchè si è capito che poteva essere una soluzione più serena per i figli e al tempo stesso un modo per coinvolgere il genitore non coabitante con i figli nella loro quotidianità.&lt;br /&gt;Pertanto, con la riforma del 2006, i genitori possono essere entrambi affidatari dei figli, con uno dei due coabitante. Questo significa che ognuno può gestire in autonomia la quotidianità dei figli, ma ogni decisione dovrebbe comunque essere concordata.&lt;br /&gt;L’affidamento condiviso dovrebbe consistere in:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;responsabilizzazione congiunta;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;attuazione comune del progetto per l’educazione, l’istruzione, la cura dei figli;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;condivisione delle decisioni più importanti.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;La regolamentazione dei tempi di visita e permanenza con il genitore non coabitante, dovrebbe avere uno scopo semplicemente organizzativo, nell’interesse di una corretta routine di vita dei bambini, e mai uno scopo limitativo.&lt;br /&gt;Spesso però accade che, per una coppia che spesso non riesce più a comunicare neanche delle cose più elementari, l’affidamento condiviso diventa uno strumento di difficile applicazione: spesso è disatteso, rimane solo una frase vuota di significato nelle condizioni di separazione ed il genitore non coabitante continua a partecipare poco alle decisioni sui figli.&lt;br /&gt;Questo tipo di soluzione, invece, dovrebbe riuscire anche da monito per il genitore che avesse la tentazione di instaurare un braccio di ferro fondato sul permesso o il divieto di vedere i bambini.&lt;br /&gt;Per tutto ciò che riguarda il minore e le sue reazioni alla separazione dei genitori, è chiaro innanzitutto che ogni bambino si adatta alla trasformazione della propria famiglia. Pertanto, se la trasformazione familiare passa dalla famiglia unita a quella separata, accadono conseguenze diverse: da alcuni studi è emerso che i maschietti generalmente rispondono con aggressività e le femminuccie con l’interiorizzare l’accaduto. Successivamente, si ha maggiore stabilizzazione nel bambino, e maggiore manifestazione aggressiva nella bambina, verso la parte genitoriale che più la tocca. Il temperamento dei figli gioca anche un considerevole ruolo: essi possono reggere più o meno agevolmente una situazione di disagio per il disaccordo dei genitori, possono avere difficoltà d’adattamento nel futuro, sviluppare mediocremente la propria intelligenza, acquisire con difficoltà la propria autonomia, un proprio controllo interiore e una appropriata stima di se stessi.&lt;br /&gt;In ogni caso, quando vi è un considerevole e frequente conflitto nella coppia genitoriale, l’adattamento dei figli risulta sempre difficile.&lt;br /&gt;Ciò è dato soprattutto dalla cattiva comunicazione dei due genitori, alla mancata cooperazione tra loro e non troppo raramente al comportamento proveniente dalla storia familiare di ciascuno dei genitori.&lt;br /&gt;Dal conflitto nascono stress, depressione e comportamenti inadeguati, per cui i figli si incamminano verso devianze varie, se non imparano a proprie spese a convivere con i conflitti che portano alla separazione. &lt;br /&gt;I figli durante le manifestazioni di conflitto accumulano parecchie spinte negative e la separazione dei genitori funzionerà da elemento rinforzante del disagio e della mancanza orientativa, attraverso la quale passeranno.&lt;br /&gt;Con la separazione possono continuare gli stress. Ad essa si possono aggiungere altri elementi di deprivazione e i bambini restano sempre più scoperti dall’ambigua incidenza del ruolo paterno e materno. Essi possono, a questo punto, manifestare sintomi psicosomatici, indicativi del loro malessere psicologico. Se, invece, dopo la separazione i conflitti non continuano, il comportamento dei figli è di maggiore rendimento ed equilibrio.&lt;br /&gt;Può, ancora, incidere l’atteggiamento del genitore separato: chi si separa facilmente di solito perde la stima di sé perché si allontana dal partner o perché viene allontanato. La mancanza d’autostima grava pesantemente sui figli, i quali non scorgono più nei loro genitori la sicurezza attraverso la quale si orientano. Il genitore in conflitto, separato ed anche lontano incide conseguentemente nel comportamento dei figli. &lt;br /&gt;I bambini innanzi all’azione separatrice dei genitori hanno la necessità di superare la difficoltà. Ciò dipende molto dal livello di conflitto familiare e perciò il superamento potrebbe avere diverse caratteristiche. &lt;br /&gt;Nonostante la separazione i figli hanno la necessità di mantenere i contatti con entrambi i genitori, ciascuno dei quali anche se mantenuto a distanza è sempre un punto di riferimento. Se questo contatto, anche se da lontano, viene a mancare, nelle figlie sorge nostalgia per il padre, e nei maschi insorge maggiore aggressività e aumento dei livelli delinquenziali. Se, invece, entrambi i genitori separati mantengono il contatto con loro i figli si sentono meno privi della gratificazione genitoriale, che essi si aspettano.&lt;br /&gt;Il senso di distacco potrebbe aumentare se i genitori annunziano e convolano a nuove nozze. La differenziazione che devono compiere i figli tra i genitori biologici e genitori acquisiti porta loro nuovi disagi che si esplicitano nelle somatizzazioni di diverso genere.&lt;br /&gt;Generalmente dopo qualche tempo la maggioranza dei figli si adatta alla situazione, mentre vi è una minoranza che ha ritardo di sviluppo mentale, e si apre a maggiori possibilità di patologie psicologiche serie.&lt;br /&gt;I figli di genitori separati nella vita futura avranno una personalità insicura, successivamente, nel momento in cui dovranno realizzare una propria famiglia avranno timore di ricadere nelle stesse circostanze in cui si sono trovati i loro genitori (http://www.consultorio-famiglia.giovani.it).&lt;br /&gt;Nel decennio tra il 1995 e il 2005 i dati Istat hanno evidenziato un’impennata dei divorzi e delle separazioni in Italia che sono poi cresciuti rispettivamente del 74% e del 57.3%. Questi dati ci fanno inevitabilmente riflettere su quanto il fenomeno della separazione sia diffuso e, di conseguenza, che i figli di coppie divorziate siano tanti, quasi quanto quelli di coppie sposate. Si è molto parlato delle conseguenze a breve termine del divorzio sui bambini e dei comportamenti che devono adottare i genitori al fine di far vivere ai figli l’evento nelle modalità meno traumatiche. &lt;br /&gt;Alla fine degli anni ottanta lo psicologo americano Hetherington ha evidenziato che i figli possono uscire dall’esperienza della separazione genitoriale come “vincitori, perdenti o sopravvissuti”: questo esito dipende non tanto dall’evento “divorzio” in se, quanto piuttosto da tutte quelle variabili che influenzano l’adattamento della famiglia alla separazione di cui citato prima. &lt;br /&gt;La possibilità di poter continuare ad avere rapporti significativi con entrambi i genitori rassicura il figlio sul fatto che non sarà abbandonato e salvaguarda la possibilità di avere a disposizione più modelli adulti possibilmente positivi con cui confrontarsi e su cui costruire la propria identità e le future relazioni sentimentali.Altro elemento acquisito nella cultura attuale, è che la conflittualità aperta tra i genitori incide negativamente sullo sviluppo della personalità del bambino tanto che ormai è stato ampiamente dimostrato che è più dannosa per la salute mentale del figlio una famiglia integra ma conflittuale, rispetto a una situazione serena in una coppia genitoriale è separata/divorziata. &lt;br /&gt;Il divorzio è oggi una realtà che di per se deve essere sdrammatizzata e per far questo, è fondamentale comprendere che la separazione, seppure rappresenti un momento di forte sconvolgimento per la famiglia, non la dissolve; crea piuttosto la necessità di stabilire una nuova organizzazione costruttiva dei rapporti e delle relazioni nel rispetto e nella tutela del benessere dei figli: tutto ciò che si “respira” nell’ambiente familiare ha più probabilità di essere poi, un domani, riprodotto. Pertanto, elementi come conflittualità, ipocrisia, finzione, assenza di comunicazione, sono per un figlio sicuramente più devastanti di un divorzio (“L’amore nei figli di genitori separati” in Rivista Familiaria, 2008).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;strong&gt;Riferimenti Bibliografici&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt;BYNG HALL J., Rewriting family scripts, Guilford Press, New York ,1995; trad. it., Le trame della famiglia, Raffaello Cortina, Milano, 1998&lt;br /&gt;BOWLBY J., Costruzione e rottura dei legami affettivi (Tr. it.), Raffaello Cortina, Milano, 1979. &lt;br /&gt;CASSIBBA R., Attaccamenti multipli, Unicopli, Milano, 2003&lt;br /&gt;CHIONNA A., Pedagogia della responsabilità. Educazione e contesti sociali, La Scuola, Brescia, 2001 &lt;br /&gt;CORSI M., SANI R., L’educazione alla democrazia tra passato e presente, Vita e Pensiero, Milano, 2004&lt;br /&gt;EMBER C.R., EMBER M., Antropologia culturale, Il Mulino, Bologna, 1998&lt;br /&gt;GAMBINI P., Psicologia della famiglia. La prospettiva sistemico relazionale, Francoangeli, Milano, 2007 &lt;br /&gt;HARRIS M., Antropologia culturale, Zanichelli, Bologna, 1990&lt;br /&gt;Rivista Familiaria Anno 2, Num. 4, Giugno-Luglio, 2008&lt;br /&gt;SCABINI E., Psicologia sociale della famiglia. Sviluppo dei legami e trasformazioni sociali, Bollati Boringhieri, Torino, 1995&lt;br /&gt;SCABINI E., CIGOLI V., Il famigliare. Legami, simboli e transizioni, Cortina, Milano 2000&lt;br /&gt;Stern, D. N., The First Relationship: Infant and Mother, London, Fontana Open Books And Open Books Publishing Ltd, 1977; trad. it. Le prime relazioni sociali: il bambino e la madre, Roma, Armando, Roma, 1979&lt;br /&gt;STERN D. N., The Interpersonal World of the Infant, New York, Basic Books; trad. it. Il mondo interpersonale del bambino, Torino, Bollati Boringhieri, Torino, 1987.&lt;br /&gt;SCHAFFER H. R., Psicologia dello sviluppo. Un introduzione, Cortina, Milano, 2005.&lt;br /&gt;Sitografia:&lt;br /&gt;www.mentesana.it&lt;br /&gt;www.consultorio-famiglia.giovani.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-2562329779580107441?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/2562329779580107441/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/09/i-minori-nelle-famiglie-separate.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2562329779580107441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2562329779580107441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/09/i-minori-nelle-famiglie-separate.html' title='I minori nelle famiglie separate'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-kKVjWosGtN0/TnrwFnaeddI/AAAAAAAAATU/mxBQQ0JujIM/s72-c/image_25959.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-2159611560539895007</id><published>2011-09-13T14:49:00.007+02:00</published><updated>2011-09-13T14:58:27.128+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='direttiva europea sugli abusi dei minori in rete'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='preti pedofili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='abuso'/><title type='text'>Vittime preti pedofili denunciano il Papa - "E' colpevole di crimini contro l'umanità"</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-MGk73-q_Ckg/Tm9R1U8fmEI/AAAAAAAAATE/0APwirxt2UQ/s1600/pedofilia.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 294px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5651826033970616386" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-MGk73-q_Ckg/Tm9R1U8fmEI/AAAAAAAAATE/0APwirxt2UQ/s320/pedofilia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Clamorosa iniziativa dell'associazione Snap. "Benedetto XVI ha diretta e superiore responsabilità per gli stupri e le altre violenze sessuali commesse nel mondo"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Una protesta della Snap &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;BRUXELLES - Un gruppo di associazioni delle vittime dei preti pedofili, la Snap (Survivors network of those abused by priests) ha depositato oggi presso la Corte penale internazionale dell'Aja un ricorso in cui accusa il Papa e tre alti esponenti del Vaticano - il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada - di crimini contro l'umanità per la copertura dei reati commessi da prelati contro i minori. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sul suo sito l'associazione spiega di aver deciso questo "storico passo" per proteggere "tutti i bambini innocenti e gli adulti vulnerabili".Nella denuncia si chiede alla Corte penale internazionale di "incriminare il Papa" per la sua "diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l'umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo". Nei prossimi giorni i responsabili della Snap lanceranno un tour in Europa per illustrare le loro accuse e sostenere la denuncia al Cpi, che si occupa di crimini di guerra e contro l'umanità. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-2159611560539895007?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/2159611560539895007/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/09/clamorosa-iniziativa-dellassociazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2159611560539895007'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/2159611560539895007'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/09/clamorosa-iniziativa-dellassociazione.html' title='Vittime preti pedofili denunciano il Papa - &quot;E&apos; colpevole di crimini contro l&apos;umanità&quot;'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-MGk73-q_Ckg/Tm9R1U8fmEI/AAAAAAAAATE/0APwirxt2UQ/s72-c/pedofilia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-8091157693691669037</id><published>2011-07-01T10:39:00.004+02:00</published><updated>2011-07-01T10:46:52.511+02:00</updated><title type='text'>Viareggio, fiaccolata - In 15mila per avere giustizia</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-FWtG3Whrv7A/Tg2I06tIMuI/AAAAAAAAASk/mVBQLq4HnAg/s1600/2858147375.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 304px; FLOAT: left; HEIGHT: 254px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5624301952348730082" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-FWtG3Whrv7A/Tg2I06tIMuI/AAAAAAAAASk/mVBQLq4HnAg/s320/2858147375.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Una fiaccolata carica di dolore e di determinazione per conoscere la verità e inchiodare i colpevoli alla loro responsabilità. A Viareggio ieri sera in più di 15mila hanno sfilato per chiedere giustizia a un anno dal 29 giugno del 2009 quando il fuoco di convogli merci esplosi ha ucciso via 32 vittime innocenti, tra cui donne, uomini e bambini. Con la ricorrenza è nato nella città tirrenica il coordinamento delle associazioni e dei comitati dei familiari delle vittime delle stragi avvenute in Italia in questi anni. &lt;div&gt;&lt;div&gt;Il corteo si è concluso in via Ponchielli, la strada più devastata dalle esplosioni, per attendere le 23:48, l'ora della strage di due anni fa. Un serpentone di dolore e commozione, salutato dal fischio di ogni treno passato dalla stazione di Viareggio. Daniela Rombi, madre di una delle vittime che a nome dell'associazione «Il mondo che vorrei» è tornata a chiedere le dimissioni dell'ad della Ferrovie Mauro Moretti, tra gli indagati nell'inchiesta sulla strage. Con lei Loris Rispoli, presidente di una delle associazioni dei familiari del Moby Prince: «Non saremo più soli e siamo uniti per la verità e la giustizia», ha detto riferendosi alla costituzione della associazione tra i gruppi di familiari di stragi italiane che chiedono giustizia. &lt;a href="http://www.unita.it/italia/viareggio-fiaccolata-br-in-15mila-per-avere-giustizia-1.309127"&gt;Read more&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-8091157693691669037?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.unita.it/italia/viareggio-fiaccolata-br-in-15mila-per-avere-giustizia-1.309127' title='Viareggio, fiaccolata - In 15mila per avere giustizia'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/8091157693691669037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/07/viareggio-fiaccolata-in-15mila-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/8091157693691669037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/8091157693691669037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/07/viareggio-fiaccolata-in-15mila-per.html' title='Viareggio, fiaccolata - In 15mila per avere giustizia'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-FWtG3Whrv7A/Tg2I06tIMuI/AAAAAAAAASk/mVBQLq4HnAg/s72-c/2858147375.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-7549657214746493042</id><published>2011-06-18T15:59:00.002+02:00</published><updated>2011-06-18T16:25:27.774+02:00</updated><title type='text'>Segnaliamo</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ZXPGYqqex9g/Tfy03c8ad2I/AAAAAAAAASU/f-z0sqgq4ow/s1600/a.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 238px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5619565299806926690" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-ZXPGYqqex9g/Tfy03c8ad2I/AAAAAAAAASU/f-z0sqgq4ow/s320/a.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;RE-Inchieste&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a title="" href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/06/15/foto/muffa_vetri_rotti_e_sporcizia_se_questi_sono_commissariati-17730588/1" target="_self"&gt;Muffa, vetri rotti e sporcizia Se questi sono commissariati&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sulle scrivanie c'è spazio solo per la polvere e l'immondizia. I bagni sono inagibili, i muri ammuffiti, i cavi elettrici nell'acqua e i faldoni affidati all'umido. Da due anni i commissariati del Casertano versano in condizioni pietose. Le immagini fanno parte delle relazioni tecniche del Servizio di prevenzione e Protezione della Questura, e sono state scattate durante decine di sopralluoghi. I primi sono iniziati nel 2010, le ultime risalgono ai primi mesi del 2011. Da allora nulla è cambiato. Eppure Aversa, Marcianise, Sessa Aurunca a Castelvolturno sono il cuore del "modello Caserta", fiore all'occhiello del ministro dell'Interno Roberto Maroni.