Argomenti di Criminologia, Psicologia Criminale, Giustizia e Società
sabato 11 maggio 2013
ISCRIZIONI APERTE PER IL CORSO DI CRIMINOLOGIA CLINICA XI EDIZIONE
ISCRIZIONI APERTE PER IL CORSO DI CRIMINOLOGIA CLINICA XI EDIZIONE
I Colloqui d'idoneità per l'ammissione alla XI ediz. del Corso Specialistico di Criminologia Clinica e delle Investigazioni si svolgeranno secondo il calendario pubblicato sul sito www.aliudcrimen.it.
Gli interessati possono prenotare il colloquio direttamente on line MODULO DI PRENOTAZIONE http://www.aliudcrimen.it/SessioneColloquiCriminologia.htm
ovvero rivolgersi al Tutor del Corso (sig. Francesco Camerino Tel: 329 33 94 687).
NOTA BENE : L’ammissione al Corso è condizionata al giudizio positivo formulato a seguito del Colloquio di selezione e della valutazione dei titoli e del curriculum dei candidati. In particolaresi precisa che, pur restando libera la scelta della data di prenotazione del colloquio, non si garantisce la partecipazione al Corso per chi si prenota in una delle ultime date, considerato il numero limitatissimo di posti disponibili.
Visto l'alto numero di richieste, coloro che a conclusione del colloquio risulteranno idonei per l'ammissione al Corso, sono altresì invitati a saldare in segreteria la quota d'iscrizione(€ 200,00), assicurandosi così il posto in aula.
Si fa presente che in caso di rinuncia alla frequenza del Corso, la medesima quota d'iscrizione è trattenuta a titolo di penale e non viene quindi restituita.
L'inizio della XI edizione del Corso è previsto per il 18 Ottobre 2013
Molte sono le novità introdotte
Qui ne trovi alcune. Vedi [...]
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mercoledì 16 maggio 2012
Convegno di Criminologia - Paralleli Criminologici tra Legalità e Connivenze Delittuose
Paralleli Criminologici tra Legalità e Connivenze Delittuose
Programma - Venerdì 25 Maggio 2012Ore 14:00 -15:15: Registrazione dei partecipanti
Ore 15:30: I° Convegno dell’Associazione Aliudcrimen
Ore 15:30-17:00: il dr. Marco Luongo introdurrà l'evento presentando l'Associazione e l'organigramma, illustrando scopi ed obiettivi della stessa. Discuterà dell'importanza della differenziazione nella formazione ed il piano programmatico delle prossime attività formative e tirocinanti .
Ore 17:00-20:00: Paralleli Criminologici tra Legalità e Connivenze Delittuose Interverranno nel seguente ordine:
- dott. Gennaro ROVITO – Socio Onorario dell' Associazione Aliudcrimen.Criminologo Clinico Penitenziario presso gli Istituti Penitenziari di Poggioreale e Secondigliano. Docente di Criminologia e di Tecnica del Colloquio Clinico.
- dott. Nicola FUMMO – Giudice Onorario presso il Tribunale dei Minori di Napoli. Mediatore familiare e penale.
- dott. Giuseppe VINGIANI – Avvocato, Esperto in Criminologia Clinica.
- dott.ssa Anna Maria CASABURI – Giudice Onorario Tribunale dei Minori di Lecce, Esperto in Criminologia Clinica.
Conclusioni: dott. Marco LUONGO – Psicologo Clinico, Criminologo Clinico, Direttore Scientifico del Corso Specialistico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense. Esperto ex art.80 L. 354/75.
Parteciperanno inoltre al dibattito i seguenti soci ordinari formatori:
Fabiana RICCARDI, Stefania INCORONATO, Claudia NANO, Carla PERSICO, Anna DI MARCO, Celeste NAPOLITANO, Vincenzo D‘ARIENZO, Maurizio TREGLIA.
Il Convegno si terrà c/o l' ANACI di Napoli – Via Foria, 93 – 80137 Napoli (di fronte ex Caserma Garibaldi – Metro Linea 2 P.zza Cavour - Dove siamo: GOOGLE Map >
Per aderire occorre prenotarsi qui: Compila il FORM di Adesione > PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA : dato il numero limitato di posti, le richieste vanno inoltrate entro e non oltre le ore 20:00 del 21 Maggio 2012. Numero massimo di partecipanti 80, di cui 10 riservati agli Operatori di Sicurezza.
Quote di partecipazione :
- 10 € - Membri associati della Associazione di Criminologia ALIUDCRIMEN
- 8 € - Operatori della sicurezza (FF.OO. e FF.AA....).
