
«Le stragi mafiose del ’93 erano tese a causare disordine per dare la possibilità ad una entità esterna di proporsi come soluzione». Lo ha affermato Pietro Grasso, alla commemorazione della strage dei Georgofili avvenuta 17 anni fa.Se non è un avviso di garanzia al partito del premier poco ci manca. A Firenze in occasione della commemorazione delle 5 vittime della strage avvenuta tra il 26 e 27 maggio 1993, il Procuratore nazionale Piero Grasso, che nelle stesse ore veniva confermato dal Csm al vertice della DNA, si è prodotto in una chiamata di correità per un’intera classe politica. «Le stragi del ’93 a Firenze e Milano, gli attentati alle chiese a Roma – ha detto Grasso - avrebbero dato la possibilità a una entità esterna di proporsi come soluzione per poter riprendere in pugno l’intera situazione economica, politica, sociale, che veniva dalle macerie di Tangentopoli».
Mentre le indagini ridisegnano una connection eversiva di larga scala per quanto riguarda le stragi del ’92 e il mancato eccidio dell’Addaura contro Giovanni Falcone, il procuratore Grasso, che già domenica scorsa si era rivolto polemicamente al governo criticando il ddl intercettazioni, ieri ha coinvolto gli equilibri dell’intera seconda Repubblica. «Certamente Cosa Nostra - ha ribadito - attraverso questo programma di azioni criminali, ha inteso agevolare l’avvento di nuove realtà politiche che potessero poi esaudire le sue richieste». Dietro le stragi - secondo Grasso - c’era anche un progetto indipendentista. Nelle stesse ore il capo della Procura nissena Sergio Lari, titolare delle inchieste più scottanti, è stato sentito dal Copasir. Un incontro causato dalle fughe di notizie circa il coinvolgimento nelle stragi di esponenti dei servizi segreti. Lari si è così trovato nella non facile veste di chi, da una parte deve preservare il segreto investigativo, e dall’altro è costretto a riferire al Parlamento delle indagini in corso sugli 007. Con il rischio che si dia il via ad altre polemiche e fughe di notizie.
La caccia ai mandanti esterni delle stragi è un file investigativo che gli inquirenti non hanno mai abbandonato. Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sono stati indagati e prosciolti per questa accusa ma le sentenze - una di Firenze l’altra di Caltanissetta - non hanno però dissipato le ombre . «Berlusconi e Dell’Utri - scrivevano i giudici fiorentini - hanno intrattenuto rapporti non meramente episodici con soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato». Le parole di Grasso riaprono un caso politico e giudiziario che potrebbe trovare conferma a breve. Il prossimo 11 giugno si conoscerà il verdetto di Appello per Marcello Dell’Utri condannato in primo grado a nove anni per concorso esterno. L’inchiesta di Firenze sui mandanti esterni delle stragi del ’93 è stata riaperta. Poi c’è l’inchiesta palermitana sulla trattativa. Anche a questo ha fatto riferimento Grasso secondo il quale «certamente Cosa Nostra, ha inteso agevolare l’avvento di nuove realtà politiche che potessero poi esaudire le sue richieste».
Intanto si registra ancora una fumata nera per la definitiva concessione a Gaspare Spatuzza del programma di protezione. La commissione presieduta da Alfredo Mantovano ha richiesto nuovi atti alle procure che raccolgono le dichiarazioni del pentito. Un atteggiamento ritenuto dagli investigatori incomprensibile. Spatuzza ha riscritto le fasi preparatorie della strage di Via D’Amelio, mandando al macero le precedenti dichiarazioni di un falso pentito addestrato - dicono le nuove indagini - da un gruppo di poliziotti. Chi ha ordinato questo depistaggio e perché?
Ma Spatuzza ha anche parlato dei contatti che sarebbero avvenuti tra la nascente Forza Italia e la famiglia mafiosa dei Graviano all’alba della seconda repubblica: «La persona grazie alla quale avevamo ottenuto tutto era Berlusconi e c’era di mezzo un nostro compaesano - mi dissero i Graviano - e abbiamo ottenuto quello che volevamo, abbiamo il paese in mano.
Fonte l'Unità
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