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-7549657214746493042?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/06/15/foto/muffa_vetri_rotti_e_sporcizia_se_questi_sono_commissariati-17730588/1/?inchiesta=/it/repubblica/rep-it/2011/06/13/news/l_anticamorra_abita_in_una_stalla-17654603/&amp;ref=HREC1-2#2' title='Segnaliamo'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/7549657214746493042/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/06/il-muretto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7549657214746493042'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7549657214746493042'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/06/il-muretto.html' title='Segnaliamo'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ZXPGYqqex9g/Tfy03c8ad2I/AAAAAAAAASU/f-z0sqgq4ow/s72-c/a.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-7721212441220408613</id><published>2011-06-10T21:04:00.001+02:00</published><updated>2011-06-10T21:06:19.370+02:00</updated><title type='text'>OMICIDIO ALDROVANDI, CONFERMATE LE CONDANNE AI QUATTRO AGENTI</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-OMNr-BiGPbM/TfJrGS7mOsI/AAAAAAAAASM/iQwWdyFua-0/s1600/ALDROVANDI.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; FLOAT: left; HEIGHT: 188px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5616669441189624514" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-OMNr-BiGPbM/TfJrGS7mOsI/AAAAAAAAASM/iQwWdyFua-0/s400/ALDROVANDI.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;(AGI) - Bologna, 10 giu. - La Corte di Appello di Bologna, confermando la sentenza di primo grado, ha condannato a una pena di 3 anni e 6 mesi i quattro agenti di Polizia imputati nel processo sulla morte di Federico Aldrovandi, il ragazzo deceduto a 18 anni il 25 settembre 2005 durante un intervento di Polizia in un parco a Ferrara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono stati condannati per l'eccesso colposo nell'omicidio colposo del giovane i quattro agenti di Polizia Enzo Pontani, Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri. La sentenza e' stata accolta con commozione dai genitori di Federico Aldrovandi presenti in aula. Dopo circa quattro ore di camera di consiglio la corte di appello di Bologna, presieduta dal giudice Daniela Magagnoli, ha emesso la sentenza che ha confermato le condanne di primo grado a tre anni e mezzo per i 4 agenti di polizia nel processo sulla morte di Federico Aldrovandi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In aula, al momento del pronuciamento della corte, c'erano visibilmente commossi anche i famigliari di Federico: la madre Patrizia,il padre Lino, il fratello Stefano e lo zio Franco. Presenti per testimoniare solidarieta' verso la famiglia Aldrovandi anche Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, il detenuto 31enne morto in circostanze oscure, e Lucia Uva sorella di Giuseppe, il 43enne di Varese deceduto in ospedale dopo aver passato diverse ore nella caserma dei carabinieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In mattinata si erano conclusi gli interventi degli avvocati difensori che avevano chiesto l'assoluzione per i quattro imputati. Come spiegato dall'avvocato della difesa, Giovanni Trombini "aspettiamo le motivazioni della sentenza" e poi "ricorreremo in Cassazione". Soddisfazione per la decisione della corte di appello e' stata espressa dai genitori di Federico Aldrovandi. "Federico- ha detto il padre Lino - attraverso questa sentenza ci ha lasciato l'ultima carezza del suo cuore. Usciamo tutti sconfitti da questa storia. L'unico che ne esce vincente per quello che era, cioe', un ragazzino splendido meraviglioso e magnifico e' Federico". Il padre del 18enne scomparso ha poi ringraziato "le stesse istituzioni: anche se si sono messe vicino a noi dopo un po' di tempo, pero' lo hanno fatto, e riconoscere i propri errori credo sia un motivo di crescita per tutti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La madre di Federico, Patrizia Moretti ha parlato di una sentenza giusta. "Durante tutti questi anni - ha poi aggiunto la donna - sembra che i processi si facciano alle vittime quando i colpevoli sono componenti delle forze dell'ordine. Questo non e' possibile ne' ammissibile. Chiedero' al Capo dello Stato - ha detto ancora la madre di Federico Aldrovandi- che faccia qualcosa perche' le vittime uccise da componenti delle forze dell'ordine non vengano flagellate". Ilaria Cucchi esprimendo vicinaza per i parenti di Federico ha spiegato: "Se non fosse stato per Patrizia non avrei mai avuto la forza di intraprendere la battaglia per mio fratello".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-7721212441220408613?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/7721212441220408613/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/06/omicidio-aldrovandi-confermate-le.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7721212441220408613'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7721212441220408613'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/06/omicidio-aldrovandi-confermate-le.html' title='OMICIDIO ALDROVANDI, CONFERMATE LE CONDANNE AI QUATTRO AGENTI'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-OMNr-BiGPbM/TfJrGS7mOsI/AAAAAAAAASM/iQwWdyFua-0/s72-c/ALDROVANDI.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-8210049121978961050</id><published>2011-05-31T20:18:00.003+02:00</published><updated>2011-06-01T13:09:34.075+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso di criminologia napoli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Anna Politkovskaya'/><title type='text'>Arrestato il presunto killer di Anna Politkovskaya</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-nSzUIjCE_Sc/TeUxri3GhSI/AAAAAAAAASA/dLJljmO3F5U/s1600/Anna-Politkovskaya.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; FLOAT: left; HEIGHT: 267px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5612947134749246754" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-nSzUIjCE_Sc/TeUxri3GhSI/AAAAAAAAASA/dLJljmO3F5U/s400/Anna-Politkovskaya.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Dopo cinque anni è stato arrestato Rustam Makhmudov, presunto omicida della giornalista russa Anna Politkovskaya, uccisa a colpi di pistola il 7 ottobre del 2006 nel palazzo dove abitava, in pieno centro a Mosca. Lo ha riferito Saisakhmet Arsamerzayev, l’avvocato della famiglia dell’uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’uomo era da tempo indicato dagli inquirenti come il colpevole di un omicidio che per anni è rimasto senza colpevoli e soprattutto senza mandanti. Makhmudov verrà trasferito a breve a Mosca per gli interrogatori secondo quanto ha reso noto il portavoce del Comitato investigativo russo, Vladimir Markin.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sergei Sokolov, vicedirettore di Novaia Gazeta, il giornale per cui lavorava Anna Politkovskaya, spera che l’arresto del suo presunto omicida possa consentire agli investigatori di identificare altre possibili persone inplicate nell’assasinio e far luce sulla verità: “L’arresto offre una buona possibilità di identificare un gran numero di persone coinvolte in questa vicenda” ha osservato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dello stesso parere è l’avvocato della famiglia Politkovskaya, Anna Stavitskaya: “il crimine non verrà risolto finchè i mandanti non saranno trovati e puniti” ha detto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia la questione è ancora lontana dall’essere risolta. Anche se Makhmudov è stato indicato come l’assasino mancano i nome dei possibili mandanti che si presume abbiano organzizzato l’omicidio. Il figlio della giornalista ha infatti detto che “anche se il procedimento stabilirà che fu lui ad assassinarla, non sapremo mai il nome di chi ha commissionato il delitto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Anna Politkovskaya&lt;/strong&gt; era una giornalista nota per il suo impegno nella lotta per i diritti umani, per i reportage dalla Cecenia e per essersi opposta all’ex presidente Vladimir Putin e al leader ceceno Ramzan Kadyrov. Scriveva per Novaja Gazeta, quotidiano russo liberale, condannando apertamente esercito e governo per non rispettare i diritti civili sia in Russia sia in Cecenia. Fu uccisa il &lt;a href="http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/esteri/giornalista-russa-uccisa/giornalista-russa-uccisa/giornalista-russa-uccisa.html"&gt;7 ottobre del 2006&lt;/a&gt;, sulle scale del suo appartamento a Mosca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo l’omicidio, l’allora presidente Vladimir Putin aveva detto che la Politkovskaya aveva sull’opinione pubblica un’influenza “estremamente insignificante” e che la sua morte era un danno prima di tutto per il potere in Russia e in Cecenia. Un potere che la giornalista criticava in modo coraggioso: la sua morte è stata da molti considerata una vera e propria esecuzione portata a termine proprio in virtù delle numerose denuncie che aveva fatto senza mai sottrarsi alla verità. Tutto questo ha provocato negli anni una grande mobilitazione a livello mondiale per cercare di capire quali fossero le reali circostanze dell’omicidio della Politkovskaia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questo non è l’unico caso: raccontare la verità a volte può essere rischioso soprattutto quando si portano alla luce fatti scomodi. Un’altra giornalista di Novaja Gazeta era stata uccisa, Anastasia Baburova, facendo da scudo umano all’avvocato per i diritti civili in Russia Stanislav Markelov. Il duplice omicidio avviene in pieno centro, in una fredda giornata di gennaio. Ed anch’esso è ancora senza un colpevole. Nel luglio del 2009 anche Natalya Estemirova, amica di Anna Politkovskaya e come lei impegnata per la difesa dei diritti umani nel Caucaso del Nord, è stata uccisa dopo essere stata rapita in Cecenia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-8210049121978961050?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/8210049121978961050/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/05/arrestato-il-presunto-killer-di-anna.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/8210049121978961050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/8210049121978961050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/05/arrestato-il-presunto-killer-di-anna.html' title='Arrestato il presunto killer di Anna Politkovskaya'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-nSzUIjCE_Sc/TeUxri3GhSI/AAAAAAAAASA/dLJljmO3F5U/s72-c/Anna-Politkovskaya.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-6507044105149351842</id><published>2011-05-29T11:44:00.005+02:00</published><updated>2011-05-31T20:37:38.554+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='criminologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='costituzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='festa della repubblica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corsi di criminologia'/><title type='text'>Il Patto che ci lega</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-dB0xj5YtdFs/TeIZFW05YaI/AAAAAAAAAR4/EK681a2kebs/s1600/Costituzione.png"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 275px; FLOAT: left; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5612075665474544034" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-dB0xj5YtdFs/TeIZFW05YaI/AAAAAAAAAR4/EK681a2kebs/s400/Costituzione.png" /&gt;&lt;/a&gt;Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella seduta comune del Parlamento in occasione della celebrazione del 60° anniversario della&lt;br /&gt;Costituzione.Camera dei Deputati - 23 gennaio 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Ci sono date che rimangono consegnate alla storia del paese, scandendone in modo significativo il divenire: esse vanno ricordate e valorizzate al fine di coltivare tra gli italiani la coscienza del comune passato storico. Ma la data del 1° gennaio 1948 - il giorno dell’entrata in vigore della nostra &lt;a href="http://www.aliudcrimen.it/DocumentiCorso/costituzione.pdf"&gt;Costituzione&lt;/a&gt; - è altro: perché ha segnato la nascita di qualcosa che ha continuato a vivere, è vivo e ha un futuro - una tavola di principi e di valori, di diritti e di doveri, di regole e di equilibri, che costituisce la base del nostro stare insieme animando una competizione democratica senza mettere a repentaglio il bene comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il processo risorgimentale, il movimento per l’unità d’Italia, ebbe per compimento lo Stato nazionale, che assunse i lineamenti di uno Stato liberale ma senza il presidio di una Costituzione votata dai rappresentanti del popolo che prendesse il posto dello Statuto albertino concesso "per volontà sovrana". Fu - dopo la rottura autoritaria del ventennio fascista - con il voto e con la scelta repubblicana del 2 giugno 1946, che l’Italia unita giunse all’approdo del costituzionalismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da allora si può ben dire - mi sia consentito di richiamare quest’espressione del messaggio da me rivolto al Parlamento nel giorno del giuramento - che "l’unità costituzionale" si è fatta "sostrato dell’unità nazionale". E’ tale convinzione che mi guida anche nel considerare il dibattito attuale sui temi istituzionali...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"(...)Quello fu il momento in cui l’aspirazione profonda del popolo italiano e delle forze politiche, che lo rappresentavano con senso di responsabilità, si immedesimò pienamente nella Costituzione (...)" - Dall'introduzione scritta da Gustavo Zagrebelsky in occasione del 60° anniversario della Costituzione Italiana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-6507044105149351842?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/6507044105149351842/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/05/il-patto-che-ci-lega.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/6507044105149351842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/6507044105149351842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/05/il-patto-che-ci-lega.html' title='Il Patto che ci lega'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-dB0xj5YtdFs/TeIZFW05YaI/AAAAAAAAAR4/EK681a2kebs/s72-c/Costituzione.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-5421358952276477260</id><published>2011-05-20T20:01:00.003+02:00</published><updated>2011-05-20T20:07:24.862+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='criminalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='disturbi di personalità'/><title type='text'>Orientamenti Diagnostici e Prognostici in Soggetti Criminali con Disturbo di Personalità</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-BBZ2cio516U/TdatlpDI0WI/AAAAAAAAARY/78Oj1Wa-jHM/s1600/picasso.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 254px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5608861248122311010" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-BBZ2cio516U/TdatlpDI0WI/AAAAAAAAARY/78Oj1Wa-jHM/s400/picasso.