- 30 € - Membri esterni, allievi ed ex allievi del Corso Specialistico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense che non sono iscritti all’Associazione.
Il pagamento della rispettiva quota di partecipazione va effettuato c/o la Segreteria Organizzativa dell'evento direttamente il 25 Maggio.
Come Raggiungerci - vedi mappa in dettaglio >
< Visualizza le Slides del Convegno | Compila il FORM di Adesione >
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martedì 15 maggio 2012
Convegno Aliudcrimen 25 Maggio 2012
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sabato 14 aprile 2012
Aliudcrimen | Associazione di Cultura, Ricerca e Formazione in Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense | Presidente dott. Marco Luongo
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giovedì 5 aprile 2012
Argomenti di Criminologia, Psicologia Criminale, Giustizia e Società: Leggiamo ad alta voce “Il Casalese”
Argomenti di Criminologia, Psicologia Criminale, Giustizia e Società: Leggiamo ad alta voce “Il Casalese”: Criminologia - Aliudcrimen La famiglia Cosentino ha chiesto il sequestro del libro “Il Casalese” , pubblicato dalla casa editriceCen...
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Leggiamo ad alta voce “Il Casalese”
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Come se non bastasse la famiglia ha anche chiesto un risarcimento pari ad un milione e duecentomila euro, ed ha diffidato chiunque dal promuovere dibattiti e presentazioni.
Tanto ci basta per dichiarare che compreremo il libro, lo diffonderemo, ne parleremo ovunque.
Lo faremo perchè gli autori del libro sono persone coraggiose, che hanno sempre contrastato mafie e camorre, non hanno partecipato ai battesimi e alle feste dei casalesi, non hanno chiesto i loro voti, neanche “a loro insaputa”.
Lo faremo perchè la richiesta di sequestro è un atto barbaro, un tentativo di imbavagliare autori da tempo oscurati, cancellati, emarginati.
Per questo è giusto non solo solidarizzare, ma anche promuovere letture ad alta voce del libro.
Chiunque vorrà e potrà farlo promuova la lettura di alcune pagine, magari in piazza, agli angoli delle strade, da qualche tetto di Caserta.
Chi sa se chiederanno il sequestro di tutto e di tutti, purtroppo per loro e per “I Casalesi”, non riusciranno a cancellare questo libro, ma soprattutto non riusciranno a far sparire tutti i documenti e le testimonianze che sono riportate nel libro “Il Casalese”.
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lunedì 19 marzo 2012
Ostie rubate e altari saccheggiati In Sicilia si "rianimano" le sette
PALERMO - Altari saccheggiati, pissidi dissacrate e
capretti sgozzati. C'è odore di zolfo dietro la serie di furti nelle
parrocchie del palermitano. Ostie e oggetti sacri rubati in quattro
chiese negli ultimi tre mesi nel comprensorio della diocesi di Monreale.
L'ultimo risale al sette marzo scorso nella parrocchia di Gesù e Maria
di Partinico. La stessa sorte è toccata, cinque giorni prima, alla
Chiesa Madre di Cinisi, il 12 febbraio alla parrocchia delle Anime Sante
di Terrasini e il 23 dicembre a quella di Maria Santissima delle Grazie
di Carini. La pista più battuta dagli inquirenti porta alle sette
sataniche, gruppi religiosi pronti a dissacrare ostie e oggetti divini
durante cerimonie e messe nere.
La mappa La Sicilia delle 45 sette
Il fenomeno è sempre più diffuso in Sicilia, almeno secondo il gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa (Gris) che, per conto dei vescovi italiani, sorveglia costantemente le mosse delle sette. Il professor Tullio Di Fiore, referente siciliano del Gris, le tiene sottocchio da 12 anni. "Gli ultimi fatti dimostrano quello che da un po' di tempo temevamo - dice - le gang del Diavolo sono in aumento nell'isola. Una volta era più facile rintracciarli. Oggi la tecnologia complica le cose. I capi usano internet per organizzare le cerimonie, creando dei blog dove parlare in codice con gli adepti. Poi, per non lasciare tracce, disattivano gli account. E per ogni incontro ripetono la stessa operazione".
L'altra inchiesta Il Guru della porta accanto
I nuovi fanatici. L'adescamento avviene con il passaparola, su internet o con sms anonimi contenenti dettagli sugli incontri. "Le sette - spiega Tullio Di Fiore - non sono poi così diverse da Cosa Nostra in termini di reclutamento. Prima di iniziare un adepto, il capo si accerta che potrà sempre fidarsi di lui. La mafia non tollera i pentiti, e lo stesso discorso vale i 'guru'. E se qualcuno vuole ribellarsi, arrivano le mianacce". Ma chi entra a far parte di questi gruppi settari? Secondo un rapporto pubblicato dal servizio monitoraggio antisette della Comunità Papa Giovanni XIII, sono soprattutto i giovani (54%), l'età oscilla tra i 14 e i 35 anni. Di giorno vanno a scuola e la notte assumono droghe.
