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venerdì 14 maggio 2010

Abbiamo bisogno di eroi


Parlare di Emilio Fede in un confronto con Roberto Saviano, sia dal punto di vista umano che civile e giornalistico, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa e io non lo faccio. Prendo spunto, quindi, da una delle tante sciocchezze - devo ripetere questo termine già usato qui in precedenza più o meno allo stesso proposito - per fermarmi sul concetto di eroe. Benedetto il paese che non ha bisogno di eroi, diceva Bertold Brecht. Bene: noi non siamo quel paese. Quel paese che non ha bisogno di eroi è un paese in pace e con una società così matura da non avere bisogno di simboli, stimoli ed esempi. Noi non siamo quella società. Siamo un paese in guerra - la guerra contro le Mafie di cui abbiamo tutti i giorni coscienza attraverso crimini, sequestri, arresti e denunce - che ha bisogno continuamente di essere risvegliato e allarmato. Saviano, col suo essere scrittore e giornalista, col suo essere intellettuale ma anche soltanto col suo essere Saviano, fa esattamente questo. Come hanno fatto tante altre persone che devono essere chiamate eroi, da coloro che sono stati uccisi a quelli che ogni giorno testimoniano della lotta alla mafia senza avere addosso i riflettori che ha Saviano. Riflettori che vanno benissimo: abbiamo sempre denunciato il silenzio attorno alla Mafia, che senso ha lamentarsi quando i riflettori arrivano, non importa chi se li tira dietro, anzi, grazie, soprattutto se lo fa sulla propria pelle.Ora, un paio di domande ad Emilio Fede. La prima: che significa che Saviano è un rompiscatole? In che modo rompe? Che fa per rompere, che dice? Io lo conosco, seguo il suo lavoro, leggo le sue cose e non l’ho ancora capito.La seconda, ed è più maliziosa: a chi le rompe, le scatole, Saviano?

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