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il dibattito scientifico sul tema dei disturbi di personalità e, in particolare, sul valore di malattia ad essi attribuibile ha sempre attratto l’interesse degli psichiatri determinando una sostanziale dicotomia tra due scuole di pensiero: da una parte la letteratura psichiatrica, soprattutto agli albori della psichiatria classica mitteleuropea, è ricca di contributi scientifici tendenti a valorizzare il disturbo di personalità ed includerlo, se non nella categoria delle malattie mentali propriamente dette, quantomeno nelle categoria delle forme attenuate dei disturbi mentali; dall’altra, a partire già dalla prima metà del 1800, per poi consolidarsi tale posizione attorno alla prima metà del 1900, la letteratura scientifica è ricca di contributi che tendono a svuotare di significato morboso i disturbi di personalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prichard (1835) introdusse il concetto di “insanità morale” per descrivere quegli individui in cui, pur restando inalterate le operazioni intellettuali, apparivano profondamente sovvertite la condotta e l’affettività, in poche parole il carattere. Ma per Prichard gli individui con tali caratteristiche personologiche erano dei veri e propri malati di mente.Koch (1888), invece, contestò la teoria di Prichard affermando che gli individui con i tratti descritti in modo tale da definirsi il concetto di insanità morale, non sono da ritenere malati di mente nel senso comune del termine. Egli coniò il termine di “inferiorità psicopatica” ed incluse gli insani morali, alla stregua dei nevrotici, in quel vasto territorio di nessuno che spazia dai confini della normalità psichica a quelli dello schiettamente patologico, specifico delle malattie mentali. Si deve poi all’opera di Kurt Schneider (1923) il progresso delle nostre attuali conoscenze concernenti i disturbi di personalità. Egli definì questi soggetti con il termine di “personalità anormali”, ovvero “variazioni o deviazioni rispetto ad un’ampiezza media delle personalità umane, ampiezza media che, però, non possiamo determinare con maggior precisione”. In un secondo momento, Schneider, partendo da queste premesse, puntualizzò in maniera più precisa che le personalità anormali vanno qualificate come “personalità psicopatiche : queste ultime sono personalità che soffrono per la loro anormalità o che a causa della loro anormalità fanno soffrire la società”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa definizione viene abbandonato il criterio biologico fino ad allora predominante circa la natura congenita dell’anomalia del carattere e viene introdotto il criterio sociologico, ripreso da Koch, secondo il quale nelle personalità anormali sono compresi i soggetti neuropatici che soffrono per la loro anormalità e gli psicopatici che, a causa della loro anormalità, fanno soffrire la società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partridge (1930) suggerì il termine “personalità sociopatica” per definire e caratterizzare gli individui psicopatici. Catalano Nobili e Cerquetelli (1953) in Italia adottarono il termine di “Personalità psicopatiche”. L’ American Psychiatric Association, nel 1952, adottò il termine di “disturbo sociopatico della personalità” o “sociopatia”. Ma, nonostante, il tentativo sempre più emergente nella letteratura psichiatrica di differenziare e caratterizzare i concetti di malattia mentale e di psicopatia, molti autori hanno continuato a considerare le alterazioni del comportamento sociale come derivabili da fattori genetici, biologici, congeniti, ovvero da condizioni prepsicotiche, quando non da forme larvate di epilessia (Kranz, Stumpfel, Riedel, Delgado, Ehrlich, Krogh, Hill, Watterson, Silvermann, tutti intorno agli anni ’50). Il dibattito intorno al modo di concepire l’essenza di disturbi di personalità è tutt’ora acceso: Siever et al. (1991) considerano i disturbi di personalità come forme attenuate di disturbi mentali, Cloninger (2000) e Widiger (2003), in sostanziale accordo con l’impostazione schneideriana, li inquadrano come varianti maladattative dei tratti di personalità presenti in ciascuno di noi. Altri autori, sottolineando la particolare complessità di alcuni disturbi di personalità, quali ad esempio il disturbo borderline, la cui definizione non a caso indica il limite di confine tra la norma e la patologia, propendono per l’inclusione di alcuni disturbi di personalità nell’ambito di forme psicotiche latenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al riguardo già Bleuler si era reso conto dell’esistenza di quadri schizofrenici atipici nei quali i segni patognomonici della psicosi erano appena sfumati ed introdusse il concetto di “schizofrenia latente”. Zilboorg introdusse il concetto di “schizofrenia ambulatoriale, Ey di “schizonevrosi”, Hoch e Polatin di “schizofrenia psudonevrotica”. Il termine “borderline” (o “borderland”) fu utilizzato per la prima volta nel 1884 per definire una condizione che stava al limite tra la schizofrenia e la nevrosi ed in passato la diagnosi “borderline” indicava una fase latente, potenziale o di transizione della schizofrenia. Ma gli studi moderni (Schmideberg, Grinker, Kernberg, Bergeret, Gunderson) sono concordi nell’attribuire piena autonomia clinico-diagnostica agli stati borderline, i quali sono sempre esistiti, ancorché spesso non siano stati riconosciuti ed identificati se non come forme psicotiche fruste. Nelle prime due edizioni del DSM, sotto la spinta di Adolf Meyer che ha notevolmente influenzato la psichiatria americana introducendo il concetto di reazione per cui ogni manifestazione insolita o morbosa rappresenta un particolare tipo di risposta alle circostanze ambientali, sintomi psicotici, sintomi nevrotici e deviazioni della personalità venivano considerati come parti di un medesimo spettro psichiatrico ed è per questo che non fu necessario fino ad allora di proporre una gerarchia di relazioni significative per formulare diagnosi e prognosi dei disturbi di personalità. Nel DSM-III e soprattutto nel DSM-III-R i disturbi di personalità, che fino ad allora avevano già iniziato ad occupare una posizione preminente tra i raggruppamenti sindromici, diventano centrali rispetto all’intero schema della diagnosi. Per ciò che attiene alla definizione del concetto di disturbo di personalità, la prima edizione del DSM, scartato il termine di “personalità psicopatica”, termine che rimanda etimologicamente alla sofferenza dell’anima, scelse la definizione di “Disturbo di Personalità” per indicare ciò che fino a quel momento veniva indicato con il termine “personalità psicopatica”. Le prime due edizioni del DSM tendono a fare una distinzione tra tratti e struttura di personalità. In seguito questa distinzione viene abbandonata. Il DSM-III-R, infatti, definisce come “Personality traits” l’insieme di tratti o strutture della personalità intendendole come la stabile strutturazione del percepire e del pensare all’ambiente ed a se stesso. Ciò impone un metodo di valutazione che non può limitarsi alla semplice osservazione del comportamento, ma deve essere più ampio e considerare anche la sfera delle relazioni e dei pensieri, in maniera tale che la personalità possa essere valutata come un sistema, una organizzazione e se questa organizzazione si rivela inflessibile e maladattiva, determinando danno all’adattamento sociale ed occupazionale ed anche disagio soggettivo, solo allora si concretizza l’ipotesi del Disturbo di Personalità. Il DSM-IV TR divide i Disturbi di Personalità in “clusters” o raggruppamenti che, secondo criteri descrittivi, raccolgono i diversi disturbi e ciò sulla base di osservazioni cliniche. Ma non vi è uniformità di pareri sulla validità di tale suddivisione: molti studi censurano la posizione del DSM al riguardo sostenendo che la suddivisione in clusters è fondata su ipotesi intuitive piuttosto che su metodi empirici. Una prima suddivisione è quella che distribuisce i disturbi di personalità in tre clusters: A, B, C. Nel Cluster A rientrano i disturbi di personalità caratterizzati dal comportamento bizzarro ed eccentrico: Disturbo Paranoide, Disturbo Schizoide, Disturbo Schizotipico. Nel Cluster B rientrano i disturbi di personalità caratterizzati da comportamento imprevedibile ed impulsivo: Disturbo Antisociale, Disturbo Borderline, Disturbo Narcisistico, Disturbo Istrionico. Nel Cluster C rientrano i disturbi di personalità caratterizzati da ansia ed insicurezza: Disturbo Evitante, Disturbo Dipendente, Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Dunque vi sono, secondo il DSM-IV, 10 tipi di disturbo di personalità, descritti secondo i diversi criteri sintomatologico-clinici. In realtà il DSM-IV TR include un undicesimo raggruppamento: il Disturbo di Personalità Non Altrimenti Specificato (NAS) , categoria riservata alle alterazioni della personalità che non soddisfano i criteri per alcun specifico disturbo, o a quelle condizioni caratterizzate da sintomi peculiari di più disturbi, o, ancora a quelle forme di disturbo di personalità non incluse nella classificazione, come, ad esempio il Disturbo Depressivo di Personalità ed Disturbo Passivo-Aggressivo di Personalità, quest’ultimo incluso nel cluster C del DSM-III-R, che, a scopo di ricerca, proponeva altri due disturbi di personalità supplementari: il Disturbo Auto-Frustrante ed il Disturbo di Personalità Sadico, rispettivamente connessi, sul piano teorico, ai concetti di masochismo e sadismo. D’altra parte, per quanto raccomandato ai fini di un sistema diagnostico e statistico standardizzato, il DSM non sempre si identifica per chiarezza espositiva e descrittiva sul piano tassonomico, vuoi perché del tutto sprovvisto di criteri nosografici impostati su fattori etiopatogenetici, talora irrinunciabili ai fini di un adeguato inquadramento diagnostico nel vasto terreno della patologia psichiatrica, vuoi anche per le non poche perplessità che suscita l’inquadramento di altre categorie diagnostiche che il DSM non include tra i Disturbi di Personalità, ma che, per certi aspetti sintomatologico-clinici, sono pur sempre affini ai Disturbi di Personalità, come, ad esempio i Disturbi del Controllo degli Impulsi, i Disturbi Correlati a Sostanze, i Disturbi della Condotta Alimentare, i Disturbi Dissociativi dell’Identità (ovvero il Disturbo da Personalità Multipla, secondo le precedenti edizioni del DSM), le Parafilie, ecc., tutte queste categorie diagnostiche che il DSM, includendo nell’Asse I (Disturbi Clinici o altre condizioni che possono richiedere attenzione clinica), distingue nettamente dai Disturbi di Personalità, inclusi invece, al pari del Ritardo Mentale, nell’Asse II. Senza neppure considerare che alcuni Disturbi di Personalità, in altri sistemi internazionali di classificazione delle malattie mentali (ad esempio l’ICD) vengono inclusi in categorie diagnostiche diverse dai Disturbi di Personalità: ad esempio il Disturbo Schizoide di Personalità, compreso nell’Asse II riservato dal DSM ai Disturbi di Personalità ed al Ritardo Mentale, è incluso nel capitolo dei disturbi schizofrenici dall’ICD, che lo definisce “schizofrenia latente”. Ebbene, tutto ciò premesso circa la non univoca e tuttora dibattuta nosografia psichiatrica, si può ben comprendere quali difficoltà possa incontrare lo psichiatra forense nell’approccio al reo-infermo di mente ai fini della valutazione dell’imputabilità, settore applicativo ove dottrina giuridica e dottrina psichiatrica non sempre si muovono in maniera equilibrata partendo da premesse che talora appaiono impostate su metodi e criteri non reciprocamente condivisibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò si verifica soprattutto nell’ambito dei Disturbi di Personalità. Ad esempio, la giurisprudenza italiana, richiamandosi all’impostazione schneideriana, per circa cinquant’anni ha sempre negato ai disturbi di personalità la dignità di “infermità di mente”, intesa nel senso medico-legale proprio dell’indirizzo giurisprudenziale, laddove acquisisce valore di malattia solo quell’infermità di natura ed entità tale da escludere, o grandemente scemare, la capacità di intendere e/o di volere, ovviamente in stretta relazione causale, cronologica, modale, qualitativa e quantitativa tra la patologia da un lato e la condotta reato dall’altro lato. Ma già nel 1959 De Marsico aveva denunciato come le modalità per negare il valore di malattia ai disturbi di personalità (o personalità psicopatiche, come allora venivano definite tali condizioni psicopatologiche) fossero caratterizzate da “estremo semplicismo”. La maggior parte delle sentenze della Suprema Corte, negli anni ’60-’70, sulla spinta di una psichiatria ancorata a modelli ed indirizzi teorici di stampo kraepeliniano e schneideriano e poco incline al rinnovamento, poneva l’attenzione sullo scarso valore di malattia in senso medico-legale delle cosiddette “personalità psicopatiche” intese, secondo l’impostazione schneideriana, come varianti del modo di essere al mondo, che pur discostandosi dal comune essere, percepire, rapportarsi, quasi mai si concretizzano nel loro declinarsi in quel comportamento di rottura peculiare delle condizioni psicotiche nell’ambito delle quali il comportamento reato si qualifica per caratteristiche cliniche di estraneità, di perdita del contatto con la realtà, di assurdità, di incomprensibilità sul piano della logica. Ora, se è pur vero che solo in certi processi psicotici caratterizzati da estrema gravità si verifica uno stacco dalla realtà, una frattura dell’Io, un sovvertimento del modo di essere al mondo rispetto alle abituali direttive del soggetto, in poche parole quel “quid novi” o “quid pluris” che i giuristi richiamano solitamente per qualificare la condotta-reato dello psicotico come derivata o ispirata direttamente dalla malattia mentale, vi sono comunque delle condizioni nell’ambito delle cosiddette “Personalità Psicopatiche” di vecchia memoria, o nei “Disturbi di Personalità” secondo la definizione corrente, che richiedono particolare attenzione, non solo dal punto di vista dell’assistenza e della sorveglianza clinica, ma anche dal punto di vista dell’osservazione psichiatrico-forense. Basti, al riguardo rammentare che sul piano statistico la maggior parte dei ricoveri in regime di trattamento sanitario obbligatorio nei servizi di diagnosi e cura territoriali, sembra essere dovuta, secondo le più recenti stime, a crisi psicotiche in pazienti affetti da disturbo di personalità. D’altra parte è nella natura stessa del disturbo di personalità, del suo decorso clinico, nella instabilità delle relazioni e nelle oscillazioni del tono dell’umore che caratterizzano la sintomatologia di tale disturbo, che è insito sempre il rischio potenziale di uno scompenso psicotico, seppure transitorio e di breve durata, fermo restando che una diagnosi di disturbo di personalità talora nasconde una diagnosi più severa giacchè un disturbo psicotico può essere sottostimato ed inquadrato erroneamente come disturbo di personalità, così come, del resto, un disturbo di personalità può essere sopravvalutato ed essere scambiato per un disturbo psicotico. Anche dal punto di vista psichiatrico forense, sembra esservi una prevalenza della diagnosi di disturbo di personalità rispetto a quella di disturbo psicotico in relazione alle condotte-reato oggetto di valutazione in ambito di imputabilità, se non, in diversi casi, di una co-morbidità tra un disturbo psicotico in Asse I ed un disturbo di personalità in Asse II, o tra un disturbo psicotico ed un disturbo da abuso e da dipendenza da sostanze. Inoltre, è soprattutto nell’ambito del Cluster A (Disturbo Paranoide, Disturbo Schizoide e Disturbo Schizotipico), laddove i disturbi di personalità si caratterizzano per la bizzarria e l’eccentricità affini ai disturbi psicotici rispetto ai quali la diagnosi differenziale spesso non è affatto agevole, e del Cluster B (Disturbo Antisociale, Disturbo Borderline, Disturbo Istrionico, Disturbo Narcisistico), laddove campeggia l’impulsività e l’imprevedibilità che rende detti disturbi, particolarmente quello borderline e quello narcisistico – assai meno quello antisociale e quello istrionico – anch’essi affini alle condizioni psicotiche o comunque come forme psicotiche fruste se non come fasi intercliniche nell’ambito di una condizione psicotica latente e decompensata, che lo psichiatra forense, chiamato ad esprimere un parere sullo stato di mente del reo nel momento della commissione del fatto-reato, deve porre la massima attenzione sul rapporto di causalità tra patologia mentale e condotta-reato. Massima attenzione lo psichiatra forense deve porre anche in relazione al Disturbo di Personalità NAS, disturbo nell’ambito del quale proprio la mancanza di segni specifici e patognomonici di uno specifico disturbo di personalità da un lato, ma la presenza di molteplici e svariati segni suggestivi di più disturbi di personalità dall’altro lato, può rendere particolarmente grave il Disturbo di Personalità NAS, con non poche problematiche di diagnosi differenziale, tanto più se detto disturbo si presenta e manifesta con tratti di tipo passivo-aggressivo o tratti di tipo masochistico, o ancora tratti di tipo sadico. Proprio nell’ambito di questo disturbo di personalità, le cui caratteristiche sintomatologico-cliniche non sono affatto definite, mescolandosi in esso molteplici aspetti propri di più disturbi di personalità, se non tratti che rimandano talora a forme psicotiche, vi è da chiedersi se la nosografia nord-americana non abbia reso ancor più complicata la diagnostica psichiatrica: ad esempio, di fronte ad un disturbo di personalità NAS così diagnosticabile oggi in relazione ai criteri DSM, quanti psichiatri, non ancora pronti a recepire l’indirizzo nosografico propugnato dalla associazione degli psichiatri americani ed ancorati invece all’approccio nosografico della psichiatria classica europea, negli anni ‘50-‘60 ed anche negli anni ‘70-’80 – per non parlare di quegli psichiatri che ancora oggi tendono a rifiutare gli schematismi del DSM – considererebbero psicotici i pazienti che il DSM inquadra come Disturbo di Personalità NAS?