"L'identikit del giovane satanista è un ragazzo allo sbando, senza punti di riferimento e spesso con situazioni familiari problematiche alle spalle - dice Alfonso Terrana, criminologo palermitano -. A volte si avvicinano ai rituali per emulazione. Per molti adorare il diavolo è anche un modo di ribellarsi al sistema, alle convenzioni. Restano comunque ragazzi dal basso profilo criminale, imputabili solo di furto e, solo nei casi più gravi, di istigazione al suicidio". Come nel caso di Isabella, la 14enne palermitana che, nel maggio del 2005, si lanciò dal balcone di casa. Il caso è tuttora irrisolto, ma gli inquirenti hanno trovato sul suo banco, a scuola, un'incisione con una citazione satanica "Enless se ne va. Morte 666", e molti sms e chat inviati a una setta. Ma non si muore solo sugli altari. Anche i cocktail di alcol e droghe consumati durante le cerimonie dissacratorie possono essere fatali. Sostanze spesso utilizzate per rompere la volontà delle vittime e controllarle: ketamina, popper e cocaina le più in voga. Ma anche la fenciclidina, la cosiddetta polvere degli angeli (pcp), una sostanza allucinogena prodotta in laboratorio.
La Sicilia delle 45 sette. Secondo l'ultimo rapporto sul satanismo realizzato dal Telefono antiplagio sono circa 45 le "nuove religioni" attive in Sicilia. Un numero alto se paragonato all'Italia intera, circa 500, e a quelle del Sud (192). E non sono in pochi a credere in una Sicilia ricettacolo del "Male" nel Mediterraneo. L'isola detiene il maggior numero di esorcisti ufficialmente nominati dai vescovi. Sui circa 100 preti antidemonio censiti nel Paese, ben 20 si trovano proprio qui. Senza poi contare le centinaia di esorcisti laici, medici e psicologi siciliani che operano senza il beneplacito del Vaticano. Numeri che fanno riflettere ancor più se si considera che su 500 mila italiani che ogni anno si rivolgono ad un esorcista quasi il 20% vive in Sicilia.
Una guerra che la Chiesa non può perdere. Cresce infatti il numero di corsi organizzati all'Ateneo pontificio Regina apostolorum, dove si radunano di volta in volta preti e missionari con l'obiettivo di sconfiggere le 'demoniache presenze' del web. Una strategia sposata anche dalla Conferenza episcopale siciliana, l'unica in Italia a promuovere la "formazione costante" dei propri sacerdoti. Per conoscere il satinismo l'arcidiocesi di Agrigento, lo scorso anno, ha organizzato un corso di formazione permanente per esorcisti. L'obbiettivo è di formare i soldati di Dio e inserire l'esorcismo e la conoscenza dei fenomeni a esso legati nell'attività ordinaria delle parrocchie. In cima ai pensieri delle diocesi siciliane non ci sono solo le sette. A preoccupare la Chiesa nell'Isola sono le migliaia di segnalazioni sulle iniziazioni individuali. Imprenditori, avvocati e medici pronti a vendere l'anima a "guru" che promettono promozioni, successo e denaro. "Quello delle iniziazioni individuali riguarda maggiormente gli adulti sopra i trent'anni - spiega il Prof. Vincenzo Cuffaro, docente di religione in una scuola di Palermo al mattino, esorcista nell'agrigentino la sera -. A volte la disperazione, o il desiderio di arricchimento possono indurre in tentazione. Al punto da intavolare tra le mura di casa rituali magici e cerimonie sataniche".
I luoghi dell'occulto. Il quartier generale di Satana nell'Isola resta la zona di Cefalù. La rocca dal 1920 è considerata un luogo di adorazione internazionale. Qui la "Grande Bestia", come amava definirsi l'oscuro poeta inglese Aleister Crowley, considerato da molti il padre fondatore del moderno occultismo, fondò l'abbazia di Thelema. Una casa isolata, nei dintorni di Santa Barbara, dove Crowley, prima di essere espulso dai fascisti, organizzava riti orgiastrici e rituali magici.