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come, del resto, suggeriscono anche l’ICD-9 e l’ICD-10, per quelle forme di disturbo di personalità quali lo schizoide o il paranoide o lo schizotipico. Dunque, se c’è un disturbo di personalità in cui la diagnosi differenziale tra una vera e propria malattia mentale o un disturbo psico-comportamentale che sembra rimandare ad un disordine psicopatico è particolarmente difficile e delicata tanto da non essere unaninemente condivisa nei pareri clinico-diagnostici, è proprio quella relativa al Disturbo di Personalità NAS; raggruppamento diagnostico nell’ambito del quale, talora si tende ad includere forme di disturbo di personalità spurie o anche forme psicotiche altrettanto spurie. Orbene, tornando a discutere del valore di malattia in senso medico-legale dei disturbi di personalità, alla luce di tali premesse cliniche, e rammentando che la psichiatria clinica nel corso del suo secolare travaglio ha progressivamente allargato i confini del concetto di infermità passando da una posizione rigidamente organicistica di stampo kraepeliniano basata sulla presunzione di un substrato organico all’origine della malattia mentale, ad una posizione più elastica fondata su ipotesi ora psicodinamiche, ora biologiche, ora sociali, fino all’attuale affermarsi del cosiddetto modello integrato inerente la multifattorialità patogenetica dei disturbi mentali, è evidente che anche il versante giurisprudenziale non poteva rimanere ancorato alle sentenze della Suprema Corte che negli anni ’60-’70 tendevano a disconoscere il valore di malattia in senso medico-legale a quelle condizioni nelle quali mancava il substrato organico. Sicchè, in astratto, ogni condizione capace di interferire sulle capacità di intendere e di volere di un soggetto, sia essa di natura fisica o di natura psichica, per la Cassazione può essere rilevante ai fini dell’esclusione dell’imputabilità (vizio totale) o, quantomeno, della affermazione del principio della semi-infermità (vizio parziale). Al riguardo sono da sottolineare diverse sentenze della Cassazione, tra le quali, soprattutto due: 13 gennaio 1986: “…qualunque condizione morbosa, anche se difficilmente caratterizzabile sul piano clinico, può integrare il vizio di mente, sempre che presenti connotazioni tali da escludere o diminuire le normali capacità intellettive e volitive…”; 29 settembre 1986: “…accanto alle condizioni di accertata malattia di mente, ne esistono altre le quali non integrano il concetto medico-legale specifico di malattia, ma costituendo varianti anomale dell’essere psichico, sono ricondotte nella categoria medico-legale generica dell’infermità di mente…”. Ed è proprio in relazione alle più recenti acquisizioni scientifiche in tema di disturbi di personalità, soprattutto in quei quadri psicopatologici, come il Disturbo Borderline, che sembrano caratterizzarsi prevalentemente per una disregolazione impulsiva, specie all’interno delle relazioni interpersonali maggiormente segnate dall’affettività, con conseguente difficoltà cognitiva ad operare una corretta valutazione di sé nel rapporto io-altri – disregolazione impulsiva che talora assume valore di infermità piena anche se alcuni autori (Waltz, 1994) ritengono che nei pazienti borderline siano più frequenti i comportamenti violenti autodiretti rispetto a quelli eterodiretti, i quali ultimi sembrano più rivolti alle cose che non alle persone – che la classica impostazione giurisprudenziale è stata recentemente modificata dalla sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Penali Riunite del 25 gennaio-8 marzo 2005 (Cass. 9163/05, Relatore Marzano) nella quale si afferma esplicitamente che:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“…Deve […] ritenersi che anche ai disturbi della personalità può essere attribuita un’attitudine, scientificamente condivisa, a proporsi come causa idonea a escludere o grandemente scemare, in via autonoma e specifica, la capacità di intendere e di volere del soggetto agente…”. Sebbene sia da sottolineare come detta sentenza specifichi che i disturbi di personalità possano acquisire valore di infermità in senso medico-legale solo “…ove siano di consistenza, intensità, rilevanza e gravità tali da concretamente incidere sulla capacità di intendere e di volere…” e sempre che sia identificabile una situazione “…di assetto psichico incontrollabile e ingestibile (totalmente o in grave misura), che, incolpevolmente, rende l’agente incapace di esercitare il controllo dei propri atti, di conseguentemente indirizzarli, di percepire il disvalore sociale del fatto, di autonomamente, liberamente, autodeterminarsi…”, nonché sia identificabile un preciso nesso eziologico tra il disturbo mentale e il fatto reato “…che consenta di ritenere il secondo casualmente determinato dal primo…”. A ben vedere, la ratio della recente sentenza della Cassazione è meritevole di plauso da parte degli psichiatri forensi giacché rappresenta quell’auspicato spirito innovativo del punto di vista giurisprudenziale rispetto alle problematiche insite nel modo di porsi di fronte alla malattia mentale; modo di porsi che gli psichiatri, attraverso un secolare travaglio irto di crisi culturali ed ideologiche, ma anche ricco di acquisizioni scientifiche sul piano metodologico, clinico, terapeutico e prognostico, sono riusciti a modificare fino alla realizzazione di una psichiatria dal volto umano concretizzatasi con la grande riforma legislativa del 1978 in tema di assistenza al malato di mente che ha smantellato l’istituzione manicomiale ed ha messo in crisi il concetto di pericolosità sociale del malato di mente. Era quindi necessario che anche il punto di vista giurisprudenziale non rimanesse ancorato all’impostazione della dottrina psichiatrica della prima metà del secolo scorso, ma si adeguasse agli attuali modelli del pensiero e dell’agire psichiatrico. Del resto non solo la psichiatria forense italiana (Fornari, 1989; Ponti, 1994; Merzagora Betsos, 1999; Bandini et al., 2000; Nivoli, 2002), ma anche quella americana (Appelbaum, 2000), a proposito del valore di malattia in senso medico-legale, ovvero del rapporto di causalità tra patologia e condotta reato, sono entrambe orientate ad uniformare lo spirito, il metodo, l’approccio e la criteriologia del perito che devono essere sempre ispirati non solo dal rigore scientifico, ma anche dalla prudenza nell’uso di diagnosi categoriali e schematiche come quelle suggerite dal DSM, in un settore in cui la necessità di fornire un parere sulla incidenza della patologia sul comportamento reato, richiede una valutazione a più largo respiro, più elastica e meno irrigidita dagli schemi, più aperta a valutare il rapporto tra patologia mentale e condotta-reato attraverso la storificazione della vita, delle relazioni, del modo di essere al mondo del soggetto autore di reato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-5421358952276477260?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/5421358952276477260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/05/orientamenti-diagnostici-e-prognostici.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5421358952276477260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5421358952276477260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/05/orientamenti-diagnostici-e-prognostici.html' title='Orientamenti Diagnostici e Prognostici in Soggetti Criminali con Disturbo di Personalità'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-BBZ2cio516U/TdatlpDI0WI/AAAAAAAAARY/78Oj1Wa-jHM/s72-c/picasso.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-246394574927301715</id><published>2011-05-16T15:14:00.002+02:00</published><updated>2011-05-16T15:17:45.738+02:00</updated><title type='text'>«Liste sporche», e a Napoli è caos</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-rTFjvdHBXys/TdEj1woFBlI/AAAAAAAAARQ/DowhBisr0_8/s1600/1979625564.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 304px; FLOAT: left; HEIGHT: 254px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5607302417546020434" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-rTFjvdHBXys/TdEj1woFBlI/AAAAAAAAARQ/DowhBisr0_8/s400/1979625564.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;div&gt;Cosa succede a Napoli? Se lo stanno chiedendo gli elettori, che in queste ore assistono a gravissime violazioni nel voto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name="furtovoto"&gt;&lt;/a&gt;«Segnaliamo un ennesimo caso gravissimo avvenuto stamane durante le operazioni di voto: il signor M.C. si è recato stamattina al seggio della scuola 'Tito Livio' di Napoli per esprimere le proprie preferenze e ha scoperto che qualcuno aveva già votato al posto suo». Lo ha denunciato il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli che ha istituito un osservatorio sul voto pulito e libero a Napoli e provincia. «L' episodio è stato immediatamente segnalato e denunciato alle autorità competenti - prosegue Borrelli - per capire subito se si tratta di un caso isolato o di un sistema di consenso illegale a favore di qualche candidato o lista». «Dopo i pacchi regalo, i biglietti del calcio Napoli, i 50 euro a voto, le schede doppie consegnate ai votanti - sottolinea Borrelli - adesso scopriamo anche i cittadini che hanno già votato pur non essendosi recati al seggio». Nella nota, i Verdi chiedono che la Magistratura «compia tutti gli atti necessari a verificare i livelli di inquinamento di questo voto amministrativo che ha raggiunto secondo noi livelli mai visti negli ultimi 20 anni». «Stiamo assistendo ad un mercato delle vacche non alla libera espressione del voto - conclude Borrelli - con spese di milioni di euro per accaparrarsi il consenso: non crediamo che tutto ciò che è successo sia solo frutto di strane coincidenze».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E altre denunce simili sono arrivate alla Prefettura. In questo caso le violazioni sarebbero state commesse dai partiti: ben 30 candidati sarebbero stati infatti "incandidabili". Alle spalle hanno sentenze passate in giudicato con pene superiori ai due anni e altro. L'elenco colpisce tutti gli schieramenti, dal Pdl (per la Digos, ha schierato ben 10 incandidabili) ai sette "impresentabili" del Terzo polo, oltre ai 4 mastelliani, 2 per De Magistris e 3 per Di Monda, 2 per il rautiano Vittorio Lamberti, 1 per Morcone e uno in una lista civica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessun nome invece riferibile direttamente al Pd ma solo uno della lista Socialisti, verdi ed ecologisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name="propaganda"&gt;&lt;/a&gt;Notizie anche di propaganda illecita. Un ventinovene di Napoli è stato denunciato ieri dal carabinieri in servizio di vigilanza in un seggio per violazione delle normative elettorali. Il giovane è stato notato dalle forze dell'ordine in via Nuova Toscanella mentre mostrava a un 18enne della zona un volantino con i nominativi di candidati al Consiglio comunale e per l'Ottava municipalità, verosimilmente per indurne la preferenza. Il 29enne è stato bloccato e denunciato dai militari dell'Arma perchè ritenuto responsabile di illecita propoganda elettorale fuori da termini temporali previsti. Il documento è stato sequestrato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 maggio 2011&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-246394574927301715?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/246394574927301715/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/05/liste-sporche-e-napoli-e-caos.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/246394574927301715'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/246394574927301715'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/05/liste-sporche-e-napoli-e-caos.html' title='«Liste sporche», e a Napoli è caos'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-rTFjvdHBXys/TdEj1woFBlI/AAAAAAAAARQ/DowhBisr0_8/s72-c/1979625564.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-1346521512188258440</id><published>2011-03-16T21:30:00.004+01:00</published><updated>2011-03-16T21:36:57.987+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;inferno degli ospedali psichiatrici giudiziari'/><title type='text'>L'inferno degli ospedali psichiatrici giudiziari</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-rCeGbXVjPEM/TYEfIQDnkMI/AAAAAAAAARI/na6KYBlOyj8/s1600/316492226.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; FLOAT: left; HEIGHT: 159px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5584779239525683394" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-rCeGbXVjPEM/TYEfIQDnkMI/AAAAAAAAARI/na6KYBlOyj8/s400/316492226.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; Uno squarcio nello sconvolgente «Inferno dei dimenticati»: 1500 persone abbandonate e recluse in sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani, luoghi di degrado al limite della tortura, dove i malati sono privati della dignità dell’essere uomini, finiti in questi lager senza processo, buttati tra queste mura senza essere curati. 376 di loro potrebbero uscire ma nessuno li vuole e le Asl non hanno fondi.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un letto di contenzione con un foro arrugginito nel centro per la caduta degli escrementi di un paziente, nudo, legato alla branda mani e piedi con una corda: è l’immagine più sconvolgente del filmato-testimonianza che i parlamentari della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale hanno effettuato, e che sarà trasmesso domenica 20 marzo nell’ultima puntata della serie di Riccardo Iacona, «Presa diretta», in onda su RaiTre in prima serata e che stavolta si protrarrà fino a mezzanotte (il filmato verso le 23,10).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;L’effetto denuncia è fortissimo, perché le riprese sono state fatte durante le visite «senza preavviso», a sorpresa e con i carabinieri dei Nas, negli ospedali di Barcellona Pozzo di Gotto, di Montelupo Fiorentino, di Aversa e altri, residui di istituzioni totali che andrebbero eliminati. L’inchiesta è stata presentata al Senato dal presidente, Ignazio Marino del Pd, insieme al relatore di maggioranza, il senatore del Pdl Saccomanno e quello di minoranza, Bosone, presenti anche il direttore di RaiTre, Ruffini e lo stesso Iacona. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.unita.it/sociale/l-inferno-degli-ospedali-psichiatrici-giudiziari-1.277279"&gt;Clicca qui puoi vedere il Video-Denuncia&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.unita.it/sociale/l-inferno-degli-ospedali-psichiatrici-giudiziari-1.277279"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-1346521512188258440?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/1346521512188258440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/03/linferno-degli-ospedali-psichiatrici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/1346521512188258440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/1346521512188258440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/03/linferno-degli-ospedali-psichiatrici.html' title='L&apos;inferno degli ospedali psichiatrici giudiziari'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-rCeGbXVjPEM/TYEfIQDnkMI/AAAAAAAAARI/na6KYBlOyj8/s72-c/316492226.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-7096923880650307703</id><published>2011-03-09T13:21:00.002+01:00</published><updated>2011-03-09T13:23:35.578+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='&apos;Ndrangheta &quot;colonizza&quot; Lombardia Lo scrive l&apos;Antimafia'/><title type='text'>'Ndrangheta "colonizza" Lombardia lo scrive l'Antimafia</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-pQFonHGOd14/TXdxJvyKeBI/AAAAAAAAAQw/Z0HtU8e2k9s/s1600/%2527Ndrangheta.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 304px; FLOAT: left; HEIGHT: 254px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5582054675408648210" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-pQFonHGOd14/TXdxJvyKeBI/AAAAAAAAAQw/Z0HtU8e2k9s/s320/%2527Ndrangheta.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;La 'ndrangheta ha letteralmente “colonizzato” la Lombardia, oltre che la Calabria. Lo scrive la Direzione nazionale antimafia nella sua relazione annuale. Segnalando che l'organizzazione si fa “interlocutore” del potere politico e amministrativo. E ora c'è da vedere come la prenderanno i leghisti e il ministro Maroni, che tanto s'infuriarono quando Saviano disse proprio questo a “Vieni via con me” su Raitre (per inciso, ne parlò anche Iacona nella sua “Presa diretta”). Ma l'organizzazione criminale si è ormai ramificata anche in Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Abruzzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rapporto della Dna è durissimo e non lascia dubbi: l'organizzazione criminale ha «molteplici proiezioni, oltre il territorio calabrese, di cui la più importante è la Lombardia, secondo il modello della “colonizzazione”». In 1.110 pagine di dati e analisi sulla criminalità organizzata gli analisti scrivono: «In Lombardia la 'ndrangheta si è diffusa non attraverso un modello di imitazione, nel quale gruppi delinquenziali autoctoni riproducono modelli di azione dei gruppi mafiosi, ma attraverso un vero e proprio fenomeno di 'colonizzazione', cioè di espansione su di un nuovo territorio, organizzandone il controllo e gestendone i traffici illeciti, conducendo alla formazione di uno stabile insediamento mafioso. Qui la 'ndrangheta ha 'messo radici', divenendo col tempo un'associazione dotata di un certo grado di indipendenza dalla 'casa madre', con la quale però comunque continua ad intrattenere rapporti molto stretti e dalla quale dipende per le più rilevanti scelte strategiche».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altri termini, in Lombardia «si è riprodotta una struttura criminale che non consiste in una serie di soggetti che hanno semplicemente iniziato a commettere reati in territorio lombardo; ciò significherebbe non solo banalizzare gli esiti investigativi a cui si è potuti giungere con le indagini collegate, ma anche contraddire la realtà che attesta tutt'altro fenomeno e cioè che gli indagati operano secondo tradizioni di 'ndrangheta: linguaggi, riti, doti, tipologia di reati sono tipici della criminalità della terra d'origine e sono stati trapiantati in Lombardia dove la ndrangheta si è trasferita con il proprio bagaglio di violenza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Criminalità "interloquisce" con potere politicoC'è un altro passaggio del rapporto che allarma: l'organizzazione è “interlocutore” del potere politico e amministrativo. La 'ndrangheta, scrive la Dna, ha «caratteristiche di organizzazione mafiosa presente su tutto il territorio nazionale, globalizzata ed estremamente potente sul piano economico e militare tanto da potere essere definita presenza istituzionale strutturale nella società calabrese, interlocutore indefettibile di ogni potere politico ed amministrativo, partner necessario di ogni impresa nazionale o multinazionale che abbia ottenuto l'aggiudicazione di lavori pubblici sul territorio regionale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'Ndrangheta ramificata in più regioni La 'ndrangheta è presente però anche «in Piemonte, tradizionale territorio di insediamento di numerose cosche calabresi; in Liguria che, assieme al Piemonte e alla Lombardia, fa parte dell'area più produttiva dell'intero Paese; in Toscana, ove è confermata la presenza di ramificazioni dei sodalizi calabresi attivi nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia; nel Lazio ed in particolare a Roma e nel basso Lazio; in Abruzzo, ove sono emersi inquietanti interessi, negli appalti per la ricostruzione dopo il sisma che ha colpito il capoluogo nell'aprile 2009; in Umbria ed Emilia Romagna, ove risultano insediate strutture ndranghetistiche».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Organizzazione 'dominatrice' anche all'estero Per quanto attiene ai rapporti sul territorio, insomma, «è oggi l'assoluta dominatrice della scena criminale, tanto da rendere sostanzialmente irrilevante, e comunque, in posizione subordinata, ogni altra presenza mafiosa di origine straniera». Non solo: la 'ndrangheta si è da tempo proiettata anche verso l'Europa, il Nord America, il Canada, l'Australia. Le numerose indagini concluse e quelle in corso «confermano il ruolo della organizzazione quale leader europeo nel traffico di cocaina e conclamano l'esistenza di comprovati rapporti negoziali illeciti con potenti organizzazioni straniere spagnole, africane, sudamericane e statunitensi». Le proiezioni all'estero della 'ndrangheta sono riscontrabili in Germania, Svizzera Olanda, Francia, Belgio, Penisola Iberica, Canada e Australia: soggetti che operano per conto delle cosche calabresi, inoltre, sono stati «tracciati» in Europa orientale, Usa, America centrale e meridionale. «Non trascurabile» nemmeno «il rapporto con i paesi dell'Est e con le mafie ivi presenti, in particolare con Bulgaria ed Albania, finalizzato alla creazione di nuovi mercati di approvvigionamento e distribuzione di droga di vario genere».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-7096923880650307703?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/7096923880650307703/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/03/ndrangheta-colonizza-lombardia-lo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7096923880650307703'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7096923880650307703'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/03/ndrangheta-colonizza-lombardia-lo.html' title='&apos;Ndrangheta &quot;colonizza&quot; Lombardia lo scrive l&apos;Antimafia'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-pQFonHGOd14/TXdxJvyKeBI/AAAAAAAAAQw/Z0HtU8e2k9s/s72-c/%2527Ndrangheta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-7940026194115407343</id><published>2011-03-07T10:11:00.005+01:00</published><updated>2011-03-07T10:28:19.313+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;avvento delle mamme-maitresse: così finisce la sacra famiglia italiana'/><title type='text'>L'avvento delle mamme-maitresse: così finisce la sacra famiglia italiana</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-npzvqtbc5IA/TXSiPLkKpuI/AAAAAAAAAQo/4irViKbJBoU/s1600/noemi.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 300px; FLOAT: left; HEIGHT: 187px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5581264219905107682" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-npzvqtbc5IA/TXSiPLkKpuI/AAAAAAAAAQo/4irViKbJBoU/s320/noemi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Le "lupe di Arcore" avanguardia del nuovo degrado. La madre di Noemi: "Una bambina che ho allevato nella luce del Vangelo e del Signore. Lo chiama Papi perché l'abbiamo educata nel culto di Silvio". La microspia del padre di Barbara Guerra. (di FRANCESCO MERLO - La Repubblica)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA GRANDE novità storica sono le mamme istigatrici e complici. Non le lupe di Arcore, ma queste mamme-maitresse che investono e lucrano sul sesso delle figlie, mamme che rompono la gabbia, all'apparenza inespugnabile, dell'identità italiana, della mamma chioccia, del "son tutte belle le mamme del mondo", della sacra famiglia, vetrina dei valori della tradizione: il matrimonio possibilmente d'amore, la maternità, la dignità. Mi faceva sorridere mia madre quando a mia sorella che si truccava gli occhi diceva: "Che cosa sono tutti questi buttanesimi?". Ma chissà come avremmo reagito noi fratelli, padri e fidanzati dinanzi alla madre di Elisa che contabilizza con ingordigia: "Seimila euro, hai capito, sono dodici milioni delle vecchie lire!". È una mamma che predispone strategie quando la figlia le racconta che "lui mi vedrebbe bene a lavorare in Pubblitalia". È una mamma realista e pratica: "Se poi va male, pazienza, tanto va bene anche cosi". E forse Elisa un poco lo subisce, ma certamente alla sua mamma Berlusconi non basta mai: "Vi ha detto quando vi potrà rivedere?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'è nulla di speciale nelle lupe di Arcore, nelle escort, nelle professioniste del sesso e meno che mai nelle loro baruffe, negli insulti e nelle rivalità con le gote accese - "si ammazzerebbero tra loro" confessa Iris Berardi - che sono un classico della farsa scollacciata, un topos dei teatri di periferia dove picchiandosi, tirandosi per i capelli e contendendosi i danari del caprone, le Filumena Marturano hanno sempre fatto sghignazzare i Lele Mora e gli Emilio Fede di turno. Ma sono al contrario specialissime le madri di Elisa, di Sara, di Noemi e di molte altre, sono mamme-mezzane che dinanzi alla prostrazione psico-fisica, che sempre accompagna i più rozzi e pesanti sapori della vita ("sono in condizione pietose") , senza pudore minimizzano ("e che sarà mai") ed esaltano solo il valore del compenso "seimila euro, hai detto niente". Qui ci sono mamme che somigliano alle "parrine", quelle che lenivano i corpi abusati nel cambio della quindicina, le acide ma benevole streghe che preparavano gli impacchi e dosavano e alternavano le tisane e il riposo allo snervamento, e intanto legavano i rotoloni di soldi con lo spago.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E i padri, che una volta erano il braccio armato dell'educazione, ora, come i fratelli, sembrano assistenti ruffiani. E c'è il signor Faggioli che istruisce la sua Barbara nell'arte d'amare: "Tu in questo momento devi fargli vedere che gli sei vicino". Ed è papà che invita Barbara Guerra a dire a Berlusconi che "mio padre, per il grande rispetto che ha nei suoi confronti" è pronto a mettere una cimice nella sede dei finiani: "digli che io ci ho le chiavi". Anche i fidanzati, che un tempo erano gelosi, oggi sono azionisti di minoranza degli amplessi altrui, come Ale che pretende che la sua Imma si guadagni 'i vestiti', cioè i soldi: "... io penso che non mi dà niente". "No? Perché no, scusa? Mi incazzo! Oh!". "Eh amore, ma che ne so. Io non faccio niente con lui...". "Eh, ma sei scema?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vendute dalle madri, dai padri, dai fratelli e dai fidanzati le lupe di Arcore non sono le vittime ma l'avanguardia di un degrado familiare che non esiste in nessuna parte del mondo civilizzato ed è addirittura inaudito in Italia, che è la terra della mamma Madonna, della natalità, la patria del presepe.Non c'erano mai state, nel pur vasto catalogo nazionale, queste povere mamme sfiorite che cercano un riscatto nel corpo delle figlie offrendolo al cliente ricco e vecchio e, allo stesso tempo, al bisturi del chirurgo estetico. Non c'era ancora, nel mito mediterraneo e matriarcale della mamma italiana, la signora Anna Palumbo che incassa ventimila euro dal ragioniere di Berlusconi: "La mia Noemi - ha dichiarato ai giornali - è una bambina che ho allevato nella luce del Vangelo e del Signore". Sul viso di Noemi "ci sono almeno 17 mila euro solo di lifting", ha scritto Famiglia Cristiana: ritocchi, contraffazioni, un accanimento sull'adolescenza della figlia, sulla sua apparenza, un'educazione familiare che cerca il riscatto nella creazione di un'antropologia chirurgica, un'idea del successo fondata sui trucchi estetici e sulle foto con Berlusconi pubblicate dal manipolatore Signorini, tutti a brindare con sugar daddy, con papi, che è al tempo stesso Gozzano e Freud, la tenerezza e la pedofilia. "Mio marito frequenta minorenni" disse la signora Veronica Lario e sul settimanale "Chi?" i Letizia divennero una famiglia-escort, finto fidanzato tronista, mamma allena e papà benedice: "Mia figlia lo chiama papi perché la abbiamo educata nel culto di Silvio".&lt;br /&gt;Certo, ci sono nella storia d'Italia le mamme di Bellissima, con la popolana Anna Magnani che si illude che la bellezza possa riscattare proprio tutto e prima di tutto la povertà, e ci sono i concorsi e le selezioni per miss Italia con quell'immagine odiosa della mamma che sbottona la camicetta della figlia adolescente per attirare sul seno gli sguardi lubrici della giuria. E c'è il caso, unico e terribile, e proprio per questo ricordato dalla storia, di una tredicenne ceduta a Vittorio Emaunele II "da una bruttissima mamma" che notò Carlo Dossi "prese a circolare in carrozza". E c'è l'Italia in quella madre felliniana che trascina la figlia davanti al divo inglese, "le presento la mia bambina, sa cantare, ballare, recitare ed è stata pure a Londra. Dai, dì qualcosa..." . E la ragazza: "Salve".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono insomma, nella nostra storia, le mamme disposte a tutto e magari anche ad umiliarsi ma mai a vendere le figlie e i figli, e proprio perché mamme italiane, proprio perché mamme-mammelle, perché la mamma italiana ha il fascino della fragilità e della determinazione semplice e chiara e mi vengono in mente la mamma della piccola Yara e la mamma di Sarah che, pur così diverse tra loro, trattano i giornalisti con il medesimo rigore della maternità straziata. Ci sono mamme e mogli come Marella Agnelli e come Sofia Loren e Mina e come era la stessa mamma di Berlusconi che fu l'unica cosa dolce della sua vita forsennata, o ancora - cito alla rinfusa - Luciana Castellina e Anna Craxi, Eleonora Moro, Ilary Blasi, Franca Ciampi, la Seredova Buffon, Gemma Calabresi..., signore d'Italia, padrone di casa, voci e volti antichi e moderni della tradizione della nostra civiltà femminile, donne italiane di oggi, energiche belle e nervose come Isabella Rossellini e Monica Bellucci, o riservate ed eleganti come la vedova di Enrico Berlinguer e Carla Fracci, e penso a come furono meravigliosamente mamme toste Marcella Ferrara, storica collaboratrice di Togliatti, e Palma Bucarelli, la signora dell'arte contemporanea. Non abbiamo avuto solo Filumena Marturano, la Ciociara e Anna Magnani. Le mamme italiane sono personaggi del romanzo nazionale dei sentimenti. E c'è "la mamma ignota", la mamma che ancora una volta è stata cantata a Sanremo, la mamma che sogna la laurea, un genero, i nipoti e diffida delle scuole di recitazione perché pensa, all'antica, che "femmina che muove l'anca / o è puttana o poco ci manca" che è certo un proverbio reazionario ma era una difesa contro questa smania di vendersi, contro i concorsi per "miss maglietta bagnata", contro le selezioni per diventare veline che - va detto chiaro - non è un mestiere. Non ci vuole il metodo Stanislavskij per trasformarsi in eccellenze del tacere agitando i fianchi, campionesse di velocità nel cambio degli stivali e dei pantaloncini corti, non è necessario frequentare l'Actor's Studio per formare corpi senza erotismo, fantasmi televisivi, lolite smaterializzate e desessualizzate, il sesso senza eros, il ballo senza sapori. Eppure la professione di velina eccita queste nuove mamme italiane, perché appunto basta la "bella presenza" e nient'altro, come ha dimostrato a Sanremo Elisabetta Canalis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma forse per capire il degrado e la corruzione della famiglia italiana bisogna per contrasto aver visto in tv quell'intervista rubata al papà di Ruby, al venditore ambulante marocchino e musulmano. Sdentato, malvestito, povero ma non corrotto come i padri e le madri delle lupe italiane, ha tentato di cacciare i giornalisti urlando in dialetto sicilian-marocchino: "Itivinni, itivinni". E quando gli hanno detto che Ruby lo accusava di averla picchiata perché era diventata cattolica: "Ma quali botte. Ma quale cattolica. Quella di televisione si era ammalata".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-7940026194115407343?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/7940026194115407343/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/03/lavvento-delle-mamme-maitresse-cosi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7940026194115407343'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7940026194115407343'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/03/lavvento-delle-mamme-maitresse-cosi.html' title='L&apos;avvento delle mamme-maitresse: così finisce la sacra famiglia italiana'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-npzvqtbc5IA/TXSiPLkKpuI/AAAAAAAAAQo/4irViKbJBoU/s72-c/noemi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-7479557736760726787</id><published>2011-02-25T11:57:00.001+01:00</published><updated>2011-02-25T11:59:57.061+01:00</updated><title type='text'>Questa rivoluzione è anche la nostra</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-2gs2x6ZeTzQ/TWeLeulyU4I/AAAAAAAAAQg/WiwKg414Cgo/s1600/pace-libia.png"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 306px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5577580023540503426" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-2gs2x6ZeTzQ/TWeLeulyU4I/AAAAAAAAAQg/WiwKg414Cgo/s320/pace-libia.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Di fronte alla brutale repressione di molte manifestazioni in corso in Libia e in molti paesi del mondo arabo, ci uniamo all' appello all'azione intitolato "Questa «rivoluzione» è anche la nostra" che invita tutti i cittadini a esporre la bandiera della pace al balcone di casa in segno di solidarietà con i giovani e i popoli in lotta per la dignità, i diritti umani, la libertà, la democrazia e lo stato di diritto nel mondo arabo. Che l'Italia, senza ulteriori esitazioni, intervenga per fermare la brutale repressione delle manifestazioni in Libia e negli altri paesi del nord Africa e del Golfo. Allo stesso tempo agisca in seno all'Europa, al sistema delle Nazioni Unite e alle altre istituzioni internazionali democratiche all'insegna della ferma difesa dei diritti umani, del dovere di proteggere, di assistere e di accogliere le vittime della repressione. Le norme giuridiche non devono essere soltanto scritte ma effettivamente applicate».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa rivoluzione è anche la nostra... Per questo, senza ulteriori indugi, ci schieriamo al fianco di chi sta rischiando la vita per la libertà, la giustizia e la democrazia contro ogni forma di repressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l'Italia e l'Europa devono avere il coraggio di rompere con un passato fatto di sfruttamento, traffici leciti e illeciti, complicità con re, monarchi e dittatori, ingiustizie, violazioni dei diritti umani e silenzi interessati.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-7479557736760726787?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.aliudcrimen.it/Questa_rivoluzione.htm' title='Questa rivoluzione è anche la nostra'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/7479557736760726787/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/02/questa-rivoluzione-e-anche-la-nostra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7479557736760726787'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7479557736760726787'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/02/questa-rivoluzione-e-anche-la-nostra.html' title='Questa rivoluzione è anche la nostra'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-2gs2x6ZeTzQ/TWeLeulyU4I/AAAAAAAAAQg/WiwKg414Cgo/s72-c/pace-libia.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-5413168687340652654</id><published>2011-02-16T09:51:00.002+01:00</published><updated>2011-02-16T09:57:43.853+01:00</updated><title type='text'>Vendola: "La mia foto nudo e il metodo-Boffo colpo di coda degli immoralisti di Arcore"</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-1KgBznd2RLU/TVuRfxQIPWI/AAAAAAAAAQY/JeMSWBIkw8s/s1600/vendola.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 300px; FLOAT: left; HEIGHT: 202px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5574208938784079202" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-1KgBznd2RLU/TVuRfxQIPWI/AAAAAAAAAQY/JeMSWBIkw8s/s320/vendola.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il leader di Sel dopo la prima pagina del Giornale con uno scatto di 32 anni fa: "Per cacciare la corte dei ruffiani candidiamo la Bindi". "L'obiettivo degli attacchi personali è l'equiparazione, dire che siamo tutti luridi, il loro cinismo è senza limiti"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di GOFFREDO DE MARCHIS - La Repubblica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA - La foto in sé lo ha quasi commosso. "Sono passati 32 anni. Quell'immagine è un'icona dell'innocenza adolescenziale". Il metodo invece, lo scatto in bianco e nero del suo corpo senza vestiti in un campo nudisti sbattuto sulla prima pagina del Giornale di lunedì, lo inquieta. "C'è un elemento fondativo della narrazione berlusconiana nella scelta di mostrarmi nudo - spiega Nichi Vendola -. Una subliminale chiamata in correità per dire che siamo tutti colpevoli e quindi tutti da assolvere. E c'è una violazione della stessa privacy che il premier tanto invoca per l'inchiesta sulle feste di Arcore. Ma questa è la sua idea di libertà. La libertà del proprietario che considera la libertà altrui res nullius. Mentre la libertà dei moderni è quella dalla miseria e dall'ignoranza". Davanti a questa offensiva Vendola conferma la strada di un'alleanza di tutte le opposizioni. "Dobbiamo cacciare una classe dirigente di amici e sodali di dittatori, mafiosi, ruffiani, una corte dei miracoli segnata dall'antropologia dei lelemora e dei fabrizicorona. Dobbiamo congedarci da un enclave di affaristi che ha calcato la scena pubblica confondendola con il Bagaglino". E non dribbla la domanda sul nome del leader per la "coalizione democratica": "Rosy Bindi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presidente Vendola, dobbiamo davvero temere i colpi di coda del berlusconismo? Ha paura di un escalation nei suoi confronti sui giornali della destra?&lt;br /&gt;“Sono molto gratificato nel subire lo stesso trattamento riservato a Boffo, Mesiano, Marcegaglia e Boccassini. Ciclicamente tocca anche a me. Lo stesso poligono di tiro della famiglia Berlusconi aveva pubblicato una mia foto al Gay Pride priva di qualunque significato con il titolo "Può quest'uomo fare lezioni di morale?". Certo che posso, in particolare a molti politici del centrodestra che nascondono la propria identità. Io non ho mai consentito di mentire a me stesso. La verità è la bussola della mia esistenza".&lt;br /&gt;Qual è l'obiettivo di questi attacchi personali?&lt;br /&gt;"L'equiparazione. Berlusconi non è pulito ma siamo tutti luridi, tutto è contaminato. Sono paradossali nei loro salti logici: fanno contemporaneamente delle mutande la loro bandiera e vogliono mettere i braghettoni seicenteschi alle domande più difficili: sulla sessualità, sull'affettività, sulla vita e la morte. Il loro cinismo è senza limiti. E la battuta omofoba o razzista o sessista esce dal recinto privato del maschilismo berlusconiano per solleticare l'Italietta del basso ventre".