Negli anni passati, è cresciuto il numero delle sette nella provincia di Agrigento, nelle città di Marsala, Mazara del Vallo, Salemi, Trapani e Alcamo. Ma, sempre secondo la comunità Giovanni XXIII, sono soprattutto Catania (18%) e Messina (17%) ad attirare gli adepti, seguite da Palermo (14%). "I satanisti cercano luoghi appartati - continua Tullio Di Fiore - gli incontri avvengono spesso in appartamenti privati, chiese sconsacrate, casolari di campagna abbandonati, diffusissimi in Sicilia, boschi, cappelle diroccate e cimiteri". Proprio questi luoghi sacri sono stati spesso profanati. Come è accaduto alle tombe dei bambini nel cimitero di Messina. Tra le lapidi vandalizzate da scritte demoniache, le ossa dei defunti bruciate e sparse sul terreno. O al cimitero di San Martino delle Scale nel 2005, nella frazione di Monreale, quando i custodi ritrovarono angeli mutilati, una statua di Padre Pio decapitata, crocifissi divelti e lapidi scoperchiate. Era il 2005 e oggi come allora a Monreale ci si interroga sulla natura di queste violazioni: opera di sette ben organizzate o di giovani allo sbando?
"Poco importa - dicono dal Gris - entrambe possono rivelarsi pericolose. Anzi, sono proprio i giovanissimi i più a rischio. Dobbiamo cominciare a riflettere. Su quegli eventi e su questi ultimi. Senza allarmarsi, ma senza sottovalutare le trappole del Diavolo".
La mappa La Sicilia delle 45 sette
Il fenomeno è sempre più diffuso in Sicilia, almeno secondo il gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa (Gris) che, per conto dei vescovi italiani, sorveglia costantemente le mosse delle sette. Il professor Tullio Di Fiore, referente siciliano del Gris, le tiene sottocchio da 12 anni. "Gli ultimi fatti dimostrano quello che da un po' di tempo temevamo - dice - le gang del Diavolo sono in aumento nell'isola. Una volta era più facile rintracciarli. Oggi la tecnologia complica le cose. I capi usano internet per organizzare le cerimonie, creando dei blog dove parlare in codice con gli adepti. Poi, per non lasciare tracce, disattivano gli account. E per ogni incontro ripetono la stessa operazione".
L'altra inchiesta Il Guru della porta accanto
I nuovi fanatici. L'adescamento avviene con il passaparola, su internet o con sms anonimi contenenti dettagli sugli incontri. "Le sette - spiega Tullio Di Fiore - non sono poi così diverse da Cosa Nostra in termini di reclutamento. Prima di iniziare un adepto, il capo si accerta che potrà sempre fidarsi di lui. La mafia non tollera i pentiti, e lo stesso discorso vale i 'guru'. E se qualcuno vuole ribellarsi, arrivano le mianacce". Ma chi entra a far parte di questi gruppi settari? Secondo un rapporto pubblicato dal servizio monitoraggio antisette della Comunità Papa Giovanni XIII, sono soprattutto i giovani (54%), l'età oscilla tra i 14 e i 35 anni. Di giorno vanno a scuola e la notte assumono droghe.
"L'identikit del giovane satanista è un ragazzo allo sbando, senza punti di riferimento e spesso con situazioni familiari problematiche alle spalle - dice Alfonso Terrana, criminologo palermitano -. A volte si avvicinano ai rituali per emulazione. Per molti adorare il diavolo è anche un modo di ribellarsi al sistema, alle convenzioni. Restano comunque ragazzi dal basso profilo criminale, imputabili solo di furto e, solo nei casi più gravi, di istigazione al suicidio". Come nel caso di Isabella, la 14enne palermitana che, nel maggio del 2005, si lanciò dal balcone di casa. Il caso è tuttora irrisolto, ma gli inquirenti hanno trovato sul suo banco, a scuola, un'incisione con una citazione satanica "Enless se ne va. Morte 666", e molti sms e chat inviati a una setta. Ma non si muore solo sugli altari. Anche i cocktail di alcol e droghe consumati durante le cerimonie dissacratorie possono essere fatali. Sostanze spesso utilizzate per rompere la volontà delle vittime e controllarle: ketamina, popper e cocaina le più in voga. Ma anche la fenciclidina, la cosiddetta polvere degli angeli (pcp), una sostanza allucinogena prodotta in laboratorio.
La Sicilia delle 45 sette. Secondo l'ultimo rapporto sul satanismo realizzato dal Telefono antiplagio sono circa 45 le "nuove religioni" attive in Sicilia. Un numero alto se paragonato all'Italia intera, circa 500, e a quelle del Sud (192). E non sono in pochi a credere in una Sicilia ricettacolo del "Male" nel Mediterraneo. L'isola detiene il maggior numero di esorcisti ufficialmente nominati dai vescovi. Sui circa 100 preti antidemonio censiti nel Paese, ben 20 si trovano proprio qui. Senza poi contare le centinaia di esorcisti laici, medici e psicologi siciliani che operano senza il beneplacito del Vaticano. Numeri che fanno riflettere ancor più se si considera che su 500 mila italiani che ogni anno si rivolgono ad un esorcista quasi il 20% vive in Sicilia.
Una guerra che la Chiesa non può perdere. Cresce infatti il numero di corsi organizzati all'Ateneo pontificio Regina apostolorum, dove si radunano di volta in volta preti e missionari con l'obiettivo di sconfiggere le 'demoniache presenze' del web. Una strategia sposata anche dalla Conferenza episcopale siciliana, l'unica in Italia a promuovere la "formazione costante" dei propri sacerdoti. Per conoscere il satinismo l'arcidiocesi di Agrigento, lo scorso anno, ha organizzato un corso di formazione permanente per esorcisti. L'obbiettivo è di formare i soldati di Dio e inserire l'esorcismo e la conoscenza dei fenomeni a esso legati nell'attività ordinaria delle parrocchie. In cima ai pensieri delle diocesi siciliane non ci sono solo le sette. A preoccupare la Chiesa nell'Isola sono le migliaia di segnalazioni sulle iniziazioni individuali. Imprenditori, avvocati e medici pronti a vendere l'anima a "guru" che promettono promozioni, successo e denaro. "Quello delle iniziazioni individuali riguarda maggiormente gli adulti sopra i trent'anni - spiega il Prof. Vincenzo Cuffaro, docente di religione in una scuola di Palermo al mattino, esorcista nell'agrigentino la sera -. A volte la disperazione, o il desiderio di arricchimento possono indurre in tentazione. Al punto da intavolare tra le mura di casa rituali magici e cerimonie sataniche".
I luoghi dell'occulto. Il quartier generale di Satana nell'Isola resta la zona di Cefalù. La rocca dal 1920 è considerata un luogo di adorazione internazionale. Qui la "Grande Bestia", come amava definirsi l'oscuro poeta inglese Aleister Crowley, considerato da molti il padre fondatore del moderno occultismo, fondò l'abbazia di Thelema. Una casa isolata, nei dintorni di Santa Barbara, dove Crowley, prima di essere espulso dai fascisti, organizzava riti orgiastrici e rituali magici.
Negli anni passati, è cresciuto il numero delle sette nella provincia di Agrigento, nelle città di Marsala, Mazara del Vallo, Salemi, Trapani e Alcamo. Ma, sempre secondo la comunità Giovanni XXIII, sono soprattutto Catania (18%) e Messina (17%) ad attirare gli adepti, seguite da Palermo (14%). "I satanisti cercano luoghi appartati - continua Tullio Di Fiore - gli incontri avvengono spesso in appartamenti privati, chiese sconsacrate, casolari di campagna abbandonati, diffusissimi in Sicilia, boschi, cappelle diroccate e cimiteri". Proprio questi luoghi sacri sono stati spesso profanati. Come è accaduto alle tombe dei bambini nel cimitero di Messina. Tra le lapidi vandalizzate da scritte demoniache, le ossa dei defunti bruciate e sparse sul terreno. O al cimitero di San Martino delle Scale nel 2005, nella frazione di Monreale, quando i custodi ritrovarono angeli mutilati, una statua di Padre Pio decapitata, crocifissi divelti e lapidi scoperchiate. Era il 2005 e oggi come allora a Monreale ci si interroga sulla natura di queste violazioni: opera di sette ben organizzate o di giovani allo sbando?
"Poco importa - dicono dal Gris - entrambe possono rivelarsi pericolose. Anzi, sono proprio i giovanissimi i più a rischio. Dobbiamo cominciare a riflettere. Su quegli eventi e su questi ultimi. Senza allarmarsi, ma senza sottovalutare le trappole del Diavolo".
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mercoledì 14 marzo 2012
Il comportamento antisociale nell'età adolescenziale
Durante lo sviluppo sappiamo avvengono nell'individuo modificazioni a livello fisico e psicologico che portano alla maturazione del ragazzo che, al momento, non è più bambino ma non è ancora adulto. E' una fase delicatissima della crescita, dove gli adolescenti si adeguano al giudizio altrui o vi si oppongono prepotentemente; si formano gli atteggiamenti personali e si creano le condizioni che portano allo stabilirsi di interrelazioni cooperative e competitive.