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'è molto più di una mutazione semantica?&lt;br /&gt;"C'è un modello culturale che potremmo chiamare: vizi privati e pubbliche virtù. Un mix di moralismo e immoralismo. Il moralismo di chi si finge neoclericale per ragioni elettorali, di chi si intruppa al Family day, di chi si scaglia contro Beppino Englaro rendendo un tema drammatico un'arena per gladiatori, di chi non esita a mandare in galera i ragazzini con lo spinello. E l'immoralismo di chi si circonda di un'epopea in cui l'ebbrezza della cocaina, la compravendita del piacere, il divertimentificio industriale gioca a cavallo del peccato, e questo non ci interessa, ma spesso gioca a cavallo del reato".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così scatta il siamo tutti luridi.&lt;br /&gt;"Scatta la macchina del fango che cerca di mettere sullo stesso piano la rivendicazione della propria libertà e dignità con l'intangibilità e il sottrarsi al controllo di legalità. Berlusconi pensa per sé alla sacralità del corpo tipica del sovrano medievale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È possibile che la sua foto serva a parare il colpo di eventuali scatti di Berlusconi nudo nella villa di Arcore?&lt;br /&gt;"Quando ho visto la mia foto sul Giornale ho provato molta tenerezza. Ho pensato a quegli anni, a cosa è stato scoprire poco a poco la politica, il mondo e la mia corporeità. Mi dispiace per Sallusti: la foto virtuale di Berlusconi nel suo harem di escort, stelline vogliose di carriera, adolescenti in cerca di scorciatoie non può essere comparata alla foto di un corpo nudo che passeggia sulla spiaggia durante un campeggio naturista".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si avverte un certo razzismo nel suo giudizio sulle ragazze di Arcore.&lt;br /&gt;"Non ho retropensieri. Ho pensieri espliciti sull'ambiente che le ha partorite e le ha allevate. Ho un brivido quando leggo le parole dei genitori nelle intercettazioni, ma non dimentico che Ruby e le altre sono un pezzo della generazione definita dai sociologi quella del "lavoro mai". Il più grande crimine sociale del berlusconismo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo giustifica un'alleanza da Vendola a Fini?&lt;br /&gt;"Per ridare all'Italia l'ossigeno che il berlusconismo le ha tolto urge rimuovere le macerie della Seconda repubblica. Ma se è genuino questo allarme bisogna evitare le inopinate aperture di credito a quei leghisti che sono un elemento centrale del degrado civile del Paese. Facciamo allora un coalizione di emergenza democratica, reclutiamo le migliore competenze giuridiche e occupiamoci delle cose fondamentali: legge elettorale, una buona norma sul conflitto d'interessi e sul sistema informativo. Poi, ognuno per la sua strada".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha un nome per guidare questo governo? "Rosy Bindi. Una donna che rappresenta la reazione a uno dei punti più dolenti del regresso culturale, ricopre un ruolo istituzionale-chiave come quello di vicepresidente della Camera, ha il profilo giusto per guidare una rapida tra&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-5413168687340652654?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/5413168687340652654/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/02/vendola-la-mia-foto-nudo-e-il-metodo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5413168687340652654'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5413168687340652654'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/02/vendola-la-mia-foto-nudo-e-il-metodo.html' title='Vendola: &quot;La mia foto nudo e il metodo-Boffo colpo di coda degli immoralisti di Arcore&quot;'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-1KgBznd2RLU/TVuRfxQIPWI/AAAAAAAAAQY/JeMSWBIkw8s/s72-c/vendola.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-7758133228005779091</id><published>2011-02-10T19:10:00.001+01:00</published><updated>2011-02-10T19:13:14.460+01:00</updated><title type='text'>Niente "Caimano" a "Parla con me"</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-guB1Rt88cxU/TVQqscOQycI/AAAAAAAAAQQ/7mGwm3ttDbQ/s1600/moretti.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 238px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5572125581942770114" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-guB1Rt88cxU/TVQqscOQycI/AAAAAAAAAQQ/7mGwm3ttDbQ/s320/moretti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nel corso del programma di Serena Dandini doveva andare in onda la sequenza finale del film. Ma il vicedirettore generale della Rai ha chiesto di ridurlo da 7 a 3 minuti. E il regista non ha voluto. L'Idv: "Censura preventiva, è emergenza democratica"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA - Non andrà in onda stasera a Parla con me, il programma di RaiTre condotto da Serena Dandini, la sequenza finale del film Il caimano di Nanni Moretti. La decisione - a quanto si apprende - è stata presa dalla direzione di rete, d'accordo con il regista, dopo che il vicedirettore generale della Rai, Antonio Marano, ha chiesto di 'tagliare' la scena, riducendola da sette a tre minuti: un'indicazione con la quale Moretti non si è trovato d'accordo. Anche Dandini e tutto il team degli autori del programma si sono detti contrari a tagliare le ultime scene del film.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://tv.repubblica.it/copertina/no-al-caimano-a-parla-con-me-la-scena-contestata/61744?video"&gt;GUARDA La sequenza "incriminata" 1&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione di mandare in onda, nel corso di Parla con me, la sequenza finale del film, era stata presa dopo la polemica sul mancato passaggio del film sulla stessa rete. RaiTre nei giorni scorsi aveva chiesto di poter trasmettere il film in prima serata, richiesta alla quale l'azienda avrebbe replicato che sarebbe andato in onda su RaiUno - che a sua volta ne avrebbe fatto richiesta. Nel film, e in particolare nel passaggio "censurato", Moretti interpreta un personaggio riconoscibile come Silvio Berlusconi, che affronta un processo al Palazzo di giustizia di Milano, viene condannato e reagisce auspicando che i cittadini reagiscano alla deriva giudiziaria. La pellicola si chiude con una molotov scagliata contro i magistrati sulle scale del tribunale milanese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in una lettera, inviata in serata, Marano avrebbe chiesto di non trasmettere più di tre minuti del film, pena la svalutazione del prodotto e quindi il divieto di trasmetterlo in futuro su qualsiasi rete Rai. A questo punto Moretti, che pure aveva dato il suo assenso alla messa in onda della sequenza finale, si è detto contrario a una sua interruzione. Di qui la scelta di non mandare più in onda gli ultimi minuti del film, quelli dedicati al processo, proprio nel giorno in cui la Procura di Milano &lt;a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/02/09/news/ruby_oggi_richiesta_giudizio_immediato-12240146"&gt;ha chiesto al gip il giudizio immediato 2&lt;/a&gt; nei confronti del premier.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commenta Francesco Pardi dell'Idv: "Siamo ormai all'emergenza democratica. Dopo le parole eversive contenute nel documento del Pdl e l'attacco frontale di Berlusconi ai giudici ora arriva l'imposizione del taglio del finale del Caimano. La censura preventiva - conclude il senatore - è tipica di regimi autoritari, ma in questo caso la preoccupazione è ancora maggiore perché è l'insieme delle iniziative della destra che adesso comincia a suscitare timori per la tenuta democratica del nostro Paese".&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-7758133228005779091?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/7758133228005779091/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/02/niente-caimano-parla-con-me.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7758133228005779091'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7758133228005779091'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/02/niente-caimano-parla-con-me.html' title='Niente &quot;Caimano&quot; a &quot;Parla con me&quot;'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-guB1Rt88cxU/TVQqscOQycI/AAAAAAAAAQQ/7mGwm3ttDbQ/s72-c/moretti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-4672137690384590024</id><published>2011-02-10T18:57:00.002+01:00</published><updated>2011-02-10T19:09:40.441+01:00</updated><title type='text'>Il cavaliere e il raìs due leader in fuga</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-BZFH42mn7gA/TVQn3B2fBxI/AAAAAAAAAQI/0qaTFQCjvxU/s1600/normale.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 240px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5572122465307395858" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-BZFH42mn7gA/TVQn3B2fBxI/AAAAAAAAAQI/0qaTFQCjvxU/s320/normale.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;di EUGENIO SCALFARI &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Tre giorni fa, mentre la sollevazione del popolo egiziano era arrivata al punto culminante, Silvio Berlusconi fu l'unico tra i dirigenti politici di paesi occidentali a dire che "Mubarak è un uomo saggio e bisogna lasciarlo dove sta. Sarà lui a fare le riforme e solo dopo potrà ritirarsi con onore".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi e Mubarak risultano dunque strettamente - e inconsapevolmente - legati tra loro in diversi modi. Il primo è Ruby-Rubacuori, pretesa nipote del presidente egiziano secondo quanto Berlusconi dichiarò alla questura di Milano per ottenere la liberazione della minorenne marocchina dalla custodia della polizia. Mubarak non ha mai saputo di questa "birboneria" congegnata dal presidente del Consiglio italiano tirandolo in ballo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo elemento che li lega è la crisi politica che incombe su entrambi; estremamente drammatica quella che minaccia il leader egiziano che deve fronteggiare un paese in rivolta; molto diversa e pacifica quella in corso in Italia che tuttavia configura anch'essa la decomposizione d'un sistema di potere e sembra preannunciarne la fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine un terzo elemento: sia al Cairo che a Roma, in attesa che le due crisi trovino una soluzione, il potere effettivo non è più nelle mani dei due leader ma è passato ad altre forze di tutela; al Cairo l'esercito, a Roma la Lega Nord. Due forme di transizione che sottolineano in modi diversi ma analoghi il declino inarrestabile dei vecchi leader e l'inizio di una fase nuova&lt;br /&gt;e ancora ignota ma ormai inevitabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mubarak e Berlusconi, due destini gemelli. Chi l'avrebbe immaginato appena qualche settimana fa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le partite in corso qui da noi sono tre, distinte e conflittuali tra loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella che interessa la Lega è la partita del federalismo. Dovrebbe esser portata a compimento entro il prossimo maggio; se quella data sarà superata la sconfitta politica per Bossi sarà cocente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò la Lega la mette in cima nella scala delle priorità e ha deciso di gestirla in esclusiva schiacciando in angolo le priorità del suo alleato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le partite che interessano Berlusconi sono invece quella di sottrarsi ai processi e quella di avviare provvedimenti di crescita economica che rilancino un paese immobile, impagliato e mummificato. Anche per queste due partite il tempo a disposizione si conta ormai a settimane, ma per quanto riguarda lo scontro giudiziario addirittura a giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Paese assiste. In realtà la sola partita che lo interessi veramente è quella economica che però le altre contese rischiano di relegare in seconda o terza fila. Su questo terreno dovrebbero entrare in campo le opposizioni unificando i loro intenti, i loro programmi e le loro iniziative. Se riusciranno a farlo avranno anche preparato quello schieramento unitario con il quale dovranno affrontare le elezioni che, da maggio in poi, potranno essere indette in qualunque momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il federalismo è partito col piede sbagliato e non è con le pezze di Calderoli che può essere recuperato e avviato sui giusti binari. Il tema dei costi standard è ancora tutto da discutere, ma non è neppur questo il punto essenziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tremonti ha un suo "mantra" al quale nessuno ha mai creduto: minore burocrazia, minori spese, maggiori controlli dei governati sull'operato dei governanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mantra di Tremonti ha un difetto molto grave: non c'è una sola cifra che ne attesti la veridicità. Anzi: i decreti legislativi finora approvati o in corso d'approvazione dimostrano il contrario. I Comuni per ora sono alla fame; potranno avere un moderato sollievo tra tre anni. Intanto dispongono di risorse minime, ottenute con incrementi di sovraimposte e con tagli spesso crudeli di servizi. Regioni e Province stanno anche peggio. Lo stock degli impiegati aumenterà. I conflitti all'interno delle varie autonomie e con lo Stato aumenteranno anch'essi. Le diseguaglianze tra Comuni ricchi e poveri nella stessa area regionale e provinciale susciteranno continui conflitti di campanile. Bisognava accorpare i Comuni e abolire le Province prima di partire. Da ottomila Comuni a tremilacinquecento, questo era l'obiettivo e questa doveva essere la prima mossa d'un sistema di autonomie locali. E una politica del Mezzogiorno che diminuisse le diseguaglianze con il Nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poiché niente di tutto ciò è stato fatto, avremo un sistema sgangherato di autonomie a due velocità e una selva di conflitti, rivalità, campanilismi e ulteriore decomposizione del sistema-paese. Di tutto questo Berlusconi se ne infischia ma - non sembri un paradosso - se ne infischia anche la Lega. Dopo il voto contrario della Bicamerale e lo sgarro costituzionale respinto giustamente da Napolitano, Bossi ha detto: "Quello che ci sta a cuore è che i soldi del Nord restino al Nord, il resto sono chiacchiere".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voce dal sen fuggita. Se questa è la sostanza che sta a cuore alla Lega, essa non sta combattendo per un sistema di autonomie ma per una politica secessionista. Assolutamente inaccettabile. Io non credo che il Nord, tutti gli italiani del Nord, vogliano un federalismo secessionista. Le forze politiche responsabili (ovviamente non quelle di Moffa) dovranno porre questa domanda agli elettori di Torino, di Bologna, di Genova. Forse avremo qualche positiva sorpresa se la domanda sarà fatta con chiarezza e convinzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica di crescita. Ora la vuole anche Giuliano Ferrara, di nuovo nel ruolo di consigliere del Principe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sinceramente me ne rallegro, anche se le cognizioni economiche di Ferrara non risultano eccezionali, ma il "dominus" è Tremonti ed è a lui che bisogna guardare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministro dell'Economia è alla prese con la dottrina Merkel-Sarkozy-Trichet, che comporta rigore nei bilanci e riduzione dei debiti sovrani. È chiaro che per far fronte a questi criteri la crescita è indispensabile. Ma come si ottiene?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risposta di Tremonti è questa: si ottiene con riforme senza spese, liberalizzazioni, vendita di patrimonio pubblico, aumento di produttività e di competitività. Un po' di sgravi fiscali (spiccioli) per imprese e lavoratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine grande riforma del fisco (nel 2013 e anni seguenti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per intanto riscrittura dell'articolo 41 e abolizione dell'articolo 43 della Costituzione. Per poi, magari, abolire anche l'articolo 1, quello che recita "la Repubblica è fondata sul lavoro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una parola sull'articolo 41 (e 43): sono due articoli contenuti nella prima parte della Costituzione quella dedicata ai principi ispiratori della nostra Carta. Per convenzione tra tutte le parti politiche e sociali, la prima parte della Carta non deve essere toccata. Questa convenzione è saltata? Si può intervenire su tutto? C'è stata una consultazione su questo delicatissimo argomento?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiungo: poiché presumibilmente le opposizioni voteranno contro la riscrittura dell'articolo 41, si andrà al referendum confermativo, con la conseguenza che avremo per la prima volta nella storia repubblicana un referendum costituzionale sulla prima parte della Carta, cioè sui principi che ispirano il nostro patto costituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, noi crediamo che sia gravissimo questo programma di sottoporre a voto parlamentare e poi a referendum i principi che ci legano al patto costituzionale. Crediamo che il Capo dello Stato non firmerebbe quella legge e che la Corte la boccerebbe. Per modificare i principi ci vuole un'Assemblea costituente e troviamo molto strano che finora nessuno abbia sollevato questa questione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo alla crescita. Con riforme senza spese non si fa niente. Va bene liberalizzare e certo sarebbe un bel giorno quello in cui la burocrazia decidesse in pochi giorni su un'autorizzazione o una licenza e che non ci volessero trenta passaggi e un anno e mezzo per ottenere un permesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutta franchezza noi credevamo che questo problema fosse stato risolto da un pezzo perché tutti i governi degli ultimi vent'anni ci hanno detto d'avere semplificato e ridotto all'osso il numero delle leggi e delle inutili complicazioni. Ricordo che Calderoli - ministro della Semplificazione - fece un pubblico falò con tanto di fotografi e televisioni e bruciò non so quante centinaia di leggi da lui abolite. Caro Calderoli, ma quali leggi ha bruciato se sono tutte ancora lì e se è vero che bisogna semplificare la burocrazia per costruire un edificio qualsiasi e per ottenere un qualsiasi permesso? Dunque non era vero quello che lei ci ha fatto intendere. Dunque avete gabbato anche questa volta i cittadini. Dunque siete un governo di imbroglioni. Dunque stiamo ancora discutendo sulla Salerno-Reggio Calabria. Non è una vergogna?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È chiaro che le riforme senza spese non hanno nulla a che vedere con la crescita specie se la crescita bisognerebbe avviarla presto, anzi prestissimo. Nessuno vuole la patrimoniale, salvo l'imposta sulle case prevista dal decreto sul federalismo municipale. Ma per avviare la crescita, incrementare imprese e salari, rilanciare i consumi che scendono, contenere l'inflazione (che è una tassa, non è vero ministro Tremonti? Una tassa per di più regressiva?) i soldi ci vogliono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei, nonostante i tagli, ha fatto correre le spese correnti (riducendo al minimo quelle per investimenti) del 2 per cento l'anno. Ha fatto aumentare il debito fino al 118 per cento. Ha azzerato l'avanzo delle partite correnti. Ha fatto aumentare la pressione fiscale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I soldi per la crescita da dove li prenderà? Lo vedremo dai concreti provvedimenti che riuscirà a portare in Parlamento sempre che riesca a farsi luce tra il federalismo secessionista che piace tanto anche a lei e le leggi che servono al premier per bloccare i processi che lo riguardano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dovrei parlare ora dell'altra partita, quella appunto sullo scontro giudiziario. Ma su quella non dico nulla, parlano e parleranno le carte. Una parola sulla foto "osé" della quale si parla con crescente insistenza. Se la foto c'è, qualcuno l'ha scattata. Quindi il premier fa entrare nelle sue case gente che è in grado di ricattarlo. Chiedo a Gianni Letta: perché lei ha escluso la ricattabilità del premier deponendo di fronte al Copasir? Se la foto ci fosse lei sarebbe smentito dai fatti. Ha considerato questa ipotesi? Le guardie non dovrebbero perquisire gli invitati del premier quando si tratta di "ragazze di vita"? E se quelle foto se le vendessero e se in contropartita del silenzio chiedessero soldi posti seggi nel Parlamento e nelle Regioni? Siamo ridotti in queste condizioni ed è questo l'uomo che rappresenta il governo e lo Stato? &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-4672137690384590024?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/4672137690384590024/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/02/di-eugenio-scalfari-tre-giorni-fa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/4672137690384590024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/4672137690384590024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/02/di-eugenio-scalfari-tre-giorni-fa.html' title='Il cavaliere e il raìs due leader in fuga'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-BZFH42mn7gA/TVQn3B2fBxI/AAAAAAAAAQI/0qaTFQCjvxU/s72-c/normale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-7822404486756302583</id><published>2011-02-10T18:42:00.003+01:00</published><updated>2011-02-10T18:48:14.379+01:00</updated><title type='text'>Della Repubblica delle Banane e della Beata Ignoranza</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-eVBB9mfstl4/TVQk1pkAS-I/AAAAAAAAAQA/attjtlDWVp4/s1600/Scuola-Crollata.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 251px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5572119143072680930" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-eVBB9mfstl4/TVQk1pkAS-I/AAAAAAAAAQA/attjtlDWVp4/s320/Scuola-Crollata.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il titolo vorrebbe rimandare ad una favola buffa di qualche vecchio teatrino di corte, ma la realtà sta in termini ben diversi e di comico, nell'articolo che segue*, c'è davvero poco! Buona lettura&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un quindicenne su cinque, in Italia, è semianalfabeta. Cioè privo "delle capacità fondamentali di lettura e di scrittura". Questa volta, a certificarlo è la Commissione europea che "per contribuire a risolvere il problema, ha istituito un gruppo di esperti indipendenti con l'incarico di individuare metodi per migliorare i livelli di alfabetizzazione", si legge in una nota della stessa commissione. Le lacune emerse in Lettura rendono per i giovani italiani ed europei "più ardua la ricerca di un lavoro e li pone a rischio di esclusione sociale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gruppo di esperti si è incontrato per la prima volta l'altro ieri a Bruxelles ed è stato presieduto dalla principessa Laurentien dei Paesi Bassi, inviata speciale in tema di "Alfabetizzazione per lo sviluppo" per l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (Unisco) I ministri dell'Ue si sono prefissi l'obiettivo di ridurre a meno del 15 per cento entro il 2020 la percentuale di alunni che riscontrano difficoltà nella lettura, nella matematica e nelle scienze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"L'avvio di questo gruppo - spiega Androulla Vassiliou, commissario europeo per l'Istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù - segna l'inizio di una campagna europea volta a individuare le cause principali dei bassi livelli di alfabetizzazione. Troppi europei si trovano esclusi dal mercato del lavoro e incapaci di contribuire pienamente alla società poiché non possiedono le capacità fondamentali di lettura e di scrittura. Se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi per l'Europa 2020 per una crescita intelligente e inclusiva, dobbiamo agire ora per risolvere il problema".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Questa iniziativa - aggiunge la principessa Laurentien contribuirà a sfatare il tabù che persiste a tutt'oggi. L'analfabetismo - spiega - ostacola la crescita economica e l'integrazione. Affrontando il problema dell'analfabetismo, possiamo anche contribuire a soluzioni in una vasta gamma di altri settori, quali povertà, occupabilità e condizioni sane di vita. Insieme agli esperti, speriamo di fornire un quadro chiaro delle questioni da affrontare e in che modo l'alfabetizzazione può aiutarci a creare economie forti e competitive e società sane all'interno dell'Ue".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E in Italia, come stanno le cose? Il Belpaese, per bassi rendimenti in Lettura, è in coda tra i paesi più sviluppati. Nei test Ocse-Pisa 2010 pubblicati a dicembre l'Italia fa registrare il 21 per cento di quindicenni "con scarsi risultati in lettura". Cioè ragazzi "in grado di svolgere soltanto gli esercizi di lettura meno complessi come individuare una singola informazione, identificare il tema principale di un testo, o fare un semplice collegamento con la conoscenza di tutti i giorni". Appena il compito diventa più complesso, cominciano le difficoltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paesi come Danimarca (15,2 per cento), Olanda e Svezia sono molto vicini all'obiettivo del 15 per cento. In altri contesti (come la Finlandia) la percentuale di adolescenti con scarse capacità di Lettura è addirittura al di sotto del 10 per cento. Mentre in Francia (19,8 per cento), Germania (18,5), Regno Unito (18,4), Spagna (19,6 per cento) e perfino Portogallo (17,6 per cento) le cose vanno meglio che in Italia, che supera la media europea di un punto e mezzo. Segno che c'è parecchio da lavorare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* &lt;a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/03/news/ragazzi_analfabeti-12009109/" target="_blank"&gt;La Repubblica 03 Febbraio 2011 - articolo di Salvo Intravaia.&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-7822404486756302583?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/7822404486756302583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/02/della-repubblica-delle-banane-e-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7822404486756302583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/7822404486756302583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/02/della-repubblica-delle-banane-e-della.html' title='Della Repubblica delle Banane e della Beata Ignoranza'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-eVBB9mfstl4/TVQk1pkAS-I/AAAAAAAAAQA/attjtlDWVp4/s72-c/Scuola-Crollata.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-5902488094618384962</id><published>2011-01-26T09:19:00.004+01:00</published><updated>2011-01-26T09:27:56.999+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Caso Cucchi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stefano Chucchi'/><title type='text'>Dodici rinvii a giudizio per la morte di Stefano Cucchi</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TT_ZnVocMxI/AAAAAAAAAP0/rjE1rehISyg/s1600/Chucchi.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 304px; FLOAT: left; HEIGHT: 254px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5566406934298112786" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TT_ZnVocMxI/AAAAAAAAAP0/rjE1rehISyg/s320/Chucchi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;Dodici rinvii a giudizio per la morte di Stefano Cucchi avvenuta il 22 ottobre del 2009 all'ospedale Pertini di Roma, sei giorni dopo essere stato arrestato per possesso di droga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel corso dell'udienza davanti al Gup, è stato condannato a due anni Claudio Marchiendi, funzionario dell'amministrazione penitenziaria regionale. I rinviati a giudizio sono sei medici del Pertini (Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Bruno Flaminia, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti), 3 infermieri (Giuseppe Fluato, Elvira Martelli e Domenico Pepe), 3 guardie carcerarie (Minichini Nicola, Corrado Santantonio e Antonio Domenici).&lt;br /&gt;I reati ipotizzati vanno dalle lesioni e abuso di autorità per i tre agenti penitenziari accusati del presunto pestaggio di Stefano Cucchi; favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsità ideologica, a seconda delle singole posizioni, per i nove medici ed infermieri dell'ospedale Sandro Pertini in cui il geometra romano morì il 22 ottobre del 2009, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel corso dell'udienza davanti al Gup è stato condannato a due anni Claudio Marchiandi, direttore dell'ufficio detenuti e del trattamento del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, che aveva chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"È stato un momento di grande tensione emotiva, il gup la pensa come noi: Stefano non è morto per una malattia ma per le botte. Mi auguro che i pm abbiamo il coraggio di portare avanti la verità e abbiano l'umiltà di tornare sui loro passi. Oggi ho visto il dolore negli occhi di mia madre e per noi il processo costituisce una tappa importante per la nostra battaglia di verità. Ci continuiamo a domandare perché ci è stata data una verità diversa visto che è evidente che noi, attraverso i nostri consulenti medico legali, non abbiamo mai detto assurdità". Così Ilaria Cucchi, commentando la decisione del giudice Rosalba Liso sui rinvii a giudizio disposti degli imputati nel processo relativo alla morte del fratello Stefano. Ilaria tra l'altro si riferisce a quanto affermato dal gup nell'ordinanza in merito al disporre una superperizia. La Liso ha sostenuto che non rientra nelle sue competenze, ma che sarebbe opportuno approfondire alcuni aspetti medici in sede di dibattimento. Alla fine dell'udienza Ilaria e i genitori sono andati a salutare il gup: "Con lo sguardo ci ha voluto manifestare il suo sostegno umano", ha concluso la Cucchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non c'è motivo di rallegrarsi, oggi comunque è stato messo un primo tassello per arrivare alla verità", ha aggiunto il padre di Stefano Giovanni Cucchi, "Speriamo che quanto accaduto possa servire per migliorare il sistema giustizia del nostro Paese Vogliamo dire grazie tutti coloro che ci sono stati vicini a cominciare dal Comune, dalla Provincia, dal presidente Fini, dai parlamentari del comitato per Stefano. Riteniamo grave che tante istituzioni siano rimaste mute come l'Ordine dei medici".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Alemanno. "Voglio esprimere la mia soddisfazione per l'esito dell'udienza davanti al Gup sul caso Cucchi" ha detto "Il rinvio a giudizio di dodici persone va nella direzione auspicata dall'amministrazione, che si è costituita parte civile nel processo, e da tutta la città: la ricerca della verità su quanto è accaduto a Stefano".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Articoli Correlati&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.unita.it/culture/la-grafic-novel-quot-gesto-d-039-amore-quot-1.12790"&gt;La Grafic novel. "Gesto d'amore"&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.unita.it/italia/cucchi-le-cose-belle-di-stefano-1.256420"&gt;Cucchi: le cose belle di Stefano&lt;/a&gt;&lt;a href="http://oas.repubblica.it/5c/local.repubblica.it/rg/roma/interna/124809595/Middle/default/empty.gif/6c30506c6e6b302b7477594143715950" target="_top"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-5902488094618384962?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/5902488094618384962/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/01/dodici-rinvii-giudizio-per-la-morte-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5902488094618384962'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5902488094618384962'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/01/dodici-rinvii-giudizio-per-la-morte-di.html' title='Dodici rinvii a giudizio per la morte di Stefano Cucchi'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TT_ZnVocMxI/AAAAAAAAAP0/rjE1rehISyg/s72-c/Chucchi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-5108072610134885252</id><published>2011-01-18T12:27:00.002+01:00</published><updated>2011-01-18T12:29:00.212+01:00</updated><title type='text'>Perché tollerare tutto? «Cittadini indignatevi! Ribellarsi è giusto!»</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TTV5aqF2P5I/AAAAAAAAAPs/7kbcwdZ7yZ8/s1600/1664635698.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 304px; FLOAT: left; HEIGHT: 254px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563486413568491410" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TTV5aqF2P5I/AAAAAAAAAPs/7kbcwdZ7yZ8/s320/1664635698.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Contattarlo non è stato per niente facile. Incontri durante tutta la giornata, interviste, domande e troupe tivù da tutta Europa fin dentro al tinello di casa. La moglie a smistare telefonate, appuntamenti, richieste che in queste ore gli arrivano da ogni dove. A 93 anni Stéphane Hessel poteva godersi un meritato e giusto riposo, soprattutto dopo la vita convulsa, avventurosa e assolutamente encomiabile che ha condotto. Invece il suo ultimo «libretto », come ama chiamarlo con candida modestia, ha fatto un baccano infernale qui in Francia. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nessuno se lo aspettava, né lui, né tantomeno la piccola casa editrice di Montpellier, la Indigène Editions, che qualche mese fa ha avuto l’idea di pubblicare qualche pagina di questo pezzo della storia francese. Più che altro si trattava di un omaggio, di dare la parola con una trentina di paginette al resistente, all’eroe di guerra, all’uomo che aveva speso la vita al servizio dei diritti universali dell’uomo. Poi, appena uscito lo scorso ottobre, si è subito capito che ilpamphlet di Hessel, Indignez vous!, per qualche arcano disegno del destino arrivava esattamente nel momento in cui i francesi si volevano sentir scossi, e forsemenosoli in questa fase storica segnata dall’individualismoe dalla dittatura della contabilità finanziaria. In questi due mesi la domanda è stata tale che le librerie non facevanoin tempo a rifornirsi che già vedevano i loro stock esaurirsi a tempi di record. Ad oggi si sono susseguite una decina di ristampe per un milione di copie tirate e oltre settecentomila vendute. Le case editrici si sono mosse dai quattro angoli del pianeta, e dalla Corea all’Italia, dagli Stati Uniti al Giappone hanno preso d’assalto il telefono della Indigène Editions.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Oltralpe Indignatevi! è diventata la parola d’ordine: se ne discute nei caffè, ci si scalda sui giornali e nelle tivù, e anche il primo ministro François Fillon si è sentito in dovere, qualche giorno fa, di dire la sua nel corso della conferenza stampa di inizio anno per calmare gli animi di chi vuole mettere a profitto questa chiamata alla mobilitazione. «Sinceramentenonmelo aspettavo », ci dice Hessel quando la moglie trova anche per il cronista de l’Unità un po’ di tempo prima di cena per discutere di democrazia e partecipazione col sollecitatissimo autore del bestseller del momento. Che ci confessa che forse il successo dipende dal fatto che si tratta di un libro corto e semplice; che forse anche il prezzo «a buon mercato», soli tre euro di costo, ha contribuito; o forse, ma qui Hessel calca sulla voce, semplicemente si tratta di un «titolo provocatore che arriva in unmomento in cui molta gente è insoddisfatta del modo in cui la società è governata».