Nello specifico, l'adolescente è impegnato nella formazione dell'identità personale e vive un periodo di tensioni e conflitti; affronta la “crisi d'identità” che può facilitare la nascita del comportamento deviante.
La persona è coinvolta in un processo di maturazione corporea e cognitiva che influenza la sfera delle relazioni e quella della formazione/professione. Le trasformazioni influenzano la strutturazione di sé e i rapporti con i coetanei, e la famiglia è il principale modello di socializzazione che permette ai giovani di interiorizzare ruoli, comportamenti e regole.
L'adolescenza è definita un fenomeno complesso, tradizionalmente considerata un momento di passaggio -costituito da crisi valoriale- all'età adulta. Con la comparsa di studi specialistici e pubblicazioni, si è giunti a considerarla una fase autonoma della crescita umana in cui si verificano appunto cambiamenti che avvengono ordinati in una successione che rappresenta il processo di sviluppo del soggetto ed è orientata all'integrazione dei vari aspetti del sé. In sé si sviluppa in due momenti: nel primo, l'individuo comunica e assimila le reazioni degli altri nei suoi confronti così come assimila le proprie reazioni; il secondo momento è per il soggetto quello di incorporare in se stesso una parte dell'altro generalizzato che radica nel sé un senso di unità e continuità.
L'adolescenza è sicuramente un periodo di conflitti interni e di ostilità verso la famiglia e la società, proprio perché si sta verificando l'evento trasformativo; infatti, esiste un'ambivalenza tra il voler crescere in autonomia e il rimpianto per la perdita dell'infanzia. Quindi, questa fase può generare una vera e propria crisi, dalla quale il giovane esce con una identità separata e distinta da quella dei genitori.
In questo quadro, va considerato il ruolo degli effetti degli atteggiamenti di un individuo sui suoi rapporti con gli altri e le conseguenze delle interazioni e delle relazioni che si instaurano.
Il comportamento antisociale richiama i disturbi delle condotte sociali e caratteriali: bambini e ragazzi definiti difficili, aggressivi, discontinui, moralmente a rischio, disagiati dell'integrazione sociale.
Gli adolescenti antisociali hanno gravi comportamenti trasgressivi, difficoltà a rispettare le regole sia a casa che a scuola, iperattività; inoltre possono fare uso di sostanze o i genitori possono essere affetti da forme psicopatologiche.
Dai comportamenti antisociali vanno distinti quelli delinquenziali: possono sfociare in condotte devianti, ma non si sovrappongono a quelle antisociali.
Come per tutte le condotte, sono da valutare le circostanze in cui si verificano, le motivazioni e il significato.
Dunque, il comportamento antisociale è strettamente dipendente e influenza il fenomeno della delinquenza minorile fino a potersi evolvere in devianza.
La devianza può essere spiegata da tre differenti fattori: sociologici, quando essa è un'attività che viola una norma sociale o nega un valore; psicodinamici, quando è un comportamento delinquenziale che presenta la continuità tra genitori e figli; e un intreccio di fattori sociali, culturali e psicologici.
Esistono dei fattori di rischio di natura psicologica e psicopatologica che fanno parte di questo percorso che, dall'infanzia, può proseguire fino all'adolescenza e nell'età adulta. Depressione, difficoltà con la famiglia, dipendenza dal gruppo dei pari ed esposizione alla violenza sono alcune concause della formazione di questi comportamenti.
Gli individui che attuano comportamenti antisociali sono adulti che potranno reagire alle frustrazioni, ostacoli e difficoltà attraverso la violenza, anche se essa può non sfociare nella delinquenza.
Così, è necessario tornare alla prima manifestazione del comportamento per contrastare i rischi di sviluppo criminale e attuare strategie per ricondurre la persona ad un più sano equilibrio.
I diversi fattori da valutare per comprendere l'emergere del comportamento antisociale sono da rintracciare nell'individuo stesso, nella famiglia e nelle sue dinamiche, nei contesti scolastici, relazionali e sociali.
Variabili possono essere: la mancanza del senso di colpa da parte dei piccoli delinquenti e scarso controllo e carenza di comunicazione in famiglia. Quest'ultima detiene un ruolo fondamentale negli stili educativi proposti e per l'attuazione da parte dei figli di comportamenti aggressivi, intesi anche come trasgressivi; essi possono far sorgere disturbi di personalità. Se gli adolescenti antisociali appaiono narcisisti, impulsivi, poco violenti ma capaci di legami importanti, possono sviluppare un disturbo narcisistico di personalità, con percezione di essere speciali e mancanza di empatia; se i ragazzi non avvertono sensi di colpa, si dimostrano insensibili e l'aggressività non è una difesa ma è utilizzata per attaccare, possono essere a rischio di formazione di personalità schizoide, dove sono presenti distacco emotivo e indifferenza.
In ogni caso, i comportamenti delinquenziali sono riconducibili alla devianza che può definirsi una modalità di reazione all'autorità, perché i giovani rifiutano le norme e le relazioni che non vengono percepite come necessarie.
La realtà vuole la famiglia come il principale mezzo di socializzazione e di sviluppo di norme e di educazione per l'adulto di domani.
Ma come si pongono i genitori rispetto al comportamento antisociale dei figli e dei ragazzi in genere?
I rapporti tra le figure di attaccamento e i figli possono essere difficili: non ci si capisce e mancano comunicazione e ascolto. I figli possono opporsi alle scelte dei genitori e considerare questi ultimi come nemici, pur provando nei loro confronti un bene immenso.
Ma è tipico dell'età contrastarli per sfidarli nei giudizi, nelle decisioni e nelle azioni. I figli si ribellano e madre e padre devono continuare a dimostrarsi autorevoli, pur dimostrandosi la base sicura di che dà fiducia alla prole proteggendola.
John Bowlby nel 1969 ha contestualizzato l'”attaccamento” per rintracciare il significato biologico del legame che si instaura tra il bambino e chi si prende cura di lui.
Trovo interessante proporne una brevissima descrizione per una migliore comprensione di quanto su detto.
L'attaccamento è lo schema fondamentale di un comportamento con una propria motivazione interna distinto dal comportamento alimentare e sessuale che fa capo ad un bisogno di contatto sociale, di sostegno di fronte alle avversità. Il ruolo dei genitori è fornire una base sicura al figlio per permettergli di affacciarsi al mondo, e alla quale ritornare sapendo di essere benvenuto in caso di spavento, tristezza quando è piccolo, e in caso di problematiche differenti se non più bambino.
Applicato all'adolescente, il comportamento di attaccamento (=forma di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un'altra persona identificata, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato) interviene anche in situazioni di stress e angoscia ed è accompagnato da emozioni più o meno intense e il cui genere dipende dalla relazione tra le persone coinvolte.
L'adulto di domani, coinvolto nel processo di crescita, deve impegnarsi a scoprire quali eventi, esperienze, pensieri hanno portato ai problemi comportamentali osservati in questa sede, per comprendere e valutare i desideri, l'aggressività e l'angoscia sperimentati. In tal modo, si può provvedere ad una ristrutturazione e organizzazione dei propri schemi e risposte, anche attraverso una buona comunicazione emotiva con l'ambiente esterno.
Durante l'adolescenza, il sistema di attaccamento si modifica e influisce su quello relazionale e motivazionale, che regola la sicurezza.
L'adolescenza si fonda anche per gli adolescenti sulla sicurezza personale, considerando il legame dei figli con i genitori, ma anche quello dei genitori con i figli, con i compagni di vita e con gli amici.
Quando le relazioni infantili avranno raggiunto un sano equilibrio, anche nell'età adolescenziale ci sarà stabilità nonostante le normali trasformazioni e ristrutturazioni che si verificano: fisiche e sessuali che condizionano la percezione di sé e del mondo circostante; affettive, causate dalla separazione con le figure di attaccamento; cognitive per via dell'acquisizione di atteggiamenti più maturi.
Madri e padri che si dimostrano sensibili durante l'adolescenza dei figli hanno un atteggiamento di contatto emotivo e sostengono i figli durante l'acquisizione di fiducia e l'organizzazione di autonomia e identità proprie.
Disfunzionalità nei figli sarebbero conseguenza di relazioni con i genitori vissute negativamente. Adolescenti disorganizzati e distaccati emotivamente possono essere a rischio di comportamenti antisociali e devianti: sono insicuri e non hanno fiducia negli altri.
Dunque, le dinamiche relazionali genitori/figli influenzano l'attaccamento anche per gli adolescenti: traumi e deprivazione dell'affetto interferiscono col sistema di attaccamento: ll'adolescenza si modifica con i genitori, non lontano e distaccati da essi.
Questo significa intervenire sui ragazzi attraverso anche un processo psicoterapeutico dove l'esperto dovrà essere e fornire la base sicura da cui essi potranno partire per esplorare il mondo e tornare in caso di necessità.
Aiutare l'adolescente a realizzare un'identità per orientare energie e potenzialità è obiettivo fondamentale, così come porsi in posizione di vero ascolto considerando i sentimenti e i bisogni dell'individuo in crescita e i problemi concreti da risolvere.