&lt;br /&gt;Se in Italia il berlusconismo è un narcotico della democrazia che trasforma in catalessi la partecipazione alla res pubblica, non è che in Francia il sarkozismo sia questo propulsore della storia, così come in ogni luogo dove la politica è prona agli interessi di parte, «spesso economici e finanziari». E, dice Hessel «la democrazia senza partecipazione non è più democrazia». Seun tempo l’indignazione era «il primo passo» verso la partecipazione, verso, insomma, l’impegno a cambiare lo stato di cose presente, come si diceva, oggi le ingiustizie macroe micro economiche, le angherie più volgari, lo sfruttamento, la corruzione, la sofferenza anche individuale, sembrano non più in grado accendere alcuna miccia. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ognuno nel proprio angolo a cercare di sbrigarsela, dimentichiamo che la realtà non è un dato immutabile,mail prodotto dell’azione umana e, magari insieme agli altri, «possiamo provare a cambiarla », dice Hessel. «Forse per noi era più facile indignarci, le cose erano più chiare», aggiunge, facendo riferimento alla Resistenza al nazifascismo. Lui stesso, «indignato» per l’occupazione raggiunse da Londra la Francia libera del Generale De Gaulle che «aveva saputo dire no e resistere». Per le sue attività durante la guerra venne anche catturato e deportato in vari campi di concentramento tedeschi, ma per una serie di fortunate vicende riuscì prima a salvare la pelle e poi a fuggire. Ciò gli consentì di partecipare da protagonista prima all’avventura del Consiglio nazionale di resistenza e poi addirittura alla commissione dell’Onu incaricata di stendere la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo. E a quei valori Hessel fa ancora riferimento. «Quello che dico nel libro è che ci sono un certo numero di valori fondamentali in nome dei quali è necessario indignarsi, e sono i valori della dichiarazione dei diritti universali e quelli della resistenza, che sono valori collettivi forti minacciati » da un potere del danaro che non è mai stato così «grande, insolente ed egoista» come oggi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E ci racconta di come l’interesse generale guidava invece l’azione degli uomini usciti dalla guerra e di come li portò a creare uno Stato che ridistribuiva le ricchezze più equamente. «In questomondoci sono cose insopportabili, e per vederle basta solo guardarle». L’indignazione dei giovani, e non solo, può accendersi di fronte al divario «sempre più intollerabile » tra ricchi e poveri, di fronte alle politiche d’espulsione dei rom e degli immigrati, di fronte alla distruzione del pianeta. Il catalogo è lungo, ma Hessel resta nonostante tutto un incredibile ottimista, un uomo dalla speranza di ferro convinto seguace di unidea semplice che gli viene da Jean-Paul Sartre e recita che bisogna impegnarsi in quanto individui responsabili, perché «la responsabilità non la si può rimettere né al potere né a dio». Lui che poteva aspirare ad un’esistenza tranquilla, quasi da favola, essendo il figlio di Franz Hessel (traduttore, agiato intellettuale e protagonista nella realtà del triangolo amoroso trasposto sullo schermo da François Truffaut in Jules e Jim), acceso dall’indignazione e mosso dalla speranza, ha invece modellato la sua vita, prima nella resistenza e poi nella diplomazia di alto rango, nell’impegno e il servizio dei valori universali. E ancora oggi conserva l’ottimismo e la speranza tra i suoi orizzonti di condotta. «Le cose possono sempre migliorare, anche oggi, se c’è uno scatto collettivo dei cittadini, una mobilitazione attiva, coraggiosa e fiduciosa in se stessa». E la speranza riporta i ricordi di Hessel all’amico Walter Benjamin, il filosofo tedesco che salutò a Parigi, nell’estate del ’40, prima di partire fiducioso verso la Resistenza. «Benjamin aveva una visione diversa della storia. Io ero un hegeliano, lui vedeva la catastrofe incombente e forse quella catastrofe lo ha raggiunto nell’hotel di Port Bou, dove braccato dai nazisti si è tolto la vita ». Da Benjamin Hessel ha però imparato che la storia non è esente dal rischio di chiudersi drammaticamente, ma persiste in lui, anche alla fine della sua vita, la fiducia nelle capacità collettive dell’uomo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L’importante, chiude prima di congedarci, è «non restare inattivi, non restare indifferenti e nonlasciarsi scoraggiare ». Consigli di un giovane vecchio &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-5108072610134885252?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/5108072610134885252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/01/perche-tollerare-tutto-cittadini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5108072610134885252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/5108072610134885252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/01/perche-tollerare-tutto-cittadini.html' title='Perché tollerare tutto? «Cittadini indignatevi! Ribellarsi è giusto!»'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TTV5aqF2P5I/AAAAAAAAAPs/7kbcwdZ7yZ8/s72-c/1664635698.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-4860840291595907021</id><published>2011-01-13T19:10:00.002+01:00</published><updated>2011-01-13T19:13:35.971+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legittimo impedimento'/><title type='text'>Legittimo impedimento, il comunicato della Consulta</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TS9AqVG245I/AAAAAAAAAPk/ttZzp6960Ls/s1600/palazzo%2Bdella%2Bconsulta.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 240px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5561735160790442898" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TS9AqVG245I/AAAAAAAAAPk/ttZzp6960Ls/s320/palazzo%2Bdella%2Bconsulta.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;''La Corte costituzionale, giudicando delle questioni di legittimita' costituzionale relative alla legge n. 51 del 2010, in materia di impedimento a comparire in udienza del Presidente del Consiglio dei ministri, ha deciso quanto segue: &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;- E' illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 138 della Costituzione, l'art. 1, comma 4, relativo all'ipotesi di impedimento continuativo e attestato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;- E' illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 138 della Cost., l'art. 1, comma 3, nella parte in cui non prevede che il giudice valuti in concreto, a norma dell'art. 420-ter, comma 1, del codice di procedura penale, l'impedimento addotto; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;- Non sono fondate le questioni di legittimita' costituzionale relative all'art. 1, comma 1, in quanto tale disposizione venga interpretata in conformita' con l'art. 420-ter, comma 1, del codice di procedura penale; - Sono inammissibili le ulteriori questioni di legittimita' costituzionale, relative alle disposizioni di cui all'art. 1, commi 2, 5 e 6, e all'art. 2''.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;13 gennaio 2011&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-4860840291595907021?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/4860840291595907021/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/01/legittimo-impedimento-il-comunicato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/4860840291595907021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/4860840291595907021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2011/01/legittimo-impedimento-il-comunicato.html' title='Legittimo impedimento, il comunicato della Consulta'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TS9AqVG245I/AAAAAAAAAPk/ttZzp6960Ls/s72-c/palazzo%2Bdella%2Bconsulta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-8330483439934371134</id><published>2010-11-22T11:03:00.002+01:00</published><updated>2010-11-22T11:10:13.764+01:00</updated><title type='text'>Il premier sotto ricatto</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TOpAQKk88FI/AAAAAAAAAO0/_bbvI3htdrQ/s1600/il%2Bcommento.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 288px; FLOAT: left; HEIGHT: 240px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5542312937894244434" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TOpAQKk88FI/AAAAAAAAAO0/_bbvI3htdrQ/s320/il%2Bcommento.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Inaspettatamente in un solo giorno, anzi in poche ore, emergono dal passato e dal presente le relazioni pericolose di Silvio Berlusconi con le mafie. La liaison allontana da lui anche la fedele e fidata Mara Carfagna. Annuncia altri sismi per il suo governo. Apre nuove crepe nella già compromessa affidabilità del capo del governo. Le cose, a quanto pare, vanno così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infuriati per la nomina a commissario per i rifiuti di Stefano Caldoro, governatore della Campania, decisa dal Consiglio dei ministri, due politici indagati per mafia Nicola Cosentino e Mario Landolfi si presentano a Palazzo Grazioli. Affrontano Silvio Berlusconi a brutto muso minacciandolo di non votare la fiducia se non avesse annullato il decreto legge che, assegnando alla Campania 150 milioni di euro, consente al governatore anche l'adozione di "misure che prevedono poteri sostitutivi" nei confronti degli enti inadempienti. Il capo di governo che, entro il 14 dicembre, ha bisogno di voti in Parlamento come dell'aria che respira li rassicura. Promette una rapida retromarcia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La notizia si diffonde e il ministro Mara Carfagna - molto si è data da fare per quel decreto legge che sottrae l'emergenza all'opacità dei potentati locali - annuncia che, dopo la fiducia, lascerà il governo e il partito del presidente.Così dunque stanno le cose. La ricattabilità del premier è di assoluta evidenza. La sua debolezza politica - e ormai di leadership - lo espone a ogni pressione, alle più imbarazzanti coercizioni, a umilianti inchini dinanzi a personaggi non solo discussi, ma decisamente pericolosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È imbarazzante l'imposizione che il capo del governo subisce da Nicola Cosentino, 51 anni, da Casal di Principe, salvato dall'arresto per mafia solo dal voto della maggioranza. L'uomo ha il controllo pieno di quattro delle cinque Province campane (Napoli, Caserta, Salerno, Avellino). Sono queste istituzioni che amministrano i flussi della spazzatura e governano le società di gestione che hanno sostituito i consorzi infiltrati da ogni genere di illegalità, malaffare, prepotenza criminale (il consorzio di Caserta è costato fino all'aprile scorso, 6,5 milioni di euro al mese). Tutta la parabola politica di Cosentino si può spiegare e raccontare dentro l'emergenza rifiuti. Quelle crisi - indotte e cicliche - hanno convogliato in quella disgraziata regione un fiume di denaro (dal 2001 al 2009 tre miliardi e 546 milioni di euro) e proprio nei consorzi - e oggi nelle società di gestione - la politica ha incontrato il potere mafioso e ha messo a punto la distribuzione di benefici, rendite, utili, organizzando un "sistema della catastrofe" che, da quella rovina, ha spremuto influenza, consenso e ricchezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A farla da padrone la camorra, a cominciare dalla camorra dei Casalesi. Hanno guadagnato e guadagnano sull'affitto delle aree destinate a discarica e dei terreni dove vengono stoccate le ecoballe. Lucrano sul noleggio dei mezzi e soprattutto nei trasporti. Nicola Cosentino rappresenta il punto di equilibrio - oscuro e ambiguissimo - di questo "sistema" che oggi appare sfidato, dentro il Popolo della Libertà, dall'asse Caldoro-Carfagna e, dentro la maggioranza, da Futuro e Libertà, in Campania diretto da Italo Bocchino. Il decreto legge che assegna al governatore poteri commissariali può essere considerato il successo di questo schieramento. Il passo indietro di Berlusconi ripristina ora le gerarchie di un "sistema" che ha in Cosentino il leader e nel potere intimidatorio della camorra la sua forza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sapeva che l'uomo di Casale di Principe ha sempre avuto un'arma da puntare alla tempia del governo. In qualsiasi momento poteva far saltare gli equilibri che hanno permesso a Berlusconi di rivendicare le capacità tecnocratiche di eliminare i rifiuti dalla Campania con un miracolo che ha liquidato quella disgrazia con una magia. L'illusionismo manipolatorio aveva in Cosentino il suo garante. Un garante di cui oggi Berlusconi non può liberarsi. Per due motivi: Cosentino gli farebbe mancare i suoi voti il 14 dicembre e, peggio, nella prossima e vicina campagna elettorale seppellirebbe l'immagine del Cavaliere sotto l'immondizia e i miasmi. Come non può fare oggi a meno di Cosentino, il Cavaliere non ha potuto liberarsi in passato di quel Marcello Dell'Utri che, si legge nelle motivazioni della Corte d'Appello che lo ha condannato a sette anni di reclusione, fu "mediatore" e "specifico canale di collegamento" tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi. Dell'Utri, scrivono i giudici, è l'uomo che ha consentito ai mafiosi delle "famiglie" di Palermo di "agganciare" "una delle più promettenti realtà imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È questa allora la scena che abbiamo sotto gli occhi. Un capo del governo che, nella sua avventura imprenditoriale, è stato accompagnato - per lo meno fino al 1992 - dalla presenza degli uomini di Cosa Nostra e, oggi, per proteggere la maggioranza che sostiene il governo deve chinare il capo dinanzi alle pretese del politico considerato dalla magistratura il più compromesso con gli interessi dei Casalesi. È uno stato di dipendenza, di oscurità, di minorità politica che nessun arresto di latitante, confisca di bene miliardario, statistica e classifica di successi dello Stato potrà ribaltare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le vittorie dello Stato contro le mafie non riescono a diventare il riscatto personale di Berlusconi - e della sua storia - da quei poteri criminali con cui egli si è intrattenuto negli anni della sua impresa economica e ancora oggi si deve tener vicino per sopravvivere nel suo crepuscolo politico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8173446500149148238-8330483439934371134?l=criminologia-aliudcrimen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/feeds/8330483439934371134/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2010/11/il-premier-sotto-ricatto.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/8330483439934371134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8173446500149148238/posts/default/8330483439934371134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://criminologia-aliudcrimen.blogspot.com/2010/11/il-premier-sotto-ricatto.html' title='Il premier sotto ricatto'/><author><name>Aliudcrimen - Sito di cultura e approfondimento scientifico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08719433722916809408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='28' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TO1kIEeehCI/AAAAAAAAAPA/AOPpg8RVVpg/S220/psico-larg.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TOpAQKk88FI/AAAAAAAAAO0/_bbvI3htdrQ/s72-c/il%2Bcommento.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8173446500149148238.post-1411628347781954545</id><published>2010-11-20T15:43:00.003+01:00</published><updated>2010-11-20T15:52:32.737+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='serial killer'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso criminologia'/><title type='text'>Serial Killer: I nuovi Mostri</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TOff-0gJH-I/AAAAAAAAAN0/zwVuBbnB_bg/s1600/killer.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 256px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5541644136841027554" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_xvn8bwnQgLU/TOff-0gJH-I/AAAAAAAAAN0/zwVuBbnB_bg/s320/killer.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;In questi ultimi vent’anni il fenomeno dell’omicidio seriale ha subito un&lt;br /&gt;vertiginoso incremento quantitativo e qualitativo, tanto che l’FBI ritiene di&lt;br /&gt;poter stimare tra 50 e 500 i serial killer attualmente in circolazione negli&lt;br /&gt;Stati Uniti , valutando attorno alle 3.500 all’anno le loro vittime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una tale oscillazione numerica non deriva da facili approssimazioni, ma&lt;br /&gt;dall’impossibilità di calcolare l’esatta ampiezza del fenomeno per le obiettive&lt;br /&gt;difficoltà insite nel reperimento di informazioni su assassini e vittime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colpendo in luoghi e tempi diversi, infatti, gli omicidi seriali sfuggono con&lt;br /&gt;estrema facilità all’identificazione tempestiva da parte delle forze di polizia.&lt;br /&gt;In Italia, recenti stime fanno risalire a 28 il numero di serial killer&lt;br /&gt;individuati in 22 anni, più di uno all’anno, a 125 le loro vittime e 30 gli&lt;br /&gt;omicidi rimasti ancora impuniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle più recenti statistiche mondiali, relative alle nazioni più colpite da&lt;br /&gt;questa forma di criminalità, L’Italia viene collocata al quinto posto dopo Stati&lt;br /&gt;Uniti, Germania e Francia, ma negli ultimi tempi la stampa sembra attribuirle&lt;br /&gt;addirittura il terzo posto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante l’ampiezza di tale fenomeno, fino agli anni Ottanta nel nostro Paese&lt;br /&gt;l’idea che si potesse uccidere senza altra motivazione che il denaro o la&lt;br /&gt;passione, come avviene per i serial killer, è stata vigorosamente contrastata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si riteneva infatti che l’omicidio “per puro piacere” fosse una forma di reato a&lt;br /&gt;noi decisamente estranea. Negli ultimi tempi le cose sono cambiate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le efferate vicende dei delitti imputati ai vari “mostri” nostrani (di Firenze,&lt;br /&gt;Padova, Terrazze, ecc.) hanno talmente colpito l’immaginario collettivo da&lt;br /&gt;mutare la percezione di estraneità dell’omicidio seriale finora dominante in&lt;br /&gt;Ital