Il comportamento antisociale dei figli può essere trattato anche intervenendo sui genitori: se questi ultimi attuano comportamenti severi e incoerenti, non controllano i figli e non si interessano alla loro vita scolastica, incentivano il rischio di sviluppo e del protrarsi dei comportamenti antisociali e di quei comportamenti definiti secondari, quali insuccesso scolastico e dispersione, emarginazione sociale e partecipazione a gruppi devianti.
Famiglia e scuola, principali agenzie di socializzazione degli adolescenti, devono condividere il fine comune di educare e formare i più giovani per contrastare la nascita dei disagi e dei conflitti. Questi ultimi possono superare il confine della normalità per divenire patologici e risultare distruttivi per il benessere psicologico della persona e per la sua crescita sana.
BIBLIOGRAFIA
BANDINI-GATTI, Delinquenza giovanile. Analisi di un processo di stigmatizzazione e di esclusione, Giuffrè,
Milano 1987.
CANESTRARI-BATTACCHI, Strutture e dinamiche della personalità nella antisocialità minorile, Malipiero,
Bologna 1963.
PALAZZO Donatella, Bambini e adolescenti. Istruzioni per l'uso, Edizioni Noitrè 2009.
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venerdì 9 marzo 2012
Nuovi arresti per via D'Amelio «Borsellino era ostacolo»
All’alba di oggi sono state notificate quattro nuove ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei nuovi indagati per la strage di via d’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i 5 agenti di scorta. Il provvedimento è scattato per il boss palermitano Salvino Madonia, per Vittorio Tutino e Salvatore Vitale, quest’ultimo agli arresti domiciliari in una struttura ospedaliera, e per l’ex-collaboratore di giustizia catanese Calogero Pulci, arrestato in provincia di Pescara. Rimane invece indagato a piede libero il meccanico palermitano Maurizio Costa per il quale il Gip del tribunale nisseno ha rigettato la richiesta di carcerazione avanzata dalla Procura diretta da Sergio Lari. Fonti investigative aggiungono che nel corso delle operazioni è stato sequestrato “materiale documentale molto interessante”.
Diversi i capi di imputazione per i cinque indagati: a Madonia si contesta il reato di concorso in strage con finalità di terrorismo per avere partecipato ad una riunione della Cupola tra il novembre e il dicembre del 1991 nel corso della quale si decisero le stragi avvenute l’anno successivo. Stesso reato per Tutino e Vitale: il primo avrebbe rubato con il pentito e testimone chiave della nuova inchiesta Gaspare Spatuzza, l’auto usata per la strage approntando il congegno collegato all’esplosivo, mentre Vitale - che abitava in un appartamento di via D’amelio - avrebbe facilitato la collocazione dell’autobomba e fornito informazioni sulle abitudini del giudice, che in quella via si recava spesso per visitare la madre.
Il meccanico Costa - che secondo Spatuzza avrebbe riparato l’auto usata per la strage ma senza sapere a cosa doveva servire - è accusato di favoreggiamento aggravato. Per i magistrati avrebbe comunicato ad esponenti del clan Graviano particolari delle indagini in corso poche ore dopo essere stato interrogato il 10 marzo 2009, in seguito alla chiamata in correità fatta da Spatuzza.
Le intercettazioni ambientali effettuate su Costa non sono state ritenute sufficienti dal Gip per autorizzarne l’arresto.
Arresto scattato invece per l’ex-collaboratore di giustizia Calogero Pulci per il reato di calunnia aggravata. Pulci, nonostante le nuove indagini, avrebbe continuato a sostenere la partecipazione alla strage di Gaetano Murana, scarcerato 5 mesi fa dopo essere stato condannato all’ergastolo sulla bade della falsa ricostruzione operata dal falso pentito Vincenzo Scarantino.
L’inchiesta sulla morte di Paolo Borsellino è stata riaperta nel 2008 grazie alle rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza a cui si è aggiunto nella primavera scorsa il contributo di un nuovo collaboratore, Fabio Tranchina. La ricostruzione della strage compiuta da Spatuzza ha trovato molteplici conferme nelle indagini condotte dalla Dia di Caltanissetta portando lo scorso ottobre alla clamorosa scarcerazione di sette persone condannate all’ergastolo. Condanne che portano la firma di un nucleo d’elite della polizia diretto dal questore Arnaldo La Barbera, deceduto pochi anni fa, che tarò le indagini sul racconto di due falsi pentiti Vincenzo Scarantino e Salvatore Candura, attualmente indagati per calunnia. Alle 11 di oggi è stata convocata dai vertici della Procura una conferenza stampa a cui parteciperà il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.
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